lunedì 25 dicembre 2023

Auguri dal Fatto Quotidiano

 

Dal prossimo anno non pubblicherò più l'editoriale di Marco Travaglio. Perché mi sembra essere giusto così. 

Chi vorrà continuare a leggerlo dovrà abbonarsi al Fatto Quotidiano, uno dei pochi giornali senza padroni, quindi libero. E di questi tempi mi sembra un grandissimo privilegio poter leggere notizie non sottomesse ai voleri di loro signori. Non trovate? 

Datemi retta: abbonatevi al Fatto!  


Buon Natale dal Fatto Quotidiano

di Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez e Cinzia Monteverdi

Cari amici del Fatto, questa è la lettera numero 15 con gli auguri di un buon Natale e di un buon anno nuovo da trascorrere insieme. Già, perché stiamo per entrare nel 15° compleanno del nostro giornale, che per tutto il 2024 continueremo a fare alla nostra maniera: con più notizie che ci regalano più libertà.

Riassumere in poche righe l’anno che stiamo per lasciarci alle spalle sarebbe impossibile. Alla guerra fra Russia e Ucraina se ne sono aggiunte molte altre: soprattutto quella scatenata da Hamas il 7 ottobre col feroce pogrom di circa 1300 ebrei israeliani e moltiplicata dalla criminale reazione del governo Netanyahu a Gaza (ormai i palestinesi uccisi sono oltre 20mila, per il 70% donne e bambini). E in Italia, come purtroppo avevamo previsto, la presunta “nuova destra” di Giorgia Meloni ha riesumato tutto il peggio del vecchio berlusconismo proprio nell’anno della scomparsa del suo spirito-guida: impunità per i potenti, linea dura contro i deboli, guerra ai poveri, regali ai ricchi, condoni ai ladri, familismo amorale, scandali a manetta, allergia alla divisione dei poteri, alle regole e ai controlli indipendenti, attacchi alla libera stampa e alla magistratura.

Su tutti i fronti, ancora una volta, il Fatto Quotidiano ha fatto stecca nel coro del conformismo e del servilismo nazionali, dimostrando più che mai l’importanza di un’informazione libera e controcorrente: quella che possono garantire soltanto un giornale e un gruppo editoriale senza padroni, né in Italia né all’estero. La disfatta della controffensiva ucraina primavera-estate era stata ampiamente prevista dai nostri analisti (come peraltro dal Pentagono e da buona parte della stampa americana, meno embedded e meno sensibile alle veline Nato della nostra): se, anziché additarli per un anno e mezzo al pubblico ludibrio come “putiniani”, qualcuno li avesse ascoltati per tempo, oggi la pace o almeno la tregua nell’Europa dell’Est sarebbe più vicina o già siglata, centinaia di migliaia di ucraini e di russi sarebbero ancora vivi e l’Ucraina avrebbe potuto negoziare da posizioni più forti di quelle in cui si troverà a trattare dopo la sconfitta (di Kiev, ma soprattutto delle retrostanti Nato e Ue).

Anche su Israele siamo stati fra i pochi media a denunciare fin dall’inizio i crimini di guerra, oltreché di Hamas, del governo israeliano di Netanyahu, a cui incredibilmente gran parte dei media italiani perdonano tutto, anche se ha falciato molte più vittime civili in due mesi a Gaza di quante ne abbia seminate Putin in due anni in Ucraina. Ora fra qualche mese, non mi stupirei di leggere sui giornaloni ciò che noi abbiamo scritto fin dal primo giorno. Come già sta avvenendo sulla guerra in Ucraina.

“Siamo solo noi”, cantava Vasco Rossi. Ecco: un tempo eravamo solo noi quelli che dicevano ciò che gli altri non dicevano. Ora siamo solo noi quelli che dicono oggi ciò che gli altri diranno un anno o due dopo, quando ormai servirà a poco o a nulla: sempre a babbo morto, anzi a funerali avvenuti.

Non siamo certo infallibili, ma il fatto di non ricevere ordini, di non avere padroni da assecondare né pregiudizi da difendere, ci avvantaggia. E, quando sbagliamo, ci consente di riconoscerlo onestamente, perché non lo facciamo mai su commissione o per conto terzi.

Sul fronte interno, tutti i peggiori scandali del centrodestra sono esplosi grazie a inchieste o anticipazioni del Fatto: i pastrocchi finanziari del gruppo Santanché, le incredibili scorribande di Sgarbi (che stiamo svelando anche in collaborazione con gli amici di Report), il ministro-cognato-capotreno Lollobrigida che fa fermare à la carte un Frecciarossa in ritardo, il ministro Crosetto che vive da mesi nell’attico&superattico di un imprenditore della cybersecurity nonché fornitore dello Stato e del suo stesso ministero senza pagare un euro di affitto.

Naturalmente abbiamo appena cominciato a scoperchiare gli altarini del “nuovo”, anzi vecchissimo sistema di potere che ammorba l’Italia. E presto sveleremo altre storie di affari e malaffari, su cui già stiamo lavorando.

Il 2024 sarà un anno elettorale non solo per l’Europa e dunque Italia, ma anche per gli Stati Uniti, la Russia e forse l’Ucraina (se il voto non verrà rinviato) e avremo molto da raccontare. Noi ci auguriamo vivamente che le destracce che sgovernano il nostro Paese inizino, alle elezioni europee, la parabola discendente che meritano. Ma manterremo anche nei loro confronti il nostro atteggiamento imparziale: denunceremo i loro errori e orrori, ma saremo sempre pronti ad applaudire senza preconcetti eventuali meriti. Esempio: diversamente da altri, il Fatto non ha attaccato il governo Meloni quando ha agito per rafforzare il carcere duro ai mafiosi, anzi l’ha elogiato. E così abbiamo fatto quando la premier ha annunciato il prelievo sugli extra profitti bancari e il veto alle regole di austerità europea: l’abbiamo poi criticata quando ha battuto in ritirata su entrambi i fronti, genuflettendosi ai poteri finanziari italiani ed europei.

Queste sono la nostra coerenza e la nostra imparzialità. E per questo pensiamo di avere le carte più in regola di altri per avviare la campagna del No alla controriforma costituzionale meloniana del premierato in vista del referendum che dovrebbe tenersi nel 2025: perché nel 2014 avviammo quella per il No a una schiforma altrettanto verticistica e pericolosa, quella di Renzi-Boschi-Verdini, travolta dai No nel 2016. Altri invece scoprono i valori costituzionali solo quando a minacciarli è la destra, dopo avere sponsorizzato il Sì quando a conculcarli era il sedicente centrosinistra renziano. Sono gli stessi che tacevano o applaudivano alla legge-bavaglio targata Cartabia del governo Draghi e oggi riscoprono la libertà di stampa contro la legge bavaglio della destra.

A proposito: la nostra prima battaglia del 2024 sarà quella contro l’emendamento Costa – votato da FdI, Lega e FI, ma anche da Azione e da Iv che l’hanno addirittura proposta – che vieta di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare per intero o per stralci, privando non i giornalisti (che le conoscono), ma i cittadini delle necessarie informazioni sui motivi di un arresto. Noi del Fatto faremo obiezione di coscienza, continueremo a pubblicare le ordinanze testualmente tra virgolette e, quando saremo processati, ci appelleremo ai giudici perché ricorrano alla Corte costituzionale e alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro una legge che viola il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della nostra Carta fondamentale e dalla giurisprudenza comunitaria. E che dunque speriamo venga presto disapplicata dai tribunali e ridotta a lettera morta.

Anche per questo, cari lettori, ci serve il vostro aiuto. Molti di voi, dinanzi alle cause civili e alle querele penali temerarie che ci sommergono (addirittura per le vignette, le caricature e la satira), ci chiedono di poter aderire a sottoscrizioni per pagare le spese legali, oltreché per fronteggiare i costi di produzione e della carta in continuo aumento e i cali della pubblicità (non sempre per ragioni legate al mercato…). Li ringraziamo, ma al momento contiamo di farcela da soli. Però un contributo ve lo chiediamo. Non a fondo perduto, ma in cambio del nostro lavoro quotidiano.

Continuate ad acquistare il Fatto in edicola ogni giorno (non solo una volta ogni tanto), oppure regalatevi e regalate abbonamenti ad amici, parenti e conoscenti. Aiutateci ad “affezionare” sempre più persone alla lettura del Fatto. Che, senza di voi, non esisterebbe.

Noi, anche per venire incontro a chi deve stringere i cordoni della borsa per una crisi che sembra non finire mai, vi proponiamo un prezzo molto speciale (139,99 euro anziché 189,99) per un intero anno di notizie e inchieste. In un unico abbonamento digitale potrete leggere per 12 mesi il Fatto Quotidiano da pc, tablet e smartphone; navigare tutti i contenuti del sito, scoprire i podcast e le video-inchieste; ; godervi FQ Millennium, il nostro mensile d’inchiesta e reportage; e gustarvi i programmi e i documentari in esclusiva su TvLoft, la nostra piattaforma televisiva.

Quest’anno c’è anche un’altra novità: sottoscrivendo un abbonamento annuale, potrete acquistare il pacchetto- abbonamento a 4 corsi (in partenza nel 2024) della Scuola del Fatto Quotidiano intitolata al grande Mimmo De Masi, che l’ha creata con noi e purtroppo ci ha lasciati troppo presto: 500 euro per 4 corsi che verteranno su vari temi (uno sarà l’Intelligenza Artificiale, un altro il giornalismo) e partiranno a fine gennaio per tutto l’anno, con un’anteprima di 10 lezioni gratuite online che abbiamo ribattezzato “Manifesto degli studi”. Se vi abbonate, riceverete tutte le informazioni. Ma per sapere tutto subito visitate il sito scuoladelfatto.it.

Se avete consigli, idee, suggerimenti, rilievi, critiche e dissensi, scriveteci come sempre (1500 caratteri al massimo) a Il Fatto Quotidiano, via di Sant’Erasmo 2, 00184 – Roma, a segreteria@ilfattoquotidiano.it o a lettere@ilfattoquotidiano.it, indicando il nome del giornalista a cui vi rivolgete. Noi cercheremo di rispondere a tutti e di pubblicare i contributi più originali e interessanti nella pagina “Lo dico al Fatto”.

Anche nel 2024 ce la metteremo tutta per continuare a garantire a difendere un’informazione sempre più completa, libera, indipendente e battagliera e a preservare il diritto di cronaca, di critica e di satira. Voi, per quanto potrete, continuate a sostenerci.

Grazie di cuore.

E, a nome nostro e delle nostre redazioni,

Buon Natale e Buon Anno a tutti con il Fatto Quotidiano!

Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez e Cinzia Monteverdi

domenica 24 dicembre 2023

Desiderio




Prime pagine amare

 


Poveretti!

 


Pandoreide

 

Così la pandoreide ha travolto la favola della piccola Chiara
POST CHE MONETIZZANO E LANCI DI MONETINE - Il mito dei soldi. Se ti racconti attraverso il denaro, è il denaro che può distruggerti. A rischio altri contratti come Coca-Cola
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Tutti si chiedono cosa stia succedendo in casa Ferragnez, da giorni rinchiusi in una casa nuova di zecca che hanno mostrato senza sosta ai follower fino al giorno prima del Pandoro-gate: la sala cinema per i bambini, la palestra, il box doccia grande quanto il Mar Ligure, la gigantesca cabina armadio di Chiara che Fedez ha battezzato “la Rinascente” e poi quella frase di Fedez: “Il problema di questa casa è che è troppo grande, se ti dimentichi qualcosa devi correre per andare a prenderla”. I problemi, insomma. Lo scollamento dalla realtà aveva raggiunto l’apice mesi fa, quando le prime pagine dei giornali mostravano gli studenti in tenda davanti alle università di Milano per accendere una luce sul caro affitti in città ed esattamente in quei giorni Chiara Ferragni postava le foto della visita nel cantiere del nuovo mega attico con i suoi due figli. Mi ricordo di aver pensato che quell’altezza esibita senza alcuna empatia, era un’altezza da cui se cadi ti schianti. Idem con la nuova casa acquistata sul Lago di Como, altro traguardo di ricchezza raggiunto nel 2023 e da mostrare ai follower come l’ennesimo trofeo di caccia (allo sponsor).
Oggi, mentre i giornali scrivono che Chiara è chiusa in casa da giorni, il web è pieno di battute spietate come è spietato il privilegio esibito: “È chiusa in casa, sta ancora cercando nuove stanze” o “Chiara Ferragni è distrutta, si è murata nel suo attico di Citylife da 6 milioni di euro, su due piani con vista sulla Madonnina, con cabina armadio da 150mq, sala cinema, palestra Technogym, piscina condominiale. Tutta la nostra solidarietà”.
Se ti racconti attraverso il denaro, il denaro è ció che può distruggerti. Se la promozione di te passa attraverso la beneficenza urlata, la demolizione di te passa attraverso la beneficenza opaca. Se la tua ricchezza è alimentata proprio dal racconto della tua ricchezza in una specie di cortocircuito autorigenerante in cui i tuoi contenuti da ricca generano altra ricchezza, non puoi permetterti inciampi sulla gestione del privilegio. Perché non verrai perdonata.
Si disse che la fine di Lele Mora fu sancita dalle fotografie del suo enorme, stracolmo frigorifero in Costa Smeralda, quando era all’apice del successo come agente delle star. Qualcuno iniziò a guardare cosa ci fosse nei suoi conti, oltre che nel frigo. Pochi giorni prima del Pandoro-gate Chiara aveva mostrato ai follower il suo nuovo gigantesco frigorifero hi-tech che non solo era un regalo, ma pure un contenuto pagato, come del resto quasi tutta la sua casa. Molti avevano commentato: “Neppure un frigo si compra”. E in effetti in questi giorni, ai problemi legati all’Antitrust e alle attenzioni delle Procure, si aggiungono diversi problemi commerciali. C’è lo scontento di chi aveva regalato ai Ferragnez i marmi e altri prodotti in casa e vorrebbe la pubblicità promessa (o forse non la vuole più), chi come Safilo ha interrotto gli accordi commerciali, e poi Bmw, Pantene, sembra anche Coca-Cola e tante altre aziende che stanno valutando il da farsi.
Per una sorta di legge del contrappasso, tra l’altro, il Pandoro-gate è scoppiato proprio nel periodo natalizio, ovvero quando storie e post su Instagram generano più profitto.
A ciò va aggiunto che il disastro reputazionale è così enorme da aver travolto tutta la sua famiglia. In fondo è lo stesso destino di Giorgia Meloni: quando coinvolgi tutti i parenti nei tuoi “affari”, l’errore di uno è l’errore di tutti. Non importa che sia politica o business, quando intorno al potere si costruisce un cerchio magico, ogni singolo elemento di quel cerchio, con un brutto inciampo, puó cancellare la magia. Se hai scelto di essere “I Ferragnez” con tuo marito, se hai tirato dentro il business degli ADV su Instagram due sorelle e perfino tua madre che reclamizza palestre e prodotti per la menopausa, poi l’onda travolge tutti. Non a caso in questi giorni gli account di tutte le persone citate sono congelati, fermi in un silenzio surreale, perché anche sotto ogni loro post i commenti sono tutti su Chiara, sul perché non si dissociano da ciò che ha fatto Chiara, sul perché non si vergognano di ciò che ha fatto Chiara.
E, al momento, tra le intromissioni sgangherate di Fedez nella vicenda e i consigli sbagliati (di chi non sappiamo) su quel disgraziato video di scuse, non sembra neppure che Chiara sia consigliata da qualche problem solver di alto livello.
Aspettare la multa dell’Antitrust sperando di passarla liscia non è stata una buona idea. Ferragni avrebbe dovuto riconoscere lo sbaglio appena uscita l’inchiesta, giocare d’anticipo, assumersi le responsabilità e poi pagare la multa senza sconti. Il ricorso, se verrà confermata la multa, la espone a nuova gogna. E ora si aggiungono anche le uova di Pasqua che pure se non si tradurranno in una multa, tradiscono comunque un’abitudine nel mescolare beneficenza e operazioni commerciali. E poi: chi ha deciso di eliminare in fretta i vecchi post sulle uova, mentre stava uscendo la seconda puntata dell’inchiesta sul Fatto? Non depone a favore della buona fede.
Intanto, Ferragni ha cancellato cene aziendali e ha messo a tacere le voci secondo le quali sarebbe saltata la testa del suo manager Fabio D’Amato. Nessun capro espiatorio, ma solo una lunga espiazione che, pare, consisterà in un silenzio social di qualche settimana. La figura del suo manager è fondamentale perché molti, soprattutto nell’ultimo anno, sostengono che Chiara non muova un passo senza consultarlo. Qualcuno ha anche provato ad addossare a lui ogni colpa, ma era davvero difficile capovolgere in un attimo la narrazione della rampante imprenditrice simbolo dell’empowerment femminile in una fanciulla sprovveduta che non sa cosa firma.
C’è chi dice che Ferragni tema di essere finita. Di sicuro, che so, evadere le tasse le sarebbe costato meno: frodare il fisco, un’entità astratta, è meno grave nel giudizio morale del fare i furbi con la beneficenza destinata a bambini malati. Serviranno tempo e intelligenza per aggiustare quel che si può aggiustare, ma certo la Chiara di prima, quella vincente, vanagloriosa e senza macchia, sempre vittima e mai carnefice, non esisterà più. Quel posto, oggi, è vacante.
E Chiara, con il tempo e dei buoni consigli, ne potrà forse occupare un altro. Al momento la caduta è durissima: le piovevano banconote sulla testa e ora le lanciano addosso monetine.
L’unica buona notizia è che i due figli dei Ferragnez trascorreranno le feste di Natale senza i cellulari puntati addosso. Forse.

Commento giusto

 


Tra le strenne

 

Che bei vedovi
di Marco Travaglio
La prematura dipartita del Mes, venuto a mancare all’affetto dei suoi cari proprio per le Sante Feste, sta causando un’alluvione di lacrime di vedove inconsolabili, orfani affranti e prefiche urlanti. “Un Mes senza l’Italia”, “Eurozona meno stabile”, titola Rep listata a lutto, con sondaggio sul “52% degli elettori favorevole alla ratifica del trattato” (ma “l’82% degli italiani dichiara di non sapere esattamente in cosa consista il Mes”: tutto vero). Per Giannini, la Meloni ci lascia senza Mes per via di una lettera di Mussolini a D’Annunzio del 1926 sulla lira a quota 90, il cui nesso col Mes non può sfuggire. I coniugi Bini Smaghi binano e smagano a edicole unificate: il marito su Rep (“Il governo ha perso credibilità. Non si fidano più di noi”: prima invece un casino); la gentil consorte Veronica de Romanis sulla Stampa (“Il salva-Stati serve a noi e all’Ue”, infatti non l’ha mai chiesto nessuno). Il Corriere raccoglie il grido di dolore della Nazione tutta: “Giorgetti scuote la maggioranza”, “Così siamo più fragili”. Franco trema per l’“isolamento” e Furbini perché dai “partner spiazzati” c’è lo “stop alle simulazioni sulle banche” (qualunque cosa significhi). Per Domani “Siamo diventati un paese affondatore della Ue” e “sulla pelle dell’Italia”. Ma il Foglio non dispera: “Meloni può ancora ratificare il Mes con una riserva come in Germania” (un terzino tedesco?). L’unico vedovo extra-italiano che parla è il capo della banca centrale finlandese, l’ex eurofalco Olli Rehn, che vuole usare il Mes “come piano B per l’Ucraina”, tanto per farci qualcosa.
Sempre per l’angolo del buonumore, Renzi accusa FI di “tradire l’eredità culturale e politica di Berlusconi” (testuale), poi se la prende con “Conte e Casalino”. Già, perché ha stato Conte pure stavolta: essendo sempre stato contro questo Mes, ha votato contro questo Mes. Domani lo paragona a “Zelig”. Rep lo accusa di “puntare a superare il 15%” (mentre un vero leader dovrebbe puntare a perdere voti). La Stampa gli imputa una “svolta populista che preoccupa il Pd” (per pensarla come l’ha sempre pensata doveva chiedere il permesso a Elly). Giannini lo accusa di riesumare “la Cricca Gialloverde” e “l’impiastro eurofobico” dei suoi “sgoverni” (quelli dell’elezione di Ursula e dei 209 miliardi di Pnrr, per dire). Purtroppo, mentre Mattarella è sempre findus in freezer (“Quel gelido silenzio europeista al Quirinale”, Sorgi, Stampa), le esequie del Mes non valicano la cinta daziaria: la stampa estera se ne frega e parla di casa Ferragni, lo spread scende, la Borsa sale. E qui nessuno parla della resa di Giorgetta & Giorgetti al Pacco di stabilità e decrescita di Macron & Scholz. Diceva Mark Twain: “È molto più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata”.