domenica 25 febbraio 2024

L'Amaca

 

I ragazzi stiano a casa
DI MICHELE SERRA
Risparmio le ovvietà contro le brutalità poliziesche dei giorni scorsi. A parte i leghisti, che sono sempre in prima fila quando si tratta di esaltare i modi bruschi e la giustizia sommaria (la Lega resta pur sempre il partito del cappio in Parlamento e dei sindaci e deputati pistoleros), tutti o quasi sono d’accordo nel sostenere che la polizia, in una democrazia, deve cercare di darsi criteri democratici. I celerini di Scelba erano i figli di un’altra Italia: nei Cinquanta e nei Sessanta si sparava sui cortei degli operai e dei braccianti. Qualche passetto in avanti lo abbiamo fatto, teniamocelo stretto. Né vale, come alibi politico di chi alza le mani indossando una divisa, l’idea che i ragazzi in corteo siano “estremisti”, e gridino cose sconvenienti. Anche a me non garba che si inneggi ad Hamas, e molte delle cose (non tutte) che gridano quelli dei centri sociali mi sembrano scioccamente feroci.
Ma è raro, da che mondo è mondo, che i cortei siano azzimati, gli slogan equilibrati e i manifestanti non calpestino le aiuole. Specie se si è ragazzi, il tempo a disposizione per diventare conformisti è ancora tanto. Gestire l’emotività della piazza non è facile, ma è uno dei compiti fondamentali delle forze dell’ordine.
Sono anni che si sente dire: i giovani se ne fregano della politica, sono chiusi in casa a cincischiare con i social, non hanno più passioni e idee forti… Certo, se quando poi mettono il naso fuori li manganellano, non c’è molta speranza di invertire la tendenza; o meglio, significa che la vera speranza di molti adulti è che rimangano in casa e non si impiccino di cose che non li riguardano. Si iscrivano al liceo del Made in Italy (fiasco totale) e scrivano letterine patriottiche. Invece di fare politica facciano regime, e più nessuno si farà del male.

sabato 24 febbraio 2024

Al peggio…


“Fratelli d’Italia difende le regole democratiche di convivenza che si basano sul diritto di manifestare e il dovere di farlo pacificamente e nel rispetto della legge. La sinistra che spalleggia i violenti è la causa dei disordini ai quali abbiamo assistito”

Buona serata…

Evviva Mattarella!!!




EBBASTA!

 




Già la scuola!

 

Un altro governo di incapaci va a sbattere sulla scuola
DI DANIELA RANIERI
Tutti i governi composti da incapaci vanno a sbattere sulla Scuola. È una legge, una delle poche rispettate in Italia, cui obbediscono scrupolosamente sia la destra sia la cosiddetta sinistra. Tutta l’imbecillità, la vanità, l’infantilismo e l’incultura dei governanti confluiscono nelle cosiddette riforme della Scuola, perché è uno degli ambiti della vita sociale in cui è possibile drenare fondi (come si fa nella Sanità pubblica senza problemi) e al contempo, ridicolmente, mettere del proprio dal punto di vista ideologico per creare la società di domani.
Il ministro del Made in Italy (comica intitolazione decisa dal governo patriottico e sovranista), Urso, e quello della cosiddetta Istruzione e del presunto Merito, Valditara, si sono inventati, insieme, il Liceo del Made in Italy, una specie di incubatrice della futura classe dirigente, anzi un “baluardo” per “valorizzare il talento italiano su scala internazionale” (Urso) e “valorizzare e promuovere le eccellenze italiane” (Valditara). Ben 92 nuovi istituti erano pronti ad accogliere i futuri ambasciatori del Parmigiano e della carne chianina, con un piano di studi simile a quello del Liceo delle Scienze umane, con un po’ più di Diritto e Economia, un po’ di Storia dell’Arte nel biennio e la riduzione delle ore per la seconda lingua straniera (vade retro!). Serviva, questo liceo? La risposta l’hanno data gli studenti, scegliendolo in 375 (su 468.750). È lo 0,08% del totale, col caso struggente di un (1) solo iscritto all’Istituto Munari di Crema, dove il preside voleva sorteggiare e deportare studenti dall’altro Liceo così da rimpinzare il pollaio di eccellenze (quanto zelo per compiacere i ministri), al che si sono ribellati i genitori. Povero Valditara: credeva che il nuovo liceo avrebbe “arricchito l’offerta della nostra scuola superiore, dando quelle risposte formative che il sistema Paese richiede”! A quanto pare il sistema Paese non richiede le risposte formative di Valditara, semmai servisse una prova che questi governanti non conoscono il mondo e il momento in cui viviamo: invece di fare un liceo di Geopolitica, si inventano l’equivalente della Scuola della guerra alla carne sintetica e alla farina di grilli di Lollobrigida.
A ben vedere, l’agire di Valditara è dentro un solco già tracciato e si basa sul losco equivoco per cui la scuola serve a immettere capitale umano nel “mondo del lavoro” (salari sotto la decenza, precarietà e sfruttamento), e non a formare cittadini consapevoli. Non a caso Valditara è stato relatore in Senato della riforma Gelmini (8 miliardi di tagli), un ministro che onorava Istruzione, Università e Ricerca asserendo l’esistenza di fantomatici tunnel per neutrini scavati tra l’Abruzzo e Ginevra. È il solco dell’“Alternanza scuola-lavoro” di Renzi, che ora si chiama “Percorsi Trasversali per le Competenze e l’Orientamento” e sarebbe meglio chiamare “Alternanza scuola-schiavismo con probabile esito di morte”, visto che a causa di essa sono già morti 18 studenti e 300 mila si sono infortunati.
Tutto sotto le insegne dell’altra impostura che Meloni ha importato dal mondo di Renzi: il “merito”, trastullo preferito delle élite neo-liberiste per legittimare la disuguaglianza, la cattiva coscienza del darwinismo sociale di destra e pseudo-sinistra. Basta guardare il video di presentazione del liceo fallito: un po’ Open to meraviglia, un po’ brochure di albergo di lusso per americani creduloni, tutto “valorizzazione e promozione delle eccellenze italiane”, “tradizione e innovazione”, “scenari che han contribuito allo sviluppo del Made in Italy”… Fuffa, che infatti ha convinto solo 375 studenti. Semmai non fosse ancora chiaro che l’egemonia culturale non si impone dall’alto e, se non sei Giovanni Gentile, è meglio che togli le mani dalla Scuola perché ti fai male.
(La didattica del governo di destra: se gli studenti manifestano contro il massacro a Gaza, li fa manganellare dalla polizia).

La Porta e la Lingua

 

L’Equivicino
di Marco Travaglio
Ventun anni fa, al posto di Meloni e Salvini, litigavano Bossi e Fini perché quest’ultimo voleva dare il voto agli immigrati. Bruno Vespa invitò Fini a Porta a Porta, ma non Bossi, che protestò ma fu invitato due settimane dopo, quando ormai la polemica era evaporata. E La Padania domandò maliziosa: perché Vespa ha rinunciato a uno scontro fra i due ministri che gli avrebbe procurato, una volta tanto, un picco di ascolti? Lo sventurato rispose: “Non volevo compromettere la stabilità del governo”. Come se fosse un problema suo. Nel 1972, al posto di Bernstein e Woodward imbeccati da Gola Profonda sul Watergate, Vespa si sarebbe mangiato le carte per non compromettere la stabilità di Nixon. Ma è fatto così: crede che il giornalista sia una via di mezzo fra il manutentore e l’estintore. Che le uniche fonti attendibili siano quelle ufficiali (infatti nel 1969 annunciò alla Nazione che “il colpevole della strage di piazza Fontana è Pietro Valpreda”, poi totalmente scagionato; e nel 1980, subito dopo la strage di Bologna, ipotizzò un’esplosione delle cucine di un ristorante vicino alla stazione). E che l’imparzialità sia leccare tutti i potenti, di destra e di sinistra, con lo stesso trasporto. Come disse Gian Antonio Stella, “si crede equidistante, invece è equivicino”. Marcelle Padovani del Nouvel Observateur confessò di non trovare le parole per spiegare ai francesi cosa sia Porta a Porta. E il Financial Times, dopo la sceneggiata del Contratto con gli Italiani di B., scrisse inorridito: “In alcuni Paesi i politici in tv subiscono un giornalismo ‘da mastini’, interviste sospettose e indagatorie poco rispettose, che alla lunga corrodono la fiducia dell’elettorato nei leader eletti. Ma lo show Porta a Porta va decisamente in un’altra direzione. Praticamente è uno spot elettorale di 90 minuti su un canale della tv di Stato”.
Ogni tanto qualcuno di centrosinistra si lamenta per i servizietti di Vespa al centrodestra e ne viene regolarmente zittito: ma li faccio anche a voi, che venite più spesso degli altri (memorabile il record tuttora ineguagliato di Bertinotti). Infatti fu l’Ulivo a portare da una a quattro le sue serate settimanali. Ora Pd e 5S protestano per il doppio soffietto alla Meloni dell’altroieri (prima a Cinque Minuti e poi a Porta a Porta): sia per l’assenza di domande vere (una novità), sia perché le balle dell’insetto hanno financo superato quelle della premier (“Il sito Politico la indica come il leader più influente d’Europa”: falso, il primo è il polacco Tusk, mentre la Meloni prevale in una sottocategoria e viene definita il “camaleonte politico per eccellenza”). Proteste sacrosante, se non fosse che Elly Schlein si accinge a duettare con la Meloni proprio chez Vespa. Ma smettere di andarci?

Video istruttivo