martedì 17 maggio 2022

L'Amaca

 

L’economia medievale
DI MICHELE SERRA
La violenza arcaica della guerra evoca scenari pre-moderni: “medievali”, diciamo un poco approssimativamente, per rendere l’idea dell’edificio del progresso che si sfascia, della Storia che si riavvolge su se stessa. Ma, su tutt’altro piano, che cosa pensare di certi scenari dell’economia finanziaria, che sfuggono totalmente al senso comune democratico, pochissime mani dunque pochissime persone che accumulano un potere pure lui pre-moderno, smisurato, autocratico, e al tempo stesso fragile proprio per la sua smodatezza?
Ho letto due o tre volte — per la serie “non riesco a crederci” — l’articolo di Giovanni Pons sul giovane informatico italiano che ha un ruolo decisivo per la tenuta mondiale delle criptovalute avendo accumulato in Svizzera, in una società privata, dal bilancio non certificabile, 83 miliardi di dollari a garanzia di una stablecoin, ovvero una valuta digitale meno volatile delle altre perché ancorata a riserve monetarie tradizionali.
La materia è così complicata che sono sicuro di averla riassunta male; per metà non ci ho capito un acca, ma l’altra metà basta ampiamente per prendere atto che la più nuova delle attività economiche, con ricadute sulla vita quotidiana e sui bisogni di moltitudini di persone, è governata da una ristrettissima oligarchia tecnocratica.
Poco importa sapere se i pochissimi abbiano prevalso per talento o per destrezza. Importa prendere atto che è un gioco di vertice, di singoli capitani di ventura e di piccole consorterie internazionali.
Medievale, si diceva della guerra. E come definire, invece, questa partita misteriosa e riservatissima, che sembra fatta apposta per alimentare la sospettosa ciancia contro i “poteri forti”?

domenica 15 maggio 2022

Io c’ero!



“Io c’ero quando si smise di usare il pipigas e i fornelli venivano riforniti da un tubo che usciva da un muro!”

“Io c’ero quando riponemmo le lampade a olio e la luce arrivava dentro a una specie di bulbo di vetro, girando una freccetta nera!”

“Io c’ero quando i cavalli ritornarono nelle stalle e arrivarono delle scatole di ferro con cerchi di gomma che scoppiettavano!”

“Io c’ero quando un alieno francese fece un coast to coast alla velocità della luce nel tempio rossonero, facendo luccicare gli occhi di bimbi e ragazzi, tramortendo estasiati grandi e piccini, stordendo l’aria ed eludendo le regole della fisica!”

Memento

 


Don Franco già negli anni '70 era poderosamente avanti rispetto al clero dell'epoca, tanto che molti lo ritenevano un po' sopra le righe. Aveva la sua visione signolare, quasi terra a terra, ma pregna di quell'umanità che per fortuna ora è motore del cattolicesimo. Una sera andammo a prendere un gelato insieme, parlando di tutto, anche di vocazione. Lui considerava essenziale la scelta senza oscurare il mondo, anzi partecipandovi per poter comprendere ed intravedere la via tracciata. E' stato un grande dispensatore di carità. Riposa in pace don Franco!

Ringraziamento