venerdì 15 settembre 2023

Ha ragione!



Porcacciamiseria ha ragione! È palesemente demagogico far scucire qualcosina a chi ha accumulato extra profitti. È lampante che sia demagogico! Lascia stare che la signora abbia appena ricevuto, assieme ai suoi fratelli e sorelle, più di 5 miliardi di eredità! Cinque miliardi vanno e vengono, si sa. È non è neppure rilevante che ella assieme ai suoi parenti possegga, tra le altre cose, tre televisioni nazionali e, attraverso la politica, ne controlli almeno altre due, sul totale di sei. E allora? Non c’entra nulla! Tassare gli extra profitti di banche e multinazionali, al pari di far pagare più tasse ai ricconi come Ella è demagogia. E non se ne parli più! Naturalmente forz… ops! Viva l’Italia!

Auguri!


Auguri allo scultore Plinio Fernando che oggi compie 76 anni! 
Direte: ma perché così tanta dimostrazione d’affetto per Plinio? 
Già perché Fernando ha anche fatto cinema, in un ruolo da donna… anzi da figlia…



Ma chi si crede d’essere?



Ero al supermercato e il tipo in foto ha scelto il melone che stavo per prendere. “Ehi ma chi ti credi di essere?” gli ho detto. Lui mi ha guardato…alla fine anche se ero incazzato glielo ho lasciato! E per ripicca gli ho pure pagato la spesa e portato la borsa in auto. E già che c’ero, affinché capisca che prima o poi uno tosto lo si trova, gli ho anche lavato la macchina. A mano… e anche la cera… e l’Arbre Magique…

Quello no!

 


Complottamente

 

Gombloddo!
di Marco Travaglio
Una volta, fra scie chimiche, chip sottopelle e falsi sbarchi sulla Luna, i complottisti erano i baluba a 5Stelle. Poi il complottismo ha infettato chi lo denunciava in casa d’altri (come le fake news). Tipo il Corriere, che sbatté in prima le foto segnaletiche di 12 “putiniani d’Italia” segnalati dai Servizi, poi si scoprì che se li era inventati il Corriere. O tipo Repubblica, che quest’estate ha sgominato una Spectre ancor più tentacolare e perniciosa: quella dei pescatori (“Commercianti, balneari e pescatori: la destra nelle mani delle lobby”). Siccome un complotto tira l’altro, ha spopolato quello sui “dossieraggi” della “nuova P2” che avrebbe svelato a un giornale la notizia più pubblica del mondo: i suoi compensi di consulente per Leonardo. Poi è emerso che la temibile loggia era composta da un solo finanziere della Dna che vagliava le segnalazioni antiriciclaggio sui suoi soci in un b&b. Grande eco anche alle vili minacce a Roberto Calderoli, ministro notoriamente scomodo in certi ambientacci per la sua riforma dell’Autonomia: “Se non la smetti col genocidio del Sud, ti uccideremo con la nostra potenza di fuoco. Siamo la mafia”. Che poi è la tipica firma usata dall’ufficio marketing di Cosa Nostra. Molto clamore per la denuncia di Marco Cappato, in mirabile sincronia con la sua autocandidatura a Monza: “Chiedo a Meloni se sia vera l’informazione, giuntami anonimamente, che sarei intercettato da mesi dai servizi segreti” (che, com’è noto, adorano morire di noia). Palazzo Chigi ha risposto “No”. E morta lì.
Con i complotti della brigata Wagner in tutto l’orbe terracqueo si può riempire una Treccani. Ma la scomparsa di Prigozhin, già “macellaio di Putin”, promosso a “chef” dal fan club atlantista dopo la retromarcia su Mosca, ha levato letteralmente il pane di bocca ai complottisti de noantri. Il norcino stellato ha comunque fatto in tempo a patrocinare il golpe in Niger, la nuova crisi in Kosovo e il boom di sbarchi dal Nordafrica (i barconi li varava personalmente lui sul bagnasciuga), prima di venire prematuramente a mancare. Poi il suo jet è precipitato in Russia e i complottisti nello sconforto, non sapendo più a chi dare la colpa di tutto. Il golpe in Gabon, per dire, con la cacciata dell’amico Ali Bongo, è ancora in cerca d’autore. Fortuna che ci è rimasto Putin, a cui Rep è riuscita ad affibbiare con una sola intervista a Cicchitto ben due farse: la caduta di Draghi e il libro di Vannacci. Poi tutti a stupirsi se Meloni e Salvini, con giornalucci al seguito, gridano al complotto persino per il loro strepitoso fiasco sui migranti. Il Giorgiale di Sallusti ci vede financo “la regìa del Pd”, come se i dem fossero in grado di dirigere qualcosa, non riuscendoci neppure con se stessi. Più probabile che il regista sia Prigozhin, da morto.

L'Amaca

 

Dio non è al governo
DI MICHELE SERRA
Mi domando perché mai, e da chi, Dio debba essere “difeso”, come dicono Meloni e Orbán nelle loro adunate cameratesche. Se si tratta del Padre Eterno della vulgata monoteista, maschio e onnipotente, il Dio delle Nazioni e della guerra, ilGott mit unsdi tutte le epoche, il Dio barbuto e vendicativo del patriarca Cirillo, degli imam fanatici, dei suprematisti cristiani, il Dio che “la spada, non il Libro ha nella mano” (Guccini), allora siamo noi che dobbiamo proteggerci e metterci in salvo: ancora poche migliaia di anni e magari ce la faremo.
Se invece si tratta del Motore sconosciuto che tutto muove, e tutto ha creato, non ha alcuna necessità di essere difeso da alcuno. È blasfemo considerarlo “in pericolo”. Si difende magnificamente da solo, e rimarrà a dispensare la luce e la vita quando Nazioni, Patrie, Destre (e anche Sinistre) saranno considerate solo una goffa parentesi della storia umana. Siamo un peto in mezzo alle galassie, chi ci crediamo di essere, per proclamarci Guardiani della Fede?
Questo uso politico della religione non ha nulla di religioso e men che meno di spirituale. È grevemente mondano.
Anche quando sia attuato in buona fede (dunque per zelo fanatico e non per cinico calcolo) è pericoloso e detestabile. È la reiterazione di un tribalismo religioso (il mio Dio è quello vero, il tuo è quello falso) che ha portato distruzione, persecuzione, terrore, guerra e morte.
Quelli che hanno il copyright di Dio fanno spavento: da loro sì è necessario difenderci. Dio, a meno di imprevedibili rimpasti, non è un membro del governo Meloni.

giovedì 14 settembre 2023

Ahhhhh!

 

Gratteri e la fu sinistra
di Marco Travaglio
Casomai ce ne fosse bisogno, ieri la cosiddetta “sinistra” italiana ha dato la prova più plateale del suo disastro mentale e culturale prim’ancora che politico. Al Csm nessun suo esponente – laico e togato – ha votato per il nuovo procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Né i consiglieri eletti dai magistrati nelle correnti progressiste Area e Magistratura democratica, né quello eletto dal Parlamento in quota Pd. Gratteri ha battuto gli altri candidati grazie ai 19 voti (su 30) dei laici di destra (FdI, Lega, FI e Iv) e del M5S, del Pg della Cassazione, dei togati di Magistratura Indipendente, di uno di Unicost e di un indipendente. Il laico Pd Romboli e la sinistra giudiziaria (Area e Md) hanno votato Rosa Volpe, ottima procuratrice reggente a Napoli da oltre un anno, ma molto meno titolata di Gratteri e senza speranze di successo. Nemmeno dopo gli inverecondi attacchi dell’avvocatura calabrese e del presidente delle Camere penali Caiazza a Gratteri, destinatario financo di scioperi ad personam, né l’escalation criminale a Caivano e dintorni, i “progressisti” si son decisi a convergere su di lui in un voto unitario di alto valore simbolico. Così hanno regalato alle destre (e ai 5Stelle) tutto il merito di aver finalmente promosso uno degli ultimi fuoriclasse della magistratura al vertice di un ufficio di prima grandezza, dopo la scandalosa bocciatura alla Procura nazionale antimafia e le rinunce “spintanee” a Roma e Milano. E hanno contribuito ad accreditare la leggenda di un Gratteri “di destra”, “giustizialista”, “manettaro”, “populista”, “complottista”, “negazionista”, “accanito”, “persecutore di innocenti”, “star”, “toga show”, addirittura “fasciogrillino” (copyright Sansonetti-Maiolo), ovviamente “professionista dell’antimafia” e altre scemenze diffuse dai professionisti della mafia e del malaffare, che in Calabria (e non solo) formano un bel partitone trasversale di destra-centro-sinistra.
Anni di campagne scatenate contro di lui da Foglio, Riformista, Unità, Domani, Dubbio, Libero e Giornale sono la miglior prova dell’imparzialità di Gratteri almeno quanto le sue indagini, che mai hanno badato al colore degli indagati, e le sue implacabili critiche alle schiforme della giustizia: da quelle degli intoccabili Draghi&Cartabia a quelle del cosiddetto ministro della Giustizia Nordio. È probabile che le destre che l’hanno votato se ne pentiranno presto, non appena Gratteri si insedierà a Napoli, farà lavorare i suoi pm a pieno ritmo come ha fatto a Catanzaro e riprenderà a dire la sua sulle intercettazioni, i delitti contro la Pa, la separazione delle carriere, i bavagli ai pm e ai cronisti. Ma intanto fanno un figurone grazie al tradimento di una sinistra acefala che scambia la legalità per giustizialismo e gli uomini liberi per fascisti.