martedì 13 agosto 2024

Revisionata e reale




Perfettamente




Che schifo!



Il problema è che quando esci dalla camera irrorata dal Pinguino - Dio lo benedica - è che ti sembra di entrare dal fornaio la vigilia di Natale al secondo giro d’infornata, e allora sogni quelle giornate uggiose novembrine, fredde al punto giusto, e ti viene voglia di fare l’albero per anticipare i tempi, mettendoti pure il cappello di lana. Non c’è paragone, l’estate, questa estate con Caronte è una cagata pazzesca!

Sensazioni

Tomaso

 

Io, vittima del fango della destra: non caccio i rifugiati, li accolgo
DI TOMASO MONTANARI
Passare un singolo documento alla stampa, che gli fa dire il contrario di ciò che effettivamente dice; guardarsi bene dal verificare la “storia” con l’involontario protagonista; creare un caso mediatico che alzi la palla alla peggior politica. Una prassi che ho appena verificato di persona: come vittima.
Il documento all’origine di questa ennesima tempesta “merdiatica” è una lettera ufficiale che, come rettore dell’Università per Stranieri, ho inviato al “tavolo” istituzionale che segue l’emergenza, ormai annosa, di un cospicuo numero di rifugiati pachistani a Siena. La lettera avvertiva che di fronte alla reiterazione di comportamenti inappropriati dei rifugiati nelle sedi dell’ateneo e della mensa gestita dalla Regione c’era il serio rischio che i servizi ai rifugiati stessi non potessero proseguire. Nei primi mesi del 2023 decine di rifugiati pachistani dormivano e vivevano accampati, al freddo, alla stazione di Siena, di fronte alla sede principale dell’Università, nella più completa inerzia del Comune, retto – allora, e ancora ora – da amministrazioni di destra. L’Università ha allora aperto corsi gratuiti di lingua italiana riservati a queste persone, e (poiché è difficile fare lezione a chi non mangia) ha sostenuto il costo della loro cena alla mensa universitaria. Non eravamo certo tenuti a farlo: ma prendersi cura delle persone è il nostro modo di essere università. Abbiamo investito una somma notevole, per il nostro bilancio: 100.000 euro. E poi altri ancora, anche a causa dell’aumento del costo dei pasti (deciso unilateralmente dalla Regione).
Tutto bene? Non tutto. Sia in aula, che a mensa sono stati registrati, lungo i mesi, piccoli incidenti con il personale di vigilanza dell’ateneo, e con quello di servizio alla mensa. Ogni volta, abbiamo segnalato queste difficoltà al “tavolo”, per frenare un crescendo pericoloso: la lettera in questione era solo l’ultima. Ciò che (tra le righe di una comunicazione istituzionale) essa diceva è che i comportamenti dei rifugiati sono, ovviamente, il frutto delle condizioni subumane in cui questa comunità è stata, ed è, costretta a vivere per anni. Come è possibile restare lucidi e perfettamente educati dormendo in novanta persone in un garage, ora con queste temperature, con un accesso precario ai servizi igienici? Invece, qual è la storia raccontata dai giornali? Quella del rettore di sinistra che improvvisamente si accorge che i migranti sono sporchi e cattivi. Non mi aspettavo niente di diverso da Libero, Verità e da simile robaccia, da quell’abisso di inettitudine e malafede che risponde al nome di Nicola Porro o dai deputati di matrice fascista prontamente planati come avvoltoi. Ma a dare il via alle danze è stata Repubblica Firenze, gettatasi sulla ghiotta possibilità di infangare il rettore “paladino della sinistra” (e in quanto tale odiatissimo dal regime Pd toscano, del quale quel giornale è scendiletto). A ruota il Corriere della Sera ha vergognosamente titolato: “Rifugiati in ateneo: il promigranti Montanari si allarma”. Un sabba di menzogne, fake news, insulti. Tutto per nascondere la realtà: e cioè che la criminalizzazione dei migranti è una profezia che si autoavvera, o meglio che la destra avvera ovunque governa, facendo vivere i migranti come animali. Chi prova invece ad accoglierli è avvertito: la macchina del fango è sempre accesa.

Le terga

 

Prese per il culo
di Marco Travaglio
Anzitutto le scuse ai lettori: ieri, diversamente da tutti gli altri giornali, abbiamo pensato che le guerre e i massacri di ucraini, russi e palestinesi fossero più importanti della finale olimpica di volley femminile e del terribile assalto del governo al compagno Malagò, che le brutte destracce (e, incidentalmente, anche una legge dello Stato) vorrebbero sostituire dopo appena 3 mandati e 11 anni al Coni. E poi massima solidarietà al cosiddetto ministro degli Esteri Tajani, che nella sua intervista quotidiana (ieri toccava al Corriere) ha risolto con due frasi ficcanti le due guerre, ma senza distogliere il terzo o quarto “occhio ‘molto attento’ alla situazione in Venezuela”. Ucraina: “la sosteniamo senza se e senza ma”. Infatti subito dopo c’è un ma: “ma non siamo in guerra con la Russia” e “le armi che abbiamo fornito non possono essere usate per attaccare la Russia sul suo territorio”. Il fatto che lui e Crosetto lo ripetano ogni giorno lascia intendere che Zelensky se ne freghi delle loro diffide, sempreché ne abbia avuto notizia, e usi le nostre armi per invadere pezzetti di Russia. Domanda: se no? Che succede se le usa? “A fine mese chiederemo chiarimenti al ministro Kuleba e valuteremo come agire”. Apperò. Da 30 mesi inviamo armi agli ucraini senza dire quali né tracciarle e ci meravigliamo se le usano. Quindi, gentile ministro, facciamo così: o smettiamo di inviarle, o smettiamo di chiedere di non usarle qui o lì, perché le due cose insieme sanno di presa per il culo.
Gaza: “la nostra linea è molto chiara”. Ah sì? “Chiediamo con forza a Israele di interrompere attacchi che portano a un numero altissimo di vittime civili, in contrasto col diritto internazionale… È l’ora del cessate il fuoco”. Ecco: dopo 10 mesi e 40 mila morti, è l’ora. Tajani lo diceva anche dopo 5 mila, 10 mila, 20 mila, 30 mila morti. E non se l’è filato nessuno: del resto Netanyahu sfancula pure Biden e Blinken, figurarsi Tajani. Domanda: se no? Che si fa se Bibi continua a massacrare civili e negoziatori? E se respinge la sua fantomatica “missione di controllo sulla costruzione dello Stato palestinese con l’Anp, non certo con Hamas”, che la Knesset ha già bocciato e nessuno sa su quali territori, visto che Bibi vuol tenersi gran parte di Gaza e continua a colonizzare la Cisgiordania, senza contare che l’Anp rappresenta un’esigua minoranza di palestinesi e a Gaza non mette piede dal 2006, quando i suoi furono sterminati da Hamas mentre massacravano quelli di Hamas in Cisgiordania? Quindi, gentile ministro, facciamo così: o il governo italiano riconosce lo Stato palestinese a Gaza e in Cisgiordania, ritira l’ambasciatore da Tel Aviv e sanziona Israele cominciando dalle armi fino alla tregua, oppure tace, perché ogni parola suona come una presa per il culo.

lunedì 12 agosto 2024

Ci siamo?



Quando ti fanno notare un particolare e tu capisci che forse è giunto il momento di dare una sbirciatina al catalogo delle badanti…