martedì 4 settembre 2018

Un perfetto Travaglio


martedì 04/09/2018
Sorpasso da Cazzaro

di Marco Travaglio

Mentre il TgLa7 rompe la tregua estiva dei sondaggi e comunica che la Lega ha abbondantemente scavalcato i 5Stelle – piazzandosi oltre il 32% (il loro risultato del 4 marzo) e staccandoli al 28,3 e rubando 4 punti a Di Maio e 4 a B. – e che comunque la maggioranza cresce e l’opposizione si assottiglia – penso all’ultimo dibattito della nostra bella festa alla Versiliana: quello sulla verità perduta nell’era del web. “I social – ha detto Milena Gabanelli – sono un ottimo vivaio perché consentono ai giornalisti di non lavorare, tanto c’è una sparata al giorno da riprendere per costruire pagine. Anni fa le chiacchiere da bar restavano tali, ora anche l’ultima dichiarazione dell’ultimo segretario dell’ultima sezione di provincia ha una grande potenza. Dovrebbe finire in un trafiletto di due righe a pagina 46, invece spesso diventa l’apertura dei giornali. A quel punto ci indigniamo, ma poi continuiamo a ravanare tra queste sparate”. Enrico Mentana ha obiettato: “Un conto è ravanare nei tweet dell’ultimo segretario di provincia o di un parlamentare semisconosciuto, un conto è prendere atto della mutazione genetica dei codici politici. Una volta i giornali dovevano fidarsi di addetti stampa che rilasciavano frasi sussurrate o dichiarazioni ufficiali. Ora, dall’uomo più potente del mondo, cioè Donald Trump, in giù si usa direttamente il social network per dire una cosa e a quel punto è lì scolpita, non la cancelli più. E su quello il giornalista si basa come 30 anni fa sulla relazione a un congresso di partito. Infatti il candidato alla segreteria del Pd Nicola Zingaretti dice: ‘Dobbiamo essere il primo partito sul web’. Questo ci dà l’idea della distorsione in corso: conta più la piazza virtuale di quella reale, lo slogan del progetto”.

Noi, come i lettori sanno, releghiamo la politica chiacchierata o cinguettata nei trafiletti a pagina tot (vedi rubrica “Il Cazzaro Verde” che raccoglie le flatulenze verbali del cosiddetto ministro dell’Interno). Ma i pastoni e i panini dei tg e spesso le prime pagine dei giornaloni si nutrono di quella, e i risultati si vedono. Se, come diceva Umberto Eco, sul web la parola di un premio Nobel vale quanto quella dello scemo del villaggio, la sparata di un consigliere comunale vale quanto la parola (peraltro rarissima, dall’avvento di Conte) del presidente del Consiglio. Il quale viene accusato di non esistere e non far nulla solo perché non straparla ogni due per tre, mentre il consigliere comunale pirla diventa una star e si apre un dibattito sul perché il premier non prenda subito le distanze dallo scemo del villaggio. Non tutte le esternazioni di tutti i politici vanno ignorate.

Se Salvini, che non sembra ma è il vicepremier, annuncia che il governo non sforerà il tetto del 3% o che la nave Diciotti non può sbarcare, la notizia c’è tutta. Ma se insulta Asia Argento o Michele Riondino, chissenefrega. Invece lui litiga con Asia e Riondino proprio perché sa che verrà “ripreso” in pompa magna come quando parla del 3% o della Diciotti, giornali e tv apriranno il “dibattito” e lui si sarà guadagnato la fama del leader e ministro più attivo, anche se è il più assenteista e il meno produttivo (al Viminale lo vedono di rado, come prima a Bruxelles, e non è detto che sia una disgrazia). Finora non i risultati (piuttosto scarsini, viste le aspettative), ma i sondaggi gli hanno dato ragione: anche perché non solo la politica delle sparate via Twitter o in diretta Facebook funziona, ma anche perché tutti lavorano per lui (giornaloni, tv, oppositori, intellettuali, persino magistrati). Tant’è che in tre mesi s’è mangiato quel che restava di Forza Italia e nell’ultimo mese ha iniziato a sbocconcellarsi anche gli alleati grillini, che fino a luglio avevano tenuto botta. E questo dipende dalla sovraesposizione che un po’ si conquista da solo e un po’ i media gli regalano, ma anche dalla diversità del suo elettorato vecchio e nuovo rispetto a quello degli altri partiti maggiori. Un elettorato che ricorda molto (e in parte è) quello del berlusconismo arrembante e trionfante: gente di bocca buona e stomaco forte, poco informata e molto credulona, che al suo leader consente di tutto e perdona tutto. Non esige né coerenza, né efficienza, né legalità: chiede soltanto parole forti, toni alti e pugno duro, anche a saldo zero.

Scandali come quello dei 49 milioni di soldi pubblici scomparsi dalle casse della Lega danneggerebbero il Pd e distruggerebbero i 5Stelle, mentre Salvini se ne avvantaggia persino, raccontando di non saperne nulla, di essere vittima dei giudici e venendo creduto. Idem per la scoperta del suo voto favorevole, nel 2008, con tutta la Lega e FI, alla proroga della concessione autostradale ai Benetton, con continui rialzi dei pedaggi: lui lo ammette, lo rivendica e nessuno gli sputa in faccia se ora contesta quella concessione da scandalo che porta anche la sua firma. Durerà, la bolla del Cazzaro? Per B., salvo rari intervalli, durò oltre 20 anni, anche per l’inettitudine, la cialtronaggine, la complicità del centrosinistra. Ora, per Salvini, la situazione è un po’ diversa. Gli unici rivali in grado di impensierirlo non sono all’opposizione, ma al governo con lui: i 5Stelle. Se pensassero – come ogni tanto sembrerebbe – di recuperare terreno e rubargli la scena strillando più forte di lui, avrebbe già perso in partenza: quanto a decibel, non c’è chi lo valga. L’unica strada, anche se più lunga, tortuosa e impervia, è quella della serietà, della concretezza e dell’efficienza: studiare molto, parlare poco e ottenere risultati (come la legge, ottima, contro la corruzione presentata ieri dal ministro Bonafede, con la radiazione dei corrotti e l’agente sotto copertura per smascherarli). Vedi mai che, alla lunga, anche il Paese dei creduloni e dei cazzari torni a premiare i fatti al posto delle ciance.

domenica 2 settembre 2018

Per bene



Ti rallegri quando sei certo di essere difronte ad una persona per bene come il capo della procura di Catanzaro Nicola Gratteri, un servitore dello Stato integerrimo che ha descritto ora realtà da lui combattuta, con la serenità dei giusti. Certo, fa effetto udire che la ‘nrangheta, che non è maggioranza, vince solo grazie alla sua organizzazione davanti ad uno stato che si perde in mille rivoli. Ed infine la frase raggelante:”non noto nessuna differenza, nessuna separazione tra corruzione e malavita organizzata.”

Autogrill


Autogrill di Sarzana: una chiccosa davanti a me alla cassa, con al seguito marito obsoleto ma necessario ai suoi voleri chiede con voce arroccata “un caffè in tazza grande macchiato con latte di soia tiepido e con poca schiuma.” Mi è uscito il commento, irrefrenabile, purtroppo garrulo, udito benissimo dalla baronessa “metterei anche una spruzzatina di panna al latte di capra rigorosamente di Orgosolo.” Sbroccata degli astanti con imbarazzante approvazione generale, abbellita dalla Olà del personale al banco. Quando ce vò ce vò!

Travaglio domenicale


domenica 02/09/2018
Balle percepite

di Marco Travaglio

Siamo il Paese più credulone, o più disinformato, o tutt’e due le cose insieme, del mondo occidentale. Lo dice una ricerca di Bobby Duffy, direttore della sezione inglese di Ipsos, che ha interpellato un campione di 50 mila cittadini di 13 diverse nazioni e sta per pubblicarla nel libro I pericoli della percezione. Chi volesse spiegare la cosa con la solita litania sulle fake news del web filopopulista si legga la classifica degli altri Paesi e scoprirà che le balle attecchiscono e proliferano tanto in quelli governati dai cosiddetti “populisti” (come il nostro e l’America di Trump), quanto in quelli governati dalle vecchie élite mainstream (la Francia di Macron, la Spagna di Sánchez, il Canada di Trudeau ecc.). La spiegazione del nostro record è un po’ meno semplice e semplicistica. E risale all’annosa tara che ammorba l’informazione italiana da ben prima dell’avvento dei social, quand’era ancora monopolio incontrastato di tv e giornaloni: il gigantesco conflitto d’interessi tra affari, politica e media. Esempio: la maggioranza degli italiani pensa che gli islamici siano il 20% della popolazione, invece sono il 3,7%. E secondo l’istituto Cattaneo, gl’immigrati percepiti in Italia sono il 25%: cioè crediamo di avere il quadruplo di immigrati rispetto a quelli reali e pensiamo pure che siano tutti musulmani, mentre lo sono soltanto per la metà. Sarà tutta colpa di Salvini, o dei 5Stelle, o di Minniti che hanno preso di petto la questione? Chi lo pensa dimentica che per vent’anni e passa non solo la Lega, ma anche FI e il Pd hanno cavalcato l’“emergenza immigrazione”, associandola disinvoltamente all’“emergenza sicurezza”, a puro scopo propagandistico: o per raccattare voti a buon mercato, o per creare armi di distrazione di massa da altri problemi più urgenti.

I “pacchetti sicurezza”, che spacciavano per sicurezza la rassicurazione senza far nulla per rendere le persone più sicure, si sono susseguiti sotto i governi (e le amministrazioni locali) di centrodestra e centrosinistra. Che, essendo padroni delle tv, gonfiavano o sgonfiavano l’allarme a seconda delle esigenze del momento. Non c’è Paese al mondo con tanta cronaca nera, tanti delitti, tanto sangue e tanti migranti (non certo esclusivisti del crimine) nei tg e nei talk politici. Come i generali argentini che invasero le Falkland per distrarre il popolo dalla devastante crisi economica, così oggi Salvini (e ieri tanti suoi emuli) drammatizza il tema degli sbarchi (peraltro ormai ridotti al lumicino rispetto al passato) perché nessuno gli chieda conto delle promesse passate in cavalleria.

Ecioè la flat tax, l’abolizione della legge Fornero, il rimpatrio dei 600 mila clandestini (derubricato a “grossa sparata” dallo stesso sottosegretario leghista Giorgetti), la legittima difesa (anzi offesa) per tutti. Ma anche il centrosinistra che trascura le paure delle persone più deboli e indifese sbattendo loro in faccia le statistiche sul calo percentuale dei reati non aiuta una corretta percezione della realtà: se le rapine sono meno che in passato, non è che chi viene rapinato s’incazzi di meno. Anzi, se qualcuno tenta di consolarlo con la statistica sulla diminuzione delle rapine, s’incazza due volte. Idem per vitalizi e pensioni d’oro: se uno non ha un euro per campare e un politico gli dà una pacca sulla spalla e gli spiega che vitalizi e superpensioni incidono sul bilancio dello Stato solo per poche centinaia di milioni, come minimo gli prudono le mani.

Per quanto abile a dirottare dove vuole lui gli occhi, la testa e soprattutto la pancia di milioni di italiani, Salvini non è né l’unico né il principale artefice delle nostre percezioni sballate. Molto più grave e preoccupante – ricorda Nando Pagnoncelli – è “il nostro livello di istruzione troppo basso, con il 16,3% di laureati sulla forza lavoro”. E soprattutto l’asservimento alla politica e alla finanza dell’informazione che dovrebbe smentire le imposture del potere, ristabilire la verità e dettare l’agenda con la giusta scala di priorità.
Prendiamo il crollo del ponte Morandi a Genova, con 43 morti. Chi, dalle cattedre improbabili del pensiero unico mainstream, punta il dito contro i social populisti come depositari delle fake news dovrebbe rispondere a una domanda molto semplice: cosa avremmo saputo della gestione delle nostre autostrade e dunque delle responsabilità politico-amministrative della catastrofe, senza un paio di quotidiani liberi (fra cui il Fatto) e una moltitudine di siti e social indipendenti? Quasi nulla. Nei primi giorni nessun giornalone o grande tg osava nominare i Benetton, preferendo parlare genericamente di “Atlantia” e“Autostrade per l’Italia”, come se fossero entità astratte, o idee platoniche. Poi, a furia di insistere, abbiamo imposto il tema del concessionario privato che ingrassa da 20 anni su un bene pubblico senza obblighi né controlli.

E anche gli altri – quelli che a loro volta ingrassano sulla pubblicità e le sponsorizzazioni della nota famiglia trevigiana – hanno dovuto arrendersi e fare quel nome. Le peggiori fake news sono quelle che non si vedono: si chiamano omissioni e non temono smentite. Se uno mi racconta una cosa, mi domando se sia vera o falsa; ma, se uno non mi racconta nulla, non mi viene neppure la tentazione di andare a verificare. Per questo, da nove anni, prendendoci gl’insulti da destra e da sinistra, da sotto e da sopra, passiamo ai raggi X le “verità” ufficiali e riempiamo il Fatto di fatti, senza tacere nulla di ciò che sappiamo e allegando i documenti perché tutti possano controllare. L’abbraccio di migliaia di lettori, ogni giorno in edicola e in abbonamento e anche quest’anno alla festa della Versiliana, ci fa sentire almeno un po’ utili.