domenica 13 febbraio 2022

Ricomincia la battaglia

 

La lobby trasversale dei balneari che vuole fermare il decreto di Draghi
di Matteo Pucciarelli
MILANO — Domani in aula alla Camera c’è la discussione generale sule mozioni e la maggioranza è alla ricerca di un difficile accordo, il presidente del Consiglio Mario Draghi vuol tirare dritto con un decreto ma i partiti che lo sostengono lo seguiranno? Eccolo il prossimo scoglio, ed è proprio il caso di dirlo: l’Europa chiede da anni all’Italia di liberalizzare il settore degli stabilimenti balneari attraverso la direttiva Bolkestein, cioè mettendo a gara pubblica le concessioni, al momento (e da decenni) praticamente regalate, con canoni d’affitto che per un normale cittadino sono quelli di un appartamento in città. Passano gli esecutivi ma tutto resta immutato, addirittura la mozione di Fratelli d’Italia — a cui si oppongono 5 Stelle e centrosinistra — propone di rinnovare per altri 99 anni il privilegio degli imprenditori che di fatto si sentono proprietari di terreni demaniali (alcuni addirittura li subaffittano a prezzi salatissimi).
Ma la battaglia a favore dei balneari è trasversale e spesso a portarla avanti sono parlamentari in palese conflitto di interessi, perché si occupano direttamente della materia e contemporaneamente hanno attività nel settore. Riccardo Zucconi di Fdi, ad esempio, è il promotore della super proroga, anche a costo di far multare l’Italia, dato che dal dicembre 2020 ci troviamo in pre-procedura di infrazione europea sul tema della concorrenza. Viareggino, è gestore di un bar e ristorante in uno dei migliori edifici liberty della città del Carnevale, il Gran Caffè Margherita. Casualità?
Nel Pd la questione balneari è seguita dal deputato Umberto Buratti, ex sindaco di Forte dei Marmi. Pochi giorni fa ha parlato ad un incontro nelle Marche organizzato dai dem locali dal titolo “Per superare la Bolkestein”, ovvero «l’analisi delle ipotesi percorribili per andare incontro alle esigenze dei balneari e di chi porta avanti attività in aree demaniali»; questo alla luce della sentenza del novembre scorso del Consiglio di Stato, il quale ha stabilito che la durata delle concessioni non deve andare oltre la fine del 2023 e senza alcuna possibilità di proroga, pena lo status di abusivi. Bene, Buratti, che è commercialista, fino a ottobre scorso era socio al 16,6 per cento del bagno Impero a Forte dei Marmi, di “Buratti Pietro e Buratti Anzio & C. S.n.c”. Insomma, un affare di famiglia, visto che ora restano i cugini al comando.
Nella Lega, che da anni tuona contro la Bolkestein colpevole di minacciare i diritti decennali (alcuni vecchi di oltre cento anni) e senza concorrenza di questi imprenditori, c’è la riminese Elena Raffaelli, deputata, socio accomandante di Bagno 88 e Bagno 87. A Bruxelles invece nel 2019 Matteo Salvini ha mandato il patron del celebre Papeete di Milano Marittima, Massimo Casanova.
In Forza Italia troviamo Massimo Mallegni, ex sindaco di Pietrasanta (Lucca), ora senatore. Prima di Natale giurava: «Mai sosterrò una legge che distrugge il settore balneare e che caccia di casa e dal lavoro migliaia di famiglie che hanno fatto la storia del turismo italiano». Comprensibile se si pensa che tra le famiglie in questione c’è anche la sua: lui stesso era proprietario di hotel e di uno stabilimento tra Marina di Pietrasanta e Pietrasanta, senza dimenticare il bagno Felice del fratello Marco. Poi ecco un’altra storica esponente della destra di Fdi, la senatrice Daniela Santanché, in società con Flavio Briatore a Forte dei Marmi, con il loro Twiga che fa affari d’oro. In un moto di sincerità, Briatore stesso spiegò alle Iene che a voler essere onesti il canone d’affitto per gli stabilimenti avrebbe dovuto essere aumentato di almeno 5-6 volte. L’elenco dei “fiancheggiatori” è comunque più lungo, a farne i nomi furono gli stessi imprenditori del settore sulla loro rivista Mondo balneare : tra gli altri, l’ex ministro al Turismo Gian Marco Centinaio, Edoardo Rixi e Stefania Pucciarelli della Lega, Maurizio Gasparri e Deborah Bergamini di Forza Italia, Enrico Costa di Azione. Gli anni nel frattempo scorrono, come detto parlamenti e governi puntano alla conservazione: chissà come mai.

L'amaca

 

I gradini e la scala
di Michele Serra
Leggere articoli sulla riconversione verde e sentirsi ottimisti sul futuro è tutt’uno.
L’innovazione tecnologica scintilla ovunque, è un fiorire di startup, idee ingegnose, nuove frontiere. Una specie di neo-positivismo che sicuramente ha il merito di non essere deprimente, ma forse ha il demerito di credere che la tecnologia risolva qualunque problema. Compresi alcuni aspetti strutturali (l’aumento incessante della popolazione e delle bocche da sfamare, i limiti delle risorse, la bulimia del consumismo, il colossale spreco alimentare) che sarebbero invece, per loro natura, questioni politiche e culturali.
La tecnologia è indispensabile. Fa compiere salti di qualità, apre orizzonti nuovi. Ma un eventuale dibattito sul controllo delle nascite è squisitamente politico, etico, religioso. Idem la gestione e il controllo delle risorse. Chi deve decidere il futuro dell’Amazzonia, pochi speculatori o gli interessi della collettività?
Chi stabilisce se irrigare i deserti è una priorità rispetto alla colonizzazione, molto ipotetica, di Marte, i governi del mondo o un paio di nababbi eccentrici?
La cultura di una società, la sua percezione dei bisogni, il suo orientamento politico avranno, sul futuro, una enorme incidenza, ma se ne parla poco. È come se fosse un dibattito troppo impegnativo perché lo si possa affrontare a viso aperto, accettando che possa esserci un duro conflitto, per esempio, tra interessi speculativi a breve termine (l’ingordigia coniuga i verbi solo al presente) e gli interessi sociali, e quelli delle generazioni future, che sono a medio e lungo termine. Preferiamo dunque esultare per ogni gradino di avanzamento tecnologico, ma la scala, tutta assieme, non la guardiamo perché ci spaventa.

sabato 12 febbraio 2022

Intervallo



Intervallo: Loc Maggiano - S.Anna (La Foce) una pace innaturale regna in queste zone poco conosciute della provincia spezzina. Narrano le cronache che l’ultimo problema cardiaco verificatosi in questi luoghi, risale al 1532 allorché un tale, Lioffredo dela Tosca, arrivato a Maggiano in stato di ebbrezza, prese a calci ciò che riteneva essere un sacco di mangime, rivelatosi invece l’orso di Pegazzano. (Antiche storie “de me mae” pag 236 e ss.)

Come dargli torto?

 


Critiche sacrosante

 


Come 50000 rapine

 


Come se ci fossero state cinquantamila rapine da cinquantamila euro cadauna, tra l'indifferenza generale e la consapevolezza che, per la stragrande maggioranza di italici, non esista lo stato! 

Con i famigerati bonus edilizi, da un punto di vista tecnico ineccepibili, ma probabilmente invito a nozze per malavita ed affini, lo stato si è fatto inchiappettare alla grande dalla solita feccia incravattata e cravattara presente nella nostra nazione, quella marmaglia di pesi morti che vede nelle tasse il pericolo principe, il furto perpetrato ai danni dei propri forzieri, il più delle volte stracolmi, per una cifra che al momento sembra vicina ai quattro miliardi di euro. Lo stato, che siamo noi, ha perso quattromila milioni di euro e solo 2,3 sono stati recuperati. Gli altri sono andati nelle tasche dei veri malfattori parassiti che conducono vite alla grande alla faccia di chi lavora e sgomita tutto il giorno.

Creata ad michiam dal governo Conte - mi perdoni Presidente ma a detta degli stessi ladri intercettati, è stato un gioco da ragazzi accalappiare quei soldi - la legge che ha aperto le porte alle ristrutturazioni, agevolando morti sul lavoro per l'ovvia mancanza di controlli e dalla psicolabile mania di molti ad ingurgitare a più non posso, e ai raggiri ad opera di bifolchi e, naturalmente, di malavita organizzata. 

Ma in questo paese devoto al draghiano, guai a chi ce lo tocca, e si spera in fase di uscita dal pandemico, si riscontra un imbarbarimento culturale come non mai, con ricchi sempre più ricchi e un incremento spaventoso di persone che stentano ad arrivare a fine mese. Scomparendo valori essenziali per una sana democrazia, emergono i mefitici e sconci atteggiamenti pregni di egoismo, in ogni dove, accompagnati da nenie e litanie di chi finge di essere in difficoltà, che blatera alla luna sui mancati guadagni, sui rischi di default, mentre appena un biennio prima era tutto intento, frustando il commercialista, ad evadere per piacere personale e per l'affronto al sociale, pagando dipendenti regolarmente in nero per mancanza di controlli e corruttela generalizzata. Non tutti sono così chiaramente! Ma se ogni anno se ne vanno dieci miliardi che sarebbero un toccasana per la collettività, il numero di evasori, purtroppo, non dovrebbe essere di piccole percentuali, tutt'altro 

Ognuno tende a farsi gli affaracci propri, tonificato in questo dalla scomparsa di una classe politica non dico decente, ma almeno scarsamente insufficiente; invece totem immarcescibili in tolda da decenni, continuano a cercare il bene di pochi a scapito dell'interesse comune. 

Mai un post pandemico ha evidenziato carenze di socializzazione come questo tempo. Sembriamo ridanciani finti placidi, pronti ad arraffare qualsiasi cosa per alimentare la forbice sociale, viatico del sopruso e della fine dello spirito collettivo, cammeo di una nazione decente.