sabato 5 ottobre 2013

Tra Amici


C'è una persona che sono certo capirà quello che sto per dire. E' un Amico che mi ha preceduto, ci ha lasciato qualche anno fa e se oggi potessi chiacchierar con lui davanti ad una cedrata, mi risponderebbe come al solito che quaggiù "cioccano tutti".

Non voglio parlare da eterno censore, da critico impenitente, da solone a cui non ne va bene una. Cerco di trasmettere emozioni, per avvicinarci all'incomprensibile in apparenza. 

Il Papa ha compiuto ieri il gesto nobile dell'incontro con le persone che a detta di molti soffrono i cosiddetti "poverini" quelli da passarci la mano sulla testa in segno di compassione. 

Le agenzie battono questa notizia. Li chiamano malati e vengono presentati al Pontefice con alle spalle ognuno un'assistente di bianco vestita, quasi a caratterizzarne lo status d'inerme, di carro attaccato al treno della società per così dire produttiva. 

Non è così! 

Posso dirlo? Disturbo?

Diversamente abile, ovvero capace di esprimere la sua umanità attraverso altre strade, a volte apparentemente impercorribili, ma presenti, reali. 

Ho avuto la fortuna di far parte di un'associazione, il Gruppo Padre Alfonso, che ha fatto suo da sempre il tentativo di tramutare la parola malato in .. amico. Ed avendola provata personalmente, avendo vissuto l'esperienza, comprendo la difficoltà per chi non avendo occhi del cuore sufficientemente aperti, ed io sono uno di questi, ciò che dovrebbe essere diversamente normale può venire associato ad un evento straordinario, miracoloso. 
Perché se riesci a sciogliere il "cavallo" che ognuno ha dentro di sé che ti permette di suonare il piano o progettare un volo su Marte o pulire ad arte le strade o dipingere la Gioconda o riuscire a far vivere dignitosamente la tua famiglia o a lottare per il lavoro ma anche di urlare l'assenso o la meraviglia o di parlare "toccando" o di correre restando seduto, se riesci a carpirne il nitrito dentro un corpo in apparenza diverso, a raschiare la creta che blocca per chi non ha occhi l'energia vitale, scoprirai che la realtà è diversamente cognitiva e lo scoprirlo ti eviterà di porti su un piano di cosiddetta normalità da non riuscire a coglierne il significato per cui sarai tentato di deporre le armi comunicative ed ad indossare il "camice" edificante il muro malato-assistente. 

L'Amico che ha fondato questo gruppo e gli altri Amici che lo hanno condotto per lustri, hanno sempre orientato e lottato per comunicare una diversità di pensiero, l'effluvio di gioia dello stare insieme senza la barriera di camici inquietanti, per cui siamo andati tutti insieme in posti impensabili, dentro Hotel a 4 stelle e non in strutture assistenziali. 
Non per critica, ma se il Papa fosse entrato dentro ad una stanza allagata da pennarelli, cartelloni, chitarre, giornali avrebbe trovato una realtà differente, una sensazione di gioia e festa consona a persone che avrebbero diversamente comunicato la voglia di far festa per l'arrivo di Pietro. 
Le asettiche cronache figlie di questa cultura "pro eterna e siliconica giovinezza" parlano di urla, gemiti e addirittura... ruggiti! 
E' invece la diversa comunicabilità di chi non può esprimersi come la maggioranza dei terrestri, ma che resta pur sempre linguaggio, sforzo di portare a galla il tesoro personale, molto spesso immenso e trascurato perché "diversamente percettibile". 
Ho ad esempio nelle orecchie "da sempre e per sempre" l'urlo dell'Amico Francesco anche lui partito in avanscoperta e non ho mai risentito un segno di approvazione per il passaggio di una gnocca, o di divertimento o di ironia migliore di questo! 

Detto questo resta evidente che la quotidianità debba essere pur sempre affrontata: qualcuno deve sempre rispondere alla richiesta per le necessità più tenere e banali, dal mangiare, ai bisogni, al grattarsi la testa o il naso. Ma se si riesce ad andare oltre la creta, oltre allo strato di "mentalità di questo mondo" tali gesti in apparenza disagevoli verranno trasformati in un "diversamente normale" ed umano scambio amichevole, scoprendo, e stordendosi nello scoprirlo, il ritorno dell'affetto, dell'aiuto che mai avresti pronosticato, di un'attenzione alla tua persona tipica dell'Amico. 

Ecco perché avrei sognato un incontro "diversamente amichevole" con Pietro, un incontro tra persone alla ricerca comunicativa, in una realtà normale ma diversa dall'attuale che resta a parer mio leggermente dequalificante. 

"Cioccano tutti!" : sento spesso dentro di me questo inno alla gioia del mio Amico che spero di rincontrare un giorno nelle risa della Gioia tra Amici!

venerdì 4 ottobre 2013

Fratello focu


Mentre mi accingo a lasciare Crotone, in attesa dello spettacolo del sole nascente dal mare, penso a Francesco che oggi festeggiamo. Alla sua pazzia, alla sua gioia, alla incredibile carica che sprigiona il suo ricordo. Di come nel suo Cantico subito dopo la laude altissima al Creatore, mi piace uno degli aggettivi a frate focu .. robustoso, subito dopo la laude alla Terra, Francesco ringrazia per qualcosa solo in apparenza astratto: 

Laudato si', mi' Signore,
per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengon infirmitate et tribulatione.

Deve essere anch'essa una meraviglia del Creato questa volontà di saper perdonare, di bloccare la rivalsa, la ripicca, l'odio con parole di pace! Qui a Crotone ho un amico fraterno che tutte le volte che incontro mi porta dentro la sua meravigliosa scuola di vita, fatta di ricordi forse violenti ma bagnati oggi da una conversione rigenerante che l'hanno portato a distribuire parole e gesti di pace. Il perdono è meraviglia del Creato perché concorre a scoprire un mondo nuovo, un finale travolgente anticipato dalla dolce pazzia di Francesco, dalla sua voglia di farci comprendere dove sia l'essenziale, il bagliore della notte insonne, il suono flebile nel temporale. È la gioia dove per immergersi occorre prima tendere le corde dei cuori, svegliarne l'attenzione, pensare come bimbi. È Francesco che canta in quest'alba che sta per iniziare, che ci porta tutti a correre verso la pietra rotolata a vedere le bende piegate, a credere in una pazzia. Stare con il poverello oggi ci fa uscire fuori di testa, siamo con Pietro che sul Tabor ne aveva visto uno sprazzo, davanti all'avvertimento del Maestro, se non vi perdonate a vicenda, se non vi amate lavandovi i piedi non parteciperete della mia gioia. Signore allora non solo i piedi ma tutto il corpo! Francesco apre con madonna povertà per un attimo la porta che ci separa da quello preparato per noi da sempre e che con sora nostra morte corporale apriremo per sempre. La gioia di Francesco ci ricordi per sempre questo incontro!

martedì 1 ottobre 2013

Spot


Se per assurdo partecipassi da esterno alla roulette russa tutte le sere come De Niro nel Cacciatore, se tutte le notti tra i "Maoooo" dei vietnamiti vedessi gente tirare il grilletto mettendo a repentaglio la vita, sarei ancora attento al litigio del mio vicino di casa con il netturbino per gli escrementi lasciati dal gatto?

No, non mi accorgerei di nulla.

A questo ci hanno portato anni di stampa deformata, di media vessati e vassalli di un ceto politico completamente logorato da carrierismo, affarismo e clientelismo.

Come cammeo illuminato di notte dentro una galleria spiccano nel panorama italico pochissime rarità: Report è uno di questi. 
Report è un programma al quale i giovani non dovrebbero rinunciare per nulla al mondo, un appuntamento con la realtà che dovrebbe essere incentivato e visto da tutte le persone sane di mente e desiderose di un cambiamento radicale. 
Nella puntata di ieri ha riportato a galla situazioni paradossali e immensamente scandalose che confezionano un verdetto vergognoso: i ministri e i sottosegretari sono in gran parte incompetenti e sono nominati esclusivamente grazie a beceri accordi politici in nome di una bieca e distruttiva spartizione.

Ri-Sentire il Ministro della Salute Lorenzin dichiarare che nelle aree campane oramai definitivamente minate dalle discariche abusive camorristiche che generano tumori in bambini e giovani, la morte potrebbe essere generata anche da stili di vita errati, determina un sentimento strano, di rassegnazione, di sgomento ma ahimè anche di resa.
E' perché da vent'anni udiamo quotidianamente l'urlo "Maoooo" del vietnamita bendato che sta per spingere il grilletto che non ci sgomentano più tali situazioni degenerative. 
Anni in cui se dubitavamo della veridicità dell'atto parlamentare votato a maggioranza in cui si sosteneva che un primo ministro malato e porco era stato informato del fatto che una povera minorenne fosse la nipote del Ras egiziano e che agì di conseguenza per il suo bene, venivamo tacciati di comunismo destabilizzante. 
Veniamo da quegli anni: in cui si leggeva su carta stampata da ribaldi, palle mostruose, divinizzazioni di puttanieri, sdoganamento di feste porno in casa del Premier, bestemmie pronunciate a mò di scherzo che venivano contestualizzate da un monsignore vaticano. Anni bui e tetri che ci hanno impermeabilizzato, ci hanno trasformati in odiosi egoisti, in attoniti spettatori di una realtà che ha scavalcato centinaia di volte la fantasia più astratta. 
Anni che ci hanno ispessito e resi inutilizzabili sentimenti vitali di dignità, di controllo, di partecipazione alla vita sociale e politica. 
Come si può non restare basiti, di non correre in cantina per prendere lo schioppo per iniziare una sana ribellione, dinanzi a questo continuo morsicare una nazione oramai in coma da parte di chi continuiamo a credere di eleggere?
Non ci indigniamo più di nulla, perché siamo assuefatti e storditi dal continuo e mirato bombardamento mediatico a cui ci sottopongono scientemente, dandoci in pasto ciò che scelgono e mascherandoci ciò che non ci vogliono dire. 
D'altronde perché un megacostruttore di palazzi immondi, un cementificatore della malora, un Caltagirone immensamente ricco detiene e difende giornali che lo ossequiano quotidianamente? 
Perché il nipote dell'Agnello combatte per rimanere in tolda al Corriere della Sera? E Repubblica con il De Benedetti riempito d'oro dal Nano condannato? 
Assuefazione all'ingiustizia, al sopruso, alla falsità. 
Siamo tutti colpiti da questi mali. 
E ce ne rendiamo conto solo guardando programmi come Report, flash in questa notte di una repubblica oramai vicina alla disfatta.  

lunedì 30 settembre 2013

La Borsa è la sua vita



Per chi come noi lo ha studiato a lungo, per chi comprende ogni piccola increspatura del suo linguaggio, per chi riesce a penetrare il polare strato del cerone per carpirne ogni minima mimica della sua proverbiale faccia da culo, quella di oggi è una giornata campale. 
Dopo aver festeggiato il genetliaco nel peggiore dei modi a cui né l'affetto dei figli, né il calcio d'interno destro appioppato a Dudù, né l'accostamento ad Einstein omaggiatogli dall'ex svestita appesa dagli elettrauto a segnare i giorni, lo hanno moralmente risollevato e questa mattina la punizione potrebbe arrivargli dal suo mondo fatato, dalla dea meretrice che tutto dirige, che crolla o s'innalza a seconda di voci a volte bizzarre che si rincorrono sul globo: la Borsa.

Attenti bene: se questa mattina all'apertura del mercato finanziario le sue società scenderanno in modo sostanziale, ascoltate il bollettino di pace di questa sera, la conciliazione che arriverà da Arcore: quello minacciato ieri sarà un ricordo, neanche pronunciato (Bondi lo confermerà naturalmente in lirica).
I giornali di corte inizieranno a smentire, i ministri torneranno al loro posto e tutto si rimetterà in marcia, comprese le creature transfughe da Quaglia Riello, passando per la Lorenzin (mistero buffo sanitario) per arrivare al Cicchitto infuriato che mai avremmo immaginato, per terminare la corsa al mite chiwawa Al Fano: codesti lo hanno gelato & rattristato per la presa di distanza dagli strali lanciati dalla laida Garnero e dall'inquietante Verdini ed allontanandosi da Lui hanno creato scompiglio dentro la reggia e spaventato enormemente il Grosso Comico Circense Ferrara che teme tremendamente un probabile ritorno dei novelli  figliol prodighi e la conseguente cottura ... del vitello Grasso per la necessaria festa nel regno! 

Al Condannato non interessa altro che il bottino ventennale che giace nei forzieri di famiglia!
Il centro del malaffare italico, la Borsa potrebbe essere il viatico per il suo definitivo abbandono, per la sua dipartita politica, per la scomparsa di questo abominevole ometto delle mafie.
Questa mattina dunque sapremo come il mercato reagirà a questo golpe schizofrenico di chiara matrice baldracchiana e da questo esito saranno consequenziali tutte le dichiarazioni di Famiglia che si susseguiranno nella giornata.

E più la perdita sarà importante più lo smutandamento, il ribaltamento arcoriano sarà grande e nauseante, fino ad arrivare, nel caso di una perdita delle azioni Fininvest superiori al 7%, al rogo della Garnero in piazza San Babila e alla nomina di Chiwawa Angelino a testimone delle nozze con l'esperta in calippi e amante disinteressata delle sue ricchezze (lo impalmerebbe anche se fosse un pensionato della SALT dopo un'onorata e trentennale carriera al casello di Desenzano), signorina Francesca.

Manualità



Tutte le volte che entro dentro ad un Brico Center ho la stessa sensazione che avrebbe la Garnero (Santanchè per i proni) ad entrare nella Hall of Fame delle persone per bene. Guardando gli scaffali con la merce esposta mi domando se appartengo anch'io alla stessa razza che ne fa uso. 
Tasselli, viti, trapani, martelli stanno a me come le Fonti francescane a Brunetta. Osservo gli astanti e cerco di darmi un tono professionale maneggiando una brugola con dimestichezza, soppesandola, conscio però che, dalla mia esperienza in attività manuali, sarebbe usata al massimo per cercare di stappare una Bonarda con annesso il ferimento della prima falange anulare. 

Confesso che se venissi trasportato nell'era primordiale metterei sgomento anche al primo umanoide eretto intento a fabbricare i primi rudimentali attrezzi per la caccia, che vedrebbe in me solo un'altra bocca da sfamare. Il motivo dell'entrata nel Brico è stato generato dall'esigenza di posizionare un quadro alla parete della sala da tempo immemore appoggiato per terra e che proprio stamani in preda a crisi d'identità mi ha comunicato di essersi scoglionato per non essere ancora collocato al suo posto, cosa che mi ha creato panico e necessità di una seduta in analisi. 
Girando tra gli scaffali speravo d'incontrare un addetto con la stessa voglia che avrebbe la Boccassini di portare le arance al nano condannato! 
Ma non ne ho trovati. 
Indeciso se acquistare un ricambio per tassellatrice a me inutile come un discorso di Verdini sull'onestà ma passaporto per uscire dal centro da cliente e non da osservatore ONU ho optato per la seconda soluzione, generando il sospetto alla cassiera di essere un ladruncolo di punte da trapano o un ricercatore NASA insoddisfatto per non poter completare, per il pezzo non trovato, il secondo stadio del razzo che porterà gli umani su Marte. 

Amareggiato e silente mi avvio a casa in cerca di una scusa plausibile da comunicare al quadro che oramai è deciso a modificare il dipinto da paesaggio in "HELP" scritta a caratteri cubitali fosforescenti.

domenica 29 settembre 2013

Siamo tanti Dudù


Prendendo spunto dagli amici che lo proteggevano, dietro lauti pagamenti effettuati in nome suo dall'amico Dell'Utri, amici che non esitano tutt'oggi a sparare nella folla per eliminare un nemico, il porco condannato non esita a scaricare una nazione intera nel tentativo di salvare la pelle politica, luridamente compromessa da atti e delitti infami compiuti per suo tornaconto.
Scopriamo oggi, ma lo sospettavamo da vent'anni, di essere tanti Dudù, il cagnolino che ha avuto la sfiga di soggiornare sulle sue ginocchia trasmettendoci una visione paterna, pacata, serena di colui che nella realtà è un incontrollabile pericolo nazionale.
Scodinzolando, salterellando e gioendo per le ossa che solennemente ci ha lanciato in questi quattro lustri, abbiamo dimenticato cardini, pietre angolari, rotte che sono il nettare di una democrazia. 
Un popolo ridotto ad abbaiare al suo passaggio, una stampa letteralmente al guinzaglio, una claque stipendiata da soldi dello stato pronta ad affogare con il suo padrone, un terzo di evasori rincoglioniti, acefali che lo hanno sorretto elettoralmente, una sapiente e diabolica arte massonica di alterare costantemente la realtà, ci hanno trasformato in Dudù, in uno stato completamente alle sue dipendenze, compreso le istituzioni.
Nel momento solenne in cui, per l'ennesima volta il sigaro acceso viene capovolto e reinserito nel retto di questa nazione duduiana, occorre che le menti ancora in funzione facciano finalmente qualcosa. 
L'ennesima palla clamorosa che criminalizza lo sventurato nipote del Letta amico del vampiro è la sintesi di un processo necrofilo che ci farà affogare cantando inni alla sua persona, come gli eunuchi democratici continuano a fare tutt'oggi senza ricorrere a qualche terapia pro psiche.
I ministri Dudù con "Harf Harf" di circostanza lasciano questo governo immondo, luogo ideale per sodomizzare gli alleati sinistri,  coacervo di ignobili falsità e giochetti pro casta, ubbidendo al padrone palesemente in difficoltà psicomotoria ma ancora in grado di procurar male al paese. 
Una menzione speciale dedichiamo ai Dudù piddini, i migliori amici del delinquente! Sono coloro che tante volte, troppe, lo hanno salvato da una fine certa. 
Lo hanno sempre rinvigorito quando pareva finalmente essere arrivata la dipartita politica. Sono accorsi decine di volte al suo capezzale, sono coloro che gli hanno urlato di uscire dal sepolcro, per continuare la scorribanda che ci ha definitivamente scoppiato. Sono loro i miglior Dudù perché in apparenza ringhiano, fanno scorgere i denti con grrrrrrr di circostanza, per rivelarsi poi mansueti e felici sulle sue ginocchia di puttaniere scaltro.
Infine ci sono di Dudù silenti, a cui va bene tutto (forse in questa categoria ci sono anch'io) a cui interessa solo la ciotola piena alla sera ed una cuccia confortevole. Di questi non si conosce ove sia posizionato il punto di rottura che finalmente e sicuramente li risveglierà dal torpore arcoriano in cui sono piombati, facendoli comprendere quanto sia meglio un canile vetusto ma libero, in confronto ad una reggia dorata ma schiavizzante. 

Affiancato da serpi, da gnomi, da meretrici, da truffaldini, il nostro padrone ha lanciato l'osso lontano in fondo al dirupo e tanti di noi abbaiando stanno già precipitandovi dentro. 
Che la Provvidenza faccia riecheggiare in quest'ora funesta le grida di coloro che pagarono con il prezzo della vita la difesa del tricolore, alfine di scuotere le coscienze italiche per trasformarci da Dudù in accalappiaporcicondannati, finendo questa pagliacciata ventennale e vomitevole. 
   

sabato 28 settembre 2013

Onore a Gualtiero


Ricevo da Stati Regressivi e volentieri pubblico:

Spesso mi dicono che la mia presenza produce una certa serenità. Preciso subito che non si tratta di “un dono del cielo” ma di un distillato degli innumerevoli messaggi di profondo disagio esistenziale che mi comunicano le numerose persone che incontro. Forse è per via di questa mia serenità che Gualtiero, ex professore di Università, abitante da ormai quindici anni sotto la prima arcata di Ponte dell’Angelo, ha deciso di darmi la sua amicizia e di conversare con me, dopo sette anni di assoluto silenzio. Un barbone? No, un uomo garbato e mite che ha cambiato vita dopo aver capito che le strutture universitarie, a suo dire, sono una vera e propria truffa in relazione alla grandezza dell’Essere Umano. 

Gualtiero, che all’università insegnava Storia dell’Arte, ultimamente mi ha espresso il proposito di abbandonare l’Italia. Varie volte mi ha avvertito che prima della partenza per altre terre, mi avrebbe inviato una lettera per lui molto importante e sulla quale ha riflettuto a lungo. Ebbene proprio ieri ho ricevuto la lettera che ho letto e riletto. Non è un messaggio diretto a me, anzi per me neppure un cenno di saluto, proprio come accade nelle amicizie eterne. Sono corso col motorino a Ponte dell’Angelo ma della piccola tenda azzurra di Gualtiero non c’era più traccia. Mi mancherai, carissimo amico, la sola cosa che posso fare per onorarti è di pubblicare integralmente la tua lettera sul mio Diario. Lettera della quale ammiro la passione pur rifiutando alcune precisazioni, particolarmente quelle relative all'odio amoroso e alle maledizioni, che hai maturato nel corso della tua vita nei confronti del Potere. Silvano Agosti Lettera ai padroni del mondo, di Gualtiero Mite Guerriero "Miei poveri e disperati amici, io non so né chi siete né dove abitate. Sono però certo che ognuno di voi, attuali padroni del mondo, sia all’avanguardia nella scala spettrale dell’infelicità e del vuoto interiore che, per vostra precisa responsabilità, invade attualmente il nostro meraviglioso pianeta. 

Chi decide in modo permanente i destini del mondo intero sono, si dice, poche centinaia di individui. Addirittura qualcuno sostiene che coloro che veramente hanno il massimo potere decisionale sull’intera umanità non superino le trenta persone. Non è certo da voi, quindi, che riusciremo ad avere informazioni per sapere chi siete e come siete, voi che lasciate tracce ovunque, e siete al tempo stesso impossibili da identificare. La miserabile concezione dell’esistenza che vi caratterizza tuttavia si evince osservando lo stuolo dei vostri servi, quelli che fanno parte dei Governi, che gestiscono gli Stati con un sistema politico incapace di tener conto e di capire l’immenso valore di ogni essere umano. Per voi è vostro diritto inalienabile l’esercizio del potere di vita e di morte su alcuni miliardi di abitanti, asserviti a ritmi di lavoro laceranti o all’incertezza di un futuro nebuloso che tatticamente rendete sempre più oscuro. 

L’atto d’amore, il solo atto d’amore che mi è consentito nei vostri confronti è maledirvi, per i milioni di esseri umani che avete fatto morire nelle guerre, per i miliardi di esseri umani cui avete negato la possibilità di vivere, offrendo miserabili, faticose e contorte esistenze, invece di poter godere serenamente della gioia immensa e semplice della vita. Io vi maledico con tutto l’amore di cui la mia vita mi ha reso capace per il miliardo di bambini che avete fatto morire negli ultimi 50 anni, vi maledico sperando che l’intensità del mio amore vi faccia miracolosamente dissolvere, ovunque voi siate. I vostri panni puliti grondano d’ un intero oceano di sangue, e le ottuse difese dei privilegi formulate dagli intellettuali da voi comprati, generano in voi un vuoto incolmabile trasformandovi in esseri ancora più infelici di quelli che opprimete. 

Questa lettera non l’ho scritta pensando che la possiate ricevere, sicuramente nessuno di voi la leggerà mai. L’ho concepita, con l’aiuto dell’essere umano che è in me per dare ai vostri servi ignari e non la possibilità di scegliere. Al vostro servizio infatti ci sono due tipi di sottomessi: i servi colpevoli e i servi ignari. I vostri servi più spietati sono quelli che mettete al comando degli Stati, le gerarchie potenti politiche e militari a volte anch’esse occulte, che controllano la tenuta del sistema sociale e del suo potenziale di inganno e di truffa esistenziale che giorno dopo giorno sono rigorosamente in grado di esercitare sull’intera umanità. I servi ignari sono miliardi di esseri, costretti a denominare i loro feroci oppressori con termini come Onorevole, Eccellenza, Eminenza, Presidente etc. ma in cuor loro, senza neppure deciderlo, vi coprono con l’onda immensa del loro disprezzo. 

Tutti costoro sono soggiogati da esistenze precarie, e voi sottraete l’ottanta per cento delle risorse impiegandole per la difesa e la conservazione dei vostri privilegi. Non pensate che le mie maledizioni siano solo mie, gran parte dei vostri servi, senza neppure saperlo vi maledicono istante dopo istante dai serbatoi di contenimento nei quali li avete rinchiusi : le prigioni, le divise militari, le mafie, le catene di economie che si impongono con la violenza essendo sempre più prive di creatività e di intelligenza. Ecco perché io vi immagino disperati, tormentati dal non sapere le origini del vostro disagio, perché l’onda immensa delle maledizioni che miliardi di sottomessi vi inviano ogni giorno vi raggiungono nei momenti di solitudine estrema, quando, sulle soglie del sonno, finalmente incontrate il vuoto che vi dilania dopo aver congedata la prostituta da 100.000 dollari, o pensando ai figli che fingono di amarvi e con i quali non avete mai giocato, impegnati come eravate a decidere guerre e genocidi. Pensate anche solo per poco se il mondo si svegliasse senza di voi. Pensate a un pianeta abitato dalla gioia.

Forse anche voi, Padroni del mondo, di fronte a una gigantesca e incessante festa quotidiana, uscireste dalle vostra tane dorate travestiti da esseri reali e vi mischiereste volentieri con tutti gli altri per scoprire in voi l’immenso valore dell’Essere Umano paragonando al quale il ruolo di padroni assoluti del mondo sarebbe solo una squallida torturante parodia. Forse finalmente accadrebbe il miracolo capace di seppellire nelle oscurità della Storia i vostri abietti ruoli di onnipotenza." 

Gualtiero... ex docente universitario