venerdì 1 settembre 2023

L'Amaca

 

L’amaca
Ricominciare dall’Abc
DI MICHELE SERRA
Joe Formaggio (non è un nome d’arte, si chiama veramente così) è un esponente veneto di Fratelli d’Italia, appassionato di mitragliette. Lo indispone vedere africani per le strade, vuole un Veneto di soli bianchi e lo dice serenamente. Stefano Bandecchi, imprenditore, ex parà, è sindaco di Terni, diventato celebre per lo sputo punitivo nei confronti degli ultras della Ternana (roba sua) e per le varie minacce verbali disseminate lungo il suo impetuoso iter politico, “ti spacco i denti” la meno irriferibile. La stazza fisica, di tutto rispetto, suggerisce di mantenere le distanze di sicurezza.
L’idea che le leggi — quelle vecchie e quelle nuove — bastino a tenere a freno gli intemperanti, i prepotenti, i razzisti e le altre numerose genie di sopraffattori, temo sia illusoria: lo dico anche in relazione all’intenzione del Pd di presentare in Parlamento l’ennesima legge antifascista e antirazzista — come se non bastasse il fallimento delle precedenti. C’è da ristabilire, quasi da zero, una specie di pedagogia della convivenza che prescinde perfino dalle questioni ideologiche (pure importanti).
Il nuovo machismo politico oggi in circolo, metà ridicolo metà orrendo, ben prima che indifferente ai diritti è indifferente all’educazione. Ci sono cose che non si fanno e non si dicono perché a farle, e a dirle, è l’incivile, il cafone al cubo, quello che ingombra la scena e rovina la vita agli altri. Se questa inibizione sfugge (e sfugge, ormai, a moltissimi), vuol dire che siamo, civicamente parlando, all’anno zero.
Bisognerebbe mandare, a certe persone, non l’ufficiale giudiziario, ma una maestra elementare che gli dica: su, venga con me, non si spaventi, sono qui per aiutarla.

Pietà

 


giovedì 31 agosto 2023

Raccogliete i Tocci

 

Palla di lardo
di Marco Travaglio
Era da un po’ che ci mancava Nathalie Tocci, cappellana militare delle truppe Nato in Ucraina e nel mondo. Quella che “non può parlare di Russia chi non è stato in Russia”, ma neppure chi ci è stato o ci sta perché è russo. Quella che le parole non le scrive o le pronuncia: le mitraglia, crivellando persone e cose tutto intorno. Temevamo che il trasloco dal Cda di Eni a quello di Acea e il tragico flop della controffensiva ucraina l’avessero dirottata su temi più consoni, tipo i lampioni fulminati nelle vie di Roma. Invece no: dopo il meritato riposo, la guerriera è tornata più cazzuta che pria a inalare l’odore del napalm al mattino e a marciare avanti e ’ndré sul divano. Ieri, con un fondo sulla Stampa e un’intervista al Giornale, ha giustiziato nell’ordine: quel fottuto putiniano del Papa (“parole gravi” che “riesumano un ricordo di violenza e prevaricazione”); e quel palla di lardo di Zelensky, che osa evocare la “via diplomatica” in Crimea senza chiederle il permesso (“Se apre ai negoziati, gli ucraini lo cacciano dopo due minuti” e, se non lo fanno loro, ci pensa lei).
Incurante della realtà (non è un suo problema), la sergenta maggiore Tocci-Hartman parla come se fosse sempre il 24 febbraio 2022: “Non c’è un compromesso, la guerra andrà avanti finché uno vince e l’altro perde” e vince l’Ucraina perché lo dice lei: “la guerra finirà quando la Russia si ridefinirà come Stato-nazione”, cioè diventerà spontaneamente ciò che vuole la Tocci, si ritirerà dalle 5 regioni occupate, farà fuori Putin e si infliggerà da sola “una sconfitta che le faccia capire che non è più una potenza imperiale”: intanto attendiamo con ansia “un cambiamento politico, caos, tentativi di golpe, crollo del regime”, magari “un nuovo Prigozhin che non si fermerà a 200 km da Mosca” e altre delizie sfuse. Che ritroviamo pari pari nell’intervista al Corriere del consigliere di Zelensky Mykhalo Podolyak, roba da far sospettare che Tocci e Podolyak siano la stessa persona: il Papa “incoraggia le manie genocide di Putin” e, con buona pace di Palla di lardo, “è impossibile negoziare col criminale”. Bontà sua, il consigliere aggiunge che “preferiamo il ritiro volontario dei russi a battaglie su larga scala”, perché “la Russia deve perdere”. E qui il sospetto è che Podolyak sia la reincarnazione di Max Catalano (“Meglio sposare una donna ricca, bella e intelligente che una donna brutta, povera e stupida”). In attesa degli infermieri, il NYT dà lo “sconcertante” bilancio Usa della controffensiva: pochi chilometri riconquistati al prezzo di 70mila soldati ucraini morti da aprile (nell’intero 2022 furono 120mila) in un esercito di 500mila effettivi (inclusi riservisti e paramilitari). Quando li avranno finiti, Podolyak faccia un fischio: così gli paracadutiamo la Tocci.

L'Amaca

 

Una star sottopagata
DI MICHELE SERRA
Per quanto poco io possa capire di pubblicità e promozione, il concepimento della grandiosa campagna nazional-patriottica “Open to meraviglia” è costato molto poco, meno di cinquecentomila euro. Come un trilocale a Torvaianica. È un ingaggio che la Venere di Botticelli avrebbe dovuto respingere con sdegno: non si tratta così una star.
E dunque, al netto dei dovuti accertamenti procedurali e amministrativi, che certamente interessano, ma francamente non appassionano, il sospetto è che l’ilarità destata da quella povera Venere travestita dipenda anche dalla penuria economica dello Stato, che per promuovere il suo asset più rilevante, il turismo, non dispone nemmeno di quel paio di milioncini che si penserebbero necessari per sfornare un’idea all’altezza della gran fama mondiale dell’Italia dell’arte e del turismo.
Poi ci sarebbe anche il buon gusto, naturalmente, ma quello, come il coraggio di don Abbondio, non è che uno se lo può dare da solo. Fatto sta che il combinato disposto (pochi quattrini, poco buon gusto) minaccia di produrre nuovi inciampi, per esempio dotare la Venere dei tacchi tredici che come è noto non aiutano a mantenere l’equilibrio; o mandarla a sciare a Cortina, come si minaccia in queste ore, senza metterle in tasca i soldi per difendersi dal caro-scontrino; oppure a Venezia nel cuore del weekend, dove rischia l’asfissia da calca, lei così esile.
Il colpo di scena finale sarebbe che gli eredi Botticelli, veri o falsi, scendessero in campo per chiedere quanto di loro spettanza. Anche se è già chiaro che, con cinquecentomila euro a disposizione, non c’è trippa per i gatti.

Sorteggi!