mercoledì 9 novembre 2022

Feltri

 

Un altro confine
di Mattia Feltri
L'aria sta cambiando, ha detto Matteo Salvini perché una delle navi in attesa a Catania è partita per la Francia, dove saranno fatti sbarcare tutti. Sulla nave c'erano bambini e casi di polmonite. Su una delle navi erano stati sbarcati i fragili, quelli la cui salute è a rischio. Il resto, secondo il ministro Piantedosi, è «carico residuale». Fra il «carico residuale» il deputato Angelo Bonelli ha trovato un minore di cui non si era accorto nessuno. È stato fatto scendere. Le autorità sanitarie, ha detto ancora Bonelli, non si erano nemmeno accorte di una epidemia di scabbia. Si attendono decisioni. Il comandante di una delle navi, intimato a lasciare subito il porto, non lo ha lasciato perché dice di non poterlo fare sinché avrà gente a bordo, e si è rivolto al Tar. Si attende il Tar. Due migranti si sono buttati in mare per raggiungere terra, uno aveva trentanove di febbre ed è stato ricoverato. L'altro aspetta sul molo che gli lascino raggiungere la moglie e le quattro figlie. A Catania no, ma a Reggio Calabria da una nave sono stati fatti scendere tutti. A Catania i pakistani hanno cominciato lo sciopero della fame. Il governo italiano chiede supporto dalla Ue che risponde («a malincuore»): avete torto, fateli scendere. Si ricorda che il novanta per cento dei migranti che arriva via mare, arriva sulle navi di Guardia di finanza e Guardia costiera, il dieci per cento su quelle delle Ong. La Asl di Catania ha trovato la soluzione sanitario-legale per farli scendere tutti: c'è un «elevato rischio psicologico». Per dire, cari amici del governo, che dovreste soprattutto difendere i confini fra la cattiveria e il ridicolo.

Accordi Travagliati

 

La sinistra di destra
di Marco Travaglio
La sera delle elezioni, il Commentatore Unico convergeva su un punto: il Pd di Letta aveva regalato l’Italia a Meloni perché non si era alleato con i 5Stelle di Conte. Cioè perché aveva dato retta al Commentatore Unico che gli intimava non allearsi con i 5Stelle di Conte. Che, com’è noto, erano morti e sepolti, diversamente dai trascinatori di folle Calenda, Renzi, Di Maio e Tabacci. In pratica, il Commentatore Unico rimproverava al Pd di Letta di averlo ascoltato, anziché ignorarlo o consultarlo per fare l’opposto. Ora, senza che nulla sia cambiato se non l’ulteriore avanzata del M5S e l’ulteriore picchiata del Pd, con agile balzo torna allo status quo ante 25 settembre. E ricomincia a sostenere che, se Pd e M5S si rimettono insieme (cosa che peraltro non sta accadendo), sarà peggio per loro e meglio per Meloni. In che senso Meloni dovrebbe gioire per l’unione di due avversari che insieme la batterebbero, non è chiaro. Ma nulla ha un senso nei commenti del Commentatore Unico.
Se dal 25 settembre a ieri trovava strano che Pd e M5S, diversamente dalle tre destre, corressero divisi, ora trova strano che si alleino. Anzi non usa mai la parola “alleanza”, perché ha un sapore positivo: dice che il Pd sarebbe “guidato” ed “egemonizzato” dai 5S (Stefano Folli, Rep) e, a furia di “inseguirli” o “scivolare per inerzia” verso Conte, si ritroverebbe un “gruppo dirigente postcomunista” di “estrema sinistra” (quei brigatisti rossi di Bersani, Speranza e Bettini) per “un’alleanza estremista e minoritaria col grillismo” (Massimo Franco, Corriere). “Una sinistra per la quale il pacifismo e le suggestioni anti-Nato, il Reddito di cittadinanza, la sintonia con frange dell’associazionismo cattolico (tipo la frangia del Papa, ndr) dovrebbero essere la bussola politica” (ancora Franco). Una sinistra di sinistra, ecco: per dire il pericolo che corriamo. Una sinistra che “lascerebbe a Meloni la ragionevole speranza di governare a lungo” (ancora Folli). Quindi, se Pd e M5S corrono divisi, vince Meloni; se invece corrono uniti, vince Meloni. E, qualunque cosa accada, è colpa di Conte, lapidato prima perché era morto, ora perché è vivo. Di chi è la colpa del no di Letta alla Moratti? Di Conte, che non l’ha manco nominata. Però esiste ed è un bel guaio: senza di lui, il Pd potrebbe tornare a schierare contro la destra gente di destra con programmi di destra “guidando la riscossa a Milano e Roma” (Folli). È lui che, ostinandosi a non defungere, impedisce alla sinistra di passare definitivamente a destra. Non è meraviglioso? Prima di affogare nel ridicolo, questi buontemponi dovrebbero finalmente fare outing: “A noi non frega nulla di chi vince e di chi perde. Noi odiamo Conte perché lui non obbedisce ai nostri padroni e noi sì”.

L'Amaca

 

Se l’è andata a cercare
DI MICHELE SERRA
Il vero problema di questo governo è che quasi ogni suo gesto è scontato. Non ci si può aspettare altro, come se esistesse un’agenda Meloni-Salvini già scritta, parola per parola, molto prima delle elezioni, e per la cronaca anche ben prima dell’agenda Draghi.
Il comportamento molto disinvolto (per dirla con educazione) sul caso Regeni è l’ennesima conferma. Nel senso che ricalca pari pari un’impostazione, diciamo così, brutalmente distratta, una specie di andreottismo però senza la cipria democristiana a nasconderlo e ammorbidirlo. L’indignazione per quell’omicidio di Stato, tutti quei cartelli, quei sit-in, quelle prese di posizione, quella partecipazione al lutto, erano roba da studenti di sinistra, da sindaci e assessori che sono andati a impelagarsi nel ginepraio dei diritti umani, da conduttori televisivi che amano ben figurare con il loro pubblico di anime buone.
Di sinistra, del resto, era anche quel giovane ricercatore che si impicciava di cose più grandi di lui, i diritti sindacali in Egitto, ma figurati un po’, chi glielo ha fatto fare, se l’è andata a cercare. La destra, con i suoi giornali così elegantemente confezionati, l’aveva già fatto notare, che la politica internazionale non è un pranzo di gala, e che se questo Regeni era diventato una specie di martire della ricerca sul campo la cosa non doveva riguardare i nostri rapporti commerciali, con tutte le aziende e le partite Iva che lavorano con l’Egitto.
Sono ubbie della sinistra, queste dei diritti, impicci emotivi. Nell’agenda Meloni-Salvini, alla voce Regeni, c’era già scritto, da tempo, “sorvolare”. Detto fatto, la coerenza ha vinto.

martedì 8 novembre 2022

Regeni chi?

 


Letizia travagliata

 

Perfetta Letizia
di Marco Travaglio
In questa eterna gara a chi fa peggio, non si sa se sia più indecente la Moratti a candidarsi in Lombardia contro le destre di cui è stata fino all’altroieri la vicepresidente dopo esserne stata la presidente Rai, la ministra dell’Università, la sindaca di Milano, la candidata al Colle e l’aspirante presidente della Regione; o il duo Ollio & Ollio a caricarsela e a stalkerare il Pd perché se la accolli; o il trust dei giornali di casa Elkann & De Benedetti a spacciarla come la soluzione ideale per il Pd. Diciamo che il match a tre finisce ex aequo e occupiamoci degli elettori progressisti, che non vedono l’ora di votare la compagna Letizia per una serie di decisive ragioni. 1) Da presidente Rai nel 1994, la Moratti piazzò al Tg1 e al Tg2 i berluscones Rossella e Mimun, poi cacciò da capo della concessionaria pubblicitaria Sipra Edoardo Giliberti, che si era permesso di far concorrenza alla berlusconiana Publitalia con utili da record; lo rimpiazzò con Antonello Perricone, ex amministratore Publitalia; e teorizzò che “la Rai dev’essere complementare alla Fininvest”: non concorrente, sennò B. s’incazzava. 2) Da ministra dell’Università, oltre a distruggerla con una riforma demenziale e tagli selvaggi, siglò un accordo con Poste per prenotazioni, acquisti e consegne dei libri scolastici forniti in esclusiva da Mondolibri, cioè da Mondadori della famiglia B.. 3) Nel 2006 chiamò le destre in piazza contro Prodi che non militarizzava abbastanza Milano contro il presunto boom della criminalità.
4) Nel 2007 aderì al Family Day col marito Gianmarco, ovviamente divorziato. 5) Nel 2006 si unì alla campagna di B. che rifiutava di riconoscere la vittoria di Prodi e gridava ai brogli, e sostenne addirittura che “al Senato abbiamo 2 milioni di voti in più dell’Unione” (maxi-balla). 6) Da sindaca buttò fiumi di denaro pubblico in incarichi e consulenze inutili e fu condannata nel 2017 dalla Corte dei Conti, col vice De Corato e 20 fra assessori e funzionari, a risarcire il Comune con 1,9 milioni (di cui 591 mila euro in proprio) per “grave colpevolezza” e “scriteriato agire, improntato ad assoluto disinteresse dell’interesse pubblico alla legalità e all’economicità della funzione”. 7) Nel 2011 si ricandidò a sindaca e accusò il suo avversario Giuliano Pisapia di essersi salvato 30 anni prima per amnistia da una condanna per terrorismo e rapina (una mega fake news: Pisapia aveva rinunciato all’amnistia ed era stato assolto nel merito). Da vicepresidente e assessora regionale, oltre a perpetuare i favori alla sanità privata, gestì malissimo il Covid e giunse a chiedere al commissario Arcuri di ripartire i vaccini fra le Regioni anche in base al Pil. A questo punto, se dovesse dimettersi da ministra, meglio la Santanchè: è molto più di sinistra.

COP loro

 




Ragogna