venerdì 23 settembre 2022

Menefreghista



Da sempre senza alcun ritegno, continua ad usare aerei privati infischiandosene di tutto e tutti, ma quello che stupisce è quel trepercento che ancora lo ritiene un politico!

Happy happy!

 


Amaca da attenzionare

 

Quelli che non lo vedono
DI MICHELE SERRA
Il tentativo di censire i fascisti nel centrodestra, candidati e non, è un’impresa disperata. Sono tanti, alcuni bene attivi e altri “in sonno” per cautela elettorale. Ci sono sempre stati, non sono un’anomalia, sono un connotato permanente della fisionomia politica italiana. Dal culto del capo a quello della prestanza fisica, dallo spregio per i popoli inferiori alla retorica patriottarda, dal maschilismo all’odio per il “culturame”, gli ingredienti sono vecchi come il cucco e non basta qualche tatuaggio, qualche coretto di curva o qualche crapa rasata per rammodernare il copione.
Il vero problema politico sono gli altri (che sono molti di più). Sono le moltitudini che li voteranno perché “non è un problema” o perché “sono cose del passato”. Sono quelli che non sentono l’odore, che non riconoscono lo spirito di prevaricazione e di minaccia, che non capiscono perché se ne discute tanto, che considerano strumentale ogni riferimento alla Costituzione (che è antifascista) e al fascismo (che è anticostituzionale).
Il vero problema è la destra presentabile, moderata, mainstream, che per trent’anni ha glissato sul ruolo eversivo del neofascismo, le tenebrose trame della P2, le bombe e le stragi che precedono il terrorismo rosso e sono, nei fatti, l’innesco degli anni di Piombo. Un processo di rimozione storica nemmeno intenzionale, più che altro frutto di comodità culturale, di pigrizia etica.
Hanno vinto loro, il fascismo è ben metabolizzato dal corpaccione indolente del Paese. È un problema solo per noi antifascisti, che non siamo la maggioranza e forse non lo siamo mai stati.

Classifica Travagliata

 

Scusario Aggiornato
di Marco Travaglio
La difesa di Romano La Russa per il saluto omonimo entra di diritto nella top ten dello Scusario Politico: “Chi vuol confondere il rito del ‘presente’ col saluto fascista è ignorante: ignora una tradizione militare che vige da secoli”. Poi taglia la testa al toro: “Eravamo 15 vecchi rincoglioniti”. Ma purtroppo non si coordina col suo partito, FdI (e quale sennò?), che in una nota nega il gesto ammesso dallo stesso autore rincoglionito: “Emerge con chiarezza che il movimento del braccio di Romano non ha nulla a che fare col saluto fascista, ma al contrario testimonia il suo invito ai presenti ad astenersi dal saluto”. Dalle due versioni e dal video si deduce che il La Russa minor saluta romanamente per dissuadere gli altri dal farlo. Lui è così: per evitare che uno si metta le dita nel naso, se le mette lui; e, per scongiurare il rischio che qualcuno orini dal balcone, orina lui. Così ci costringe ad aggiornare la classifica dello Scusario, insidiando il primo posto a B., che lo deteneva per le scuse su Ruby (marocchina) “nipote di Mubarak” (egiziano) e sui bonifici milionari: “La pagavo perché non si prostituisse” (essendo il pagamento il requisito della prostituzione, quell’alibi inaugurò la corrente del Dadaismo Penale).
Terzo Claudio Scajola, che si dimette “perché un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri senza saperne il motivo” (testuale). Quarto Matteo Orfini, sui rapporti fra il Pd e il duo Buzzi-Carminati: “Buzzi era insospettabile e incensurato” (a parte un ergastolo per aver assassinato un collega con 34 coltellate) e, quanto a Er Cecato (ex Nar ed ex Banda della Magliana), sono “i servizi segreti che non si sono accorti di cosa faceva” (potevano regalargli il dvd di Romanzo criminale). Quinta Lella Paita, che in Liguria straperde con Toti e spiega: “Alla città di Genova le donne non sono mai piaciute”. Sesta Alessandra Moretti che, doppiata da Zaia in Veneto, se la prende con Renzi, cioè col segretario e premier che l’ha candidata: “Ha pesato il giudizio negativo sul governo”. Settima Marianna Madia, accusata di aver copiato intere pagine della tesi di dottorato: “È come dire che plagia Pitagora chi usa il teorema” (sì, ma se spacci il teorema di Pitagora per teorema di Madia, è plagio). Ottavo Giorgio Napolitano che tenta di non testimoniare sulla Trattativa perché “non ho nulla da dire” (come se lo decidesse lui, non i pm: infatti poi parla tre ore). Nono Attilio Fontana sui 5 milioni in Svizzera gestiti da due trust alle Bahamas: “Era una cosa purtroppo di moda”. Decimo Francesco Schettino che incolpa del naufragio non il suo folle inchino, ma “uno sperone di roccia che non doveva essere lì” (s’è spostato?). Però, stranamente, non è un politico. Non ancora.

Premio Estika!

 


giovedì 22 settembre 2022

Così tanto per dire!

 

Delimobil, 40.000 euro a Renzi dal gruppo di Mosca



Il 24 febbraio, subito dopo l’annuncio dell’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin, Matteo Renzi ha fatto sapere di essersi dimesso il giorno stesso dal consiglio d’amministrazione della Delimobil. Si tratta di un’azienda russa di servizi di car-sharing, presente anche in altri Paesi come Repubblica Ceca, Bielorussia e Kazakhstan. Fondata e controllata da Vincenzo Trani, italiano residente da anni a Mosca e capo della Camera di Commercio italo-russa, Delimobil ha come suo secondo azionista il gruppo Vtb, seconda banca di Stato russa, considerata la più vicina a Putin e anche per questo finita sotto sanzioni di Usa e Ue già nel 2014 in seguito all’annessione della Crimea.

Oltre a detenere il 13,4% del capitale attraverso la controllata cipriota Nevsky Property Finance Ltd, la banca del Cremlino è anche una delle maggiori finanziatrici del gruppo presieduto da Trani: a giugno del 2021 ha infatti dato il via libera a una linea di credito da 75 milioni di dollari. Renzi è entrato nel board di Delimobil nell’agosto del 2021, quando la società, registrata in Lussemburgo, stava cercando di ottenere il via libera dalla Sec (la Consob americana) per quotarsi a Wall Street. Ma quanto ha guadagnato lecitamente il senatore italiano nei sette mesi circa in cui ha rivestito il ruolo di consigliere d’amministrazione di Delimobil? Un’informazione rilevante, visto che Renzi è un politico che avrebbe ricevuto denaro russo, lecito e tracciabile, e la società privata per cui ha lavorato è partecipata da un’azienda di Stato straniera.

Né il leader di Italia Viva né Delimobil hanno fornito informazioni utili in ordine all’ammontare dei pagamenti, ribadiamo legittimi e regolari. Fonti vicine all’ex premier però precisano: “Non era uno stipendio mensile, ma un’indennità annuale. Renzi si è dimesso appena è scoppiata la guerra, avrebbe potuto guadagnare molto di più dato che il contratto durava più anni”.

Così come per gli altri consiglieri d’amministrazione, infatti, il mandato di Renzi scadeva nel 2024. Tre anni di lavoro che avrebbero assicurato al leader di Italia Viva un incasso complessivo compreso tra 200 e 230 mila euro, calcolato partendo dall’unico dato reso noto pubblicamente dalla società partecipata dalla banca di Stato russa. “Il compenso aggregato da corrispondere ai nostri dirigenti e amministratori esecutivi per l’anno conclusosi il 31 dicembre 2020 è stato di 83 milioni di rubli”, si legge nel prospetto depositato alla Sec per la quotazione a Wall Street (progetto poi sfumato). Secondo quanto abbiamo potuto ricostruire, il tasso di cambio rublo/euro da applicare è quello di ottobre 2021, quando il prospetto è stato presentato alle autorità americane. Risultato: 83 milioni di rubli equivalgono a 1 milione di euro. È questo il compenso complessivo che Delimobil ha riservato in totale per tutti i membri del suo cda e per i suoi amministratori esecutivi nel 2020. La stessa cifra, secondo fonti accreditate, è stata spesa anche nel 2021 e nel 2022. Ai componenti del consiglio d’amministrazione spetta solitamente il 60-70% del totale, quindi 600-700 mila euro all’anno. Siccome i componenti del board sono nove e il compenso è generalmente lo stesso per tutti, significa che la somma annua lorda per ognuno di loro è compresa tra i 66 mila e 77 mila euro.

Il senatore Renzi non ha incassato, però, tutti questi soldi, visto che ha fatto parte del board di Delimobil da agosto del 2021 al febbraio del 2022. Sono sette mesi, equivalenti a una indennità complessiva lorda compresa tra 38.500 euro e 45.500 euro. Questo è quanto il politico italiano dovrebbe aver guadagnato da Delimobil. Non molto rispetto a quanto avrebbe potuto ricevere se fosse rimasto nel cda fino alla scadenza.

Quell'immenso numero

 

Una società svizzera, loro si che se ne intendono, ha stabilito la cifra globale della ricchezza, ovvero quanto grano giri per il globo: sedetevi e rilassatevi, la cifra a detta dei custodi di nefandezze, risulterebbe essere di 463.000.000.000.000.000 di dollari! Non so se l'ho scritto bene, data la vastità, ma in lettere trattasi di 463mila miliardi di dollari. Estikazzi! 

Ma la notizia, per così dire, è un'altra! Sapete come è ripartita questa cifra? Cioè come il pensiero libero o quello dittatoriale o quello che finge di essere a servizio dell'uomo, mentre in realtà sotto sotto scava per aumentare le disparità, e che è la maggioranza attualmente operativa, di questa umanità affacciatasi nel terzo millennio, per molti versi evoluta e all'avanguardia, ha saputo distribuire tale tesoro, per così dire comune? No? Ve lo dico io: l'uno percento della popolazione mondiale detiene quasi la metà della moltitudine di miliardi di cui sopra, e il 99 percento si spartisce la restante metà. 

Ovvero: 62milioni e spiccioli di esseri umani si sono accaparrati più o meno onestamente circa 230mila miliardi, la restante popolazione, circa 6,5 miliardi, si spartisce l'altra metà per una cifra stimata di 35mila dollari, che poi non è così perché moltissimi vivono con circa 1 dollaro al giorno. 

Bene! Non aggiungo altro. Meglio pensare allo sport, alle vicine elezioni, all'inverno minaccioso che si sta parando davanti. Al grande fratello vip da poco iniziato. Al montepremi del superenalotto. A tutto meno che a queste evidenze statistiche, che delineano un panorama tristissimo di una moltitudine di inani ed allocchi. Che siamo noi.