lunedì 8 maggio 2023

Tomaso e il Nero pigliatutto

 

Così Ignazio Benito si è preso l’originale della Costituzione
NONOSTANTE IL “NO” DEGLI ARCHIVI - “Me ne frego” Il parere sfavorevole del Comitato tecnico scientifico al trasferimento della Carta ha rinverdito il celebre motto del Ventennio fascista
DI TOMASO MONTANARI
Il senso di Ignazio Benito La Russa per la Costituzione. Quello che gli fa dire che non c’è scritto da nessuna parte, nella Costituzione, che la Costituzione stessa sia antifascista. Che è come dire che nel Vangelo non c’è scritto da nessuna parte che sia cristiano. Ma anche quello che lo ha indotto, per festeggiare il 75° anniversario della Repubblica nata dalla Resistenza, ad appropriarsi dell’originale della Carta, per esporlo nel “suo” Palazzo Giustiniani, in una mostra aperta in questi giorni. Il camerata presidente del Senato ha chiesto e ottenuto quel preziosissimo palladio della Repubblica dal Ministero della Cultura a trazione Fratelli d’Italia: nonostante il pesantissimo e unanime “no” del Comitato tecnico scientifico per gli Archivi, presieduto dall’autorevole archivista Diana Toccafondi, già vicepresidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, e di cui fanno parte altrettanto autorevoli personalità come Micaela Procaccia e Stefano Moscadelli.
Vale la pena di riportare per intero il passo saliente di questo alto diniego: “L’originale della Costituzione della Repubblica conservato all’Archivio centrale dello Stato costituisce il documento fondamentale di garanzia dei diritti civili e politici di ogni cittadino, oltre che dei principi che regolano la vita della Repubblica. Già nel 2017, di fronte ad analoga richiesta del Senato, il soprintendente pro tempore dell’Archivio centrale dello Stato aveva richiamato il parere unanime espresso in via di principio dal Consiglio scientifico dell’Istituto, “contrario al prestito della Costituzione; documento caratterizzato da un forte valore simbolico, difficilmente stimabile anche da un punto di vista assicurativo”. La sua conservazione in una apposita stanza dell’Archivio, dotata di speciali misure di sicurezza, assicura che l’originale della Costituzione (come anche dei Trattati di Roma, considerati il primo segno della nascita di una Unione europea e conservati nello stesso locale) resti a garanzia per i cittadini, trattandosi, oltretutto, dell’unico originale – fra i tre esistenti – inserito nella raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti. L’originale della Costituzione conservato all’Archivio centrale dello Stato è una testimonianza giuridica e storica non destinata alla fruizione estemporanea in una mostra. In precedenza né l’Archivio centrale dello Stato, né la Direzione generale Archivi hanno concesso in prestito l’originale, neppure al Senato che ne ha fatto due volte richiesta per mostre (2017 e 2018). Manca, inoltre, il progetto scientifico della mostra, indispensabile per il procedimento di autorizzazione”.
Come ha risposto il superiore Ministero a queste sagge e ferme parole? Ovviamente con un sonoro e fascistissimo “me ne frego!”. E la Costituzione è stata estratta dalla sua teca, alla quale si recarono come in pellegrinaggio, senza nemmeno pensare di farla scomodare, i presidenti Ciampi e Napolitano. Ma vuoi mettere con La Russa?
Esistono altri due originali della Costituzione: uno conservato presso la Camera e l’altro presso la Presidenza della Repubblica. Quest’ultimo è stato prestato per ben due volte al Senato, e poteva ben tornarci una terza. E invece no: Ignazio Benito ha voluto proprio l’intoccabile numero uno. E se dovesse, iddio non voglia, bruciare o finir nell’acqua avremmo perso il documento che garantisce i nostri diritti e le nostre libertà. Una perdita simbolica, certo: ma non è forse su un simbolo che La Russa vuole mettere le mani? Il messaggio è molto chiaro: “Io della Costituzione faccio quello che voglio”. Della carta su cui è scritta e firmata: ma non solo. È fin troppo evidente l’odio per quel testo mirabile, che Aldo Moro in Costituente chiama “una continua polemica antifascista”. Ed è ben noto come questa maggioranza si appresti a devastare quel progetto con la manovra a tenaglia del presidenzialismo e dell’autonomia differenziata: due armi letali già singolarmente, che se sommate diventano una bomba nucleare capace di annichilire la Repubblica disegnata dai costituenti.
Dalle elezioni del 25 settembre 2022 non c’è dubbio che sia nata una maggioranza formalmente legittima. Ma non si deve dimenticare che per le forze che sostengono questo governo hanno votato 12 milioni di persone, mentre altri 14 hanno votato per le altre forze e ben 17 milioni si sono astenuti, hanno votato scheda bianca o hanno annullato il voto. Una maggioranza che fosse onestamente consapevole di questi numeri (e della indegnità della legge elettorale vigente) governerebbe, certo: ma non dovrebbe nemmeno sognarsi di toccare la Costituzione di tutte e tutti. E invece temo proprio che questo voler svilire, umiliare, banalizzare l’originale della Carta non possa che preludere a un ben più grave e definitivo sfregio. Mussolini ebbe a promettere una volta: “Noi faremo tabula rasa di tutta la vita civile …”. E Piero Calamandrei commentò: “Di tutte le promesse del fascismo, questa sola è stata mantenuta”.

domenica 7 maggio 2023

Come dargli torto?






Dialoghi

 


L'Amaca

 

Che scarpe portava Camilla?
DI MICHELE SERRA
A proposito del povero Re Carlo, sepolto sotto palandrane e orpelli per un totale di parecchi chili (i simboli pesano), sarebbe interessante fare un bel calcolo: misurare quanti ettari di carta di giornale e quante migliaia di ore di gossip televisivo sono stati spesi, negli anni, per raccontare delle sue faccende private, le mogli, le amanti, il figliolo buono e quello cattivello, la sorella, i cognati, i cugini, i parenti anche remoti, i cottage, i cani, i cavalli, le liti, le riconciliazioni, eccetera; e quanto spazio è stato concesso al suo impegno ambientalista e sociale, nato ben prima che diventasse una moda parlare di clima e parlare di inquinamento.
Azzardo un’ipotesi: dieci a uno? Cento a uno? Quale rapporto ci sarà tra il royal gossip e le cose serie che quest’uomo ha provato, invano, a fare e a dire, in giro per il mondo? Quante delle persone che, a milioni, sanno come era vestita Lady Diana al matrimonio di Lord Pinko con la Duchessa di Seacoming (Viendalmare), e che cosa ha detto Meghan Markle a Oprah Winfrey mentre si truccavano prima di andare in onda, hanno una vaga idea del fatto che Carlo Terzo d’Inghilterra è stato, a modo suo, e con i limiti del rango, uno dei primi Capi di Stato sensibili ai temi dell’ambiente, e politicamente attivo in quel senso?
Si capisce che le cose serie sono anche noiose. Mentre dev’essere divertentissimo, per chi ama il genere, sapere di che colore erano i calzini dei valletti. Sta di fatto che, quando faremo glu-glu in seguito allo scioglimento dei ghiacci, l’ultima domanda che si leverà dall’umanità agonizzante sarà: ma che scarpe portava, la Parker Bowles?

Click!



Portatori gaudenti di suffumigi…

W gli step!


Ah gli step della vita! Lontani anni luce dagli occultamenti quasi comici che quotidianamente cerchiamo di produrre per sfanculare l’anno di nascita, goderecci per l’estetica e i suoi adepti magnaccioni che tra una liposoluzione e l’altra, tra un botulino e un bisturi, vorrebbero farti credere che la gioventù è per sempre, agevolando pletore di canuti vestiti come adolescenti, col tatuaggio di rappresentanza al seguito. Ma il ciclo biologico e gli step, sornioni e divertendosi all’eccesso, gustano questa sarabanda sfornante macchiette plastiche con labbra da standing ovation per una Lucca Comics incentrata sul tema scansante la canizie avanzante per tutti. E poi ci sono gli step che ti ricordano l’evangelico “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”, benefici al punto da oramai irridere ogni aspetto tematico: ricordo il primo, il “lei” affibbiatomi da un’adolescente ad un campo scuola, e poi il secondo quando non mi chiamarono più per la canonica partita di calcio. Ed ora il terzo, in un bar con un avventore che chiacchierando con la barista, mi coinvolge dicendomi “lei che ha una certa età…” ahh gli step che ti fanno planare sulla realtà, che ti inducono ad apprezzare la filosofia universale, vedi le stelle che, terminato l’idrogeno e il loro ciclo, aumentano spaventosamente le loro dimensioni divorandosi tutti i pianeti del loro sistema, al nostro capiterà tra 5 miliardi di anni, forse al tempo non ci saranno più i Pooh e il Nano, insomma: tutto nasce, vive e si dissolve! E i prossimi step saranno sempre più convincenti al proposito: l’alzata del passeggero seduto in bus al tuo arrivo con tanto di faccia misericordiosa, l’attesa davanti alle strisce di un cireneo pronto ad affiancarsi per l’attraversata del manto stradale; le riduzioni per cinema e stadio, e il gran finale: la carezza sulla cervice protetta dall’immancabile cappello… viva gli step!

In marcia per la pace

 

Perché andare in piazza
di Marco Travaglio
Se anche fosse vero che 14 mesi fa Putin si illudeva di conquistare l’intera Ucraina e tenersela a dispetto dei due terzi della popolazione anti-russi, oggi è chiaro a tutti che il suo obiettivo è conservare il Donbass e la striscia sul Mar Nero, a presidio della Crimea. Se anche fosse vero che Zelensky pensa ciò che dice, e cioè che la controffensiva di primavera (annunciata a inizio inverno e forse pronta a inizio dell’estate) riconquisterà tutti i territori occupati dai russi, pari a un sesto del Paese, oggi è chiaro a tutti che si tratta di una pia illusione, come ripetono da mesi il Pentagono, il capo di Stato maggiore Usa Milley, quello italiano Cavo Dragone e persino le autorità più avvedute di Kiev. Perché dunque Usa, Nato e Ue non colgono al balzo le proposte di pace della Cina e del Papa per inchiodare Russia e Ucraina al tavolo dei negoziati? Si potrebbe partire dal principio di autodeterminazione dei popoli, lasciando che siano le popolazioni dei territori contesi a scegliere da chi vogliono essere governati, con un referendum garantito da Onu e Osce. Invece, pur sapendo che la controffensiva ucraina e la contro-controffensiva russa porteranno solo altre mattanze senza ribaltare lo status quo, le cancellerie occidentali preferiscono attendere altri mesi, cioè altre decine di migliaia di morti, prima di fare ciò che subito salverebbe tutte quelle vite e un anno fa, avrebbe risparmiato lutti a 200 o 300 mila famiglie russe e ucraine.
Questo attendismo cinico e criminale ha una sola spiegazione razionale: l’interesse di Biden di allungare la guerra per procura per i suoi sporchi interessi economici sulla pelle dell’Europa ed elettorali sulla pelle degli ucraini. Ma vale per gli Usa, non per l’Ue. Qui il solo a prendere sul serio l’iniziativa cinese è Macron, che avrebbe bisogno di sponde oltre a quella traballante del Sor Tentenna Scholz. Se l’Italia si spostasse su quell’asse mollando quello oltranzista anglo-american-polacco, ribalterebbe gli equilibri fra partito della guerra e partito del negoziato (che potrebbe anche limitarsi a un cessate il fuoco infinito senza trattati, come quello fra le due Coree). Perciò è non solo giusto, ma anche utile pressare il governo perché smetta di inviare armi. Dire che dovrebbe premere anche su Putin perché si ritiri non ha senso: Putin lo votano i russi; i guerrafondai Meloni, Salvini, B., Schlein, Renzi e Calenda li votano gli italiani. E se il “nuovo” Pd, come già Conte e Fratoianni, si schierasse contro le armi e per il negoziato, costringerebbe Lega e FI a smarcarsi vieppiù dal bellicismo meloniano. Oggi, come il 5 novembre in piazza San Giovanni a Roma, abbiamo un’altra occasione di farci sentire partecipando alla Staffetta per la Pace in tutta Italia e firmando i referendum anti-armi. Non sprechiamola.