venerdì 29 dicembre 2023

No così no!



Eh no caro Morfeo, così non vale! Questa è la seconda notte che sogno Ella - stanotte addirittura le ho chiesto come si sentiva, se stava migliorando!- e questa la ritengo una carognata! Non ti ho mai chiesto numeri per il lotto, né di partecipare ad incontri diciamo speciali, ma dover dialogare con Ella mi pare sinceramente troppo! Guarda che non mi chiamo Donzelli!



L'Amaca

 

Pure loro decadono
di Michele Serra
Il cosiddetto “festino dei vip” a Mosca, mezzi nudi, molto brilli e soprattutto cafonissimi, ha fatto molto arrabbiare Putin e i pope che gli fanno da guardaspalle ideologici: ma a noi occidentali ci consola parecchio.
Pensavamo di avere il monopolio della decadenza, di essere i soli trimalcioni del mondo, i debosciati per antonomasia, a differenza delle Vigorose Nazioni slave e dei Laboriosi Popoli asiatici. Noi a tirar mattino in reggicalze tracannando porcherie, loro tutti militi impavidi, operai zelanti, commercianti instancabili.
Invece, vedi: pure loro decadono. Così da darci l’idea, in fondo rassicurante, che sia l’umanità intera a doversi dare una regolata, non solamente noi che ci sentiamo una civiltà a fine corsa, e quando ci guardiamo allo specchio ci sembra di vedere solo rughe e belletto.
Saranno stati i social, sarà la globalizzazione, fatto sta che quello che i clericali di ogni landa chiamano “peccato”, e a noi pare soprattutto scemenza, si spalma sopra tutti i fusi orari come una spuma micidiale, e non lavabile.
Scopriamo che anche nella Santa Madre Russia sono i blogger e gli influencer a dirigere l’ultima recita, la baldoria che precede lo sprofondo (qui sembro lugubre come Ceronetti, me ne rendo conto). Già ci avevano aiutato le boy-band coreane, a sospettare di non essere noi quelli messi peggio.
Ora, godendoci le foto del party moscovita che nemmeno Grosz ubriaco di vodka avrebbe saputo ritrarre in tutta la sua racchia vanità, aspettiamo i trapper delle steppe mongole e le orge bisex del Bangladesh per sentirci, infine, una sola umanità.

Già

 



Giorgetti è il migliore: ci ha regalato il “caos”

di Daniela Ranieri 

Vedi tante volte la vita: vai a dormire che sei il più intelligente ministro del governo Meloni (non che ci volesse tanto, obiettivamente), dopo essere stato uno dei migliori del governo dei Migliori, e ti svegli che sei il frontman di un’armata Brancaleone diuturnamente impegnata in figuracce, frottole, retromarce, sfregi al popolo, favori ai delinquenti, sottomissione ai poteri extra-nazionali e coglionaggine in economia.

Giancarlo Giorgetti da Cazzago Brabbia, profondo Varesotto delle feste nei capannoni della fu Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, rispondendo in audizione alla Camera alle domande della commissione Bilancio ha confessato l’inopinato: “Il nuovo Patto di Stabilità è un passo indietro rispetto alla proposta iniziale della Commissione, perché abbiamo introdotto, in un sistema già complicato, il caos totale, tantissime clausole per richieste di diversi Paesi”, tutti tranne l’Italia, evidentemente.

Essendo il Patto un “caos totale”, lui l’ha appena firmato (poi, contro il suo parere, il suo partito ha respinto la ratifica del Mes così tutti avrebbero parlato di quello e non del disastro di autorevolezza). Non solo: il Patto “rischia di diventare addirittura pro-ciclico”, cioè capace di spingerci alla recessione, stante che ci imporrà tagli per 12,5 milioni l’anno fino al 2031, soldi che non verranno certo sottratti agli armamenti (ci siamo impegnati con la Nato per l’aumento al 2% del Pil per le armi, 13 miliardi l’anno), ma alla Sanità pubblica e a tutti gli altri obsoleti orpelli del welfare.

Giorgetti, sempre molto elastico di natura (è stato sottosegretario o ministro nei governi Berlusconi, Conte, Draghi e Meloni), diventa così l’ambasciatore principe dei messaggi schizofrenogeni del governo, la cui capa Meloni, che annulla la seconda conferenza stampa per eterna influenza, da sovranista e orgogliosamente populista che era quando c’era da prendere voti, è diventata la vestale dei conti in ordine, dello spread “sotto controllo”, di “una Borsa che dal 2023 sta facendo registrare la maggiore performance d’Europa” (sulle spalle dei disgraziati) e si inchina ai mercati (lontani i tempi in cui strillava contro l’Europa ai mercati rionali).

Giorgetti è posseduto dal Super-Io di Mario Monti: “Abbiamo vissuto quattro anni in cui abbiamo pensato che gli scostamenti si potessero fare, che il debito e il deficit si potessero fare e si potesse andare avanti così senza tornare a un sistema di regole. Siamo assuefatti a questo Lsd, ma il problema non è l’austerità, il problema è la disciplina”. Ma di chi parla Giorgetti? Non sono stati loro i principali spacciatori di questa droga che si chiama debito, deficit, insofferenza alle regole sovranazionali? Non era Meloni che sotto la pandemia prometteva “1.000 euro a tutti con un click”? Non era il “vincolo esterno” la materializzazione dell’Anticristo? Non era “finita la pacchia” a Bruxelles? Non dovevano i dioscuri della Lega Bagnai e Borghi spezzare le reni ai poteri finanziari, ridare voce al popolo, rendere l’Italia di nuovo grande nel consesso internazionale ripristinando se del caso la “liretta”? Qual è la differenza tra Draghi e Meloni, a parte che uno è laureato e l’altra no? Dove stanno “l’Italia protagonista” e “l’orgoglio italiano” che Meloni e i suoi sottoposti vanno sbandierando sui social? Per Domani Giorgetti “ha scelto la strada della schiettezza”: davvero? Allora avrebbe dovuto dire che l’Italia non conta niente in Europa, il suo ministro dell’Economia non conta niente nel governo e manco nel partito nato nella terra fantasy detta Padania, visto che lui e Salvini non sono d’accordo su niente (vedi Mes), e che le nuove regole del Patto sono state firmate con un vertice privato tra Germania e Francia (“Giorgetti? Sentito al telefono”, ha detto il ministro dell’Economia francese Le Maire: manca poco che dicano che però cuciniamo bene). Come non avvertire la malinconia dei dipinti di Hopper nella foto che ritrae Meloni nel “vertice notturno” al bar dell’Hotel Amigo di Bruxelles con Scholz e Macron, lei che ha detto: “Per alcuni la politica estera è stata farsi foto con Francia e Germania quando non si portava a casa niente” (ce l’aveva con Draghi nella famosa foto in treno verso Kiev con gli stessi soggetti, poi si è ravveduta e ha detto che parlava del Pd, entità collettiva e astratta che a volte si materializza e si fa le foto con Francia e Germania) e si è visto cos’ha portato a casa lei: il “caos totale” e il rischio recessione. (Comunque noi qualche dubbio su Giorgetti l’avemmo quando nel 2019 con la consueta flemma apodittica disse al Meeting di CL che “il mondo in cui ci si fidava del medico è finito” e che la gente preferiva curarsi su Internet, tanto valeva investire sul privato; poco dopo è scoppiata una pandemia con le terapie intensive e i Pronto soccorso allo stremo e 1000 morti al giorno).

giovedì 28 dicembre 2023

Ai ahia!



Ha dell’incredibile e dello spaventoso il video del giornalista di Repubblica che, sfruttando la IA, in men che non si dica ha preso le sembianze di celebri personaggi, facendoci temere il peggio che ha da venì! Nulla sarà come prima, tutto potrà essere taroccato, salirà oltremodo il dubbio in ognuno di noi, le fotografie, i video diverranno spazzatura e la verità s’allontanerà sempre più. Solo al pensiero che il ribaldo biondastro nel prossimo novembre ritorni in tolda iùesei, la voglia di cercarsi una buona grotta cresce esponenzialmente. L’intelligenza artificiale, come tutte le evoluzioni, sarà utile in molti campi e dannosissima in altri, in special modo nella nostra libertà già ora limitata. Molto limitata. Guardate lo sguardo di Donzelli e vi convincerete al riguardo.

Foglie ventose

 




Capita di andare a vedere un film d’autore, scarno di musica, dialoghi, ma nel complesso molto bello; tra lo sgomento di Morfeo che non mi ha avuto; senza radiolina in bocca. Il maestro Kaurismaki vuol trasmettere… azz! Non ho la giacca vellutata e la pipa! Andate quindi a gustarlo!