giovedì 9 giugno 2022

Pro Marietto!


“In vista delle prossime elezioni italiane, un cambiamento nella coalizione al governo è probabile che rafforzi l’incertezza sull’implementazione del Recovery Found, il suo impatto sulla crescita e il suo rapporto alla sostenibilità del debito.” 
(Rapporto di Goldman Sachs)

Orsù da buoni e bravi scolaretti, uniamoci nell’afflato amorevole confermando Marietto quale capo aureo del futuro governo! Ce lo chiede, o forse impone, la grande ed umana banca d’affari americana Goldman Sachs, dove tra l’altro Marietto imparò meravigliosamente dal 2002 al 2005, la nobile arte di lanciare brioches a noi fieri e remissivi coniglietti di corte!

Grande Pino!

 

Referendum pro impunità nella culla delle 4 mafie
DI PINO CORRIAS
Siamo il Paese delle quattro mafie, un unicum nell’Occidente, con relativo appalto del territorio, controllo sul lavoro e sulle trasversali omertà. Siamo il paese dell’evasione fiscale generalizzata, dell’economia sommersa, dell’“abusivismo edilizio per bisogno” e persino del “contrabbando per necessità”. Il crocevia di armi, droga, prostituzione, traffico di immigrati. E insieme siamo il Paese dove una larga parte della classe politica, non bastando la magistratura a farsi la guerra allo specchio, raccoglie le firme contro l’intero ordinamento giudiziario, provando a disinnescarne un altro pezzo, da conferire al cassonetto della democrazia differenziata.
Ci sarà una relazione tra questi fattori in gioco nel prossimo appuntamento referendario? I volenterosi Radicali, che praticano i diritti civili da una cinquantina d’anni, per amore dell’ideale disinteressato e della bella politica, fanno finta di non accorgersene. O non se ne accorgono per davvero, distratti come sono dal fervore con cui custodiscono il loro passato. La loro battaglia garantista – legittima come ogni altra battaglia, discussa, discutibile; quella per la fine vita ammirevole – si incrocia con tanti altri interessi che con il garantismo non c’entrano un bel nulla. Ma che si mettono in scia, sfruttano l’onda, assecondano per mimesi. Mentre loro guardano altrove, credendosi furbi.
Combattere il lavoro dei magistrati fino a fermare le indagini è uno dei principali obiettivi della criminalità organizzata dai tempi di Lucky Luciano, fino a Riina e oltre. Lo hanno fatto (e lo fanno) con la corruzione, il piombo, il tritolo. Con il depistaggio, la minaccia, il ricatto. Talvolta con alleanze spericolate, ma sempre con il sopruso violento e il sangue a disegnare il punto finale di ogni iniziale intenzione. Per loro ogni indagine è un intralcio. Ogni sentenza, un atto di guerra, con esito mortale.
La politica e i politici che ingaggiano l’assedio al potere giudiziario, agiscono con più decenza. Non sporcano (quasi mai) il pavimento o l’asfalto. Non interferiscono (quasi mai) con i codici. Maneggiano il canestro di parole a loro disposizione, la sintassi delle alleanze, il potere retorico che il loro ruolo consente. E che usano per orientare l’opinione pubblica con la costanza della goccia che cade. Inducendo, giorno dopo giorno, al permanente sospetto che la Giustizia sia sempre esercitata da un inaffidabile giustiziere, specie quando condanna troppo poco lo scippatore che strappa e sempre troppo l’assessore che sbaglia. Che sia scorretto quando rallenta per pigrizia o ignavia l’indagine, il processo, la sentenza. E irresponsabile quando accelera per accanimento. Quando assolve per contiguità politica, o quieto vivere. E quando condanna per ostilità ideologica.
È dai tempi della divisione dei poteri che la politica moltiplica le sue campagne di propaganda contro lo “strapotere senza controlli” della casta togata. Che cavalca con la massima forza possibile, gli errori giudiziari. Che chiede più giustizia per le vittime a ogni assoluzione. E più rigore, più carcere, più severità per gli ordinari colpevoli.
Succedeva ai tempi bianchi della Democrazia cristiana non indagabile. E a quelli forsennati di Bettino Craxi. Succede in questi tempi di deriva berlusconiana, che poi sarebbe la battaglia (provvisoriamente) finale, vista l’anagrafe del principe imputato.
I referendum sono l’occasione da sfruttare. Importa a nessuno – tranne forse ai Radicali e ai 132 avvocati in Parlamento – che siano destinati al senza quorum per naturale oblio delle urne. L’importante è la goccia che scava. Anzi il martello che picchia. Chiamando a raccolta tutti i volenterosi, dietro alle batterie di avvocati, onorevoli, sottosegretari, ministri, ingaggiati da una trentina d’anni a fronteggiare le accuse all’Arcoriano apripista e ai suoi seguaci. Tutti pronti a recitare il copione per quotidiane programmazioni televisive. Tutti disponibili a varare leggi fabbricate per disinnescare i processi, allungarli il più possibile, per poi lamentarsi della giustizia ingiusta che cammina troppo lenta. E finalmente cancellarli. Quando, invece della ghigliottina, ai processi servirebbero assunzioni, computer e la deforestazione delle 100 mila leggi italiane, per restituire loro un tempo ragionevole. Come accade ovunque in Europa, al di là di Chiasso.
Ma non è la ragionevolezza che si va cercando. Semmai il rendiconto per quella lontana interferenza dell’anno 1992 che grazie alle inchieste e ai processi di Mani pulite, trasformò la geografia di quei partiti in una storia di cronaca giudiziaria, diventata una leggenda nera. Non deve più accadere dice lo statuto degli eredi: sarà una lunga guerra di trincea, i referendum sono solo un rinfresco.

Solita musica e coppola!

 


Palermo: patto di FI col boss “Potente io, potenti pure voi”
GLI ARRESTI - In cella Pietro Polizzi, in lizza al Comune, e il ras Agostino Sansone I pm: “Voto di scambio”
DI SAUL CAIA
Un macigno piomba sulla coalizione di centrodestra di Roberto Lagalla a quattro giorni dalle elezioni comunali di Palermo, con Forza Italia che già grida vittoria (“Il professor Lagalla è il più preparato e farà il botto, vedrete”, ha detto Marcello Dell’Utri). Eppure ieri un candidato azzurro, Pietro Polizzi, è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Secondo la Dda di Palermo coordinata da Paolo Guido, Polizzi avrebbe chiesto l’aiuto elettorale di Agostino Sansone, già condannato in via definitiva per mafia nel 2003, e sorvegliato speciale all’obbligo di soggiorno per tre anni. A mediare sarebbe stato Gaetano Manlio Porretto, anche lui arrestato, che avrebbe organizzato un incontro tra il mafioso e il politico lo scorso 10 maggio nel quartiere di Passo di Rigano.
Sansone appartiene a una famiglia di costruttori, ritenuta da diversi collaboratori di giustizia e da sentenze passate in giudicato, una delle “più fedeli e fidate sodali di Totò Riina”, il Capo dei Capi.
Dall’incontro emerge l’interesse di Sansone a fissare, con l’intermediazione di Polizzi, “un appuntamento con un terzo” soggetto. Un individuo “non meglio specificato” negli atti. Ma per farlo serve tempo, perché in mezzo ci sono le elezioni. “Il 2 giugno non mi devi domandare niente perché non ti ci accompagno – dice Polizzi –, il 12 dobbiamo aspettare, bordello c’è!” “Me lo immagino!”, risponde Sansone. “Il 14, 15 ci andiamo, che problema abbiamo!”, spiega il candidato. L’oggetto della conversazione è un personaggio, di cui gli indagati non fanno il nome e sul quale gli inquirenti stanno già lavorando, che secondo Polizzi sarebbe “fortissimo” su “tutta Palermo”. A quel punto, il candidato “abbassa il tono della voce e scandendo lentamente le parole” rivolge a Sansone “una espressione – scrive il gip Alfredo Montalto – che icasticamente sintetizza l’essenza del vero e proprio patto di scambio politico-mafioso: ‘Se sono potente io siete potenti voi altri!’”. Polizzi, aggiunge il gip, sarebbe stato “ben consapevole dello spessore mafioso” di Sansone, e con fiducia lo informava che avrebbero raggiunto un “successo elettorale”. “Nel senso che ce la facciamo! Perché con mio zio Eusebio ho fatto un sacco di cose ‘duoco’ (lì, ndr) all’Ast, quando hai bisogno all’Ast… la moglie è candidata di Miccichè”, dice Polizzi. “All’Uditore forse…”, domanda Porretto. “Tutta Palermo, a lei devi votare!”, risponde Polizzi.
Il riferimento è a Eusebio Dalì, vicedirettore dell’Azienda Sicilia Trasporti (Ast), e alla moglie Adelaide Mazzarino, candidata con Forza Italia in tandem con Polizzi (né Dalì né Mazzarino sono indagati). Nel corso del loro incontro, i tre fanno riferimenti ai trascorsi della famiglia Sansone, più volte coinvolta in inchieste giudiziarie, che però, parafrasando un tipico proverbio siciliano, si sarebbe inabissata per poi riemergere (“siamo stati iunco… ci siamo calati alla china!”). “Un cristiano solo non vale neanche una lira!”, dice il boss a suggellare l’unità di intenti. Polizzi si sarebbe interessato anche della cognata di Sansone, compagna del fratello Giuseppe Sansone, condannato per mafia a 11 anni e 8 mesi di reclusione.

L'Amaca

 

Viva Elisa abbasso Cirillo
DI MICHELE SERRA
Uno fa lo sfoglio quotidiano delle notizie, e si imbatte in femminicidi annunciati a Vicenza, risse sanguinarie a Rimini, teen-ager nazisti che bullizzano una scrittrice africana a Lucca, attentati e guerre prima e dopo i pasti, il miserevole politico russo che scimmiotta il miserevole prete Cirillo e definisce «depravati» gli occidentali e in quanto tali da eliminare in massa, le lacrime da coccodrillo degli americani davanti alle bare dei loro bambini, insomma il solito, ricco florilegio di cose abominevoli che l’informazione sente il dovere di fornire ai suoi clienti.
Poi, per caso, attraversando i gironi infernali però senza Dante, dunque senza nemmeno l’ausilio della bellezza, si clicca su Elisa che canta, a Milano, Whole Lotta Love dei Led Zeppelin quasi meglio degli Zeppelin, anzi, la dico tutta, forse meglio degli Zeppelin, e ci si domanda: ma appartengono alla stessa specie, Elisa e gli squallidi assassini, le squallide mattanze, la squallida sopraffazione di cui sopra? Sì, appartengono alla stessa specie, che poi sarebbe la nostra.
Come è possibile che l’essere umano possa dare e togliere con la stessa disinvoltura, la stessa frequenza? Nello stesso secchio peschiamo merda e arte, meschinità e meraviglia. Siamo prodigiosamente intonati (Elisa) e ridicolmente stonati (Cirillo). Siamo la voce umana che regge il ritmo del cielo e siamo il pope che bestemmia Dio. Siamo l’eros spavaldo di Whole Lotta Love (un sacco di amore) e siamo la lugubre religione della guerra. Elisa che canta divinamente gli Zeppelin a un inorridito Cirillo: sarebbe lo scontro finale tra noi e noi.

mercoledì 8 giugno 2022

Sviluppo sano




Percentuali



Dualipa ci informa sul totale degli spettatori che ad oggi hanno visto il suo spettacolo… mumble mumble… visto che ha già una calcolatrice potrebbe moltiplicarlo per 0,34%, quelli cioè che sono andati per sentirla cantare…di fronte…gulp!

Pusillanimi a venti decimali

 


Prendo ad esempio quest'idiota senza alcuna dignità, per portare in risalto la nostra povera ed esigua piccolezza, infinitesimale, da pulci senza alcuna importanza, granelli insignificanti nell'incommensurabile ingranaggio universale. 

Sapete che alcune cifre possono risollevarci il morale, resettando le nostre scialbe ed insulse scale di valori che questo modus operandi obbrobrioso che definiamo capitalismo, pregno di consumismo, alterano sistematicamente facendoci perdere il senso logico della vita? 

Volete un esempio? Ecco il primo numero: 193.333.333,33. Centonovantatremilioni e spiccioli: sono quante volte la nostra esistenza media, 75 anni, è contenuta dentro all'età stimata dell'universo, ovvero tramutandolo in decimali: 0,00000000517241379310. Ora con una posizione così infinitesimale mi domando come imbecilli tipo questo Medvedev possano ancora venire ascoltati e addirittura agevolati nella loro squallida esistenza, senza che qualcuno, inteso gruppo umano, trovi la forza per estirparlo dalla comunità. Ma di cretini come questo russo ce ne sono a bizzeffe in giro, a partire da chi opprime il suo simile, vuoi nei campi agricoli o dentro un bar sfavillante in luoghi inaccessibili ai più. 

Come si possa permettere a pochi di ostacolare una serena esistenza alla totalità degli esseri umani attualmente in vita su questo sassolino, è un mistero che ci porteremmo via con noi, allorché l'astro che ci riscalda aumenterà di centinaia di volte il suo volume per estinguersi trascinando nell'oblio l'intero sistema da lui dipendente, cosa questa che avverrà tra un miliardo e mezzo di anni, ovverossia quando degli attuali umani non vi sarà più ricordo neppure in archivi informatici e protetti così detti eterni, immagazzinanti dati a detta loro per sempre, in realtà caduchi e finiti come tutto ciò che ci circonda. 

Poche persone avranno una microscopica possibilità di resistere al passare dei millenni e,  guarda caso, tutti riferiti all'arte, unica chance per elevarsi sul tempo e sulla storia. 

Per tutti gli altri, anche per quel burattino di Medvedev che vorrebbe ritornare nelle grazie del killer russo, quell'enorme decimale dovrebbe essere faro illuminante la strada maestra coltivante bellezze tramutabili in novità riempenti ogni secondo di questa microscopica fessura che chiamiamo vita.

Orsù davanti allo specchio pro die: "la mia vita ha una valenza sulla storia dell'universo pari allo 0,00000000517241379310" 

Buona giornata pregna a tutti!