domenica 7 aprile 2024

Cacicchiamente

 

Torino-Bari sola andata
di Marco Travaglio
Nel 2003, in un lampo di sincerità, Massimo D’Alema disse all’Espresso: “La sinistra di per sé è un male. Soltanto l’esistenza della destra rende questo male sopportabile”. E non aveva ancora visto il Pd, fondato (ma mai nato) nel 2007 dai residuati bellici del Pci-Psi-Pds-Ds e della sinistra Dc-Ppi-Margherita. L’ultima retata in Piemonte parla da sé: Roberto Fantini, garante regionale della legalità in quota Pd ed ex manager autostradale Sitaf, arrestato per concorso esterno in mafia; e Salvatore “Sasà” Gallo, 85 anni, ex ras della Sitaf, craxiano e poi fassiniano, indagato per corruzione elettorale ed estorsione. Gallo è stato intercettato mentre compra voti e tessere con minacce, favori, assunzioni, nomine, cambi d’uso di terreni, bus e cassonetti ad personam fino alle elezioni del 2021, quando Lo Russo divenne sindaco al posto della Appendino e “Sasà” piazzò tre dei suoi in Comune e cinque nelle circoscrizioni col Pd, che ora candida suo figlio Raffaele capolista alle Regionali.
Il fatto che questo non-partito di non-idee, sommatoria di sultanati votati al potere per il potere, sopravviva da 17 anni passando da Veltroni a Franceschini a Bersani a Epifani a Renzi a Orfini a ri-Renzi a Martina a Zingaretti a Letta a Schlein, riuscendo a governare con B., Lega e 5Stelle senza mai vincere un’elezione né muovere una foglia sui territori spiega bene perché galleggi sempre fra il 17 e il 21%: dall’altra parte c’è una destra ancor più indecente; e la manutenzione del potere senza mai una scelta netta accontenta più gente possibile e ne scontenta il meno possibile. Il resto lo fanno l’abitudine (c’è ancora chi crede di votare per Berlinguer); l’appoggio dei poteri finanziari e dei loro media; e i voti scambiati e controllati. Non solo in Puglia e Piemonte: in quasi tutte le regioni. È un bel guaio per Schlein, ma ancor più per i suoi alleati. Ti allei con lei e ti ritrovi Gallo in Piemonte, i capi-coop in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, i Ruberti-boy in Lazio, D’Alfonso in Abruzzo, i De Luca in Campania, Maurodinoia & C. in Puglia, l’andreottiano Chiorazzo in Lucania, le solite famiglie in Calabria ecc. Elly aveva giurato di cacciarli, ma c’è sempre un’elezione che rende i cacicchi indispensabili e il repulisti rinviabile all’anno del mai. Ora i giornali raccontano gli scandali di Torino e Bari nelle pagine dispari e in quelle pari si domandano perché l’Appendino a Torino e Conte a Bari stiano alla larga dai dem: slealtà? tradimento? egemonismo? La risposta è nelle pagine dispari: chi va col Pd rischia di sporcarsi e tocca a Elly dargli un valido motivo per farlo senza insozzarsi. Ci si può pure alleare e coprire di fango, ma poi gli elettori non controllati e non mitridatizzati se ne stanno a casa.

L'Amaca

 

La scoperta dell’acqua fredda
DI MICHELE SERRA
Si legge che nella Sicilia assetata ci sono tre grandi dissalatori dismessi da vent’anni. La domanda è una sola, e molto semplice: e perché mai? Perché in una regione arida, e in una fase climatica molto siccitosa, tutto ciò che riguarda il regime delle acque e la gestione delle acque non è costantemente in primo piano, continuamente curato, sempre aggiornato alle nuove tecnologie disponibili? Perché, nel caso i dissalatori fossero obsoleti, non si è provveduto a rimpiazzarli? Perché la maledetta parola “emergenza”, perenne miserabile squillo di tromba in un Paese appisolato e imprevidente, deve echeggiare con petulante stupidità quando sappiamo tutti, e da quel dì, che non c’è, né è mai esistita, nessuna emergenza, né idrica, né sismica, agricola, industriale, sanitaria, sociale, politica, istituzionale: c’è solo un costante trascurare le cose in attesa che le cose si sfascino?
La risposta che si dà al bar, in casi come questi, è: “Se non si è fatto niente, è perché nessuno ci poteva guadagnare qualcosa”. Ma lo Stato, gli enti locali, le municipalizzate, non sono stati inventati “per guadagnare qualcosa”, semmai per spendere i soldi di tutti, perlomeno della valorosa minoranza che paga le tasse, e possibilmente spenderli bene. Al posto delle varie Commissioni parlamentari di inchiesta costituite a vanvera, spesso con un non recondito scopo punitivo nei confronti di questo e di quello (indimenticabile, in questo senso, la Mitrokhin), si mandi in Sicilia e ovunque ce ne sia bisogno un commando di ingegneri idraulici, geologi, tecnici, maestri tubisti (esisteranno?), naturalisti, con l’incarico di aggiustare il colabrodo esistente e progettare nuovi bacini e nuovi impianti di depurazione senza scempiare il paesaggio. E il primo che dice che la siccità è “un’emergenza”, venga dissuaso con ogni mezzo. La parola emergenza, in Italia, deve essere bandita. E sostituita con due parole di ben diverso significato: cronica imprevidenza.

sabato 6 aprile 2024

Alessandro Bergonzoni



di Alessandro Bergonzoni

Briciolina briciolina

che eri nel pane che, quando e se veniva duro,

era dato a un cane,

e che adesso, se va bene, verrà mangiato lui, il cane, per sfamare chi muore ora anche di fame e d'oltretutto.

Briciolina briciolina

che per i “bombarda infermi”,

vieni scopata via nella (im)mondizia,

e che invece ora manchi all’infanzia in fame,

e serviresti servita in enormi quantità da ogni aguzzino che “carestia” (verbo),

fino a seccare e prosciugare corpi a forza dinumanità democratica per le leggi del Taglione della gola…

Gocciolina gocciolina,

non sol di sangue, tanto, o di benzina, poca,

ma ora d’acqua, assente,

perché non ti fa gola, un malato neonato o anzianato,

perché ti sei fatta evaporare, privare,

perché quelli che dissentono il bene,ti vietan di dissetare?

Su quale altare (forse ormai da abbassare)vuoi, ancor di più, i battuti e sbattuti via, sacrificare?

Si potrebbe convertire (se non risultasse verbo troppo religioso)

l’industria bellica in bellezza

per esempio riconvertendo in acqua dolce per bere,

quella del mar da dissalare?

Si potrebbe convertire pene in pane

cattivo in attivo

e magari non bombardare chi è attivo,

e non sparando sulla croce Rossa

(anzi forse, capiresti ancora meglio, se dicessi sulla Croce e basta) dei pochi volontari rimasti vivi,

per far vivere gli zombi involontari, a dispetto di altri “volontari” che voglion proprio s’terminare il lavoro intrapreso con alibi vari con scuse ma senza mai scusarsi…

Cellulina cellulina,

che sei più intelligente di certa gente

che con neuroni e atomi t'intendi (ma atomi amorevoli)

voi cellule nervose ma luminose atomiche

eppur che di atomico bombare niente avete,

voi celluline cellulite

non riuscireste a riaccender senso e sensi nei corpi,

non dico dei tanti ormai morti,

ma dei vivi che vogliono ancor più morti i già uccisi?

Non riuscireste mica a far miracoli,

piccolini piccolini, eugenetici etici poetici non mimetici,

di cui siete esperti esperimentanti?

Per una specie di pace atomica,

tra atomi e neuroni, sempre meno,

in chi non riesce a dire “basta” col punto interrogativo

e farsi rispondere con un “sì, ora può bastare” col punto esclamativo?

Potete voi celluline celluline

ristabilire una enormalitá

non questa anormalità?

Potete trasformare le briciole in pane

il sangue in acqua, potete potere?

Altrimenti, converrete con me, (e parte della coscienza mondiale)

che l’estinzione già stata eccome, fuori e dentro,

ci abita già da mesi il cuore,e chissà da quanto,

è infartuato collassato: solo non ce ne siam accorti

e avanti avanti andiamo senza sapere avanti a cosa.

Allora bricioline goccioline celluline

che ne dite di re inventare l’anima

(non degli eccidiati che anima sempre avranno),

ma di tutti gli eccidianti al mondo e il mondo?

Parlo di anima Mundigenerandi e coeundi…

Potete potere,voi della e nella quantistica

(quanto me, quanto noi, che ci rimettiamo a voi allenatori allevatori di cellule buone)

e convincere, non vincere,le metastatiche gemelle

che, troppo innamorate della morte da vittoria, smettano d'invadere i propri

e soprattutto gli altrui corpi, estranei solo a loro.

Non c’è più tempo se non lo si cambia in bene

(non c’è più bene?)

Intanto noi, apparentemente lontani da lì, ogni lì di battaglia,ma con tutti i Lì, in persona, cerchiamo di manifestare il nostro amore,

sia per l’amore che per l’odio (solo servisse a trasformarlo),

con buona pace del guerrafondaio che in tanti in troppi annega.

Cercheremo anche con assemblee di piazza, scolastiche, universitarie, ma specialmente universali,

di continuar le nostre azioni di rievoluzione

partendo dalla prima azione, fino alla seconda

la terza la quarta quinta sesta settima l’ottava e la nona azione

ma mai fino ad alcuna decimazione!

Sì,cerchiamo l’amore per la vita:

non per noi ma proprio per la vita!

Vai di ramazza Elly!


Povera Elly, alle prese con la consapevolezza di essere alla guida di un covo immarcescibile di serpi, dedite a quel “professionismo da cadrega” tipico di tutte le pluto-oligarchie! Un coacervo di dinosauri, alcuni sventolanti buste paga da migliaia di euro quali simboli di ristrettezze di ‘sta ceppa, altri già in procinto di tessere nuove ragnatele per il futuro, alla Franceschini, per l’ennesima volta stantio ed obsoleto. Bene ha fatto l’Uomo per Bene a scuotersi anche la polvere dai calzari! Se dovrà essere alleanza cara Elly, occorrerà prima di ramazzare gli acari abnormi presenti nel partito, il guerrafondaio Guerini - nomen omen - ad esempio, e tutta la ciurma da decenni pascolante sulle miserie eclatanti della maggior parte della popolazione. Buone pulizie di primavera Elly!

Prima o poi...

 


Olè!

 

Editoriali che danno lustro al Giornalismo! Da far leggere nelle scuole!

Colpa d’Alfredo
di Marco Travaglio
È da quando si chiamava ancora Pds e sinistra Dc che il Pd trova sempre il modo di battere il mea culpa sul petto degli altri. Invece di tagliare una volta per tutte il nodo politica&affari, che tanti suoi compagnucci ha portato in tribunale e nella vergogna, il centrosinistra riesce sempre a inventarsi una scusa per scaricare barile. Passa da uno scandalo all’altro e, per non cambiare prassi e classi dirigenti, cambia un segretario a biennio. In Tangentopoli era colpa delle mele marce all’insaputa del partito (tipo Greganti, per chi ci credeva). Dopo, dei pm giustizialisti e allergici al “primato della politica” (lo dicevano pure i pidiessini ben nascosti dietro B.). E comunque la destra era molto peggio, quindi toccava tenersi i meno peggio. Quando i 5Stelle posero fine al finto bipolarismo destra-sinistra, il rosso e il nero sulla roulette truccata dove vinceva sempre il banco, i progressisti votarono i barbari grillini. Apriti cielo: antipolitici, fascisti, qualunquisti. Intanto, con Renzi, il Pd era diventato la copia sfigata di FI, imbarcando di tutto, abolendo l’articolo 18, scassinando la Costituzione, occupando la Rai, votando contro il Reddito, la Spazzacorrotti, il dl Dignità. Ogni primaria, locale e nazionale, era impreziosita da banchieri, riccastri e file di cinesi e magrebini reclutati un tanto al chilo dai capibastone: però vuoi mettere l’unico partito veramente democratico che fa decidere gli elettori. Vinceva sempre il casinò, almeno fino a un anno fa, quando gli elettori ribaltarono il Risiko dei capicorrente e scelsero Elly Schlein per cambiare davvero.
Il Pd poteva fare finalmente pulizia del marciume, invece i Gattopardi usarono l’ingenua segretaria per l’ultimo gioco di prestigio: fingere di cambiare tutto per cambiare solo lei. Tanto c’era il nuovo babau – il fascismo alle porte – da sventolare per occultare le magagne di casa con l’aiuto dei giornaloni, che danno sempre la colpa a Conte: perché è morto, perché non è morto, per la pochette, per il dolcevita, perché non vuole il campo largo, perché lo vuole ma aspira financo ad arrivare primo. Ora, con due retate in due settimane a Bari, il Pd è nudo: a furia di inglobare pezzi di destra in Regione con Emiliano e in Comune con Decaro (gli Scilipoti sono brutti solo se fanno il percorso inverso), s’è messo in casa i cavalli di troia che hanno portato voti sporchi e comprati. Comodi per vincere le elezioni, scomodi quando un pm li scopre. E di chi è la colpa? Del Pd locale e nazionale (Boccia, fedelissimo di Elly, viene di lì) che lorda chiunque ci si allei? No, di Conte che diserta le primarie per evitare altri mercati delle vacche, mentre il Pd non trova di meglio che il capo di gabinetto di Decaro. Come se il Pd non fosse la malattia, ma la cura. Fino alla prossima retata.

Commenti e risposte

 

L’Italia è in Caste “Siamo preda di lobby che pensano a se stesse”
di Francesco Provinciali
Il libro “La Casta” ha raggiunto negli anni un alto indice di gradimento, descrivendo della politica i difetti più radicati, dall’incompetenza all’autoreferenzialità, dai cambi di casacca dei voltagabbana ai privilegi, alle immunità, alle prebende, ai vitalizi. Oggi quel libro dovrebbe volgere al plurale il suo titolo poiché nel frattempo si sono accreditate altre categorie negli anni sempre più spesso al centro della cronaca, in una dimensione di spettacolarizzazione di ruoli e funzioni, a cominciare dalla magistratura, per proseguire nel mondo dell’informazione fino ai cenacoli sindacali che trovo svuotati di indipendenza e autonomia e collocati in una sorta di collateralismo ai partiti a livello centrale-nazionale.
Innovazione e sviluppo economico hanno creato una differenziazione nel mondo del lavoro, ma le crisi aziendali e le chiusure delle piccole e medie imprese sono all’ordine del giorno, presto si aggiungeranno l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e la diffusione delle tecnologie e la specializzazione delle mansioni sarà compensata in negativo da una drastica riduzione degli organici: uno studio del Centres for European Policy Network (Cep) ha ipotizzato una perdita secca di 20 milioni di posti di lavoro nel breve termine in Europa. Dopo Enrico Berlinguer non ho più sentito altri politici di rango parlare di “masse lavoratrici”. Forse perché le masse lavoratrici non esistono più nemmeno in una dimensione iconografica. Nel frattempo cresce il divario che separa la gente dalle istituzioni, lontane anni luce dai problemi del popolo. La politica non recluta i migliori perché vuole degli yes-man, mentre i partiti sono diventati congreghe proprietarie di capi e capetti che non mollano l’osso: politici a vita. I siparietti televisivi serali dei soliti noti che recitano giaculatorie mandate a memoria la dicono lunga sulla capacità progettuale e la lungimiranza che nessuno possiede.

di Antonello Caporale
Una società divisa in caste è esattamente la misura della retrocessione della politica a potentati che scambiano, come fossero figurine, favori e concessioni con i gruppi sociali di riferimento. Quando la classe dirigente perde la reputazione pubblica, scivola cioè nell’assoluta disistima, la sua autorevolezza, proprio in ragione della considerazione generale di essere giudicata casta, si perde nel buio delle vergogne più o meno irriferibili. Il dramma che lei scorge dal fatto che negli anni sono proliferate le lobby, che chiama assai opportunamente caste, senza che il Paese sia riuscito a fare mezzo passo in avanti è un sentimento che ci accomuna. Non è servita a nulla la consapevolezza di subire le scelte della Casta, c maiuscola, sempre più simile a una cupola infrangibile. L’effetto collaterale del ridimensionamento della capacità, della responsabilità, dell’immagine (in una sola parola: della reputazione) della classe dirigente produce la proliferazione di gruppi sociali che esercitano pressioni a tutela del proprio status e, generalmente, a danno degli altri gruppi, specie se concorrenti. Cosicché ogni ceto ha cercato di costruirsi una referenza politica, un collegamento privatistico con questo o quel partito.
I bonus cosa sono se non l’effetto della pressione vittoriosa di innumerevoli e distinti gruppi sociali? Cioè, appunto, delle caste?