giovedì 30 dicembre 2021

Per non dimenticare



di Andrea Scanzi

“Eravate tutti e sette insieme, anche davanti alla morte, e so che vi siete abbracciati, vi siete baciati, e Gelindo prima del fuoco ha urlato:  Voi ci uccidete, ma noi non morremo mai!”. È vero, figli miei, vostro padre aveva ragione, il sangue diceva giusto, voi non potete morire. È questa la forza che mi fa andare avanti, che non mi fa piegare dal sentimento, altrimenti sarei venuto con voi presto, come la mamma vostra”.

Sono parole di Alcide Cervi (1875 – 1970), partigiano, padre dei fratelli Cervi.

Guai a dimenticare. Chi dimentica è complice.

Lo volevo dì!

 


Egregi,

proprio ieri sera riflettevo, dopo essere capitato per sbaglio dentro a quel coacervo di merda che è l'informazione su Rete 4, su quanto gli abbiate concesso negli anni precedenti la mefitica Era del Puttanesimo ed in quelli seguenti, in merito al contrastare l'egemonia mediatica di questo papabile al Quirinale, nonché pregiudicato, puttaniere incallito e pagatore seriale di tangenti alla mafia: praticamente un emerito ciufolo.
La stortura democratica che un tempo chiamavamo conflitto d'interessi, e che oramai provoca sbadigli e pisolini sui vostri agiati volti, è ancora tutta graniticamente davanti a noi, nel suo squallore: ectoplasmi s'aggirano nei meandri della politica melensa e prona ai voleri di questo invertebrato democratico, despota della nostra libertà, sfruttatore di coscienze non più libere, con l'unico scopo di preservare, coltivare, espandere il più grave scempio alla nostra nazione perpetrato, e da voi agevolato. Mi chiedo infatti come sia ancora possibile nel 2021 assistere all'incredibile e costante incensazione da parte di chi dovrebbe essere un giornalista al servizio della libertà d'opinione.
Grazie a voi infatti può ancora accadere, com'è accaduto ieri sera attorno alle 19:40, che in quel coacervo di merda che è l'informazione su Rete 4, dopo un servizio per inappetenti e culturalmente deviati tipico della rete, ecco prendere la parola l'aitante conduttore, pacchianamente prono alla volontà del balordo miliardario, informando - che parola questa pronunciata in quelle lande! - gli spettatori sull'endorsement di Al Bano riguardo alla candidatura quirinalizia del guappo meneghino. L'urlatore pugliese definisce il padrone della metà dell'informazione nazionale, uomo di pace, ripeto: uomo di pace.
Passa quindi il messaggio che un ribaldo di tale portata, intrallazzatore da sempre su risorse destinate a ben altri scopi, amico fraterno di un condannato per concorso esterno alla mafia, sia accostabile ai grandi personaggi della storia che si spesero per donare pace e stabilità alla nazione. Perché l'ha detto il Tg di Rete 4. E Al Bano. Grazie a voi, al vostro riposo beato ed accomodante. Al volemose bene, anticamera del tremendo inciucio perpetrato dal mononeuronico che è tra voi. E questo potrebbe essere persino l'antipasto: il Caimano vuole il Colle. E grazie a voi la sciagura potrebbe materializzarsi, tra le cornacchiate di Al Bano e dello stipendiato prono, alterante la verità.

Sempre più grande!

 

“Così Proust mi ha salvato”
di Vasco Rossi
Voglio stupirvi, e voglio stupirvi tre volte. Ho letto la Recherche , il romanzo più lungo del mondo. L’ho letta tutta (tutti e sette i volumi). E li ho letti tutti e sette di fila.
Lo so bene che pochi tra quelli che dicono di averla letta, ma poi vai a vedere, l’hanno letta davvero fino alla fine. Per dire: neanche uno come Michele Serra ce l’ha fatta. Me lo ha confidato lui stesso quando ci siamo incontrati qui a Bologna, a novembre scorso, per una lunga intervista per il Venerdì. Io invece nella Recherche ci ho vissuto dentro per mesi, perduto in tutte quelle sensazioni, in tutte quelle emozioni descritte così precisamente e profondamente fino all’ultima pagina. Non mi sono annoiato un attimo, mai.
È successo più o meno una ventina d’anni fa. Era un periodaccio per me, tempo di depressione, e forse è stata proprio lei, la Recherche , a salvarmi. Mi ha permesso di uscire da me, mi ha offerto una vita che era molto meglio della mia. Ho cominciato a leggere e sono rimasto incantato, intrappolato dalle prime ottanta pagine, quelle in cui Proust racconta le sensazioni provate durante il risveglio. Io ricordo solo che leggendo provavo un grande piacere. In quelle pagine c’è una potenza descrittiva che non ho mai più trovato in nessun altro scrittore.
Sì, perché – e adesso magari capace che vi stupisco una quarta volta ancora – io sono un divoratore di libri, sono un lettore seriale e metodico. Scelgo un periodo storico e poi lo approfondisco attraverso chi lo ha raccontato.
Credo di aver cominciato a leggere per il bisogno di colmare le lacune che la scuola mi ha lasciato: io ho fatto Ragioneria e invece volevo esplorare la storia del pensiero, la filosofia. Così, ho iniziato da Kierkegaard, poi sono passato a Schopenhauer e sono andato avanti con Spinoza. Kant è quello che mi ha conquistato di più, ho letto la Critica della ragion pura e l’ho capita bene – o almeno credo. Poi è arrivato Hegel, e con la sua Dialettica ci ho fatto un po’ i conti, diciamo che è stato il più ostico per me. E infine Nietszche, il mio preferito. E poi un giorno ho scoperto anche Proust. Era un bel tipo, famiglia benestante, mica aveva bisogno di lavorare, faceva la bella vita, che però per lui in realtà era solo una scusa per osservare e annotare fino all’ultimo dettaglio – e mi ha tirato dentro.

L'Amaca

 

Patata connection
di Michele Serra
Senza patate fritte, il Giappone potrebbe collassare? Improbabile. Mancano studi scientifici in proposito, ma è possibile sopravvivere senza patate fritte, almeno per un certo periodo. Sta di fatto che tre aerei cargo sono decollati dagli Usa per rifornire urgentemente di patate i McDonald’s giapponesi, drammaticamente a corto.
Difficilmente l’allarme-patate in Giappone è correlabile alla crisi delle materie prime. Lo sarebbe stato, forse, qualche secolo fa, quando il dilemma patata/non patata era perfettamente corrispondente a cibo/carestia, vita/morte. Più probabile che quei tre cargo siano decollati in conseguenza di un postulato del tutto nuovo, e sconosciuto ai nostri avi: i popoli benestanti non sono più capaci di sostenere privazioni anche piccole, tutto deve essere disponibile ovunque e sempre, impensabile non trovare ciliegie a Natale, fragole (insapori) tutto l’anno, vacanze al mare in inverno, nevi sciabili in estate. Basta pagare, e basta trasportare le merci (o i clienti) in giro per il mondo; e basta fare finta che non ci sia un gigantesco prezzo ambientale da pagare a questa ininterrotta sarabanda di merci non di primaria importanza.
Sarebbe interessante sapere se le patatine fritte di McDonald’s, tipico prodotto a basso prezzo, avranno o non avranno, in conseguenza dell’emergenza, un sovraprezzo. Ma in genere i costi ambientali non vengono mai scaricati sul cliente. Vengono dispersi nell’aria, sono costi volatili, occulti. Guai far sapere al cliente di Osaka, o di Tokyo, che era lui, ovviamente senza saperlo, a pilotare quei cargo verso il Giappone. Potrebbero andargli di traverso le patate. L’innocenza del consumatore è il primo presupposto della società dei consumi.

Come non essere d'accordo?

 

Sarò Franco
di Marco Travaglio
Nel Paese di Sottosopra non deve discolparsi chi vuole al Quirinale un puttaniere pregiudicato che ha frodato il suo Paese e finanziato la mafia, ma chi inorridisce all’idea. La Camera celebra un consigliere regionale che si uccide dopo la condanna per essersi pagato le spese private coi soldi nostri, confondendo suicidio e assoluzione. E il Governo dei Migliori riesce a far peggio dei Peggiori di prima non solo sulle nuove regole anti-Covid: roba da manicomio. Ma anche sul suo atto più importante: la legge di Bilancio. L’anno scorso, dopo il lockdown, i Dpcm per la seconda ondata e la raffica di dl Ristori da 150 miliardi, il noto peggiore Conte la depositò il 18 novembre e dopo 26 giorni iniziò l’esame. Quest’anno, senz’alcuna scusa plausibile, con 10 mesi per prepararla e una maggioranza bulgara senza oppositori, Draghi la licenzia in Cdm il 28 ottobre, la annuncia in Senato per il 16 e poi continua a pasticciarla, presentando il testo solo il 6 dicembre (e lasciando in bianco la casella su come ripartire gli 8 miliardi di tagli fiscali). Così, tra il deposito della legge e l’inizio dell’esame, passano ben 39 giorni e solo il Senato riesce a darle un’occhiata, approvandola il 24 dicembre con la fiducia. Alla Camera restano tre giorni per timbrarla a scatola chiusa (anche lì con fiducia), sennò si va alla terza lettura e all’esercizio provvisorio nel 2022.
Così Draghi, con 35 fiducie in 10 mesi e mezzo (3,2 al mese), straccia il record di Monti (3 al mese), cioè l’altro governo con la maggioranza più larga mai vista. Il Conte-2, noto “vulnus democratico” per il Rignanese e il Cassese, ne chiese 2,25, seguìto dal Gentiloni (2,13), dal Renzi (2), dal Letta (1,11), dal Berlusconi-3 (1,07) e dal Conte-1 (1). Questa collezione di trionfi si deve, oltreché a SuperMario, al suo ministro Daniele Franco che, quanto a pasticci e marchette, fa rimpiangere Cirino Pomicino. Infatti è il principale candidato a diventare premier nel caso in cui l’attuale ascenda al Colle. Resta inevasa una domanda, che ci ronza in capo da quando s’insediò il Governo dei Migliori (o “di alto profilo”, per dirla con Mattarella) e scoprimmo che, su 23 ministri, nove erano gli stessi del Conte-2 e tre del Conte-1, quindi Peggiori. Pensammo, sbagliando, che i Migliori fossero i sette tecnici: Bianchi, Messa e Giovannini, tre ectoplasmi; Colao, estinto; la Cartabia, autrice della peggior riforma della giustizia della storia; Cingolani, candidato unico al Premio Attila 2021; e appunto Franco, quello del Bilancio-catastrofe. Tutta gente che fa rimpiangere chi c’era prima. Chi rimane a garantire la qualifica di Migliori a tutti gli altri? Brunetta, Carfagna, Gelmini e Orlando. O uno dei quattro. Noi, trattandosi di “alto profilo”, optiamo senza indugio per Brunetta.

mercoledì 29 dicembre 2021

In morte di ...

 


Sempre e costantemente dinnanzi alla morte occorrerebbe fermarsi ed aver rispetto dei dipartiti. Non si può trascendere da questo dogma, anzi, non si dovrebbe. Perché il signore in questione, reso famoso da una delle più insulse e becere trasmissioni in aere, la Zanzara, diretta dall'insignificante Cruciani e dall'opportunista Parenzo, una coppia agiata nella radio di Confindustria trasformante la merda in oro solo ed esclusivamente per questioni di share, il signore in questione si vantò di essere entrato dentro ad un supermercato senza mascherina e con 38 di febbre. Non si dovrebbe congratularsi con la signora in nero armata di falce, scendendo al pari del defunto in questione, smerdandosi con tutta quella paccottiglia usata da programmi di merda come quello di Cruciani e Parenzo per far alzare gl'indici di gradimento. 

Non ci si deve rallegrare per la scomparsa di un ineguagliabile coglione come il signore in foto, e la coerenza del suo comportamento che l'ha portato nella fossa non dovrebbe essere motivo di ricordo, come la coppia del programma di merda sostiene nel commiato dal coglione ineguagliabile. 

Occorrerebbe che, per una volta almeno, la ragione prendesse il sopravvento su interessi, ricerca smaniosa di visibilità, arsura di risalto, necessità di presenzialismo, come la coppia del programma di merda ricerca forsennatamente per dar fiato ai loro squallidi tromboni obsoleti. 

Il tentativo di fare di codesto ineguagliabile coglione un eroe è una delle scempiaggini più insulse della recente storia dell'etere radiofonico, paragonabile forse al maquillage estenuante eseguito dai conigli stipendiati da un pregiudicato, seriale pagatore di tangenti alla mafia, al fine di presentarlo papabile allo scranno più importante della repubblica italiana. 

Non è stato un eroe questo ineguagliabile coglione! Per rendergli il giusto ed umano saluto finale la coppia di quel programma di merda avrebbe dovuto ricordarlo come un ineguagliabile coglione che è morto per la sua stupidità, l'ignavia e l'eclatante ignoranza scientifica. Morire da coglione purtroppo non è errore per pochi. Occorrerebbe risaltare questo dinnanzi ad una dipartita di questo tipo, per agevolare il ritrovamento di sé stessi di molti. Troppi.