Leggere dell’ultimo scandalo vaticano col Torzi in galera (ci sono tre celle nei sacri palazzi le stesse che accolsero il cameriere reo di aver spifferato bagordi intellettuali e per questo condannato al contrario degli energumeni in porpora intonsi e candidi come da menu classico) e con quel mons Perlasca che solo a vederlo viene voglia di smoccolare, equivale ad inoltrarsi nelle storie alla Al Capone, con somme inumane aggranfiate dall’obolo di S.Pietro, che la leggenda turiferaia vorrebbe essere risorse destinate ai poveri, già i poveri ovvero il motivo per cui questi perlasca godono di bissi e giaculatorie per espletare la loro appartenenza al club più esclusivo del pianeta ove deificazione e sontuosità rendono i principi dissoluti al di sopra di ogni sospetto; leggere di flussi centinaia di milioni gestiti come i miglior boss della mala, sconcerta ed umilia oltre l’immaginabile, angustiando il cuore al pensiero di quanta fatica debba sopportare Francesco, che sta tentando, forse invano, di ripulire le dannate stanze dai troppi filibustieri in paonazzo, vergogna costante per molti e motivo di distacco, con relativa pulitura di sandali confermante lontananza di testa e cuore dai sopracitati briganti, per sottostare all’invito evangelico di lasciare i morti a seppellire i morti.
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 7 giugno 2020
sabato 6 giugno 2020
E poi ecco arrivare lui...
Dicono che nella dorata Costa Azzurra, assistito dalla nuova badante, gnocca e giovane come da statuto familiare, alla notizia che potrebbero arrivare un centosettanta miliardi da spendere, il Tappone si sia imbizzarrito come un cavallo tra i canapi senesi, ritrovando buonumore ed energie al punto da rifarsi pure un interventino facciale, diventando il sosia di Gao Zong, imperatore cinese del 1100 A.C (non conosco naturalmente tutta la genealogia dei cinesi, ho solo aperto Wikipedia ed estratto un nome a caso, anzi, conoscendo il protagonista meglio dire a cazzo).
Per centosettanta miliardi il nostro, il loro, Barzellettiere impavido sarebbe pronto a diventar un "interista cumunista" oppure ad allontanar la gnocca dal suo reame. Figurarsi sfanculare il Cazzaro! Ed infatti ha riallacciato contatti con lo Zinga (lo sto dicendo da sempre: era meglio suo fratello alla Segreteria pidina) con quella nomea di padre della patria che i suoi valletti quotidianamente, dietro compenso, tentano pervicacemente di opzionargli, nel tentativo quasi raggiunto di renderlo, per l'ennesima volta, presentabile.
Lo Zinga ci sta cascando in pieno, non tanto per dabbenaggine, quanto per levarsi definitivamente dai coglioni il Guitto oramai anonimo e nuovamente scrittore. E questa sarebbe un nobilissimo motivo, ci mancherebbe. Ma il prezzo da pagare è troppo alto e blasfemo, nei riguardi della dignità. Quell'ometto oramai alla frutta è sempre il solito ed immarcescibile nostro grave problema, in primis perché fino al 1992, è stato accertato, pagò tangenti alla mafia di Riina. Solo per questo dovrebbe essere messo non solo a riposo ma tenuto lontano da qualsiasi azione politica seria. Secondariamente lo stolto in cerone è pregiudicato avendo evaso e commesso misfatti finanziari. Terzo è calpestatore, autorizzato da quella che un tempo chiamavamo sinistra, della libertà di pensiero, avendo in proprietà ancora tre media nazionali e gestendo almeno un paio di quotidiani, uno dei quali, il Giornale, dedito prevalentemente all'umorismo e alla fumettistica.
Come il miglior cane da tartufo in circolazione il vecchio zar della oramai lontana, per fortuna, Era del Puttanesimo ha dunque fiutato l'enorme massa di dané e, seguendo il proprio dna, sarà pronto a tutto pur di partecipare al taglio nuziale della fantasmagorica torta. Travestirsi da monaco circestense, da odalisca, da filantropo, da pacifista incallito, per lui non costituirà problema, ma missione.
Per chi lo segue da decenni, radiografandolo costantemente, il mascheramento prossimo non sarà una sorpresa, come già il notare le numerose veline, non quelle in carne da lui adescate pedissequamente, dei suoi tg, agevolanti al termine di qualunque notizia il suo aureo commento, col chiaro intento, lasciandogli la chiosa, d'idealizzarlo nel grande saggio, padre della patria appunto.
Stupisce che lo Zinga e gli altri apparentemente normodotati politicamente, non s'accorgano di questo vistoso, ripetitivo tentativo di ritorno agli antichi splendori del Puttaniere, alla smania di curar i suoi interessi alle nostre spalle.
PS
Leggo ora un commento di Tucidide che, forse, non c'entra nulla:
"Iperbolo, un miserabile, messo al bando non perché qualcuno ne temesse il potere o il prestigio; ma perché era un essere squallido, una vera disgrazia per la città." (VIII.73)
Oh Zinga! Forse non c'entra nulla! Però...
Serra
La band dei quattro
di Michele Serra
L’obiettività non esiste. Esistono però una faziosità controllata, una partigianeria civile, che servono a non rendere troppo odioso, o troppo ridicolo, l’esercizio di un potere (quello del giornalista) che deve comunque dimostrare rispetto per il mondo, che è vario per definizione.
Se si organizza un dibattito come quello che mi è capitato di seguire l’altra sera su Post, presunto spazio di approfondimento del Tg2, significa che questa sorta di convenzione – una forma di educazione come tante altre – è definitivamente alle spalle.
Si può essere faziosi in totale allegria e serenità, faziosi senza scrupoli, forse addirittura senza accorgersene. Tre ospiti su tre (se non sbaglio i calcoli: il cento per cento) dicevano la stessa cosa. Uno era Flavio Briatore, un altro il capogruppo leghista Molinari, il terzo un opinionista che scrive sulla Verità. Dicevano, tutti e tre, che il governo promette soldi che non ha, che l’Europa, ah ah, è roba da matti aspettarsi qualcosa dall’Europa, che “gli italiani” (rappresentati, in toto, da loro tre) si sentono presi per i fondelli. Direbbe l’onorevole Gasparri, che da secoli sorveglia l’intero palinsesto Rai, che non c’era contraddittorio.
Ma non lo dirà, perché la storia della pagliuzza e della trave è, tra gli umani, legge universale.
Aggiungo un’aggravante. La gioviale conduttrice chiamava per nome gli ospiti (romanamente), dimostrando una certa abilità nel non confonderli, visto che dicevano tutti la stessa cosa, ma rinunciando già in partenza a quel poco di formalismo che aiuterebbe il pubblico a illudersi che i quattro non siano i membri di una band, ma persone distinte.
Se si organizza un dibattito come quello che mi è capitato di seguire l’altra sera su Post, presunto spazio di approfondimento del Tg2, significa che questa sorta di convenzione – una forma di educazione come tante altre – è definitivamente alle spalle.
Si può essere faziosi in totale allegria e serenità, faziosi senza scrupoli, forse addirittura senza accorgersene. Tre ospiti su tre (se non sbaglio i calcoli: il cento per cento) dicevano la stessa cosa. Uno era Flavio Briatore, un altro il capogruppo leghista Molinari, il terzo un opinionista che scrive sulla Verità. Dicevano, tutti e tre, che il governo promette soldi che non ha, che l’Europa, ah ah, è roba da matti aspettarsi qualcosa dall’Europa, che “gli italiani” (rappresentati, in toto, da loro tre) si sentono presi per i fondelli. Direbbe l’onorevole Gasparri, che da secoli sorveglia l’intero palinsesto Rai, che non c’era contraddittorio.
Ma non lo dirà, perché la storia della pagliuzza e della trave è, tra gli umani, legge universale.
Aggiungo un’aggravante. La gioviale conduttrice chiamava per nome gli ospiti (romanamente), dimostrando una certa abilità nel non confonderli, visto che dicevano tutti la stessa cosa, ma rinunciando già in partenza a quel poco di formalismo che aiuterebbe il pubblico a illudersi che i quattro non siano i membri di una band, ma persone distinte.
venerdì 5 giugno 2020
Son Somari!
La famigerata sapiens
E dovremmo essere la genia dell'homo sapiens?
A questa elefantessa, incinta, in India è stato dato da mangiare un ananas pieno di petardi. Lo scoppio le ha distrutto la bocca, lo stomaco ed l'ha fatta morire assieme al suo piccolo. Qui è fotografata mentre cerca di lenire i dolori provocati dallo scoppio.
Mi scuso con te a nome di tutti i normodotati. Perdonaci. Saprai certamente che di questo passo resterà ben poco di buono quaggiù, circondati come siamo da inimmaginabili bastardi a cui auguro di cuore una fine simile alla tua.
Corri felice ovunque tu sia!
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