C’è una data che, per fortuna, tenterà di evitare l’ennesimo ritorno dell’”Uomo Forte”, in questo caso pure gradasso e con poche sinapsi, nei nostri lidi: 2022, l’anno in cui si dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Tutti, dall’Europa ai pochi sani di mente in circolazione nei meandri della politica italiana, vorranno evitare che lo possa eleggere una maggioranza schiacciante del tipo adoratori del dio Po, onde evitare un’ascesa al Colle di tipi alla Rutto Calderoli. Per questo occorrerà grande lungimiranza di Mattarrella e, sopratutto, la ricerca di un’altra maggioranza: Cinquestelle e PD, a patto che questi ultimi si “derenzizzino”, trovando menti capaci di affrontare tematiche al momento impossibili da approvare, tipo la riduzione dei parlamentari, la riforma della giustizia, l’inasprimento delle pene per gli evasori, leggi che dovrebbe essere nel dna di un partito della sinistra e che, nell’attuale realtà, sono viste come spauracchi, visto la presenza ancora determinante di devoti del Ballista di Rignano.
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 9 agosto 2019
giovedì 8 agosto 2019
Bibitaro devoto
Smutandarsi in questa orribile maniera è uno schiaffo ai tanti, come me, che credevano di poter respirare aria nuova, lontana dai gruberismi, dai gargarismi di chi, da almeno una ventina d’anni, ci ha preso e ci prende sonoramente per il culo. Dignità, decoro, lealtà, rispetto, moralità, devozione ai valori di una sana ed onesta politica: tutte queste qualità sono state ammucchiate e riposte in cantina per andar dietro ad un imbelle, un panzone che, se non fosse stato messo lì dagli adoratori del dio Po, probabilmente, incontrandolo al bar, impersonerebbe la classica fucina di gags, calamitando carezze evangeliche sulla sua cervice disabitata; uno che entra in biblioteca solo per far minzione. E a questo cosiddetto alleato, proveniente dalla cloaca gestita da un pagatore seriale di tangenti alla mafia, un Bibitaro ha consegnato chiavi e barra del timone, annuendo e accondiscendendo, come una silente e devota perpetua, ad ogni suo progetto, desiderio, traguardo, trasmesso cacofonicamente in modalità rutto, senza contrastarlo, impensierirlo, innervosirlo in modo da fargli comprendere che esisteva, ed era pensante, anche un’altra sostanziosa parte della maggioranza, che i confini dell’accordo sarebbero stati sacri ed invalicabili, che se questo oste rigonfio avesse trovato il coraggio di trasformarsi in ministro del lavoro, degli Esteri, del commercio, in premier, in capo della polizia, in dj, cosa che ha sistematicamente fatto, lo sfanculamento degli accordi e il ritorno alle urne sarebbe stato certo ed indiscutibile.
Ed invece, sonnecchiando, sorridendo, ammiccando, gli è stato permesso di esagerare stucchevolmente, di invadere a poco a poco etere ed edicole, di andar dietro alle voci da mercato, di farle sue, di promettere tutto e il contrario di tutto, di farsi pompiere davanti ad un incendio, boia difronte ad assassini, signore della vita per esseri diversi, per lui e i suoi seguaci, che dovrebbero marcire in fondo al mare, secondo la ruttologia in vigore dalle parti del Po. Ed ora, dispersa ogni beltà, eccoci ad ammirare le risa, le euforie, gli abbracci, gli exultet, gli spernacchiamenti dell’eterno partito affaristico ed affossante i denari pubblici, con sarcofagi incipriati, indegni scudieri, madamine e chiamparini al settimo cielo per l’ennesima grande opera conquistata dietro il paravento del progresso, pullulante già di famelici squali, di allocchi consenzienti, di ululanti profeti del gianninismo. Unica consolazione tra queste macerie il fremito, l’accapponarsi di pelli dorate di devoti e devote di un ebetino, non più convinti di tornare a sedersi sugli scranni dorati alla prossima tornata di voto.
mercoledì 7 agosto 2019
Allora?
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