venerdì 22 aprile 2022

Detto tutto



Stefano Cappellini di Repubblica - Agnelli - Iveco - Leonardo giudica osceno il manifesto della marcia di domenica Perugia - Assisi. Perché? Probabilmente per le pallottole che arrivano da ambo le parti. 
Fermo restando che Putin sia un assassino, e lo dico da tempo immemore quando molti lo definivano uno dei migliori statisti in circolazione, occorre che focalizzi alcune cose, visto che mi sto incazzando:

L’Ucraina è stata assalita da un assassino.

Zelensky ha rotto i coglioni nel chiedere armi a chicchessia.

La Pace non può essere concepita, pregata, richiesta, cercata tramite l’uso, la vendita, la regalia di armi.

Biden  cerca di allungare il conflitto e tanti babbani gli vanno dietro. 

Draghi si sta rivelando un armaiolo della peggiore specie e si è accodato come un babbeo dietro al dicktat americano. 

L’Ucraina compì efferati assassini nel Donbass tra l’indifferenza generale e il battaglione Azov è pregno di nazisti.

La Nato con la sua spasmodica voglia espansiva ha rotto i coglioni.

In questo clima di corsa alle armi sono riusciti persino ad oscurare le parole del Papa, l’unico che ha definito la vendita di armi una pazzia.

L‘Europa è un baraccone burocratico senza testa né coda. Per fortuna Francia e Germania si stanno svegliando.

L’Onu è un circo di periferia e non ha nessuna influenza politica.

Il Ri-Garante della Costituzione non ha preso nessuna posizione protettiva riguardo all’articolo 11. 

W la Marcia di Assisi!

Già!




Dai non prendetevela!

 






Boom!

 

Parlando in Gramellinese
di Marco Travaglio
Noi, gramelliniani della prima ora, siamo affascinati dalla rubrica fissa che il sempre spiritoso banalista del Corriere dedica ogni giorno al professor Orsini. E ci interroghiamo sulle cause di quest’ossessione che porta le meglio firme del bigoncio a sognarselo ogni notte e a tentare di demolirlo ogni giorno, con l’unico risultato di renderne ancor più proibite (dunque accattivanti) le tesi. Il sospetto è che questi noti frequentatori di se stessi, che appena mettono il naso in tv sortiscono effetti più definitivi dei diserbanti e dei narcotici, non si diano pace (absit iniuria verbis) per gli ascolti all’insù di Orsini e i sondaggi all’ingiù dei bellicisti. Il guaio è che, portando l’elmetto sulle ventitré, hanno la visuale ridotta e non notano la ridicolaggine dei loro argomenti. La Tocci intimò a Orsini di non parlare di Russia e Ucraina perché non c’era mai stato (un po’ come il Papa quando parla dell’Aldilà e della Croce). L’ambasciatore Sessa affermò di saperne più di Orsini perché, essendo più anziano, ha studiato più di lui (io, per dire, ho la patente da 39 anni e Leclerc solo da sei, quindi guido meglio io).
Ora Gramellini dà del “gran paraculo” a Orsini per aver detto: “Io sono antifascista, nessuno è più antifascista di me, eppure mio nonno durante il fascismo ha avuto una vita felice”. Purtroppo Orsini non l’ha mai detto. Ha detto – insidiando pericolosamente Massimo Catalano (“meglio sposare una donna bella, giovane e ricca che una donna racchia, vecchia e povera”) – che per un bambino è meglio vivere sotto una dittatura che morire sotto le bombe: infatti suo nonno, da bambino, fu felice nei primi anni del fascismo, che iniziò le sue guerre quando era già adulto. Solo un imbecille o un paraculo potrebbe vedere in questa indiscutibile ovvietà una riabilitazione del fascismo: infatti Gramellini l’ha vista. Purtroppo l’elmetto sugli occhi gli ha impedito di vedere un vero riabilitatore dei nazisti: Gramellini, che un mese fa su Rai3, pagato coi nostri soldi (diversamente da Orsini), sciolse un epinicio all’eroico comandante nazista del battaglione Azov, la simpatica milizia ucraina con le svastiche stilizzate che da 8 anni viene denunciata da Onu, Osce e Amnesty per crimini di guerra e torture nel Donbass ai danni dei civili russofoni e ora, armata fino ai denti dai buoni, s’è asserragliata nell’acciaieria di Mariupol con centinaia di donne e bambini da usare come scudi umani. Sono i bimbi che tanto preoccupano quel fascista paraculo di Orsini e che presto l’intrepido antifascista Gramellini esalterà come mascotte volontarie della Azov Jugend, fiere di resistere nell’acciaieria con la svastichetta sul bavaglino. Ora indovinate un po’ chi è il fascista. E soprattutto il paraculo.

Altra domandina

 




L'Amaca

 

L’autogol del secolo
di Michele Serra
Il vantaggio di avere pochi intellettuali, dunque poche voci pubblicamente riconosciute, ha consentito alla destra italiana di non pagare pegno al suo annoso coinvolgimento con l’amico Putin. Un quasi corale silenzio, con l’eccezione di qualche sortita sguaiata su giornali-macchietta, ha permesso ai leader della destra di uscire alla chetichella, senza nemmeno alzare le mani, dall’assedio dell’evidenza.
Al contrario la sfortuna di averne troppi, di intellettuali, e molto loquaci, e onnipresenti sui giornali e nei talk show, è costata alla sinistra italiana l’autogol del secolo: la guerra sovranista di Putin, che sembra fatta apposta per mettere in difficoltà Berlusconi, Salvini e Meloni, ha prodotto sconquasso, liti, accuse, divisioni soprattutto a sinistra e nel centrosinistra. Laddove un diffuso europeismo avrebbe dovuto facilitare, almeno sulla carta, una certa compattezza di giudizio su una guerra così antieuropea; e lo spirito democratico avrebbe suggerito di ascoltare le opinioni difformi senza crisi isteriche, anatemi e pestaggi giornalistici.
Difficile dire, in questo disastro polifonico, se abbiano pesato di più lo storico masochismo, la vanità personale che acceca, l’ottusità politica, una imprevista maleducazione intellettuale; fatto sta che tutto il peso “ideologico” di quanto accade in Ucraina si è abbattuto sulla sinistra come un Mig, e le macerie sono ancora fumanti: basti pensare allo spirito, assurdamente polemico, con il quale si va verso il 25 aprile, festa di pace, di mitra deposti, di ricostruzione, che la guerra sta scempiando anche a suon di parole, tutte riprese dai giornali con gioioso zelo. Tra le mille anime della sinistra, manca una autorevole corrente No Comment.

Domandina