Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 13 novembre 2024
Robecchi
Allarme. Un virus misterioso fa vedere comunisti ovunque: la destra si vaccini
di Alessandro Robecchi
Dire che le cose vanno bene, benone, benissimo, quando non vanno bene per niente è una vecchia tattica di chi comanda. Se poi le cose non vanno proprio bene bene, ci sono sempre milioni di motivi indipendenti da chi governa. I giudici cattivi, i centri sociali, i lavoratori che scioperano, insomma il campionario è infinito, e come se non bastasse rispuntano “i comunisti”, meravigliosa e mitologica creatura che piace tanto alla destra, a Salvini, agli arditi da social network, ai sottosegretari che si vestivano da nazisti “per goliardia”, a certi commentatori da talk show che, quando sono a corto di argomenti (spesso) se la prendono con i “comunisti”. Dal punto di vista della realtà è un incrocio tra Harry Potter e Cronache di Narnia, perché va bene indicare un nemico invisibile, ma così invisibile no, si rasenta la fantascienza.
Lasciamo stare il povero Salvini, che si fa i video come Farfallina76 per dire che il comunismo non passerà e vuole chiudere i centri sociali a Bologna (tranquillo, Matteo, li ha già chiusi quasi tutti la sinistra, cioè i “comunisti”) e aspettiamo che qualcuno lo intervisti per una volta non come storico, ma come ministro dei treni in ritardo. Però, dicevo, al di là del famoso cabarettista padano, la parola “comunista” rimbalza nelle cronache e nel chiacchiericcio politico in modo ossessivo. Con grande sprezzo del ridicolo, va detto, perché a sfogliare le cronache recenti la destra meloniana e gli assistenti del capocomico di via Bellerio hanno dato del “comunista” a chiunque, ai magistrati che applicano la legge, a esponenti della sinistra più liberale e annacquata che esiste, ai professori che non bocciano, ai volontari delle Ong, all’Europa, a Biden e Kamala Harris, e via elencando. Se esistessero in natura tutti i comunisti evocati dai figuranti della destra italiana altro che Stalingrado, avremmo almeno ripreso la Liguria.
Pare che di colpo, sul pianeta, tutto quello che sta anche vagamente a sinistra di Bocchino sia “comunista”, il che non rende giustizia a una parola nobile, che segnò un clamoroso pezzo di storia dell’Ottocento e del Novecento. Non si capisce, insomma, se dare del “comunista” a Gentiloni, o a Schlein, sia più offensivo per loro o per i famosi “comunisti” che vedendosi così paragonati potrebbero anche sospirare: “Ma come cazzo siamo finiti”. E del resto, anche Trump ha tuonato che bisogna battere il comunismo, e forse intendeva il famoso comunismo della Florida o del Wyoming dove, come è noto a tutti, comandano i Soviet.
Ma sia: sopportiamo qualche imprecisione storica, che a volte è dettata dall’ignoranza e più spesso dalla malafede, del resto ancora oggi – 2024 – si legge ogni tanto che le truppe russe sul fronte ucraino sono “sovietiche”, che è un po’ come dire che a Lampedusa sbarcano migliaia di Ostrogoti. E del resto fu proprio un ministro della Cultura del governo Meloni, Sangiuliano Martire, a pronunciare durante un’esilarante intervista la mitica frase: “Non mi venite a dire che in Italia non c’è stata una dittatura comunista”. Vabbè, il ministro finì come finì, in una storia sospesa tra Boccaccio e un cinepanettone, ricucito sulla capoccia (spoiler: mica sono stati i comunisti) e non fa testo. Restiamo qui noi, come al solito basiti, italiani semplici, a guardarci le spalle, magari in lista d’attesa per una visita o un esame medico, o col soffitto della scuola che ci frana in testa, o con la busta paga che ci consente a malapena di arrivare al 20 del mese. Ma molto, molto spaventati dai “comunisti”.
Fittoso
Chiagni e Fitto
di Marco Travaglio
Sapere l’inglese non è obbligatorio, tutt’altro. Ma parlarlo senza saperlo, magari scrivendosi a matita la pronuncia in italiano sopra il testo, è ridicolo. Però non è per questo che Raffaele Fitto, aspirante commissario alla Coesione e Riforme e vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, ha fatto una figura barbina e l’ha fatta fare all’Italia all’Europarlamento (peraltro abituato alle performance di altri poliglotti, tipo Renzi). Il contenuto delle sue risposte alle rare domande vere – di una 5 Stelle e di un Verde – era molto peggio della forma. A un certo punto ha dovuto spiegare l’inspiegabile (almeno per i Paesi che non sono l’Italia, dove vige ancora il principio di non contraddizione): come può uno di FdI, che sul Pnrr si astenne a Bruxelles e a Roma dicendone peste e corna, aver fatto per due anni il ministro del Pnrr e ora assumerne la delega Ue? Alla domanda ha risposto comprensibilmente in italiano, l’unica lingua al mondo che consente la supercazzola, spiegando che il Nì ai 209 miliardi di fondi al suo Paese piegato e piagato dal Covid era un mezzo Sì, come quello dei fidanzatini che fanno i ritrosetti per accrescere il desiderio: “In quella fase avevamo perplessità e dubbi rispetto all’attuazione e ad alcuni aspetti collegati a delle evidenze che non erano chiare. L’astensione era una posizione di attesa. Posso dire che l’esperienza che ho avuto da ministro del Pnrr mi porta a dire che è un’esperienza positiva e quindi quella astensione, se dovessi votare domani mattina, sarebbe un voto favorevole”. Traduzione: quando nel 2020 c’era da votare su un successo di Conte, dovevamo dire che era una porcata; ma ora che i soldi li distribuiamo noi e grazie alla smemoratezza generale possiamo prendercene il merito, diciamo che è una figata.
Ce ne sarebbe abbastanza per rimpatriare col foglio di via questo free-climber della logica e del pudore, come già accadde a Buttiglione. Ma non succederà. Anche perché chi dovrebbe dirgli ciò che si merita, in primis il Pd, ha già ingoiato la Commissione von Sturmtruppen con tutta la scatola. Ed è a sua volta maestro di arrampicate sugli specchi per trasformare i No e i Nì in Sì e viceversa: sull’uso del Pnrr per comprare armi e sul via libera a Kiev per bombardare la Russia con i nostri missili riuscì a votare No agli articoli specifici e Sì alle risoluzioni che li contenevano. Quindi Fitto è in una botte di ferro. A meno che il Parlamento europeo non gli applichi il concetto di patriottismo appena illustrato dalla Meloni al sindaco di Bologna: “Se mi vede fascista non mi chieda aiuti”. Se le istituzioni e i fondi pubblici non sono di tutti gli italiani, ma proprietà private della premier, anche Fitto è roba sua: quindi bocciarlo non sarebbe uno sgarbo all’Italia, ma solo alla Meloni.
L'Amaca
Tragedia e commedia
DI MICHELE SERRA
Il Bandecchi, quando strilla «comunisti di merda», sembra un comico di seconda mano bocciato alle selezioni diZelig: “Grazie, divertente la parte dell’omone che sbraita, ma è da caratterista, qui c’è bisogno di gente capace di far ridere per più di dieci secondi. Si trovi uno bravo e gli faccia da spalla, forse funziona”.
Il Salvini, con le sue «zecche rosse», sembra un personaggio di Corrado Guzzanti, l’uomo di Stato che non ce la fa, se mette la giacca gli strippa sulla pancia, se vede una salsiccia interrompe il comizio per mangiarla, se comincia a parlare gli parte l’embolo (cit.Littizzetto) e sbraca all’istante.
Elon Musk avrebbe avuto la prima pagina diCuore almeno una volta su tre, il riccone fuori di testa che vuole colonizzare Marte e trasformare il cervello umano in una Tesla, niente fa ridere più della megalomania.
Quanto all’amministrazione Trump nel suo insieme, anche grazie alla nomina di quella che ha sparato al suo cane perché indisciplinato, nemmeno Mel Brooks avrebbe saputo mettere insieme un cast simile.
Purtroppo, ogni volta che uno di questi qui ne spara una grossa si leva, a sinistra, una geremiade di dichiarazioni indignate e compunte: come se ci fosse bisogno di spiegare che non si dice comunisti di merda e che un ministro non deve parlare come l’avventore di una bettola poco prima di essere cacciato fuori dal barista. Nessuno nega che questi signori siano attori potenziali di una tragedia.
Ma il comico è il tragico visto di spalle, e prendere per i fondelli i prepotenti è un dovere morale. Il senso del ridicolo è la sola evidente forma di egemonia culturale che rimane da spendere contro chi non ne dispone.
martedì 12 novembre 2024
A Elon!
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