Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 28 settembre 2014
Chiariamoci!
Per onestà e chiarezza, devo qui solennemente dichiarare che a me del matrimonio del secolo di George Clooney...
Chiaro no?
sabato 27 settembre 2014
Svaniti
Come un bimbo scoperto a raccontare frottole inconcludenti, nel medesimo istante in cui faceva comunella con Minchionne, vate della fuga dei balzelli dovuti all'italica assistenza pluridecennale, Fanfar ha ricevuto un solenne frontino per la prima volta da chi ostentava distacco per il nuovo corso argentino: "Basta slogan, Renzi ridisegni l'agenda politica". Con queste parole del segretario generale della Cei Nunzio Galantino, vescovo di Cassano allo Ionio, persona di alto profilo morale e braccio destro di Papa Francesco, la Chiesa italiana giustamente interviene per bloccare la oramai leggendaria sbruffoneria del Grullo Fiorentino, i cui discorsi sono sempre più accostabili a quello del suo socio, il Barzellettiere Punito ed in Pena, ovvero aria fritta.
Fanfar si è messo in un angolo con viso triste e smunto ed unendo pollice ed indice di entrambe le mani e roteandole in stile Ollio, ha teste dichiarato: "Rispetto ogni considerazione, che venga dalla Cei e da altri".
Soffre il sognatore impenitente, lo sbruffone tipico di ogni bar di paese, il giullare che crede che le fandonie lanciate nell'aere vengano dimenticate o rinnovate mediante successive promesse, sempre più grandi, sempre più incredibili.
Soffre perché il recinto di chi lo sbeffeggia, ridicolizzandolo, si fa sempre più numeroso e maledettamente, per lui, importante: Scalfari, de Bortoli, Della Valle ed ora Santa Madre Chiesa!
Stridono i contrasti tra il dire ed il fare: si può parlare di pace e elogiare Moretti, ex Fs ed ora armigero in Finmeccanica, o l'antipaticissimo Farinetti portato ad esempio di imprenditorialità pro giovani, che invece con la sua Eataly a Bari ad esempio ha 160 interinali su 173 dipendenti?
Si può parlare di novità, di rottamazione, di uguaglianza, di diritti per tutti e poi accoppiarsi ad un Verdini e addirittura al Pregiudicato?
Come si può credere ad uno che guerreggia contro l'art. 18, vedendo la sua eliminazione come medicina per tutto il mondo del lavoro e che si dimentica di parlare dell'evasione fiscale, del lavoro nero e dei giochetti finanziari dei capitani d'industria tutti spasimanti per lui?
Parrebbe che la lotta sull'articolo 18 sia insufflata nella cervice di Fanfar dal Losco Tappo Meneghino che in progetto vorrebbe far scappare dal PD i cosiddetti comunisti ancora presenti, in modo poi da celebrare le nozze con il Grullo.
Ma la tristezza più grande arriva proprio dagli oppositori del Partito diversamente di sinistra: Bersani, Cuperlo e il ragazzo indeciso Civati. Tristezza nel vederli impauriti, come cagnolini abbaianti e subito trasformati in mansueti e scodinzolanti dal padrone vociante.
E' questa la vera sconfitta che emerge dalla situazione odierna: la scomparsa definitiva dall'Italia politica di cuori e menti di sinistra, quella vera non del tipo presente in penisola da più di trent'anni.
Chissà se potremo rivedere un dì qualcuno che agisca per la difesa dei diritti, sulla carta uguali per tutti...
venerdì 26 settembre 2014
Fantastico!
Discorsi americani tradotti del Grullo
Cliccate qui sopra e leggete la traduzione in italiano dei discorsi fatti dal Grullo in inglese.
La meravigliosa bellezza è che sono fedeli a quello che gli americani hanno compreso!
Preparate i fazzoletti.
Io a momenti mi strozzo dalle risa!!!
Fantastico!
La Leggenda del Topo e il Cinghiale
Narra la leggenda che tanti anni or sono un Cinghiale divenuto importante, molto importante scelse tra i suoi prediletti un topino molto socievole, molto scaltro per conquistare quel pezzo di terra su cui noi tutti ancora vi siamo seduti.
Il Topo crebbe all'ombra del Cinghiale, sfamandosi dell'arte non nobile dello stesso nell'accaparrarsi alimenti e potere.
Vi fu un tempo in cui il Cinghiale rinverdì gli augusti fastigi della Roma Imperiale tanto fu il suo potere su uomini e donne, alcune anche fortunate e notate che si trasformarono in celebrità.
Il Cinghiale ed il Topo scorrazzarono per la penisola.
Il Topo mandava avanti l'ungulato che travolgeva ogni cosa, abbattendo nemici e conquistando ogni dove.
Il Topo imparava celermente visto l'alto Q.I. e nel corso delle razzie incontrarono anche un ometto a quel tempo molto simpatico, il quale stringendo amicizia con il Cinghiale e donando lui innumerevoli quantità di granaglie, divenne in tempi successivi anch'egli molto potente ma, a differenza dei sopra citati, cadde nelle innumerevoli botole sempre aperte e si trasformò con il tempo in un impenitente puttaniere anche se intrigante e molto molto bugiardo. Ma questa è un'altra storia.
Avvenne che durante la luna di miele tra il murino e il Cinghialone il piccolo roditore scrisse, attorno agli anni 80 del secolo scorso, queste frasi fraterne ma grondanti dell'essenza del topo, l'amore per il potere ed i soldi:
"Mi ha fatto molto piacere il consenso che ho visto crescere nel partito attorno alla mia candidatura per la Corte Costituzionale. Questo mi rafforza nella convinzione che il partito è davvero la mia casa. Io credo di essere adatto, anche perché, lo dico senza iattanza, so esercitare in ambienti come quello della corte, una notevole autorità."
Avvenne che un giorno la sorte volse le spalle al Cinghialone e tutto franò in breve tempo.
Scomparvero il potere, gli amici, l'inviolabilità del suo nome.
Venne attaccato al punto di doversi rifugiare in Africa. Scomparvero i sodali, i fratelli che avendo partecipato alle sue scorribande, temevano di rimanere in trappola anch'essi come il loro oramai ex vate.
Il Topo oramai cresciuto e divenuto per tutti Topastro, si staccò anch'egli dalle sottane del suo maestro e quand'egli spirò per malattia, non si fece vedere per nulla sul luogo del lutto e dolore.
Grazie alla sua ineffabile astuzia, il Topastro riuscì ad infiltrarsi nei palazzi di peso romano sino a ricoprire innumerevoli ruoli importanti e da tutti ricercati.
Riuscì ad anteporre a tutto l'astuzia alla bieca voracità per tutto quello che luccica.
Scaltro e felpato conquistò anime e teste, s'insinuò nelle fessure onnivore dove anche l'aria è secretata, divenne addirittura Presidente e fu unico nel riuscire, in una notte, a mettere le mani in tasca a tutti gli abitanti del Paese, prelevando loro forzatamente denari, per il bene comune.
Passarono gli anni ed il Topastro, come tutti, invecchiò.
Ma le canute tempeste che dovrebbero far riposare gli esseri viventi, per il nostro rappresentarono ulteriore carburante per continuare ad alimentare la sua sete immensa di monete ed importanza.
Iniziò a raggranellare pensioni tutte d'oro ed anche se l'agiatezza lo baciò a lungo, il suo spasmo, la sua arrogante arsura, continuarono a mandarlo nei Palazzi per accaparrassi nuove nomine, nuovi incarichi a scapito di chi in giovane età, sognava occupazione.
Fu tanto scaltro che sfiorò per poco il posto lasciato dal Re ottuagenario, anch'egli però sempre alla ricerca di visibilità e grana e pur essendo in ballo dal 1953 non si dissuase dal riacciuffare il massimo titolo, unico caso nella storia del paese.
Pianse il Topastro allorchè il Sovrano fu riconfermato.
Pianse amaramente.
Ma non si abbatte più di tanto.
Si ricordò delle parole scritte al Cinghialone, oramai dimenticato ed andò a bussare al Re Riconfermato per tentar di scroccargli l'Augusta poltrona.
Il desiderio si materializzò ed oggi, dopo decenni di bave e sogni, il Topastro siede lassù, nel più alto scranno della Magistratura, ossequiato, temuto ed adulato, sempre pronto a scattare in favore di amici e potenti.
Questa è una parte di storia di un famoso Topastro incallito e rigeneratosi in vari modi, sotto innumerevoli tetti, spogliatosi frequentemente per indossare nuove divise, di tanti colori, che in apparenza potrebbe essere identificato con Giuliano Amato.
In apparenza.
O forse no.
giovedì 25 settembre 2014
Quello sguardo...
Ho assistito ad una serie di colloqui per un'assunzione a tempo determinato ed ho visto gli sguardi di giovani che vi hanno partecipato.
Giovani con la sorpresa nei volti per qualcosa che si potrebbe materializzare come una luce che rompe il paesaggio serale sotto il cielo plumbeo.
Fremevano dentro sé perché anche se si trattava di piccola attività; la speranza di entrare da vivente nel mondo del lavoro dopo mesi da spettatore, rendeva le loro facce ansiose, spaurite.
Pensieri tristi questi, in un paese oramai allo sfascio che trascura i suoi giovani figli i quali saranno costretti ad emigrare, per far fortuna da altre parti.
Il pensiero poi che molti posti siano occupati da chi ha già ottenuto una pensione, rende il quadro nauseante, inqualificabilmente vergognoso.
Questi virgulti usciti da una scuola scassata e oramai fuori tempo massimo, è una macchia alla democrazia, un colpo alla sovranità del popolo, una spada che penetra nella dignità di chiunque abbia a cuore il problema, nauseandosi a sentir girare certe cifre accalappiate da briganti nullafacenti.
Lo sguardo rimane come monito per impegnarsi a trovare lavoro per tutti, giovani compresi.
Altrimenti non si potrà mai progredire.
Un affare!
La Camera solennemente ci rassicura: acquisteremo la
metà degli F35, la Fiat-Duna dei cieli, per la misera somma di 6,5 miliardi di
euro.
6,5 miliardi di euro!
Con le scuole cadenti, la gente
in coda alla Caritas per mangiare, le capriole dei padri di famiglia per
arrivare a fine mese, senza dubbio è un ottimo investimento!
Come se un assassino armato di mitra e bombe a mano,
decidesse di farci fuori solo con un tenero ed umile coltello da cucina.
Saprei io dove mettervi gli F35, briganti!
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