domenica 8 aprile 2018

Posso dirlo?



Posso dirlo? Posso dire che a me dello sviluppo del porto commerciale nel Golfo dei Poeti non me ne importa una benamata minchia? Che navi di questa bruttezza sono uno schiaffo alla meraviglia della natura, che dragaggi, ampliamenti di banchine per avere più containers, più camion, più merda da respirare non valgono l’esigua occupazione portuale, inversamente proporzionale con lo smodato arricchimento di Tarros e Company, veri padroni di queste terre; che la corsa a battere il record di container movimentati l’anno precedente non mi appassiona per niente e ogni volta che vedo la piana di S.Stefano ridotta ad un ammasso di ferraglia sempre più alta, mi prende un groppo al cuore e devo necessariamente mandare a fare in culo tutti coloro che in tanti decenni hanno attentato alla bellezza naturale immensa toccataci in sorte e che per mano di incapaci, da Domenico Chiodo in giù, siamo riusciti a martoriare al punto da trasformarla in un’accozzaglia insalubre di contenitori, di ferraglia navale arricchenti pochi, per il disagio di molti?

Trasformismi


Non ci credo! La Bernini è un uomo! Non c’è più religione né Fede...



giovedì 5 aprile 2018

La traduzione del Merlo

Il merlo lo conosco fin troppo bene! E lo traduco... 
cliccate qui per vederlo

Per i nati dopo il 2010


Cari papà e mamme dei nati dopo il 2010! Quando i vostri pargoli diventando grandicelli e iniziando ad interessarsi di politica vi chiederanno "Ma come mai che l'Italia è scivolata tanto in basso? Come mai non c'è più cultura, senso civico, amore per il dovere, riconoscimento dello Stato, compartecipazione alle spese generali di una nazione? Perché la gente cerca d'inchiappettarsi tra di loro, perché il ricco la fa da padrone e i soliti, arcinoti, coglioni, sono costretti a sobbarcarsi pure le tasse della moltitudine di briganti che non le paga in allegria, grazie a leggi capestro che incentivano all'evasione e non mandano mai, neppure per sbaglio, in galera i briganti dal colletto bianco che pullulano attorno al bene comune fagocitando risorse per i propri porci comodi? 
Bene, cari papà e mamme! 
Fategli vedere queste foto, scattate poche ore fa: 






e loro capiranno, meravigliandosi di come tali sconcezze siano potute accadere ancora nell'indifferenza generale!

Leggete, Leggete e...


Buongiorno. 
Ho da proporvi innanzitutto un articolo scritto da un famoso, diciamo così, giornalista, ridiciamo così:

C' è qualcosa di tragico nel nostro glorioso Paese, che ha dato i natali a uomini illustri i quali hanno inventato e scoperto cose tali da aver cambiato il mondo. Citiamone alcune tanto per chiarirci le idee: la radio, il telefono, il motore a scoppio, la pila elettrica, la lampadina, il pianoforte, l'elicottero, il telescopio, i raggi X e i veicoli spaziali, l'anestesia, la bussola e il giornale, la macchina per scrivere. Mi fermo per non tediarvi.
Ripeto. Come è possibile che una terra tanto generosa e produttrice di autentici geni sia oggi in balìa di un ragazzotto senza arte né parte quale Luigi Di Maio, dalle cui labbra pendono ora 60 milioni di connazionali, parecchi dei quali, completamente fuori di senno, lo hanno votato nelle ultime elezioni svoltesi il 4 marzo scorso?
Più che un mistero è una burla oppure la certificazione del fatto che gli italiani si sono collettivamente rimbambiti. Sfoglio i giornali e leggo decine di articoli dedicati al trentunenne leader del Movimento 5 Stelle, preso sul serio da fior di commentatori, trattato come un grande politico degno di decidere i destini della patria. Trasecolo e rabbrividisco.
Un signor nessuno che non ha studiato con profitto (commette errori marchiani di grammatica e di geografia), non ha mai lavorato, si è fatto immeritatamente mantenere da mamma e papà, è salito sul podio e, tronfio e pettoruto, detta legge a destra e a manca con una sfacciataggine che rasenta l'impudicizia. E il bello, si fa per dire, è che la maggioranza dei parlamentari lo considera un interlocutore quasi fosse Quintino Sella o Alcide De Gasperi.
Vero, nel peggio non c'è fondo e non si finisce mai di precipitare in basso, ma non avrei immaginato si potesse raggiungere questo abisso. Di Maio padrone della scena è un insulto ai nostri avi e ai contemporanei, che, per quanto stanchi di certi tribuni del popolazzo, non debbono subire un' onta simile che li squalifica e li rende ridicoli, marionette prive di dignità oltre che di amor proprio. Ancora ieri, e di sicuro pure oggi, la stampa si occupa di questo fighetto presuntuoso costantemente sulla scena senza un motivo valido.
D'accordo, il Movimento 5 Stelle ha raccattato un monte di voti specialmente al Sud, illuso di essere assistito grazie alla boutade del reddito di cittadinanza, cioè una sorta di stipendio assegnato a chi, anziché lavorare, si gratta il ventre. Però la circostanza che il partito in questione si sia affidato a un personaggetto incolore, privo di spessore, adatto sì e no a guidare il tram, altro che il Paese, trasforma la nostra politica in una pochade, un' operetta da quattro soldi.
Pulcinella è simpatico e arguto, tuttavia non può essere uno statista. Noi siamo riusciti nell' impresa di farlo apparire un pretendente legittimo al ruolo di presidente del Consiglio. Non ci rendiamo conto che il Parlamento è un luogo teoricamente importante e bisognoso di rispetto; e lo abbiamo declassato a bettola piena di mediocri, sciurette e nullafacenti, assemblea inidonea ad esprimere un protagonista provveduto e culturalmente attrezzato onde assumersi la responsabilità di gestire la cosa pubblica. Siamo al Di Maio dixit. Vergogniamoci, almeno, se non abbiamo il coraggio di sparare, metaforicamente, si intende, a chi ci ha trascinato così in basso.
Il fenomeno Luigino va studiato, sottoposto ad esami clinici per capire perché egli abbia sedotto una folla di terroni e vari fessi settentrionali ex comunisti dall' encefalogramma piatto. Una nazione degradata al punto da essere passata dalla magnificenza di uomini illustri alla bassezza di nani inguardabili del tipo di Luigino La Qualunque va analizzata al microscopio.

Chi è mentalmente normale non deve accettare che la Patria sia umiliata in questa maniera: consegnarsi nelle mani di un omuncolo insignificante quale il caporale Di Maio comporta il rischio di entrare nella storia dalla porta della barzelletta. Rifiutiamo di considerare costui una controparte; piuttosto andiamocene a casa, restiamo senza governo, arrangiamoci a campare alla carlona, mandando al diavolo chiunque miri a sfotterci spacciando la propria ignoranza crassa per perizia.
Date a Luigino un posto sicuro come fattorino nella pubblica amministrazione, ma toglietecelo dalle palle politiche. Abbiamo bisogno non di volti nuovi bensì di vecchi saggi. Meglio Pier Ferdinando Casini di un qualsiasi grillino esaltato. Se non altro la Dc era presentabile, mentre gli avventurieri alla Di Maio sono imbarazzanti.
Abbiamo in passato scherzato su Andreotti, Berlinguer, Forlani, Cossiga e Craxi, e ci tocca pentirci. Ridateci Casini. Non ne abbiamo altri che ci rassicurino. Infine ricordiamoci: passare da Leonardo Da Vinci, da Guglielmo Marconi, da Enrico Fermi, da Galileo Galilei, da Meucci, da Rubbia e Olivetti a Di Maio è una offesa sanguinosa e intollerabile. Riconquistiamo un minimo di dignità.

Ora che avete letto vi dirò anche la penna, ri-ri-diciamo così, che ha composto tale compendio di insulti: trattasi di Vittorio Feltri, ondivaga e pluricompensata firma destrorsa che grazie a boiate, sciacallaggi, titoli vomitevoli, intingoli di razzismo, riesce ancora a farsi chiamare giornalista. 
Ma per scendere ai suoi livelli, troppo bassi anche per mariuoli conclamati, gli rispondiamo solo con un poetico, artistico, aromatico, incensante, acclarato, solenne e mastodontico VAFFANCULO, per la gioia di tutti coloro che ancora credono nella sparizione da decadimento biologico di mercanti acculturati e smaniosi di visibilità, carburante del proprio ego snaturato da decenni di subdolo smarcamento dalla ragione.