venerdì 11 agosto 2017

Constatazione


Angelo Cambiano non è più sindaco di Licata. Paladino delle demolizioni di case abusive, durante quel periodo gli incendiarono due auto, è stato sfiduciato. Anche dai suoi compagni di maggioranza, tra cui sei alfaniani, che non sono alieni ma molto peggio. Questo perché a novembre in Sicilia ci sono le elezioni regionali. E il voto di chi compie abusi è basilare, visto che sono tantissimi. E Alfano in Sicilia porta molti voti. E il Bomba lo corteggia. Tra i conati di molti.

giovedì 10 agosto 2017

Amarcord


Mentre poco distante iniziava lo spettacolo atteso dalle genti, che porterà alcuni verso mezzanotte a domandarsi a voce alta "ma non canta? Muove solo i piatti e mixa?", palesando la stessa sensazione di vedere l'idraulico arrivarti a casa per il guasto e sdraiarsi sul divano gustandosi su Discovery un programma sull'uso corretto della chiave a pappagallo, mentre accanto accade tutto ciò, con l'intermittente rimbombo a stantuffo emarginante tale sconquasso alla coclea nel recinto del rumore, entrando in passeggiata Morin avvisto il classico gioco dei barattoli da abbattere con pistole e fucili ad aria compressa per vincere l'ambito ninnolo, vedi Peppone e l'avvenente giostraia. Accedo ai premi, e tra le possibilità c'è anche lui, sferico e colorato, ansioso di rimbalzare per la gioia di molti. Lo scelgo e mi emoziono per i ricordi che emana, per le epiche sfide senza fine, per la passione da sempre scatenata, le corse, l'abilità crescente, la tenacia, l'ardire. Il magico sinistro da troppo tempo in letargo fibrillava quasi come se le frattaglie sonore in arrivo da piazza Autan, producessero effetti benefici mentre, era evidente, solo la vista dello sferico giocattolo provocava tale sisma muscolare. E con l'amico Marco, dopo trent'anni sono tornato nella Piazza Europa, proscenio di anni calcistici da sempre ricordati con tenerezza, per fare due passaggi oramai, purtroppo, inusuale spettacolo in quel luogo. E nel breve tempo di qualche tocco ecco fermarsi un giovanissimo attratto dalla sfera, e poi un altro. Serata strana rievocante tempi oramai biblici, certamente atipica, frizzante. Stasera si replica. Chi volesse raggiungerci è sempre bene accetto!


mercoledì 9 agosto 2017

Una foto, un'era eterna



Guardate questa foto, guardate quel signore forse cinese, forse alieno, abbracciato alla signora di turno. Foto scattate nella famosissima Spa di Henri Chenot a Merano, al termine del periodo di ricostruzione dell'oramai ottantunenne miliardario vorace, incontrastato imperatore dell'era del Puttanesimo.
Senza capelli posticci, con gli occhi oramai fessure inespressive, tirato a lucido così tanto che, pare, quando sorride leggermente gli si alzano le braccia, questo ectoplasma con sembianze simil umane è pronto al ritorno, l'ennesimo di una serie eterna ed infinita, per riconquistare il suo regno composto, in prevalenza, da coglioni. 
Si è rimesso in sesto, tornerà frizzante, goliardico, simpatico, caritatevole, promettendo la luna e le altre baggianate già proposte dal nipotino toscano, scialbo e cultore della fregnaccia. 
Lo riavremo, scusate il francesismo, nuovamente tra i coglioni, indomabile, avido di succhiarci nuove risorse per risollevare i forzieri di famiglia che, se pur traboccanti, devono ulteriormente essere rinvigoriti per l'arsura tipica di quel ceppo dedito al rimbambimento di masse per i porci comodi. 
Entrano in ballo filosofici argomenti in merito: la ricerca della giovinezza perpetua, la generale sensazione che come lui non c'è e mai ci sarà nessuno, la lotta contro il ciclo naturale dell'esistenza che parrebbe essere stravinto, la rincorsa continua ad artifici che mascherino l'essenza del vecchietto che, in un paese normale, sarebbe non solo dimenticato, ma pure in galera o in qualche ospizio controllato dalle forze dell'ordine.
Qui da noi non è così! Nessuno negli anni scorsi e neppure oggi è mai riuscito a porre un freno a questo paladino dell'antidemocrazia, al pioniere delle leggi personali votate dal plotone di adepti da noi pagati profumatamente. E che dire delle sue televisioni commerciali, il fulcro della sua potenza, mai messe in discussione, mai rese libere ai suoi voleri? 
Vogliamo parlare del cofondatore del partito azienda e suo fratellastro, Marcello Dell'Utri, attualmente in galera per concorso esterno di stampo mafioso? 
Ma lui, ringiovanito, ringalluzzito torna tra noi, per raccontarci, da menestrello qual è, le fiabe che ci coccolano alla sera mentre, invasi da bollette e da tasse da sanare, ci addormentiamo e ci addormenteremo sapendo che in fondo lui ci accudisce, accarezzandoci la cervice, ci fa sognare un mondo migliore ma ancora tanto lontano, ci sfama con i suoi programmi tanto insulsi e degenerativi da creare schiere di giovani senza orizzonti, senza mete, senza prospettive ma invaghiti delle due tette ballonzolanti che quasi fuoriescono dal video, o dai litigi tra puttanoni e reucci di bellezza, o sfide in isole lontane spegnenti neuroni e beltà, isolanti menti e cuori per ripararli da tentativi di rivincita morale mai accaduti nel passato ventennio.
Benvenuto di nuovo sire! Siamo fieri di vederla giovane e rampante, per un nuovo momento sinergico per una ripartenza, al solito, solo sulla carta e nelle lavagne del fido Vespa! 
Siamo certi che saranno momenti meravigliosi, nei quali assisteremo a sceneggiate di disfida totale con l'Ebetino Sorridente, in realtà figlioccio fraterno con cui costruire un nuovo quinquennio di baggianate, prese per il culo, affarismi, corruttela e soprattutto lucrosi progetti per fini propri. 
Bentornato maestà!  

martedì 8 agosto 2017

Skinny


Dai ragazzi spegnete la webcam e pattuiamo il dovuto! Come si può far ridere una commessa a crepapelle manco assistesse ad una proiezione di Frankestein Jr? Semplice! Si prende un paio di pantaloni omettendo di leggere che sono "skinny" (che se anche l'avessi letto l'avrei inteso come un vezzeggiativo degli stessi e non come un blocco della circolazione venosa dei polpacci! Skinny dovrebbe essere il dispregiativo di "slim", per noi diversamente in linea un orrore pari ad assistere alla presentazione del libro del Bomba); si infilano e si esce dalla cabina di prova, con il risultato di apparire alla poveretta come un Bolle costretto a partecipare a cinque matrimoni consecutivi a Bari; alla vista di ciò, ella non può che sguaiatamente confermare il triste spettacolo! "Ma lei ha preso gli Skinny!" prorompe facendomi vedere la riparazione al molare superiore. Sempre lacrimante mi passa i normali che finalmente indosso con sommo piacere. Non contento il fato decide di farle dimenticare di togliere la placca antifurto con il risultato che, uscendo, faccio suonare l'allarme ricevendo sguardi sdegnati dagli astanti. Ritornato alla cassa e vedendola paonazza le dico "ora ci manca solo che pesti una merda!"
Credo l'abbiano portata da uno psicologo visto che non smetteva di ridere! Skinnyyyyy??? Prrrrr!!!

Brrrr2

Brrrr!


Il ministro Valeri da il via alla sperimentazione della maturità breve in quattro anni. 
Forse stavolta ce la fa!

Articolo


IL SILENZIO DELLA SINISTRA

di MASSIMO GIANNINI

C’è solo una cosa che indigna di più, di fronte all’insopportabile ondata della “mitologia social-xenofoba”: l’eclissi della sinistra, la scomparsa della società civile. Non un pensiero, non una parola che riescano non dico a confutare (sarebbe chiedere troppo, in questi tempi di buio culturale) ma almeno ad arginare l’uso politico della paura e dell’odio contro i migranti. Solo un silenzio colpevole, che asseconda quiescente (se non addirittura consenziente) il cosiddetto “sovranismo” della destra, che lucra rendite elettorali all’incrocio fatale tra il malessere identitario e l’impoverimento economico. La prova di questa grandiosa svendita valoriale di fine stagione sta da una parte nell’incapacità dei sedicenti progressisti (di piazza e di palazzo) di difendere il ruolo delle Ong, dall’altra nella resa definitiva di Renzi sulla legge per lo Ius soli. Due fatti speculari e figli della stessa deriva nichilista. Quella di chi, in nome del popolo, non sa o non vuole più contrastare l’egemonia populista. Sulle Ong l’unico che ha il coraggio di dire tutta la verità, contro il discorso social-xenofobo dilagante, è Roberto Saviano.

Con Medici Senza Frontiere, senza se e senza ma. Per il resto, il vuoto. Eppure non dovrebbe essere così difficile, studiando un po’ di storia e di cronaca, condividere il no di Msf al Codice Minniti, che impone alle Ong di accogliere agenti armati a bordo delle loro navi. Non dovrebbe essere imbarazzante ricordare che Msf ( come Emergency) effettua dal 2015 i salvataggi in mare sotto il diretto coordinamento della Guardia Costiera, e fu la prima a proporre un anno fa un Memorandum di intesa alle autorità italiane, per coordinare al meglio i soccorsi dei migranti.
È semplicemente intollerabile, come fa Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera, pretendere da quelle organizzazioni di “ scegliere tra l’Italia e gli scafisti”. È un dilemma odioso a sua volta, perché falso e fuorviante. Come ha scritto Saviano su questo giornale, ammainare la bandiera di quel kalashnikov barrato dentro a un cerchio rosso, per quelle Ong, è come rinunciare alla loro missione, che è e resta sempre la stessa, in Congo come in Libia, nelle acque del Canale di Sicilia come in quelle del Lago Ciad: salvare vite umane, rispettando i principi di indipendenza, imparzialità e neutralità internazionalmente riconosciuti. Dunque non c’è nessuna scelta da fare, tra legalità e trafficanti. L’unica scelta da fare è tra salvare vite umane e lasciare che, attraverso i respingimenti o gli inasprimenti del “ codice di condotta”, la morte in mare sia il vero e unico deterrente utile a fermare gli sbarchi.

La politica scarica sulle Ong quello che non sa o non vuole fare: gestire i flussi. Così dà sfogo a un’altra, insopportabile manipolazione: il salvataggio in mare di migliaia di disperati, che in assenza di canali migratori legali si affidano ai trafficanti di morte, equivale alla gestione dei profughi sul territorio, sfruttati dagli avvoltoi delle coop col denaro pubblico. Sono due emergenze nettamente distinte: soccorrere e proteggere chi sta morendo, accogliere o rimpatriare chi chiede asilo. Ma nella narrazione social- xenofoba diventano la stessa cosa, alla fine ugualmente discutibile, se non addirittura esecrabile. E richiedono la stessa risposta: militare per i salvataggi in mare, poliziesca per i migranti sulla terraferma. “ Reato umanitario” per chi aiuta, reato di clandestinità per chi approda.
Gli sbarchi sono aumentati nella prima metà dell’anno, è vero: ma secondo i numeri la tanto minacciata “ invasione” non c’è e non ci sarà. Il Mediterraneo non è in guerra, è altrettanto vero: ma un bambino, una donna, o un uomo morti affogati ogni due ore gli somigliano tanto. Perché la sinistra non lo dice? Perché gli intellettuali non parlano? Perché nessun tg Rai spende un minuto per tentare un altro “ storytelling”, meno banale e corrivo di quello che mette gli ultimi del pianeta contro i penultimi di casa nostra? Ha ragione da vendere, Saviano: sono a loro volta impauriti. Con buona pace di Galli Della Loggia, sono succubi della canea razzista in cerca di capri espiatori. Temono lo squadrismo grillo- leghista, che si esercita dentro e fuori dalla rete. E guardano alle urne del 2018, dove la campagna anti- migranti promette ricche rendite elettorali.
Lo Ius soli è adesso a sua volta il terreno di questa possibile caccia di voti. Non può essere un caso se proprio ora il segretario del Pd, dalle dolci colline di Capalbio, rinuncia a combattere quella che solo un mese fa aveva giustamente definito “ una battaglia di civiltà”. Fa bene Pisapia a gridare a Renzi che invece quella battaglia in Parlamento non va affatto abbandonata. Ma purtroppo è una “ resistenza” inutile. 
Anche il diritto di cittadinanza del bimbo nato in Italia da almeno un genitore con permesso di soggiorno definitivo non c’entra nulla con il tema epocale delle migrazioni. Ma anche quel sacrosanto diritto, insieme a molto altro, finisce ormai nella stessa discarica della Storia nella quale la sinistra ha deciso di buttare tutto quello in cui ha creduto. Tutto quello per cui ha lottato. Tutto quello che l’ha resa degna di esistere.