Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 6 giugno 2016
Bleah!
La Serracchiani che, con quell'urticante faccia da economa conventuale, dedita più alle faccende di borsa che del cielo, dichiara nel post elezioni il positivo esito del suo partito, nonostante la realtà la contraddica clamorosamente, assomiglia allo scomparso Tareq Aziz che, mentre alle sue spalle crollavano i palazzi ad opera dei bombardamenti americani, rassicurava gli astanti asserendo come tutto fosse a posto e sotto controllo.
Il calabrone
Immerso nella Recherche,
trasportato per mano assieme al Signor Swann nei meandri degli abissi della
psiche, il rumore all'inizio mi parve quello di un motorino, modificato, in
lontananza. L'impressione però svanì allorché, voltandomi verso la finestra vidi
in controluce una figura volteggiare tra tenda e finestra, quasi un ginnico
libratosi in aria. Il groppo mi è salito immediato, simile a quello del dottor
Frankestein al primo respiro della creatura: era un cravunaro rosso, meglio
conosciuto come ... calabrone! In casa mia! Alzatomi di scatto, meglio di un
judoka olimpico, in preda ad un attacco di panico, manco fossi stato Verdini
alla vista di una gazzella della polizia, ho subito architettato un piano, di
difesa e attacco, sconclusionato peggio di una prolusione di Orfini alla
convention per un partito migliore.
Il calabrone volava dietro la
tenda e al contatto col vetro faceva un rumore simile ad uno smeriglio lasciato
acceso a Murano. Il mio coraggio, decantato in molti carmi, come un miglior
rosso, ha preso immediatamente in pugno la situazione, suggerendomi di
indossare i guanti da cucina; così bardato mi sono avvicinato alla finestra,
scrutando da lontano il mostro volatile, che, probabilmente, s'interrogava
circa l'idiota che lo stava rimirando in tenuta da sommossa.
Con un fulmineo gesto, epico,
subitaneo, ho aperto la finestra sperando nella dipartita verso il cielo
dell'essere infausto.
Nulla. Continuava a ronzare,
impassibile, prendendosi beffe di me.
La salivazione aumentava, la
sudorazione pure. Pensavo in quegli istanti: e se invece di un calabrone avessi
scoperto una vedova nera o un giaguaro: come mi sarei comportato? Sarebbero
fuggiti entrambi per la paura? E la vicina cosa starà pensando in questo
momento? Si sarà segnata?
La sfortuna inoltre ha voluto
che, per terra, vi fosse un cicciolo di carta, che, schiacciandolo con il
piede, ha provocato un urlo raggelante l’intero condominio, per la paura di
aver schiacciato il calabrone. Mi è parso inoltre che
qualcuno, al piano inferiore, in quell’istante, abbia convocato molte persone del palazzo in casa sua per una
celebrazione di riparazione, forse in presenza anche di qualche esorcista.
Comunque, dopo lotta incessante, alla fine,
visto che era imbambolato, usando una rivista pesante, l’ho ahimè seccato.
Cadendo per terra ed intravedendolo dalle tende, ho atteso qualche istante per
vedere se fosse ancora vivo. Lo toccavo con la rivista e lui, immobile, mi
confermava l’avvenuto decesso. Preso con i guanti l’ho buttato nella tazza.
Quando si dice il coraggio, vero?
domenica 5 giugno 2016
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