venerdì 13 novembre 2020

13 giugno 2018

 Una data come tante altre, se non fosse che quel giorno un nostro conoscente di vecchia data prese un aereo privato da 12 posti, al costo di 134.900 euro, per volare negli Stati Uniti a commemorare la figura di Bob Kennedy, parlando per 143 secondi, di conseguenza quasi mille euro al secondo costò quel velivolo. 

Di chi stiamo parlando? Ancora di lui, il nostro secondo peggior "nemico", il Giullare di corte osannato da tanti allocchi, protetto e visto a quei tempi come la novità, la freschezza di una politica che solo apparentemente risultò innovativa, in verità i fatti davanti a noi ne evidenziano invece l'alta virulenza, capace di abbattere ideali conquistati nei decenni precedenti a prezzo di fatica e sudore, uno su tutti l'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori che diede vita al capolarato ancora sotto i nostri occhi tutt'oggi.   

L'Egoriferito per antonomasia, il contraddittore di se stesso, il modellante il proprio pensiero a seconda della platea, ricordo ancora con mestizia quando ad una riunione di segreteria iniziò l'oceanico discorso al grido di "compagni" che sta al suo pensiero come "socialità" in quelle di nonno Briatore, pare, dico pare, utilizzasse i soldi della Fondazione "Open" per esigenze di partito, allora il PD, praticamente un bancomat politico. Ed è per questo che è indagato assieme alla Bella Etruriana e a quel Lotti che personalmente mi ricorda il compagno di classe che sapeva tutto lui e stava collegialmente sui coglioni a chiunque. 

Ma, essendo il Pifferaio uno dalla querela facile, ribadisco che codeste sono solo accuse ancora da dimostrare ed eventualmente da condannare penalmente, con annesso il paravento dei tre gradi di giudizio. 

Quello che sconcerta è che il suddetto sia ancora una volta nell'occhio del ciclone e di conseguenza si parli ancora di lui, del suo partito Italia (semi) Viva, del suo entourage. 

Desidererei con tutto il cuore non parlarne più, contemplandolo nel terribile, per lui, regno degli anonimi, portandoci finalmente a dimenticare gli anni bui ed ostili dell'Era del Ballismo. 

Prosit!   

Sensazioni

 


Già!


FUORI FASE
Questi “dirigenti” come riescono a prender sonno?

di Antonio Padellaro

Il primo pensiero è: ma questi come facevano a prendere sonno la notte? Sapendo che le ridotte manutenzioni – “così si distribuivano più utili e i Benetton erano contenti” – avrebbero accelerato la corrosione dei cavi del ponte Morandi, e che la resina delle barriere sulla rete autostradale era difettosa e totalmente inefficace? “Incollate con il Vinavil”, confessavano a se stessi prima di scappare (“sti cazzi io me ne vado”). Magari, dopo aver disposto di risparmiare sulla sicurezza e sulla vita delle persone, che la morte non avrebbe risparmiato, davano sereni il bacio della buonanotte ai figlioletti. Magari, dopo avere fatto sorridere “Gilberto eccitato perché lui guadagnava e suo fratello di più”, andavano nelle università a predicare ai poveri studenti l’etica dell’impresa e il dovere della solidarietà. Magari, da azzardati scommettitori sul dolore altrui riuscivano malgrado tutto a scacciare i cattivi pensieri, a guardarsi allo specchio la mattina. Puntando sulla smemoratezza dei manufatti, stremati, marciti ma pur sempre lì, dai che anche oggi è andata liscia.

Prima domanda di noi gente qualunque: ma se i forzieri della “Famiglia” erano già ricolmi di miliardi perché mai un’altra carrettata di miliardi eccitava ancora e così tanto Gilberto, e i suoi calorosi sentimenti fraterni? Pensavamo che ci fosse un limite oltre il quale accumulare dieci, venti o cento fantastilioni non dovrebbe mutare il senso di un’esistenza. O forse sì, se l’avidità è la misura prescelta di un mondo smisurato. Ma può darsi che le sinapsi di questi leggendari “Capitani” siano costruite anch’esse di materiali pregiatissimi, tali da non registrare alcuna vibrazione umanamente apprezzabile. Quando per esempio a Cortina, la sera del crollo del ponte Morandi, si convocano gli amici per una grigliata che sembrava brutto disdire. Leggendo di questi manager di resina scadente chiediamo infine sommessamente di risparmiarci d’ora in avanti altre penose lezioncine sui top manager dagli “impeccabili curriculum”, perennemente concentrati sul “benessere della collettività”. Ne esistono certamente, e non sono pochi, ma adesso più che mai ci sentiamo autorizzati a diffidare della narrazione da meeting confindustriali (con reggicoda dattilografi al seguito), quella della superiorità morale e delle buonuscite che gonfiano petto e portafoglio. Sti cazzi, come diceva quel tale del Vinavil.

giovedì 12 novembre 2020

Dall'Osservatorio Puttaniere

 L'Osservatorio rivolto alle malefatte dello gnomo erotomane, non va mai in vacanza, osservando con scrupolo e dignità, le azioni e le dichiarazioni del ormai poco arzillo condottiero pregiudicato. 

Ci segnala infatti una mutazione, una accondiscendenza infima verso l'attuale maggioranza con disponibilità ad approvare, concordemente, il prossimo Bilancio dello Stato. 

Accesa la classica luce rossa tipica dei sommergibili, e guarda caso riferibile pure al mondo del porno, l'Osservatorio si è incuriosito di tale cambiamento umorale dello stolto e, partendo dal dogma che egli non fece e non farà mai nulla se non appagato dal solito ritorno personale, si è scoperto che un codicillo, approvato dall'attuale compagine governativa, congelerà per sei mesi i desideri di Vivendi di scalare Mediaset. 

Sei mesi sono sufficienti al Caimano e al suo figliolo "ghe pens mi" per attrezzarsi in modo tale da respingere l'assalto francese. 

Sono contrarissimo all'operazione e mi stupisco come il Bibitaro, il Premier e lo Zinga non abbiano compreso che per l'ennesima volta le dichiarazioni di colui che un tempo pagò tangenti alla mafia di Riina, e solo per questo non andrebbe non solo ascoltato, ma allontanato da qualsiasi forma di accordo politico, siano intrise esclusivamente di tornaconto personale. Il Caimano muta solo ed esclusivamente per proteggere l'esagerato forziere di famiglia. A lui non frega una mazza di problematiche varie che ognuno di noi combatte da tempo immemore. 

Non andava ascoltato, né agevolato, a costo di far cadere il governo. Punto! 

Ne va della nostra comune dignità!  

Ucci Ucci!

 


Ah Repubblica oggi mette addirittura in seconda pagina la notiziona dell'arresto di Ucci Ucci Castellucci, narrando pure le malefatte, presunte al momento, dei manigoldi, presunti attualmente anche loro, alle dipendenze della Famigliola Telepass Trevigiana. 

Ricordo, e Marco Travaglio lo ha scritto pure oggi, che nei giorni successivi la tragedia del ponte genovese, il giornale diretto dal diversamente Molinari, non menzionò per qualche giorno i Benetton, il nome non comparve ma si suppose solo. E questo perché Autostrade è da sempre un grande elargitore di pubblicità sulle pagine di quello che un tempo fu un gran giornale. E come Repubblica molti altri quotidiani si rifocillarono spesso e sguaiatamente attraverso i beeep del Telepass, quasi a proteggere gli abnormi interessi degli United Riccastron. 

Ma oggi non ha potuto esimersi dal narrare i fattacci, di riportare l'eloquente frase "meno manutenzione più utili" detta da un capomastro attualmente non indagato. 

Andando indietro con la memoria occorrerebbe, come rigenerativo nazionale, comprendere chi furono, in nome nostro, i putridi intrallazzoni che agevolarono una concessione tanto capestra quanto odorante di tornaconti, di tresche finanziatrici, di compensi elargiti a piene mani per quest'onta dai contorni di Inchiappettatura Nazionale. 

Servirebbero dignità e fermezza, forza e coraggio nel riprenderci il malloppo. Ma forse sia il contesto che il politichese, metteranno una pietra tombale su tutto quanto fu indecente. L'unica speranza, al momento vana, è di toglierci dai coglioni squali di tale malefica portata. Beeep!   

Amaca

 

Dobbiamo essere molto contenti

di Michele Serra

Il livello di fair-play di Trump è inferiore allo zero, e se il mondo fosse un posto normale basterebbe questa sua incapacità di perdere a renderlo odioso, di quegli odiosi tendenti al ridicolo. (Da includere nel giudizio, ovviamente, anche i suoi pretoriani Rudolph Giuliani e Mike Pompeo). Ma il mondo non è un posto normale, e dunque è pieno di trumpiani – compresa la remota provincia dell’Impero chiamata Italia – disposti ad applaudirlo anche se diventasse terracubista, che è la terza via tra terrapiattismo e terratondismo.

Questo genere di cecità rovinosa, spesso omicida, spesso suicida, era un tempo classificata come fanatismo politico, e ricondotta a quel grande colpevole che è l’ideologia. Ma più che un colpevole l’ideologia doveva essere il classico capro espiatorio. Perché, dopo averla impiccata all’albero del pragmatismo, non si sono registrati speciali miglioramenti nel campo del raziocinio. E anzi. Si straparla tanto quanto prima, e non farlo più nel nome di un’Idea, ma di un cafone pieno di quattrini e di ignoranza, non sembrerebbe un gran passo in avanti.

Una perizia psichiatrica dell’umanità nel 2020, specie se surrogata dai like che incoronano le peggiori fandonie, e dai voti che gonfiano le vele di fior di mascalzoni, di ciarlatani, di bugiardi, di sopraffattori (Bolsonaro e Duterte, sapete, hanno vinto le loro elezioni), non avrebbe esito migliore di una analoga nel 1920, o nel 1820. E dunque: la ragione è un miracolo, la democrazia è un miracolo, la civiltà è un miracolo. Alla luce dei dati concreti dobbiamo essere molto contenti, questo voglio dire. E pieni di ottimismo.

United Dollars of Riccastron

 


United leccons
di Marco Travaglio
Il minimo che si possa fare leggendo le intercettazioni di Castellucci, Mion e degli altri magnager di casa Benetton intercettati dalla Procura di Genova, è vomitare. Ma stupirsi, per favore, no. Da ieri siamo inondati dai commenti indignati di politici, giornalisti e commentatori che fingono di meravigliarsi per le parole sprezzanti dei manager scelti dai Benetton per speculare a suon di dividendi miliardari su un bene pubblico (le autostrade), la sicurezza pubblica (le mancate manutenzioni dei viadotti) e l’incolumità pubblica (i cavi del Morandi “corrosi” e i pannelli “incollati col Vinavil”). Ecco: ce li risparmino. Oggi intitoliamo questa colonna come quella dell’agosto 2018 sul crollo del ponte Morandi, perchè ricordiamo benissimo cosa dicevano questi tartufi. Era già tutto chiaro e lampante allora, almeno per le responsabilità gestionali dei dirigenti scelti da Luciano, Gilberto & F.lli, noti imprenditori a pelo lungo passati dal tosare le pecore al tosare gli italiani. 

Ma quando il premier Conte e i suoi vice Di Maio e Salvini (che si sfilò un minuto dopo) promisero ai funerali di cacciare i Benetton da Aspi, furono investiti da una potenza di fuoco politico-mediatica mai vista prima, al grido di “no all’esproprio” e “aspettiamo la Cassazione”. Anche se il crollo del Morandi (43 morti) era il macabro replay della strage di Avellino del 2013 (40 morti).Solo il Fatto e la Verità osarono mettere la parola “Benetton” in prima pagina. Quella del Corriere non citava né Atlantia, né Autostrade, né Benetton: in compenso additava come colpevoli i 5Stelle e gli ambientalisti contrari alla Gronda (anche se la Gronda non l’avevano certo bloccata loro, non avendo mai governato né la Liguria né l’Italia, ma la destra e la sinistra; e comunque la Gronda, anche se esistesse, non rimpiazzerebbe ma affiancherebbe il Morandi). Stessa favoletta su Repubblica: niente Atlantia, Autostrade e Benetton, ma giù botte a i 5Stelle anti-Gronda. Idem su La Stampa (“Imbarazzo per un documento M5S” e per “il blog di Grillo”), il Giornale (“chi è stato”: i Benetton? No, “i grillini”) e tutti i tg. Perché? Elementare, Watson: i Benetton riempiono di pubblicità milionarie giornali e tv; il M5S e gli ambientalisti un po’ meno. In più, per pura combinazione, Autostrade sponsorizzava la festa di Repubblica “Rep Idee” e aveva nel Cda l’amministratore di Repubblica Monica Mondardini. Quindi la revoca della concessione alla Sacra Famiglia trevigiana era pura bestemmia. Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero eGiornale ripeterono per giorni che Conte, Di Maio e chiunque altro si azzardasse a incolpare Atlantia per le colpe di Atlantia era affetto da patologie gravissime.

Eccole: populismo, giustizialismo, moralismo, giustizia sommaria, punizione cieca, voglia di ghigliottina, ansia da Piazzale Loreto, sciacallaggio, speculazione, ansia vendicativa, barbarie umana e giuridica, cultura anti-impresa che dice “no a tutto”, deriva autoritaria, ossessione del capro espiatorio, pressappochismo, improvvisazione, avventurismo, collettivismo, socialismo reale, oscurantismo. 

Ezio Mauro spiegò su Repubblica che “una delle più grandi società autostradali private del mondo” non può diventare “il capro espiatorio di processi sommari e riti di piazza”, “tipici del populismo” e dei “pifferai della decrescita”. Toccare la sacra concessione, per Daniele Manca del Corriere, era una pericolosa “scorciatoia”, “un errore” e “un indizio di debolezza”. Giovanni Orsina, su La Stampa, lacrimava inconsolabile per i poveri Benetton (mai nominati), “sacrificati” come “capro espiatorio”: roba da “paesi barbari”. L’emerito Sabino Cassese tuonava a edicole unificate, dal Corriere al Sole 24 Ore a Repubblica, contro la revoca ai Benetton e il ritorno delle Autostrade allo Stato: “Sarebbe una decisione immotivata e anche illegale”, strillava, scordandosi di premettere che nel 2000-‘05 era stato nel Cda del gruppo Benetton, uscendone con 700mila euro tra gettoni e consulenze.

Centrosinistra e centrodestra, a suo tempo lautamente foraggiati da Autostrade, le fecero scudo come un sol uomo, tempestando la Consob di esposti contro Conte&C.: il crollo che li angosciava non era quello del Ponte sui 43 morti, ma quello del titolo Benetton in Borsa. “Qualcuno sarà chiamato a rispondere di aggiotaggio” (Michele Anzaldi, deputato renziano, 16.8). “Consob avverte Palazzo Chigi: ‘Pericoloso turbare i mercati’” (Stampa, 17.8). “Consob raccoglie l’appello di Forza Italia: verifiche su Autostrade. Brunetta: ‘Attenzione a chi turba i mercati’” (Giornale, 18.8). Il Partito d’Azioni trovava il suo naturale portavoce nell’Innominabile: “Revocare la concessione ad Autostrade significa pagare 20 miliardi di danni”. Poi, con comodo, il nome Benetton riapparve sui giornaloni. Ma per riabilitarli con titoli e interviste strappalacrime. 

Da Pulitzer quella di Francesco Merlo (Repubblica) a Luciano dai capelli turchini, poco dopo la morte del fratello Gilberto. Merlo lo definì “imprenditore di sinistra”, forse perché nelle foto di famiglia siede da quella parte. Poi affondò il colpo: “È vero che il crollo del Ponte Morandi a Genova con i suoi 43 morti ha ferito lei e ha ucciso suo fratello?”. Mancò poco che chiedesse i danni ai famigliari delle vittime. Quindi, signore e signori: vomito sì, stupore no. Magari qualche parolina di scuse, ecco.