domenica 17 gennaio 2021

Mitica!

 

Ecco perché Matteo non le faceva parlare
di Daniela Ranieri
Dalle poche parole che le due ministre dimissionate hanno proferito durante la conferenza stampa del capo si è capito perché egli avesse tanta reticenza a farle parlare.Ma le avete sentite? Vi sembrano figure adatte a fare i ministri della Repubblica? Il passo più pregno del discorso di Bonetti è stato quando ha ricordato “il suo percorso accademico e di scout”; Bellanova… Qui c’è da fare una riflessione: è nota la tendenza del leader di Italia cosiddetta viva a circondarsi di persone se possibile meno valide di lui, meglio se donne, messe lì non per le preclare qualità morali e intellettive, ma perché donne, dunque inattaccabili se non si vuole incorrere nell’accusa di sessismo, con l’aggravante, nel caso Bellanova, di anti-bracciantismo, anti-agricolturismo, etc.Della ministra ricordiamo l’appoggio al Jobs Act (via l’art. 18, contratti “a tutele crescenti”: quindi semmai è lei a essere contro i lavoratori) e una sanatoria flop, annunciata con le lacrime, per braccianti e colf, a cui ha aderito un decimo degli interessati. Insomma la sostanza, se è lecito parlarne, è scarsa. Ma visto che al leader che intima “escilo” al Cdm via Twitter ultimamente sta a cuore la forma, parliamo di quella. Dopo lo sbrego istituzionale, Bellanova è andata a Tagadà, e lì ha infilato una serie di indecifrabili (secondo i canoni della lingua italiana) retromarce da cui si evince il concetto “siamo disponibili a far ripartire l’agenda di governo”. Ma non s’era dimessa? Pure Faraone ha invitato Conte a “sciogliere i nodi”. Che si stiano accorgendo, gli italici vivi, che il capo è una mezza schiappa? Riacquistino la favella e agiscano davvero “nell’interesse esclusivo della Nazione”, al netto del fatto che la Nazione ormai li detesta. Tina Anselmi, Lina Merlin, Nilde Iotti la parola non se la facevano dare dai maschi: se la prendevano, e parlavano dritte e chiare. Forse perché quei maschi non erano mediocri che si circondavano di mediocri che gli dovevano tutto.

Travaglio vede oltre la siepe!

 

Gli irresponsabili
di Marco Travaglio
Più passano le ore, più appare chiaro che dietro l’Innominabile sfasciacarrozze c’era (e c’è) un bel pezzo del Pd, che l’ha usato (e lo usa) come piede di porco per liberarsi di Conte, o almeno per sfregiarlo. Il primo atto della congiura è andato maluccio, con i pifferi di montagna partiti per suonare e finiti suonati. Ma ora è iniziato il secondo. Basta leggere le stomachevoli interviste di Orlando, Marcucci e altri vedovi inconsolabili del rignanese. “Mai dire mai” (oh, sì, dài, rottàmaci ancora che ci piace tanto!), “la fiducia non basta, allargare alle forze europeiste” (cioè a FI), “ci vuole il Conte ter” (così sarà lui a comunicare alla De Micheli che deve sloggiare per far posto a Orlando, e non il Pd che trema alla sola idea), “non moriremo per Conte” (detto da chi, prima di Conte, era morto e sepolto) e altre scemenze. 
Che, tradotte in italiano, vogliono dire una cosa sola: se martedì il premier salva il governo, poi non lo ferma più nessuno; quindi meglio umiliarlo in Senato, dissuadendo i “responsabili” che fino all’altroieri arrivavano a frotte, convinti di essere indispensabili (e subito) dal “mai più con Renzi” di Zinga. 

Una linea tetragona come una trottola, solida come un budino e ferma come una gelatina, subito smentita da due o tre delle tribù libiche chiamate “Pd”. La sponda ideale per l’Innominabile che, ormai ridotto alla mendicità, ha tamponato l’emorragia interna col semplice annuncio dell’astensione sul premier che l’altroieri era un “vulnus per la democrazia”, pronto a risedersi al tavolo giallorosa come se nulla fosse.Così, per non fare un governo coi responsabili, se ne farebbe un altro con gli irresponsabili. Ovviamente senza Conte, che ha detto e ripetuto “mai più con Iv” e, diversamente dagli altri, è uomo di parola. Le tribù pidine che detestano la sua popolarità potrebbero finalmente rimpiazzarlo con un Guerini o altri noti frequentatori di se stessi. E tornare ai loro giochini sadomaso sotto la frusta del pluritraditore. 

A questo punto non si vede perché Conte dovrebbe consentire a questi doppio e triplogiochisti senza faccia di giocare con la sua. Se oggi la Direzione Pd non uscirà con un no chiaro e definitivo al richiamo della foresta renziano, tanto vale che domani si presenti dimissionario alle Camere. Anziché andare al macello per conto terzi, saluti tutti e torni al suo lavoro (avendo la fortuna di averne uno). Così gli italovivi e gli spingitori di italovivi che ci hanno trascinati in questo disastro potranno mostrarci le loro mirabilie. Quando poi si voterà, la forza dei sondaggi costringerà Conte a fare ciò che non ha mai voluto fare: un’iniziativa politica con i 5Stelle o al loro fianco per non regalare l’Italia agli irresponsabili di destra e di centrosinistra.

Consigli

 


sabato 16 gennaio 2021

Ipotetici rinvii

 


Prova Alexa

 


Meschini

 

A rimirare il video testimoniante l’apertura serale, non consentita, di alcuni ristoranti, vien quasi da sussurrarsi “per fortuna che il fato o chicchessia non mi ha trasformato caratterialmente in un obbrobrio culturale come questi energumeni della ragione!”
Ci sono rimasto male, lo ammetto, nell’udire le solite nenie oramai datate e scontate, di coloro che pensano, o credono, che la chiusura serale dei ristoranti sia generata da una ripicca di qualcuno al governo il quale, penseranno gli energumeni, sta a vedere che gestisce e coordina una schiera di ragazzi con tanto di bici, dediti alla consegna a domicilio della cena.
Non è così naturalmente: il comitato scientifico informa il governo sui rischi derivanti da aperture, da tentativi di ritorno a quella normalità, che in fondo in fondo a veder bene, non l’è mai stata. Il governo valuta le ricadute economiche e quelle pandemiche, nel caso vincano le seconde procede al divieto. Così è per la ristorazione: non è che in un ristorante, come pensa il Cazzaro Verde, non ci si infetti di giorno e si rischi la sera. La chiusura dei ristoranti alla sera è legata al fatto che una volta cenato, nessuno prenderebbe la via di casa, vulgo assembramenti. Questo lo sappiamo tutti: se esci a cena con amici o fidanzata, terminata la cena, sarebbe molto inusuale correre verso le mura domestiche, a meno che non pervasi da un progetto di enorme defecazione.
Alla sera non bisognerebbe muoversi, è in vigore tra l’altro il coprifuoco, il virus circola forse ancora di più, insomma è un gran casino. Ma questi signori, queste madame evidentemente non la pensano così, dichiarandosi pure pronti, entusiasticamente, di pagare la multa di 400 euro, probabilmente bruscolini per le loro faraoniche tasche. Sfrontati, impomatati, effervescenti, questi nostri connazionali diversamente civili, sono convinti di risolvere tutti i nodi opprimenti la normale convivenza con forza, portafogli, fiammante auto e vestitoni. In un ristorante milanese si sono ritrovati addirittura in novanta, tra danze e cori, c’è pure il video. Novanta pusillanimi a cui andrebbe augurato… ma non si può, non si può: sarebbe meschino al pari delle loro gesta.

L'Amaca

 


L’egemonia del falso
di Michele Serra
Tira giù il finestrino del gippone, mi guarda e mi dice: «Io non mi vaccino, perché il vaccino cambia il Dna». Gli chiedo: e tu come lo sai? Risponde: «Sono in contatto con gli ambienti della ricerca». Lo conosco da anni, è una brava persona. Un poco isolato socialmente, e un poco vulnerabile culturalmente. Ma una brava persona.
La strage delle brave persone (un poco isolate socialmente, un poco vulnerabili culturalmente) è antica come le società umane. Sottomesse dai più forti o gabbate dai più furbi, spaventate dagli stregoni, aizzate dai demagoghi, mandate a morire dagli Stati Maggiori. Eccetera. Ma il capitolo che ci tocca — quello del raggiro di massa di centinaia di milioni di persone irretite da un clic, e da centrali della menzogna al servizio di politici bugiardi — è particolarmente vile e grave, perché fa leva sull’illusione di potersi riscattare con un trucco fantastico, alla portata di chiunque: non posso cambiare la realtà, dunque la nego e me ne costruisco una tutta mia, che mi consola perché mi fa sentire più ferrato di uno scienziato, più colto di un professore, più informato di un leader.
È così che si diventa Jake Angeli, o terrapiattista, o seguace di QAnon, è così che si fa il giro del mondo con un video nel quale si cerca di dimostrare che la cosiddetta grande nevicata in Spagna è solo uno sporco trucco (ma di chi?). Non è neve, è plastica, spiega una invasata. Per dimostrarlo tenta di darle fuoco. Non si accende: è neve.
Ma lei è sicura che sia plastica, e dunque: è plastica. L’impulso alla risata muore quasi subito. È sopraffatto dalla malinconia.
E dallo spavento. Non dite che è normale, l’egemonia del falso. È una cosa terribile.