venerdì 22 maggio 2026

Oltre il dito

 

Delitto senza castigo 


di Marco Travaglio 

Perché i governi d’Europa e d’Italia denunciassero (a parole) lo sterminio israeliano a Gaza, si dovettero superare i 50mila palestinesi morti ammazzati. Fino a 49.999 tutto bene, poi non più, anche perché a quel punto si poteva dare la colpa a Trump, mentre il primo anno e più di mattanza era in carico a Biden & Harris, quindi tutta roba buona e democratica. Ora, perché i governi d’Europa e d’Italia denunciassero (a chiacchiere) gli orrori del governo israeliano in Israele, abbiamo dovuto aspettare la seconda retata in acque internazionali contro la Flotilla in sette mesi, con un surplus di botte, sevizie, torture, molestie sessuali e macabre gogne ministeriali sugli attivisti presi in ostaggio (nulla in confronto a quello che subiscono i detenuti palestinesi). S’è svegliato persino Mattarella (“trattamento incivile e infimo”), mentre Meloni chiedeva “scuse”, Crosetto parlava di “vergogna” e Tajani usciva dal consueto vocabolario di due parole (“inaccettabile” e “intollerabile”) per cantarle ancor più chiare a quei villanzoni: “Superata la linea rossa”. Tiè, così imparano. Ancora non pervenute le tre grazie europee Von der Leyen, Kallas e Metsola, indaffarate sul ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia per una guerra che non riguarda l’Ue, mentre buona parte degli attivisti della Flotilla sono cittadini Ue.

Ora però dovremmo prendere in parola il nostro governo che scopre miracolosamente la “linea rossa” e chiedere lumi: dov’è situata di preciso? Quali condotte consente e proibisce? E, quando un governo (peggio se nostro alleato) la supera, come lo si punisce, a parte dirgli che l’ha superata? No, perché mentre questi tartufi cercano l’aggettivo più aspro e la faccia di circostanza più truce, la nostra cybersicurezza rimane appaltata a Tel Aviv; il governo non impone sanzioni a Israele, non blocca gli acquisti e le vendite di armi (anzi ieri in Ue ha bocciato la richiesta dei 5Stelle per un embargo immediato); non disdetta le intese commerciali nazionali; si oppone alla sospensione dell’accordo di collaborazione Ue-Israele e financo a sanzioni individuali contro i ministri complici dei coloni in Cisgiordania; rifiuta il riconoscimento, peraltro simbolico, dello Stato palestinese; e continua a non autorizzare la rogatoria chiesta dalla Procura di Roma per individuare e processare i militari israeliani che sequestrarono gli attivisti dell’altra Flotilla. Le uniche iniziative (si fa per dire) sono l’ennesima convocazione dell’ambasciatore e la richiesta all’Ue di sanzionare Ben-Gvir per la truce sceneggiata dell’altroieri. Come se fosse la prima e come se si potesse isolare il sadico fascistone dal resto del governo Netanyahu di cui è l’architrave da anni nella impunità più totale. Troppo tardi, troppo poco, troppo comodo.

giovedì 21 maggio 2026

Bilanciamento

 



Cattiveria

 



Ellekappa

 



Natangelo

 



Natangelo e Vauro

 



L'Amaca

 


Nell'elenco degli ingiusti

di Michele Serra


Quelli come Ben-Gvir, a dispetto della loro prosopopea etnico-religiosa, non appartengono ad alcuna razza o religione. Sono, a qualunque latitudine e in qualunque epoca, dello stesso stampo: sono gli ingiusti. Sono i prevaricatori, i segregatori, gli sbeffeggiatori di chi è in ginocchio. Figure risapute e spregevoli, che nei romanzi non occupano mai il posto dell'antagonista, del vero cattivo: al massimo sono comprimari. Ben-Gvir non è don Rodrigo, se gli va bene può ambire a essere il Griso. Prende ordini, e per illudersi di poterne dare ha bisogno di infierire sulle persone inginocchiate, ammanettate, carcerate. Lo ha già fatto in passato, lo rifarà in futuro: gli viene bene. È la sua parte nella storia.

Ben-Gvir si vede ebreo nella misura in cui questo gli consente di sentirsi superiore agli altri. Come l'inquisitore quattro secoli fa, l'ideologo ariano un secolo fa, il khmer rosso mezzo secolo fa, e oggi il terrorista islamico, il suprematista bianco, il dittatore tribale africano, chiunque nel mondo si consideri superiore per nascita o per destino.

L'identità per queste persone è un'arma e al tempo stesso un alibi. Se infieriscono sugli altri, possono sempre dire di averlo fatto nel nome di un'appartenenza, di un "noi" indimostrabile (quanti ebrei, nel mondo e anche in Israele, disprezzano Ben-Gvir?), così da camuffare la loro responsabilità individuale dietro l'ombra di una bandiera, o di un Dio, o di un Libro. Ma no, per carità, non gli si deve concedere, ai Ben-Gvir, questa via di fuga. Non diamogli l'illusione di giudicarlo male in quanto israeliano o (come lui vorrebbe) in quanto ebreo. Lo giudichiamo male come essere umano. Punto.