Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 12 marzo 2024
Fuori dal coro
Il coraggio del Papa fa paura ai guerrafondai
DI DOMENICO GALLO
Ci voleva il Papa per rompere il tetto di cristallo delle miserabili élite politiche europee, che hanno nascosto sotto la sabbia la parola negoziato e hanno cancellato persino il dubbio che la politica dovesse spendersi per la pace, invece di alimentare la guerra e impiantare nuovi cimiteri. La dichiarazione di Papa Francesco è coraggiosa: “È più forte chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca”, e “quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà?”.
Papa Francesco scompagina ogni opportunismo politico e lancia un appello accorato a fermare il massacro in Ucraina, invitando apertamente Kiev ad accettare un compromesso per la fine delle ostilità. “Oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è coraggiosa”, ha detto il Pontefice nell’intervista alla Radiotelevisione svizzera. Per fermare i morti serve “negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Nella guerra in Ucraina ce ne sono tanti, la Turchia si è offerta, e altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore”. Ebbene, proprio la parola “negoziato” è la bestia nera delle Cancellerie dei Paesi europei e dei vertici dell’Unione europea, ispirati dal medesimo fondamentalismo politico della Nato. La pretesa di pervenire alla pace attraverso la “vittoria” sulla Russia, frutto del fondamentalismo della ragione politica occidentale, sta dimostrando tutta la sua tragica e dolorosa impotenza. Dopo il fallimento della controffensiva ucraina, annegata in un mare di sangue, nessuna resipiscenza è maturata nelle principali forze politiche, nei vertici istituzionali e negli organi dell’Unione europea.
Nessun ripensamento è emerso nei media mainstream che fanno da scorta mediatica alla Nato. Dopo aver incoraggiato e sostenuto la scelta insensata di una controffensiva che non aveva possibilità di successo, né le principali forze politiche, né i principali network hanno avuto nulla da ridire sulla strage insensata e sui sacrifici umani imposti alla martoriata popolazione ucraina per inseguire il miraggio di una “vittoria” impossibile. La lezione che è stata tratta dalla dura realtà dei fatti è che bisogna rilanciare il conflitto armato e puntare all’escalation, rifornendo l’Ucraina di armamenti sempre più offensivi per consentirle di conseguire la “vittoria”. Questa scelta politica, confermata anche dall’Italia con l’ottavo invio di armi, è descritta in modo plastico nell’ultima Risoluzione del Parlamento europeo che continua a istigare l’Ucraina a combattere fino alla “vittoria” e specifica nel dettaglio i sistemi d’arma che devono essere forniti per consentire una maggiore capacità offensiva all’esercito ucraino. Rimane, però, in piedi il dubbio che tutto questo “aiuto fraterno” non possa bastare e Macron ci fa sapere che, prima o poi, dovremo versare anche il nostro sangue mandando delle truppe nel teatro di guerra.
“Non dobbiamo giocare col martirio di questo popolo” ha ammonito il Santo Padre. Di fronte a questo impazzimento collettivo, le parole di realismo e di umanità del Papa rompono un tabù, aprono uno squarcio nella tela di menzogne, di irresponsabilità e di fanatismo con la quale tutti i principali attori politici cercano di nascondere la realtà di una tragedia che si consuma sotto i nostri occhi e che noi stessi continuiamo ad alimentare. Proseguire la guerra è un’inutile strage. Aprire un negoziato, cercare la mediazione degli interessi contrapposti, invece che la vittoria e l’umiliazione dell’avversario, è l’unica strada per evitare il martirio di un popolo, sacrificato sull’altare degli opposti nazionalismi e di opposte strategie di potenza e per evitare che il conflitto possa ulteriormente degenerare.
Le parole del Papa, inevitabilmente sono destinate a suscitare violente polemiche da parte del governo ucraino e di tutti coloro che investono le loro fortune politiche ed economiche sulla prosecuzione della guerra, però la cosa peggiore sarebbe ignorarle, stendendo un velo di silenzio. Queste parole sono come pietre, vanno al cuore dei problemi e mettono in braghe di tela la politica dell’Occidente, disvelandone il volto velleitario e necrofilo. Non dobbiamo consentire che siano pronunciate invano. Quelle del Papa sono un richiamo alla realtà e un monito al rispetto dei valori fondamentali dell’umanità. In questo frangente, il disconoscimento del principio di realtà è strumentale al perseguimento di una politica indifferente ai costi umani che essa stessa provoca. Quelle parole dobbiamo rilanciarle, dobbiamo costringere le forze politiche, i Parlamenti, i media, a confrontarsi con le verità semplici e tragiche che esse esprimono.
L'Amaca
Nemmeno monarchico
DI MICHELE SERRA
Della Royal Family, l’ho scritto più volte, mi importa quanto del campionato di hockey a rotelle (speriamo non si offendano i praticanti dell’hockey a rotelle).
Eppure quest’ultima faccenda della foto “ritoccata” da Kate Middleton (credo sia la moglie dell’erede al trono, e di conseguenza la futura regina; ma potrei anche confonderla con altre mogli di altri congiunti, tale è la mia renitenza alla materia dinastica); dicevo, questa faccenda della foto ritoccata, della quale è impossibile rimanere all’oscuro perché campeggia sui media di mezzo mondo, e forse ne parlerà anche il Papa all’Angelus di domenica prossima, mi fa riflettere.
Se ho ben capito, si tratta di una goffa sortita da quello che i giornali definiscono “tradizionale riserbo” della famiglia reale. Cioè: non dire mai niente e negare anche l’evidenza perché il ruolo della monarchia trascende le persone fisiche che la rappresentano e le loro miserabili vicende sanitarie e coniugali. E dunque aggiustare le foto, come l’ultima delle influencer, non è pratica consueta tra i membri di una istituzione che le foto, al massimo, le cancella. Devo farvi una confessione: questa non trasparenza, questa estraneità tenace al pubblico dominio, se non nelle forme consentite dalla gadgettistica pop, mi affascina. La società di massa ha aggravato la sensazione che niente e nessuno possa sottrarsi alle sue leggi. Ora sappiamo che anche la Royal Family sta per alzare bandiera bianca, e presto concorderà le copertine dei giornali come i cantanti e gli attori.
Stabilito ormai molti anni fa che non posso più essere comunista, adesso so anche che non posso più diventare monarchico. Chi cerca qualcosa di alternativo ai social e alla massificazione sappia che non lo troverà — se non nel romitaggio, purché non corredato da un profilo Instagram.
domenica 10 marzo 2024
Fantozzianamente
Scusa c’è un giornalaio vicino?
Si non ti puoi sbagliare sempre dritto poi alla chiesa vai a sinistra.
E mentre uscivo con una fitta nevicata - da spezzino doc - pensavo “ma perché usano gli ombrelli che la neve non bagna?”
A metà percorso sentivo già la neve, che non bagna, scorrere nella canala…
Le indicazioni probabilmente del gestore mi erano state date post trangugiata di genepy, perché seguendole stavo entrando in casa di due anziani impegnati a fare il formaggio. E più il dedalo di case aumentava e più s’ingigantiva la domanda “COME SI CHIAMA L’HOTEL???”
In preda al panico vedo un umano anche lui con l’ombrello a cui faccio chiarissimamente pena. “Scusi il giornalaio?”
Vieni con me che ci sto andando anch’io!
Che bella nevicata vero?
Fa schifo! La neve deve venire a novembre non a marzo (ometto una bestemmia trentina da Guinness)
Ah…
Ecco il giornalaio!
Grazie
Prendo la repubblica ed uscendo mi scivola in una pozza d’acqua
Rientro
Me ne da un’altra per il mio amico?
Ed ora il rientro verso l’hotel… Dolomiti?… Trentino?… la malga trentina?… Stokkazzo?
Cerco di trovare un appunto in cervice, ma quando sono in compagnia non memorizzo una mazza!
Girovago per le strade, fradicio e ora certo che la neve bagna, e se bagna!
Riconosco una coppia che alloggia nel mio hotel. Mi accodo. Entro e la signora, stranita, mi dice “come è zuppo! Perché non ha preso un ombrello?”
Nella Verità
Aggiornamento liste
di Marco Travaglio
I cavalieri Gedi di Stampubblica sono sfortunati. A parte i guai giudiziari dei loro editori, avevano appena riesumato le liste di proscrizione di putiniani immaginari, peraltro affidate a manovalanze sempre più basse tipo Cappellini e Iacoboni (la prossima volta toccherà ai girini, poi alle muffe), quand’ecco piovere sui loro capini le parole di papa Francesco. Sulla “guerra fra due irresponsabili” a Gaza. E sull’Ucraina: “Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore. Il più forte è chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca. La parola negoziare è coraggiosa. Non è una resa. Se vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, devi avere il coraggio di negoziare. Sì, hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia il mediatore. Nella guerra in Ucraina ce ne sono tanti. La Turchia, altri… E io sono qui… La guerra è una pazzia… C’è chi dice: è vero, ma dobbiamo difenderci. E poi ti accorgi che hanno la fabbrica degli aerei per bombardare gli altri. Difendersi no: distruggere… C’è sempre qualche situazione geografica o storica che provoca una guerra… Può essere una guerra che sembra giusta per motivi pratici. Ma dietro una guerra c’è l’industria delle armi che significa soldi. Guardiamo la storia, le guerre che abbiamo vissuto: tutte finiscono con l’accordo”. Intanto piove sul bagnato, la Cnn rivela che negli ultimi due anni Putin ha trattato con Usa e Paesi europei tramite Abramovich per uno scambio di prigionieri che aveva al centro proprio il dissidente russo detenuto nell’Artico. Il che rende improbabile che la morte di Navalny sia stata ordinata da Putin (peraltro responsabile della sua inumana detenzione).
Ora non vorremmo essere nei panni delle Sturmtruppen che dovranno aggiornare la lista dei putiniani con il Papa (orrore: ha detto “bandiera bianca”!) e la Cnn (non vale: si era già deciso che Navalny l’ha ammazzato Putin, le notizie vere non devono disturbare le bugie dei buoni!). A riprova del fatto che l’unica propaganda dilagante in Italia e in Occidente è quella atlantista. Dopodiché dovranno compiere un ultimo sforzo e crocifiggere il pacifinto che si nasconde dietro il Papa e ne ispira le mosse con parole tipo queste: “Se un re va in guerra contro un altro re, che cosa fa prima di tutto? Si mette a calcolare se con diecimila soldati può affrontare il nemico che avanza con ventimila, non vi pare? Se vede che non è possibile, allora manda dei messaggeri incontro al nemico; e mentre il nemico si trova ancora lontano gli fa chiedere quali sono le condizioni per la pace. La stessa cosa vale anche per voi: chi non rinunzia a tutto quel che possiede non può essere mio discepolo”. Il putribondo putiniano si chiama Gesù.
sabato 9 marzo 2024
Ma davvero?
“Te l’avevo detto”: 1 mln 735 mila € di finanziamento, 117 mila di incasso
Nonostante il cast, l’ultima opera della regista Elkann
di Michelangelo Mecchia
Lo Stato ha speso quasi 3 milioni di euro, tramite il ministero della Cultura, per sovvenzionare i film di Ginevra Elkann – nelle vesti di regista – la sorella di John e Lapo: 2.828.044,32 euro tra crediti d’imposta e contributi a fondo perduto, spalmati su due pellicole. E le due case di produzione di proprietà della terzogenita Elkann, “Asmara Films” e “The Good Films” (di cui è stato socio anche il fratello Lapo, per un certo periodo) hanno beneficiato di più di 300.000 euro tra sviluppo, produzione e distribuzione delle pellicole (insieme, certamente, ad altre aziende del settore che vi hanno preso parte). Il risultato? Incassi rasoterra e società con conti in rosso.
Ma facciamo un passo indietro. Ginevra è la figlia di Alain Elkann e Margherita Agnelli. Cresciuta tra Inghilterra, Francia e Brasile, in un ambiente cosmopolita e ricco di suggestioni, mostra sin da subito passione e dedizione per il cinema. Laureata all’Università Americana di Parigi, Master in Regia cinematografica alla London Film School, comincia a lavorare – sotto ruoli e in comparti di produzione differenti – dietro le quinte. Lancia due società di produzione, “Asmara Films” (2010) e “Good Films” (2012). Le due aziende (accorpate, a gennaio del 2024, in un’unica società) non hanno mai goduto di buona salute e negli anni hanno accumulato perdite per centinaia di migliaia di euro. Ciò non le ha impedito di produrre/coprodurre/distribuire svariati film: tra contributi selettivi, automatici e crediti d’imposta il Ministero ha concesso 330.446,69 euro.
Nel 2019 la svolta nella carriera: Ginevra firma la regia del suo primo lungometraggio, Magari. L’opera fa incetta di nomination: due candidature al David di Donatello 2021 e al Nastro d’Argento. Ma alla fine il film non vince in nessuna categoria. E consultando il database del Ministero della Cultura viene fuori che i produttori (Wildside) hanno beneficiato di 692.711,12 euro sotto forma di tax credit e 400.000,00 euro come contributi selettivi di produzione, per un totale di 1.092.711,12 euro. Mymovies indica (i dati sono aggiornati fino al 11 maggio 2021) che al botteghino Magari ha incassato “nelle prime 12 settimane di programmazione 12,4 mila euro e 25 euro nel primo weekend”, ma è un dato fuorviante, poiché all’epoca le sale facevano i conti con l’emergenza Covid.
Nel 2023, invece, esce il suo secondo film, Te l’avevo detto con un cast di tutto rispetto, prodotto da Small forward productions, Tenderstories e The Apartment. Il Ministero sovvenziona la pellicola con 1.735.333,20 euro sotto forma di tax credit e al box office, stavolta senza restrizioni, Te l’avevo detto incassa 117.458 euro. In pratica quasi un quindicesimo di quanto finanziato. Certo di casi analoghi – e gli addetti ai lavori ne sono ben coscienti – ce ne sono molti. Sono tanti, troppi, i film finanziati dallo Stato che in sala nessuno o quasi va a vedere. Ginevra Elkann non fa eccezione. E non è scritto da nessuna parte che una regista (stra)ricca non abbia diritto agli stessi sussidi degli altri. Però, ai peggiori populisti, la cosa potrebbe apparire indigesta
venerdì 8 marzo 2024
Via!
Apertura pomeridiana con passeggiatina… dopo bisteccata…cuore rullante Ac-Dc, classico fischio da freccia rossa nel respirare. Ad un certo punto un uomo, una donna e un puntino lontano… la signora urla “avete paura?”, al che la risposta migliore sarebbe stata “di che? Della morte? Del buio?”; @ma lei si riferiva al “puntino”; e allora novello Decimo Meridio esclamò “certo che no! … e il “puntino” si mette in movimento… verso di noi, abbaiando in modalità pavarrottiana… e la prospettiva lo fa crescere sempre di più … facendomi mormorare “entro certi limiti, kazzo!” Quando il fratello maggiore di Ivan il Terribile XXXII è a meno di cinque metri e io ho appena terminato le orazioni per l’inizio del viaggio, si ferma facendomi scorgere il tenue dalle fauci. La zampata allegra mi ha quasi steso… che belli gli animali!
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