Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 4 agosto 2024
Pidinamente
Interessi senza conflitto
di Marco Travaglio
“Mai avrei pensato che assumere un incarico professionale potesse suscitare imbarazzi, che risentono evidentemente della situazione e del clima in Liguria. Ho manifestato al presidente del Pd Bonaccini il mio sincero stupore e la mia amarezza per le strumentalizzazioni che sono state fatte e che continuano sul mio ruolo nella direzione nazionale del Pd”. Con queste parole, incredibili ma poi neanche tanto, David Ermini ha risposto ad Andrea Orlando, aspirante candidato alla presidenza della Liguria per il centrosinistra, che gli chiedeva di scegliere fra l’incarico di membro della Direzione nazionale del Pd e quello di neopresidente della Spininvest, la holding del gruppo di logistica portuale che fa capo ad Aldo Spinelli e al figlio Roberto, entrambi indagati e il primo tuttora agli arresti con l’accusa di aver corrotto l’allora presidente Giovanni Toti. Dopo aver denunciato una fantomatica “deriva grillina del Pd” (magari), Ermini ha scelto ovviamente la Spininvest (che gli frutterà – si dice – 100 mila euro l’anno per tre anni) e ha lasciato la Direzione del Pd con grande stupore. Del resto né lui né il Pd avevano trovato nulla di strano che nel 2018, appena rieletto deputato renziano per la seconda volta, diventasse membro laico e poi addirittura vicepresidente del Csm (quello che fra l’altro nominò il procuratore di Genova che ora indaga su Spinelli e Toti). Infatti ora in sua difesa sono subito accorsi sia il centrodestro Toti sia il pidino Zanda. Ma, a parte Orlando, nel Pd hanno taciuto tutti: evidentemente il corpaccione del partito condivide il sincero stupore e l’amarezza del prode Ermini.
A nessuno viene da chiedersi perché gli Spinelli abbiano scelto proprio lui, che da ex del Csm ha ottimi rapporti con la magistratura e, da dirigente del Pd, può aiutarli a riconvertire il Sistema Liguria, nato trent’anni fa col centrosinistra e poi passato al centrodestra, alla nuova stagione di centrosinistra che dovrebbe sbocciare alle elezioni d’autunno. Anche in casa dem c’è ormai un’assoluta insensibilità per i conflitti d’interessi che, come disse Luttazzi ai tempi di B., sono ormai ambiente. L’idea che chi ricopre cariche di partito non possa presiedere il gruppo di un detenuto per corruzione è considerata lunare anche da chi da trent’anni finge di voler proibire i conflitti d’interessi e poi non lo fa mai, perché dovrebbe vietare pure i propri. Infatti è bastato l’astuto abbraccio fra Schlein e Renzi alla Partita del Cuore per sdoganare l’Innominabile nel futuro centrosinistra passando sopra non solo ai suoi insulti, trame e tradimenti, ma anche e soprattutto ai suoi conflitti d’interessi di jukebox di bin Salman e altri gentiluomini. Gli interessi li vedono tutti. Sono i conflitti che non vede più nessuno.
L'Amaca
Nella storia della nostra Patria
DI MICHELE SERRA
Anche per ragioni anagrafiche, nessuno è così stupido, o così fazioso, da imputare a Giorgia Meloni qualsivoglia responsabilità, politica o morale, nella lunga stagione dello stragismo nero (che, va ricordato, scrisse alla stazione di Bologna solo la sua pagina più orrenda. Altri treni saltarono, altre bombe esplosero, a partire da Piazza Fontana).
Si tratta solo di fare memoria, anche a Meloni, specie ora che è capo del governo, che l’eversione nera, come risulta da montagne di carte giudiziarie, testimonianze, cronache, ricostruzioni successive, ebbe legami costanti, oltre che con settori dello Stato che agirono da anti-Stato, anche con uomini del Movimento Sociale Italiano, la cui fiamma ancora brilla nel simbolo di Fratelli d’Italia. I comunisti furono, fin dal primo momento, nemici attivi del terrorismo rosso e difensori dell’ordine repubblicano. I missini no. Non ebbero un ruolo analogo di fronte al terrorismo nero. E se non lo ebbero, è per la banale ragione che l’ordine repubblicano non era il loro. La Costituzione non era (non è?) la loro. Una componente eversiva, antidemocratica e anticostituzionale, era nel Dna di quel partito.
Mi scuso per la schematicità da “bigino” di queste poche righe, ma come è possibile che ancora si debba discutere della matrice fascista delle stragi? Non è solamente verità giudiziaria (faticosamente scritta perché tenacemente boicottata dai depistaggi), è memoria collettiva. Fa parte della sanguinosa vicenda della nostra Patria, per usare una parola cara alla premier. Si capisce che questa storia possa essere scomoda e dolorosa, ma questa è. Ognuno ha il suo album di famiglia.
Aprirlo è meglio che sotterrarlo.
sabato 3 agosto 2024
Bravissima!
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