Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 10 ottobre 2024
Ecco i magnaccioni
A Montecitorio non bastano 15 cuochi: la Camera assume due “executive chef”
BUVETTE - Pianificheranno menu, gestiranno la dispensa e controlleranno la qualità del cibo
DI ILARIA PROIETTI
Pancia mia fatti capanna! La Camera sta per assumere due chef per rendere più ghiotti i pasti da servire al ristorante interno o durante banchetti e nei catering organizzati per gli inquilini di Palazzo: saranno incaricati di sviluppare menu, creare nuove ricette, supervisionare le cotture. E ancora. Vigileranno sugli ingredienti tenendo in debito conto le eventuali allergie alimentari e soprattutto cercheranno di venire incontro alle “preferenze” degli onorevoli: sarà infatti loro cura controllare “la qualità e il gusto degli alimenti” e – siccome anche l’occhio vuole la sua parte – sarà loro premura anche badare alla “presentazione dei piatti”.
Ecco allora giustificate le due assunzioni nuove di pacca destinate ad avvenire fuori dal perimetro della mega operazione di stabilizzazione dell’esercito di maestranze portata a compimento negli ultimi mesi: oltre 340 addetti, prima in forze a ditte esterne e ora assunti a tempo indeterminato dalla società in house di Montecitorio creata a inizio di quest’anno per internalizzare tutti i servizi, con la promessa di risparmi da reimpiegare per aumentare i salari di facchini, parcheggiatori, addetti alle pulizie, guardarobieri, insomma tutti quelli che ogni giorno si prodigano per assicurare un servizio con i guanti bianchi ai deputati. E tra questi, naturalmente, ci sono le brigate di cucina che provvedono a saziare il loro onorevoli appetiti: solo per il servizio ristorazione sono state riassorbite 108 persone per assicurare la preparazione di pasti, la somministrazione di bevande e di prodotti di gastronomia con servizio al tavolo, in modalità self-service o alla caffetteria dei Palazzi Montecitorio e del Seminario e presso il Complesso di Vicolo Valdina: camerieri, banconisti della buvette, inservienti vari e naturalmente cuochi, questi ultimi nel bel numero di 15. Ora però, a quanto pare, va fatto un balzo di qualità.
Dopo l’assunzione in blocco delle maestranze anzidette, Montecitorio Spa ha strappato al ristorante della Business school della Luiss lo chef di cucina, già in forze a ristoranti stellati della Capitale, Simone Loi, per proporlo al ruolo di coordinatore del servizio ristorazione. Ora un ulteriore avviso di selezione servirà a trovare due rinforzi di lusso da preporre alle sue dirette dipendenze. AAA supercuochi cercansi. Potrà ambire alla posizione solo chi abbia “maturato qualificata esperienza lavorativa a livello culinario e organizzativo presso strutture di particolare livello e con almeno 400 coperti al giorno”. I due executive saranno dotati di “poteri di iniziativa e di autonomia” sul coordinamento e controllo dell’operato dello staff di cucina e di monitoraggio “assumendo la responsabilità dell’efficiente funzionamento dei diversi reparti”.
Le mansioni? Pianificare i menu come detto, gestire la dispensa e l’approvvigionamento delle derrate, controllare che le cucine siano uno specchio e rispettate le norme igieniche. E infine dimostrarsi maghi nell’arte di trattare bene gli ospiti a tavola dando “risposta a feedback e richieste particolari dei clienti”. Buon appetito.
Attorno alle bugie
Bella miao
di Marco Travaglio
Quando ho letto che al Parlamento, per (non) rispondere alle parole di Orbán sull’Ucraina, parte delle opposizioni ha intonato Bella ciao, mi sono sentito edificato. Che bello, ritornano i partigiani (che peraltro non hanno mai cantato Bella ciao): quelli che speravano di aver combattuto l’ultimo conflitto in Europa e contribuirono a scrivere l’articolo 11 della Costituzione. Poi ho letto le parole di Orbán che hanno scatenato le ire canore: “In Ungheria c’è un detto: ‘Se vuoi vincere devi avere il coraggio di ammettere che stai per perdere’. Noi in Ucraina stiamo perdendo, ma voi vi comportate come se non fosse così. Se vogliamo vincere dobbiamo cambiare la strategia, che è perdente. Riflettete: serve un’azione diplomatica, una comunicazione diretta o indiretta. Se si trascina il conflitto ci saranno sempre più morti, a migliaia. Con questa strategia non ci sarà la pace: dovete schierarvi per il cessate il fuoco”.
C’era da attendersi che le presidentesse Roberta Metsola e Ursula von der Leyen gli rispondessero che invece stiamo vincendo, che Zelensky con le nostre armi sta riconquistando tutte e cinque le regioni annesse dai russi, basta lasciarlo fare un altro po’ e riavrà i confini pre-2014. Ma scappava da ridere o da piangere a entrambe, visto che i russi hanno praticamente completato la presa del Lugansk e ora finiscono il lavoro nel Donetsk, con la conquista di Vuhledar, l’ingresso a Torestks e l’avanzata su Pokrovsk. Così la Metsola ha fatto una battuta su Bella ciao e l’Eurovision. E la Von der Biden ha spiegato che “la colpa della guerra è dell’invasore e non dell’invaso”, come se Orbán avesse sostenuto che l’Ucraina ha invaso la Russia (cosa che peraltro ha fatto su mille kmq di suolo russo vicino Kursk). E che “pace non è sinonimo di resa”, come se Orbán avesse chiesto la resa, e non il negoziato. Lo stesso negoziato con Mosca che ora invocano un giorno sì e l’altro pure Zelensky, Biden, Macron, Scholz, Meloni&C. e non si vede dov’è il problema se lo chiede e lo agevola anche Orbán, presidente di turno del Consiglio Europeo. Forse le gemelline di Shining, Roberta e Ursula, se lo sono scordato, ma Orbán non è un fascista su Marte: è stato a lungo un loro compagno di banco nel Ppe (di cui fu anche vicepresidente) dal 2000 al 2021, poi se ne andò con le sue gambe. Eppure in quei 21 anni aveva già fatto e detto tutto ciò per cui ora è considerato un violentatore dello stato di diritto. Tutto tranne una cosa: non aveva ancora detto la verità sulla guerra in Ucraina. L’ha fatto ieri e la verità, in quel covo di ipocriti che si fa chiamare Europa, ha avuto l’effetto dell’aglio sui vampiri. Solo che i vampiri, davanti all’aglio, si limitano a fuggire. Gli euro-tartufi, davanti alla verità, cantano Bella ciao.
L'Amaca
Bambini o cittadini ?
DI MICHELE SERRA
Il linguaggio governativo su tasse e dintorni sembra rivolto a bambini di cinque anni. È tutto un “giù le mani”, “non avere paura di quei brutti, c’è mamma che ti protegge”, “quei cattivi vogliono rubarti l’orsetto”, è tutto largamente al di sotto di quel minimo di decenza pubblica che la politica — e chi se no? — dovrebbe porsi come condizione di partenza.
Aggravato dall’uso sistematico della menzogna (secondo i dati Eurostat le tasse sulla casa, in Italia, sono largamente sotto la media europea: perché dunque il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli, dichiara l’esatto contrario?), questo metodo declassa i cittadini a babbei incapienti, come se non fossero in grado di fare una botta di conti al di fuori del proprio tinello. Per non parlare della famosa patrimoniale, che anche nella più audace delle sue formulazioni prevederebbe un prelievo ulteriore solo sui grandi patrimoni. Per farsi capire anche dai bambini di cinque anni: riguarderebbe solo quelli molto, molto ricchi.
Eppure viene agitata come una minaccia satanica sotto il naso di chi teme che anche il suo trilocale, anche il suo onesto gruzzolo in Bot, anche i suoi risparmi di una vita siano sotto tiro. Non è vero.
Peggio: è vero il contrario. Una tassa sui grandi patrimoni servirebbe a difendere il gruzzolo dei modesti e il lavoro degli umili. Ma raccontare palle serve ai demagoghi al governo per terrorizzare il popolo. E conservarlo bambino, per ingannarlo meglio. Scusate la franchezza: fa schifo. Come idea della politica. Come idea della vita.
mercoledì 9 ottobre 2024
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