Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 17 gennaio 2023
Arresto travagliato
Oh bella!
L'Amaca
Ritratto e sospetti
Il personaggio
I misteri
dello stragista
che non volle
diventare re
L’ascesa con il sangue e il tritolo. Ai picciotti confidava: “Con le persone che ho ucciso posso farci un cimitero” Poi trent’anni di latitanza da manager della Mafia spa
È l’ultimo degli stragisti. L’ultimo capo corleonese latitante. Matteo Messina Denaro ha finalmente un volto e una forma. In questi trent’anni è riuscito a stare al riparo dall’arresto diventando quasi invisibile, anche agli stessi mafiosi dell’ultima generazione. In tutto questo tempo il capomafia ha voluto far credere di essere etereo, evanescente, una sorta di presenza intangibile. E chi aveva bisogno di lui arrivava anche a inginocchiarsi, ad alzare lo sguardo al cielo e con le mani giunte, come se si raccogliesse in preghiera, a chiedere la sua grazia o il suo “miracolo” di moltiplicare i beni, e i piccioli. Una latitanza che è stata funzionale anche alla strategia di Cosa nostra, quella dell’immersione, dell’invisibilità, quella di tentare di far dimenticare l’esistenza della mafia, almeno dall’agenda della politica. E lo ha fatto evitando omicidi eccellenti, nuove stragi e attentati. E silenziando le armi. E in parte è riuscito in questa operazione.
Poi sono arrivate anche le stragi di Falcone e Borsellino, in cui ha avuto un ruolo determinante accanto a Riina, e infine le bombe a Roma, Milano e Firenze nel 1993. E quindi l’inizio, il 2 giugno 1993, della sua latitanza, dove ha trasformato tutto, compreso la sua personalità e il suo modo di agire. In questa data inizia ufficialmente la latitanza del boss perché accusato di omicidi per la prima volta dal collaboratore di giustizia Balduccio Di Maggio. Il boss trapanese però è già irreperibile.
L’ascesa di Matteo Messina Denaro dentro l’organizzazione comincia nel momento in cui il padre, anche lui un capomafia, è costretto alla latitanza e i suoi movimenti sono limitati da una malattia. In questo modo U Siccu è di fatto reggente della provincia mafiosa di Trapani: prenderà il posto del capofamiglia, parteciperà alle riunioni, diventando il vertice del mandamento.
Decine i feriti. Danni al museo. Due mesi dopo altri tre attentati, quasi in contemporanea. Alle 23,14 del 27 luglio, in via Palestro a Milano, una Fiat Punto esplode davanti al Padiglione d’arte contemporanea facendo cinque vittime e dodici feriti. Poco più tardi due autobombe esplodono a Roma dopo la mezzanotte davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano e davanti all’antica chiesa di San Giorgio al Velabro: ventidue i feriti oltre i danni alle due chiese.
La necessità di gestire e implementare questi rapporti ha da sempre costituito uno degli scopi principali dell’organizzazione: è stata e continua a essere una priorità assolutamente imprescindibile. Alla mafia tradizionale si è infatti affiancata la nuova mafia, impegnata nell’accumulazione della ricchezza e attivanei mercati legali. Capo indiscusso ne è Matteo Messina Denaro. Ed è pericolosa e insidiosa. U Siccu è riuscito a renderla moderna, pur mantenendo le caratteristiche tipiche di Cosa nostra. Nel territorio in cui opera non si ricorre all’imposizione indiscriminata del pizzo e nel corso dei decenni, in particolare dopo le stragi, Cosa nostra ha manifestato questa sua straordinaria capacità di cambiare pelle, di adeguare le scelte strategiche all’evolversi degli eventi, ampliando progressivamente il proprio profilo imprenditoriale.
lunedì 16 gennaio 2023
On board
Palesemente non abile a vivere alla giornata, trastullatomi ondivagamente entro i meandri dell'alba, avverto una frustrazione insana ogniqualvolta capiti di cercar qualcosa, come ad esempio i risultati di un controllo oculistico che ero certo aver depositato in loco sicuro ma che, al momento del rintraccio, ho scoperto non esserci più!
E allora oltre al pil è salito il malumore mattutino, mordace presentimento della palese giornata in attesa, che non soffro né fatico a definire di merda, foss'altro che di suo il lunedì già congloba in sé gli stereotipi canonici per definir il dì in fattezze merdose.
L'ordine di cose e avvenimenti non si confà allo scrivente, mannaggia! Ripongo ad minchiam qualsiasi oggetto o pensiero al suono sirenico e mefitico traducibile in "questo lo metto qui che poi almeno lo ritrovo", un effimero e idiotico metodo per tralasciar ogni cosa, ogni aspetto sano e frizzante della vita mea, tra l'altro molto più relativizzata ai tre quarti che a metà, visto il passar degli anni sciapi ed inconcludenti farciti dall'aggressiva ingraviscentem aetatem che nessun mortale potrà sviare, e allocco ancora nell'atteggiamento fanciullesco porgendomi traguardi di lettura, apprendimento, riflessione che lo spolvero incipiente della canizie fagociterà senza alcun rimorso, o vendetta.
Perder tempo è stata la via maestra della mia esistenza, il trastullo fine a se stesso il faro, l'anfitrione asfissiante di tante beltà! Non potrò mai contemplare tante bellezze greche, latine, italiche, non conoscerò a fondo vati e scrittori illuminanti, avendo lasciato il mio destino in mano alla pochezza insignificante del vacuo, dell'effimero, del vaporizzante.
M'agghiaccio per l'ormai palese impotenza nel constatare quanto tempo abbia sprecato per alimentare la parte peggiore di me, insaziabile, sogghignante, sfarfallio insapore del bieco, del pressapochismo.
Inane tra gli inani medito sul mio passato, in questo giorno di merda, avvertendo le risa sfrenate di ciò che, con molta maestria, mi ha smembrato conducendomi al nulla!
