venerdì 16 febbraio 2024

Ennesimo assassinio



Alla fine l’assassino russo Putin, un tempo idolatrato dalle nostre macchiette politiche, ce l’ha fatta ad eliminare il suo nemico per antonomasia! Il prossimo sarà Assange, che se verrà estradato negli Stati Uniti, solo per aver svelato verità immonde, morirà in un carcere di massima sicurezza. 
Dal mondo pluto-rapto-tecno-dittatorfinanziario-guerrafondaio per il momento è tutto.

Parodiando


Ammetto di essere stato particolarmente stonato! Ma lo scopo credo sia raggiunto! Tappatevi le orecchie!



Erano già troppo avanti!




I pomposi nomi

 


Nomen Omen si dice, e nella vicenda, o meglio, nel merdone affiorante nei meandri sabaudi della potentissima famigliola principesca da decenni sinonimo di imprenditorialità, riservatezza, occulte manovre finanziarie, tutto sembra convergere nella oramai ripetitiva commedia all'italiana, dove i poveri, o i coglioni che dir si voglia, pagano salatamente i loro errori tributari o di dabbenaggine, mentre i riccastri, gli smisurati riccastri, le dinastie portate ad esempio dai media, molte volte assoggettati al cappio della dipendenza lavorativa, vedasi in questa vicenda Repubblica e la Stampa che ancor oggi non danno notizia delle perquisizioni a casa e ufficio John Elkann, riescono quasi sempre a sfangarsela grazie alla coorte dei cosiddetti avvocatoni, capaci di arzigogolare ogni delitto in nome e per conto della parcella. 

Come dimenticare infatti le scorribande del Tronchetto Provera che qualche hanno fa comprò Telecom per spolparla, vendendo palazzi a Pirelli, di sua proprietà, affittandone poi gli stessi a prezzi da paura? O la famiglia veneta per antonomasia che per risparmiare sulla manutenzione autostradale ha contribuito ad assassinare gente per bene sul ponte genovese Morandi? 

Siamo tanto rintronati al proposito da accettare subliminalmente il concetto che ad un ricco sia lecito socialmente trafugare capitali, riparandoli dai balzelli oramai destinati quasi interamente al ceto coglione dei dipendenti, in paradisi off shore - "perché tu non hai idea di quante tasse altrimenti dovrebbero pagare!"- che a veder bene questo modus operandi è frutto del sistema operante su questo sfortunato pianeta, dedito al lucro e guerrafondaio, agevolato da stati solo apparentemente democratici, in realtà soggiogati dalla grana e dall'accumulo di pochi per la disperazione di molti, basti pensare a quanto sarebbe semplice, se l'Onu fosse un organismo serio ed universale e non un inutile circo di pagliacci senza alcun potere di contrasto, emanare una legge comune decretante il dissolvimento di tutti quei kazzo di paradisi off shore, fatto questo al momento inconcepibile. 

Ma torniamo ai sabaudi: a leggere le notizie riguardanti il merdone agnellifero, al momento la finanza ha trovato mezzo miliardo off shore, un'inezia per loro signori, spiccano, tra l'altro i notai con i loro nomi altisonanti, tanto strani da escludere per essi, fin dalla nascita, carriere in catena di montaggio. 

Partiamo dal primo, implicato nella vicenda, per di più svizzero: Urs von Grunigen, che solo a nominarlo, l'ho già detto, m'aspetterei il nitrire del cavallo di frankesteinjunior memoria. Passiamo a questi in foto, perquisiti dalle fiamme gialle: Studio Notarile Francesco Pene Vidari - Monica Tardivo -  Giovanni Giunipero di Corteranzo... estikazzi! E' un postulato certo, ma secondo voi Giovanni Giunipero di Cortenanzo poteva lavorare al reparto verniciatura di Mirafiori?

Mentre aspetto con impazienza almeno un articoletto di Repubblica che qualche giorno fa parlava di censura sanremese, mi sorge spontaneo un altro quesito: cosa regaleranno John, Lapo e Ginevra alla "cara" Margherita per la festa della mamma? 

Vamos!     

Ancora?

 


Ragogna

 


Silenti

 

Ci vorrebbe un amico
di Marco Travaglio
A sentire le scempiaggini che dicono persone ritenute intelligenti viene da domandarsi: ma non ce l’hanno un amico che le consigli e soprattutto le sconsigli?
Ieri dicevamo di Repubblica-IllustratoFiat che strilla contro TeleMeloni perché censura le notizie scomode sul suo editore (il governo) e intanto riesce a non mettere mai in prima pagina l’inchiesta per frode fiscale sul proprio, di editore (John Elkann). Bene, proprio ieri il caso Elkann ha finalmente guadagnato gli onori della prima pagina. Ma non per i nuovi sviluppi dell’indagine per frode fiscale: per il piagnisteo di John, Lapo e Ginevra. Testuale: “Elkann: da 20 anni nostra madre ci perseguita”. Maestra, la mamma mi fa la bua. Oh no, povera stella, chiamiamo il Telefono Azzurro. Possibile che John non abbia una persona cara che gli impedisca di rendersi ridicolo? E che il suo direttore Sambuca, anziché stendere un velo pietoso sul piagnisteo, lo sbatta in prima, dopo aver pubblicato in Cultura il grido di dolore di Elkann senior per i “lanzichenecchi” che funestarono il suo viaggio a Foggia?
Da due giorni i quotidiani sono pieni di dotte analisi sulla storica telefonata della Schlein alla Meloni su Gaza, seguita dalla storica mozione che chiede a Netanyahu di cessare il fuoco perché 30 mila morti sono troppi (pazienza 29 mila, ma 30 no), passata con i voti del Pd e l’astensione delle destre. Ora, a parte il brutto spavento che si sarà preso Netanyahu, sempreché l’abbia saputo, non pare che intenda ritirarsi perché glielo chiede il Pd col Ni dei Melones. Infatti la mozione più inutile della storia serve ai giornaloni per riprendere la rumba sull’epica sfida tra Giorgia ed Elly, che presto si vedranno da Vespa e poi si candideranno a Strasburgo per poi non metterci piede. Dei palestinesi non frega niente a nessuno. La mozione su Gaza serve a dimostrare un altro evento epocale: “Giorgia ed Elly sole sul ring si scelgono come avversarie. Salvini e Conte finiscono nell’ombra” (Corriere); “si sono promosse avversarie e sanno che l’una ha bisogno dell’altra per terminare la costruzione di se stessa” (Merlo, Rep). Ma Elly non ha un amico per farsi spiegare che spetta a lei dimostrare di essere una leader e che farsi scegliere dall’avversaria è un’imbarazzante prova di inferiorità, sudditanza e insicurezza?
Il rabbino di Roma Riccardo Di Segni è un uomo di valore. Eppure, nella sua lettera a Rep, riesce a deplorare la frase di Ghali, a invocare un ridicolo “contraddittorio” sul palco dell’Ariston, a lagnarsi perché il Papa non condanna abbastanza il pogrom di Hamas (falso, ma purtroppo non c’è il contraddittorio) e a non dire una parola sui 30 mila civili massacrati da Israele. Anche lui non ha amici, o ha gli amici sbagliati?