sabato 1 marzo 2025

L'Amaca

 

Cordiale e costruttivo
DI MICHELE SERRA
È semplicemente meravigliosa la storia del signor Paolo Zampolli, facoltoso italoamericano amico di Trump (ma avrà almeno un amico povero, il Trump?) che il presidente avrebbe nominato, a quanto si dice in giro, “inviato speciale per l’Italia”. Primi due incarichi del suo mandato: la partita della Lazio accanto a Lotito e un incontro “cordiale e costruttivo” con il Salvini, come da comunicato social di quest’ultimo.
Per il prosieguo, lo ha spiegato lo stesso Zampolli, non ci sono obblighi particolari.
L’agenda è libera, e quel che capita capita.
Per esempio un’intervista da Bruno Vespa.
Per il resto, Zampolli può godersi il suo soggiorno sui sette colli come Audrey Hepburn inVacanze romane .
A che titolo Zampolli sia tra noi, non è del tutto chiaro. Non risulta in alcun protocollo, non ha presentato le credenziali ad alcun ministero o istituzione italiana, la Farnesina non ha idea di chi sia costui.
Semplicemente, è qui. E questo, evidentemente, è già un buon motivo per essere gentili con lui: cordiali e costruttivi, per non essere da meno del Salvini.
Però senza esagerare, perché per quanto ufficioso sia il ruolo di Zampolli, dovrà pure compilare un rapporto, sulla via del ritorno, per informare il presidente del clima che ha trovato in Italia. Due chiacchiere con gli esportatori dei prodotti italiani in America (le famose “eccellenze italiane” che il governo cita ogni dieci secondi), per esempio, dovrebbe farle. Sarebbe interessante. Probabile che, alla luce dei dazi, siano meno cordiali e costruttivi, ma non dubitiamo che l’inviato speciale di Trump in Italia prenda sul serio il suo incarico e dunque riferisca in Patria.

Preghiera

 

Si fa per parlare chiaramente. Ma non sarebbe stato meraviglioso se al termine di questa “preghiera” una saetta fantasmagorica seguita da un enorme boato avesse incenerito ciuffi biondi e quant’altro? Personalmente avrei dato il via ad un ballo in maschera di cinque giorni a base di rhum, rigorosamente travestito da Mary Poppins!




Corroborante

 



venerdì 28 febbraio 2025

Click!



Quello che una volta guardavamo in film violenti di bassa categoria, è divenuto realtà grazie all’elezione, probabilmente manipolata dall’amico ketaminico, di un bullo psicopatico estremo divenuto, grazie ad ignoranza e babbanesimo, l’emblema di una fantomatica rinascita, in realtà imminente baratro; il saluto quasi definitivo ad educazione, rispetto, dialogo, pone davanti a noi tutti la consapevolezza del regredire, dell’assistere inermi alla dissoluzione di quel poco di buono che avevamo costruito. Un bullo circondato da idioti della peggior specie, negazionisti, fascisti, nazisti. E che dire dell’ospite iroso? Nel surreale che stiamo vivendo verrebbe da dire “finalmente questo elemosinante armi ha trovato quello giusto!” 
Ma essendo stato aggredito, di default è dalla parte della ragione, anche se, farcito di nazisti è propenso alla globalizzazione del conflitto, sta pedissequamente sfioriando il torto, avendo escluso per decreto il dialogo con l’orso assassino. Piccolezze difronte alla sfrontatezza della gentaglia guidata dallo psicopatico miliardario.

Troppa pazienza

 



Ricapitolando

 



Pensa un po'!

 

Toghe rotte
di Marco Travaglio
Se ieri l’80% dei 9 mila magistrati italiani ha aderito allo sciopero dell’Anm, queste famose “toghe rosse” iniziano a essere un po’ troppe. O forse si sono semplicemente rotte di fare i capri espiatori di una politica delinquenziale che le ha elette – con gli altri poteri di controllo – a parafulmini di ogni guaio e disastro interno. Non è la prima volta che protestano contro schiforme ammazza-giustizia. Era accaduto con Cossiga, con B., col suo degno erede Renzi e col duo Cartabia-Draghi. Ma il successo dello sciopero di ieri ha del miracoloso, perché coincide col periodo più critico della magistratura, dopo gli scandali e le perdite di consenso (peraltro infinitamente più alto di quello della classe politica). L’insipienza di Nordio &C., mista ad arroganza e cialtroneria, è riuscita nella mission impossible di risvegliare anche il corpaccione più sonnacchioso della classe togata e compattarla come ai bei tempi del triplice “Resistere” di Borrelli (correva l’anno 2002). Certo, quell’appello fu seguito da mesi e mesi di mobilitazioni di piazza (Girotondi e affini), mentre oggi la società civile stenta a farsi vedere e sentire. Ma l’eccesso di ùbris che sta contrassegnando gli ultimi mesi del governo Meloni sta a poco a poco ridestando anche l’opinione pubblica.
La brace che cova sotto la cenere potrebbe presto esplodere in nuove fiammate se i magistrati associati (ma ieri erano con loro fior di avvocati, da Alpa a Coppi, per citare solo i più noti) usciranno dal giuridichese e controinformeranno la cittadinanza con parole chiare ed esempi semplici sui pericoli che le schiforme governative comportano non per loro, ma per noi. Il video dell’Anm che smonta le balle degli schiformatori è un ottimo inizio. Così come l’idea di coinvolgere artisti, intellettuali e giornalisti in una battaglia che deve uscire dalle aule di giustizia e delle accademie per coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini: cioè le vere vittime di un potere al di sotto di ogni sospetto che si crede al di sopra della legge. La campagna per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere è appena all’inizio e i sondaggi che danno i Sì in vantaggio sui No non devono spaventare né scoraggiare. Anzitutto perché ci sono battaglie di principio che vanno combattute a prescindere dai pronostici: per la dignità e l’orgoglio di fare tutto il possibile per scongiurare l’ennesimo sfregio alla Costituzione. E poi non c’è nulla di più volubile e volatile dei consensi. Nel 2014, quando il Fatto sposò solitario l’appello di Libertà e Giustizia, primi firmatari Rodotà e Zagrebelsky, contro la schiforma Renzi-Boschi-Verdini, i sondaggi davano il No allo zero per cento. Due anni dopo, quando si votò, il No stracciò il Sì 59 a 41. Basta insistere. E informare.