giovedì 14 aprile 2022

Eccollooo

 

Begli amici
di Marco Travaglio
Più passano i giorni, più si avvera la frase dell’antropologo Antonello Ciccozzi: “In Ucraina, agli invasi e agli invasori, dovremmo aggiungere gli invasati”. Che popolano le file sia degli invasori sia degli invasi e dei loro alleati. Nelle ultime 48 ore, sia Putin sia Biden hanno evocato un “genocidio”: quello in Donbass per mano degli ucraini e quello in Ucraina per mano dei russi. Ora, il genocidio è l’annientamento sistematico di un popolo, un’etnia, una religione: gli ebrei per mano dei nazisti con la Shoah-Olocausto (un unicum nella storia), i pellerossa e altri aborigeni per mano dei colonialisti, gli armeni per mano degli ottomani. Per definire i massacri ucraini contro i russofoni e russofili in Donbass (15 mila morti circa in 7 anni) e quelli russi in Ucraina (2 mila morti circa in 49 giorni, secondo l’Onu) basta e avanza il termine “guerra”, anche se il primo tempo (iniziato nel 2014) viene pervicacemente negato da chi vede solo il secondo (iniziato il 24.2.2022). Perché allora insistere sul “genocidio”? Putin lo fa per giustificare l’ingiustificabile aggressione dell’Ucraina. Biden – sbugiardato da Macron e Scholz, cioè dagli alleati a schiena dritta, quindi non da Draghi – deve alzare ogni giorno l’asticella dell’escalation verbale a supporto di quella armata che deve impedire ciò che più teme: che la guerra finisca presto. Infatti, dopo le sue sparate sul golpe in Russia contro il “macellaio”, nessuno parla più di negoziati. Nemmeno l’Ue che, diversamente da lui, avrebbe tutto l’interesse a riallacciare i fili al più presto.
Il guaio di Biden e dei suoi servi sciocchi e furbi è che, col trascorrere dei giorni e l’aumentare dei morti e delle distruzioni, l’opinione pubblica occidentale è sempre meno intruppata e sempre più scettica sulla corsa al riarmo. Ormai lo capiscono anche i paracarri che si tenta di spacciare un conflitto regionale sul Donbass per una guerra mondiale contro tutta l’Ue, anzi tutto l’Occidente: altrimenti i governi che riempiono di armi l’Ucraina senza domandarsi che fine fanno in piena guerra e che fine faranno a fine guerra sarebbero già stati cacciati coi forconi; o almeno costretti a levarsi dalla testa la tafazziana ideona di privare i propri cittadini e imprese del gas russo, con recessione, razionamenti energetici, fallimenti di grandi e piccole aziende, boom dei disoccupati e dei poveri, solo perché glielo chiedono Zelensky (che al gas russo non rinuncia, e neppure al miliardo e mezzo di euro l’anno di diritti di transito del gasdotto) e Biden (che vuole rifilarci il suo, molto più caro, scarso e inquinante). Ieri su Rep si leggeva l’ultima good news: “Gas russo, gli Usa minacciano le società Ue che lo acquistano”. Che carini. Meno male che sono amici, sennò li avremmo già bombardati.

L'annuale insulto

 


Ogni anno, di questi tempi, all'uscita dei dati, mi sveglio con il canonico insulto proveniente dalle sfere celesti, inviatomi da qualche entità soprintendente la quotidianità; un epico insulto rivolto a me che come tanti altri subisco di default il prelievo alla fonte delle tasse, che tra l'altro credo che pagherei pure se avessi partita Iva, ma non è detto perché, lo ammetto, bisognerebbe trovarcisi in quella situazione in cui, se si seguisse la norma, vedresti evaporare quasi la metà dei tuoi guadagni dell'anno. Ma tant'è che l'urlo alla Munch mi rintrona alle mie colpe, perché per molti il pagar balzello è un crimine contro l'umanità, pur continuando ad affollare i pronto soccorso, a importunare il medico di famiglia per le ricette, scorrazzare nei parchi illuminati sedendosi su una panchina e portando i figli alle scuole dell'obbligo; ogni anno quindi vengo assalito dal canonico urlo subliminale "Coglione!", mentre assisto impotente allo snocciolamento dei dati riportati in vignetta. Pur vedendo Suv a nastro, localoni alla moda pregni di entusiasti frequentatori, il lusso in ogni dove, l'esodo per vacanze da sogno, solo, dico solo, il 4 per cento degli italiani miei compagni di avventura su questa palla, dichiara più di settantamila euro all'anno! 

Il 70 per cento dei miei connazionali dichiara tra i 15 e i settantamila euro.  

Il 27 per cento ne dichiara non più di 15 mila euro.

E ci sono più di dieci milioni di persone che sono in povertà assoluta e non dichiarano nulla. 

Gli imprenditori con ditte individuali dichiara 19.900 euro all'anno (ragazzi fatevi sentire che qualche biglietto da 50 ve lo allungo!) 

Ed ora probabilmente inizieranno a fare le multe ai commercianti che non utilizzano il POS, sempre che i partiti che proteggono gli evasori, non faccio nomi ma è lampante chi siano, lo permettano. 

E quindi il ritorno della botta annuale di "Coglione!" è nuovamente riecheggiata in cervice, mentre assisto ai dividendi di 250 milioni per gli azionisti Ferrari, al 37 percento in più di ricavi delle maison del lusso alla Piquadro, all'assalto alle firme della moda, al tutto esaurito in hotel da una sagomata di stelle, al pullulare di barchette con tanto di schiavi a bordo quali optional, alla lotta fratricida per sedersi in uno di quei luoghi alla moda dove per assaporare le invenzioni culinarie disperse e solitarie nella ceramica nobile dei mastodontici piatti, un normale Coglione dovrebbe assalire una fetta importante della propria busta paga. 

Ma il mondo va così, a mille ce n'è ed il prossimo governo, statene certi, metterà la lotta all'inflazione come priorità programmatica. Come han fatto tutti i governi precedenti in questa fiaba collettiva, dal sapore inconfondibile di una mastodontica presa per il culo. Buone Feste!




mercoledì 13 aprile 2022

Il Calcio



Nel calcio malmostoso nostrano, giustamente escluso dai Mondiali, pregno di sceneggiate teatrali evocanti ogni volta rotture di femori, tibie e peroni, un gesto atletico come quello di ieri sera, ad opera dell’artista trentasettenne Luca Modric, manca da tempo immemore nel nostro paese, a causa dell’aridità flaccida dovuta a mancanza di talenti e, soprattutto, gioco. 
Confrontare un match come quello di ieri sera tra spagnoli ed inglesi con le nostre disfide tutte condite da passaggi laterali ed al portiere, insuffla tristezza e rammarico. Mentalità borotalcata, insipida, insulsa. Non andiamo da nessuna parte col nostro calcio anmalorato, tutto dedito ad evitare il crollo epocale sempre più vicino per insane scelte economiche. Quel gesto del trentasettenne Modric ha illuminato il cielo madrileno, evidenziando oltremodo la nostra stantia penombra insignificante e decisamente dequalificante.

Previsioni

 


Alessandro e la sinistra

 

Dire cose di sinistra è facile, è chic e non impegna. Poi si fa il contrario
di Alessandro Robecchi
Mi sembra di capire una cosa, nel rumore di fondo: che le parole sono un po’, vagamente, lontanamente, di sinistra; e poi le cose, le azioni, sono di destra, mi scuso per la semplificazione, ma andiamo con disordine. Si è già detto della neolingua orwelliana che pervade il Paese, dove per dire che si arma una guerra si parla di pace e di condizionatori d’aria, ché non è bello dire “burro o cannoni?”, è sempre meglio dire “miele o marmellata?”, anche se poi si fa casino e non si capisce più niente. Quiproquò che nasce da un’equazione data per scontata (più armi a loro e più spese militari a noi uguale pace. Mah, spero sia lecito dubitare). Ma qui non parliamo di politica, ci limitiamo alle parole e in particolare alle parole coprenti come il minio antiruggine, le parole che dicono il contrario di quello che si fa.
Per esempio sentire Enrico Letta, segretario del Pd, citare con ammirazione Alexander Langer, grande intellettuale pacifista troppo presto scomparso, è una cosa che fa piacere. Però ti chiedi anche: come è possibile che il segretario di un partito che ha votato un aumento spaventevole delle spese militari non più tardi di qualche giorno fa, aderisca idealmente al quel pensiero? È come se il generale Patton leggesse Bertold Brecht prima dell’assalto alla trincea nemica. Paradosso esagerato, ok, cambio: è come quando Salvini dice che gli piace De André; che non potendo pensare che si sia sbagliato De André, tocca pensare che si sbaglia Salvini.
Ripeto che non voglio qui affrontare la questione politica, ma soltanto quello stridore, tipo unghie sulla lavagna, che provocano certe distonie. Tutti hanno lodato la bella intervista al Papa di Fabio Fazio. Intervista in cui il papa chiamava “lager” i centri di detenzione libici, poi vai a vedere quelli che applaudono (bravo Papa!) e scopri che hanno votato i decreti Minniti, i trattati con le tribù, le motovedette alla guardia costiera libica. (Tranquilli, la settimana dopo il Papa era già diventato filo-Putin, devozioni che vanno e vengono, insomma).
C’è come una copertura mimetica a certi comportamenti, un maquillage fatto, appunto, di parole, di buoni propositi, di citazioni progressiste, cui seguono comportamenti che smentiscono tutto. Tipo “Uh, che brava Rosa Parks!”, e poi quando (Macerata) c’è una tentata strage di neri, si sconsigliano manifestazioni perché “non è il momento”. Insomma, un gran progressismo, anche burbanzoso e vibrante d’orgoglio, sempre pronto a spolverare eroi e miti, principi inviolabili e valori, e poi, colpo di scena, si fa l’esatto contrario. Lo stesso, immancabile testacoda, quando si parla di lavoro, e senti esponenti della sinistra, ragionevoli e convincenti, auspicare più diritti e protezioni per i lavoratori. Poi vai a vedere e hanno votato il Jobs act. Oppure si sentono (rarissimamente) parole sensate sulle morti sul lavoro, e poi gli stessi che le pronunciano hanno fatto parte di governi che hanno allentato i controlli, reso più difficili le ispezioni, oppure votano, in questo governo, insieme a un ministro (Brunetta) che dice che le aziende saranno avvisate prima di eventuali controlli. Dire cose di sinistra pare insomma abbastanza facile, fa chic e non impegna. Anzi, a volte, per paradosso, l’uso di un linguaggio progressista avvalora comportamenti di segno opposto. Una cosa come: se citi Gandhi puoi comprare più cannoni. Se citi Di Vittorio puoi scrivere le leggi con Confindustria. Un vortice, un lessico della sinistra che copre il contrario di quel che si dice.

Compendio

 

Banalisi logica
di Marco Travaglio
Se la prima vittima della guerra è la verità, la seconda è la logica. Fortuna che Aristotele e Cartesio sono morti, sennò si beccherebbero la labirintite nell’apprendere le seguenti cose.
1. Putin vuole “denazificare l’Ucraina” con gli stessi mezzi – carrarmati e bombe – usati dai nazisti per nazificare l’Europa.
2. Noi “inviamo più armi per la pace” (più disarmo=più guerra).
3. “Non si tratta col nemico” (solo con l’amico: ma su cosa?).
4. “Putin è un macellaio”: lo dice Joe Biden, cioè il padrone della macelleria americana (che ha fatto molti più morti e guerre di lui e potrebbe assumerlo al massimo come garzone).
5. Clinton si vanta di aver allargato la Nato a Est “consapevole che i rapporti con la Russia potevano tornare conflittuali” perché “l’invasione dell’Ucraina dimostra che era necessario” (l’ho preso a calci in culo e lui mi ha spaccato la faccia, quindi avevo ragione a prenderlo a calci in culo).
6. La Nato è una “alleanza difensiva” (infatti ha aggredito mezzo mondo) e difende i “valori democratici” (infatti ha tra i soci Erdogan e ha appena fomentato un golpettino in Pakistan per cacciare il premier sgradito).
7. Zelensky intima all’Ue di “rinunciare al gas russo” (mentre lui continua a comprarlo e a incassare 1,4 miliardi l’anno da Putin per i diritti di transito).
8. L’Onu espelle Mosca dal Consiglio dei diritti umani presieduto dall’Arabia Saudita (nota culla dei diritti umani, apprezzata da Renzi, ma soprattutto da Khashoggi, dai 370mila morti e dai 20 milioni di affamati in Yemen).
9. Draghi ci ordina di scegliere “tra pace e condizionatori” (che però, in tempo di pace, erano sempre accesi).
10. Per non dipendere dal gas e dal petrolio dell’autocrate Putin, Draghi ci fa dipendere da quelli dell’autocrate algerino Tebboune (che reprime partiti e sindacati ed è partner militare di Mosca) e di altri regimi che hanno appena rifiutato di condannare la Russia: Qatar, Egitto (vedi alle voci Regeni e Zaki), Congo (vedi alla voce Attanasio), Angola, Mozambico.
11. Per La Stampa, “l’Anpi è troppo pacifista” (come la ragazza rimasta un po’ incinta).
12. Per Gramellini, l’Anpi riunisce non i Partigiani, ma “i Putiniani d’Italia”, perché cita l’articolo 11 della Costituzione e “arriva all’assurdo di ripudiare anche la guerra di Liberazione”. Al costituzionalista della mutua sfugge che la Carta ripudia la guerra salvo che sia difensiva: ma per difendere l’Italia o un suo alleato, dunque non l’Ucraina. Altrimenti, visto che in ogni guerra c’è sempre un paese che si difende, l’Italia non se ne perderebbe una. E arriverebbe all’assurdo di ripudiare la guerra e poi farla sempre. Ma Aristotele e Cartesio sono morti e Gramellini si sente benissimo.