sabato 30 maggio 2020

Sano rimedio


A vedere alzarsi in cielo un grattacielo di 110 metri non c’era quasi nessuno. È l’effetto mitridatizzazione, assuefazione ad un evento, nello specifico il lancio dell’ultima missione lunare Apollo 17 avvenuta nel 1972, con media e share disinteressati. La mitridatizzazione la riscontriamo oggi nei bollettini del Coronavirus, l’abitudine ai decessi, il sollievo nell’apprendere che solo un centinaio di nostri concittadini non ce l’hanno fatta. Solo. Ci mitridatizzammo nell’Era del Puttanesimo al fatto che un pregiudicato, pagatore  seriale di tangenti alla mafia e possedente la metà dei media nazionali, orchestrasse  ai nostri danni una politica personale per salvarsi dalla bancarotta, aumentando a dismisura i propri possedimenti. 
Ci mitridatizziamo quotidianamente sul fatto che molti attorno a noi non paghino le tasse, piangendo miseria assieme a coloro che sono effettivamente in difficoltà. 
Ci mitridatizziamo davanti all’assassinio del giovane Regeni ad opera di un tiranno ancora in sella e al quale vendiamo navi, elicotteri e armi.
Ci mitridatizziamo da quasi quattro anni al fatto di avere come uomo più potente del pianeta un Biondone psicopatico, un pericolo sensibile per tutta l’umanità. 
Siamo quindi sensibili alla mitridatizzazione e l’unico modo per combatterla è quella di dedicare almeno un’ora al giorno all’informazione. Informazione non transumanza belante mediante media peripatetici al servizio di lorsignori. Leggere, leggere, leggere bene e sano: il vaccino contro la mitridatizzazione.

Travaglio!


sabato 30/05/2020
Di chi è l’argenteria

di Marco Travaglio

La prima volta che conobbi Piercamillo Davigo era il 1997: presentavamo a Milano il mio libro-intervista al procuratore aggiunto di Torino Marcello Maddalena Meno grazia, più giustizia, a cui aveva scritto la prefazione. Era ancora pm del pool Mani Pulite. Il suo intervento fu uno show di battute taglienti e aforismi fulminanti, come quelli a cui poi assistetti negli anni successivi in tanti convegni e dibattiti insieme. La frase che più mi colpì illuminava la differenza fra responsabilità penale e responsabilità politico-morale: la prima la appura la magistratura, nei modi, nei tempi (biblici) e nei limiti previsti dalla legge; la seconda la accerta chiunque legga le carte giudiziarie, quando emergono fatti incontrovertibili (confessioni, intercettazioni, filmati, documenti, testimonianze oculari) che dimostrano una condotta sconveniente e consentono di farsi subito un’idea sulla correttezza o meno dell’autore. Che, se è un pubblico ufficiale, deve adempiere le sue funzioni “con disciplina e onore” (art. 54 della Costituzione), può essere tranquillamente dimissionato su due piedi, senza attendere la sentenza definitiva. Per spiegare questa fondamentale differenza, Davigo se ne uscì con uno dei suoi cavalli di battaglia: “Se vedo il mio vicino uscire da casa mia con la mia argenteria in tasca, non aspetto la condanna in Cassazione per smettere di invitarlo a cena. E non lo invito più nemmeno se poi lo assolvono. Non è giustizialismo: è prudenza”.

Non so quante volte, in questi 23 anni, gliel’ho sentito ripetere: la gente sorrideva, rifletteva, capiva e conveniva con lui. Tranne, ovviamente, i ladri e gli amici dei ladri, che con l’argenteria altrui ci campano. L’altra sera l’ha ridetto a Piazzapulita ed è scoppiato il putiferio. Politici e commentatori, anche incensurati, hanno cominciato a stracciarsi le vesti, come se la traduzione in italiano dell’art. 54 della Costituzione fosse diventata una bestemmia. E non solo per i ladri e i loro compari. La vera notizia è proprio questa: non la (stravecchia) battuta di Davigo, ma le reazioni, che cambiano a seconda dei tempi. Una volta facevano incazzare B. e i suoi numerosi pali, ora fanno incazzare anche la cosiddetta sinistra. Infatti, a menare scandalo, ha cominciato Repubblica, che fino all’altroieri ospitava fior di interviste a Davigo con risposte come quella e non batteva ciglio perché condivideva con lui il massimo rigore sulla questione morale (ben diversa e più ampia di quella penale). Ora invece le trova improvvisamente scandalose, al punto di squalificarle come “giustizialiste” e addirittura di pubblicare una sfilza di insulti al giudice scagliati sui social dai soliti conigli da tastiera.

Seguono le fesserie dei politici, a partire dal capogruppo Pd al Senato Andrea Marcucci: “Per Davigo la civiltà giuridica sancita dalla nostra Costituzione è carta straccia. Quanto ha detto ieri sera in tv il magistrato, fa tremare le vene dei polsi”. A parte la virgola sbagliata e la citazione sbagliata dell’incolpevole Dante Alighieri (“… ella mi fa tremar le vene e i polsi…”: Divina Commedia, Inferno), il giureconsulto della Garfagnana non capisce o finge di non capire che la Costituzione non dice da nessuna parte che il giudizio politico-morale su un pubblico ufficiale sia riservato alle sentenze. Dice soltanto che nessuno, per la legge, è penalmente colpevole fino a condanna definitiva. Dopodiché, per fare un altro esempio, nessuno sarebbe così incosciente da affidare i propri bambini a un vicino di casa imputato per pedofilia perché non ha condanne: nel dubbio, chiunque abbia un minimo di prudenza li affida a qualcun altro. Poteva mancare, nel festival della scemenza, il contributo dell’Innominabile? Non poteva: “Per i giustizialisti basta la condanna mediatica. Aspettare le sentenze non è un errore: si chiama civiltà. E Davigo fa paura”. Quindi, per dire, sospendere dall’insegnamento un professore imputato di stupro o levare dalla cassa di una banca un impiegato indagato per rapina sarebbe giustizialismo e condanna mediatica, mentre lasciarli al loro posto (per dar loro un’altra chance) sarebbe civiltà. Basta domandare in giro al primo che passa: “Le fa più paura Davigo che consiglia di cacciare quelli che vengono fotografati o intercettati a rubare, o chi li lascia al loro posto?”. E godersi la risposta, casomai non bastassero i sondaggi che danno l’Innominabile all’1,5% (mentre, quando diceva le stesse cose di Davigo chiedendo le dimissioni di ministri “solo” indagati come Idem e De Girolamo, o neppure inquisiti tipo Alfano e Cancellieri, prima che finissero nei guai i suoi fidi e agli arresti i suoi genitori, era giunto al 40,8%).

Il bello è che questi fresconi cianciano di “primato della politica” e poi delegano ai magistrati le decisioni politiche che potrebbero assumere in proprio, e in anticipo. Ma è proprio questo che i vecchi politici non sopportano in Davigo: che smascheri davanti a tutti, con esempi di vita quotidiana, le loro pretese impunitarie classiste e castali. Lorsignori non inviterebbero mai a cena chi li ha derubati, né affiderebbero i loro bambini a un indagato per pedofilia e strillerebbero come aquile se il prof delle loro figlie fosse imputato per stupro. Ma per mazzette, intrallazzi, mafierie e altre specialità della casa, le regole di quotidiana prudenza e precauzione diventano orrore: perché lì l’argenteria non è la loro, ma la nostra.

Sul far del giorno



Come un taccuino ecco alcuni spunti per questa giornata vicina alla riapertura (Dio ce la mandi buona) globale del nostro paese. 
Dopo gli sfiati di quasi tutti i politicanti, le flatulenze rassicuranti la rigidità nei riguardi del despota Al Sisi per ottenere chiarimenti e responsabilità in merito all'assassinio di Giulio Regeni, ecco arrivare la consegna di due navi militari per qualche miliardino e i futuri elicotteri, perché l'Egitto è uno dei nostri migliori clienti e, prima favola per i sogni d'oro di noi babbani, l'industria bellica nostrana non può fermarsi, pena il licenziamento di migliaia di persone, e ed è per questo che continuiamo ad armare il mefitico riccastro Simsalabim impegnato ad assassinare nello Yemen, ma noi non abbiamo le mani sporche di sangue in merito perché, vai con la favola, business is business! 

Il governatore della Banca d'Italia Visco ci ha relazionato in merito alla debacle in arrivo nel vicino post pandemico con il Pil in caduta libera. L'alto vigilante delle nefaste tonnare borsistiche, non gli sfugge mai nulla a parte quando saporosamente riposa tra i marmi dorati dei suoi uffici, ha evidenziato tra i tanti problemi, uno in particolare, novizio, vergine, infante: l'evasione fiscale! Ma dai? Questa mi è nuova! E' dai tempi del Gobbaccio mafioso che sento parlare i pagliacci di turno di combattere una metastasi inaudita, un colpo basso che si ripete ad ogni stramaledetto anno. Visco post sogni d'oro evidenzia questa discrepanza? Che grande il governatore! Pensa che durante l'Era del Puttanesimo avevamo in tolda un delinquente evasore e nella successiva Era del Ballismo un guitto che innalzò le soglie permissive, spandendo praticamente ovunque la voglia di evitar balzelli tranne che per i soliti coglioni il cui prelievo viene fatto alla fonte. 
E quindi l'evasione è un problema? E cosa ha detto il grande risvegliato? Che siccome le tasse sono alte, occorrerà ridurle per incentivare i malfattori a pagarle. Quindi la soluzione è andar incontro alla sterminata Banda Bassotti di nostri connazionali e non garantire pene certe, tipo la galera, per coloro che la fanno da furbi e da padroni? 

Altro spunto: Uber Italia commissariata per evidente caporalato dei suoi poveri dipendenti, pagati 3 euro e qualcosa lordi a consegna, in sintesi la nuova forma di schiavismo dei negrieri 2.0, leggasi startup. 
Un castale ed incontrollato divaricamento sociale questa modaiola necessità di far galoppare inferiori per gustare nel salotto di casa delle prelibatezze culinarie, che non ho mai usato per evidente soggezione nei loro confronti, non tanto per quello che fanno ma per le canaglie che operano dietro loro, sfruttandoli come fossimo tornati al tempo delle raccolte di cotone. Spero che Uber commissariata riconosca finalmente il dovuto ai propri dipendenti, si fa per dire visto che era una modalità neroxnero, e che vengano sbattuti in galera i responsabili di cotanto inferno, tra l'altro ad uno gli hanno sequestrato 500mila euro in contanti! 

Ed infine lui, il Biondone Pazzo, degno del cast di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" 
E' un pericolo incredibile per tutta l'umanità, va incamiciato e spedito nello spazio, tra l'altro credo che il bottone per il lancio lo schiaccerebbe molto volentieri la sua Miss Silente e consorte. 
Buona giornata.  

venerdì 29 maggio 2020

Dialoghi



Paroline


Frugali, riaperture, movida, distanziamenti, positivi, tamponi, lockdown. 
Alcune parole entrate prepotentemente nel nostro vocabolario, già scarno ed ora pure tecnico-trainer. Alzi la mano chi non si è fatto un'idea sul pandemico, sul diluvio di commenti di virologi cultori della visibilità, altro virus da combattere sotto certi aspetti, chi ritiene errati certi comportamenti, chi vorrebbe che la si suonasse mazurca, chi tanghista. 
Effluvi di parole, concetti estrapolati, ragionamenti soffusi. Si nasconde quella labile verità occlusa da sintassi azzardate. Certo, è scomodo dirlo, ammetterlo: siamo stati in balia dell'occulto, abbiamo operato con le stesse modalità di centinaia di anni fa. Non siamo, meglio sono, riusciti ad applicare la tecnica, il progresso all'aspetto più naturale del nostro status di respiranti a tempo, la salute. Dovremmo ammetterlo all'unisono: Covid ha spodestato le nostre certezze, l'agiatezza, la convinzione di essere in vetta. Tutto ciò irrita oltremodo le nostre coscienze incuneando la vaga idea di non essere assolutamente ciò che ritenevamo oramai un diritto acquisito. Pare infatti che molti, non tutti ancora, gracili in mente e corpo, siano a tempo su questo strano pianeta, che le settimane internazionali di moda non abbiano in nessun caso prolungato la temporalità mediante l'accorciamento spasmodico del divenire, sinonimo d'importanza e successo. 
E' bastato l'invisibile a far soccombere percezioni sfasate della presunta onnipotenza collettiva. 
Fetecchie fummo, fetecchie saremo.  

giovedì 28 maggio 2020

Insoddisfaction


La sorella di Platinette dalla Perpetua storce il naso su quanto l’Europa potrebbe concederci. La Perpetua insinua e ammorba paventando riforme imposte dall’alto, come se non avessimo bisogno di rifondare la sanità, il sistema fiscale che perde un centinaio di miliardi all’anno. Yoghi-Toti, l’unico convinto di aver reso free la Liguria dal Covid, sproloquia in investimenti, magari cementiferi, lamentando ritardi, soldi che non si vedono, insomma: il rosicamento destrorso omette di evidenziare il successo del Premier, impensabile fino a pochi giorni fa. E questo conferma il loro soffrire, la speranza che le cose vadano male, per poter riemergere dall’annichilimento generato dal buon operare della maggioranza. Se non fosse per la distruzione definitiva certa, quanto ci piacerebbe vedere il Cazzaro e Sora Cicoria dialogare politicamente con Bruxelles! Un must della comicità universale!

Una mortificante ma signora Inchiesta


Quella di oggi su Repubblica è una signora inchiesta, trattante un tema che dovrebbe far vergognare tutti coloro che possiedono un minimo di dignità e s'inerpicano su una via in qualche modo retta. 
La Strage Silenziosa s'intitola e tratta tematiche riguardanti il mondo degli anziani. 
Chiarisco subito il mio punto di vista, non per apparire migliore di qualcuno, ci mancherebbe! Premettendo che non ho figli, ho recentemente esaudito il desiderio di mio padre, scomparso a marzo: mi chiese infatti di non essere mandato, finché fosse restato lucido, dentro ad una casa di riposo. Non ho fatto fatica, in merito, ad esaudire le sue volontà, chiare e limpide. Ripeto, assolutamente non dico queste cose per vantarmene, solo per chiarire la mia posizione in materia. Ritengo infatti il mondo delle cosiddette Rsa un luogo a perdere, un'anticipo della certa fine naturale, comprendendo sia chiaro le necessità di famiglie dove entrambi i genitori lavorino e la presenza, meravigliosa, dei figli da crescere.
Altresì evidenzio, perché mi sono documentato al riguardo, la fretta di molti, la voracità dei soliti noti, ad immagazzinare archivi storici inauditi, la loro tenerezza, il loro ricordo, la saggezza, la gioia nel vedere la discendenza formarsi, dentro a quei coacervi di spegnimento psicologico che fruttano ai soliti noti, ricchezze inaudite. 
La penso così e lo scrivo per rispetto a voi che leggete, rispettando ogni diversa visione del mondo degli anziani. 

Detto questo la soluzione migliore sarebbe quella di postare l'intera inchiesta ma preferisco commentarne i momenti più intensi.

  “L’assurdità è che invece di proteggere i nostri anziani, li abbiamo tenuti chiusi in una scatola con dentro il virus. L’inefficienza e l’irresponsabilità di queste decisioni hanno portato alla morte di mia madre e di molti nostri cari, che erano i più deboli. Li dovevamo difendere e mi sento responsabile anche io”.

Lucio Viola racconta l’incubo vissuto da una moltitudine di italiani che hanno perso genitori e nonni: si sono spenti nel silenzio, isolati da tutti, sepolti nella solitudine prima ancora di morire. Il nostro Paese li ha semplicemente dimenticati. “Tutti questi luoghi completamente abbandonati e deserti. I figli fuggivano lasciando i cadaveri dei genitori”, scriveva Paolo Diacono quindici secoli fa, raccontando la peste che ha decimato l’impero bizantino. E anche noi siamo precipitati in quell’orrore. Un baratro così profondo da spingere a distogliere lo sguardo. “Io non ho più potuto parlare con mia mamma. Al telefono faceva fatica anche a riconoscerci, ci riusciva solo di persona: appena ci vedeva era contentissima e ci veniva incontro con la carrozzella. Perché mia mamma di testa non c’era più, ma poteva vivere ancora”, ricorda Carlo Butera: “L’ho incontrata per l’ultima volta il 27 febbraio, poi il 6 aprile ti vedi arrivare una bara e non sai neanche chi c’è dentro”.
Il nostro Paese li ha semplicemente dimenticati. Mai frase fece più male di questa. Dimenticare un patrimonio quali sono gli anziani è sinonimo di imbarbarimento, di inefficacia dei sentimenti per cui, in feste come il 2 giugno, andiamo fieri solamente e purtroppo a parole. 

Padri e madri, nonne e nonni spariti, come fossero desaparecidos inghiottiti dal terrore. In tutte le regioni, ma particolarmente in Lombardia: la terra della sanità modello e del welfare più efficiente, incapace di tutelare i suoi vecchi dall’epidemia. “Il Covid ha messo tragicamente in luce le mostruose lacerazioni e le disuguaglianze intollerabili di una società che, già prima di questa pandemia, tendeva a trattare le persone ritenute anziane come, direbbe papa Francesco, “scarti””, sentenzia il filosofo Salvatore Veca: “La ghettizzazione della terza età come forma di esilio delle persone dalla comunità è un problema che condividiamo con tutto l’Occidente. Ma quello che è accaduto, in particolare nelle Rsa, è stato un rito sociale di decimazione”.

Una strage nell’oblio che ha falciato più di ventimila esseri umani. Tre mesi fa ci sarebbe sembrato uno scenario incredibile. Invece è avvenuto. E continua ad avvenire: la furia del massacro è rallentata solo a metà maggio, ma non si è fermata. Nelle case di cura e negli ospizi la Fase Uno non è ancora finita. Anzi l’emergenza diventa sempre più dura: il personale è dimezzato, le casse sono vuote, gli ospiti rimangono tagliati fuori dal mondo.

Per questo è necessario capire. Iniziare a ricostruire le dinamiche del massacro. Chiedere se l’eccidio poteva essere evitato e come. Rendersi conto di chi ha peccato; per parole, opere e soprattutto omissioni. Le indagini della magistratura accerteranno le responsabilità penali, ma è facile prevedere processi lunghissimi e esiti incerti. Ci sono però capitoli di questo dramma che si possono già scrivere. Raccontano del sacrificio di medici ed infermieri; di comunità che si sono mobilitate e di sindaci che si sono battuti; di manager che hanno affrontato a testa alta l’epidemia. Ma anche di amministratori pubblici e privati che hanno nascosto la verità, di dirigenti che hanno imposto divieti criminogeni; di giunte regionali che hanno fatto scelte drammaticamente scellerate; di una classe politica che non ha mosso un dito per tutelare i cittadini più fragili di tutti. Quando si parla di assistenza alla terza età, si usa sempre l’immagine di Enea che trasporta sulle spalle il padre Anchise durante l’incendio di Troia. In Italia, davanti alla crisi del millennio, è come se Enea avesse abbandonato Anchise e fosse fuggito a gambe levate.
Ci sono tanti spunti per meditare. Fermiamoci qui.

(1-Continua)