venerdì 24 maggio 2024

Non lascia prigionieri

 

Bibi a sua insaputa
di Marco Travaglio
Poi dicono che non bisogna leggere i giornali. Ma scherziamo? Sul Corriere , per dire, c’è una straziante intervista di Bruno Vespa che compie 80 anni e narra le atroci persecuzioni politiche subìte nei suoi primi 62 anni di Rai: “Se fossi stato di sinistra avrei avuto una carriera più facile”. Essendo un democristiano entrato in Rai nel 1962 e andato in onda ogni giorno da allora a oggi, è facile immaginare le angherie che subì dalla Rai democristiana fino alla direzione del Tg1, poi da quella ulivista che gli affidò Porta a Porta e glielo moltiplicò per quattro, poi in quella di B. a cui riservò agguati come il Contratto con gli Italiani, giù giù fino a quella meloniana che gli aggiunse le cinque serate settimanali di 5 Minuti. Un vero calvario.
Ma, sul Corriere, c’è soprattutto l’editoriale di Paolo Mieli contro il procuratore Khan della Corte dell’Aja, che ha osato chiedere l’arresto di tre capi di Hamas per il pogrom del 7 ottobre (e fin lì tutto bene), ma anche di Netanyahu e del suo ministro della Difesa Gallant per i crimini di guerra a Gaza. Non abbiamo mai creduto granché nella Corte dell’Aja, che per trent’anni s’è scordata dei crimini di guerra di Usa, Nato&C. in Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia, Donbass ecc. Ma non possiamo non notare che, popolarissimo quando chiese l’arresto di Putin per la deportazione in Russia di migliaia di bambini ucraini (peraltro vivi), ora Khan è nel mirino di Israele, dunque degli Usa, dunque di Mieli&C. perché fa altrettanto con Netanyahu, che i bambini palestinesi di Gaza li fa uccidere a migliaia. Fiumi d’inchiostro per denunciare che Mosca non riconosce l’Aja, ma non per dire che i “buoni” Usa, Israele e Ucraina fanno lo stesso (e ci mancherebbe, coi crimini che commettono). Secondo Mieli, la richiesta d’arresto di Khan è “irrituale” perché ora c’è “un molo predisposto dagli Usa per i sussidi alimentari e farmaceutici a Gaza”: un vero sollievo, per i 35 mila e più morti ammazzati. Segue un amorevole consiglio a Bibi: “sottoporsi al giudizio e all’arresto” per mostrare “di che pasta è fatto”, “partecipare a ogni seduta del processo e portare tutte le prove della non intenzionalità di Israele nel massacro che si è compiuto a Gaza”. Ecco, il massacro “si è compiuto” da solo, all’insaputa di Netanyahu e ci sono “tutte le prove”: basta portarle. Non so Mieli, ma io suggerirei a Bibi di farsi prestare l’avvocato da Scajola.
Ps. Le autorevoli Iene mi accusano di voler occultare ciò che ho detto su Forti ad Accordi e Disaccordi (infatti la puntata integrale è sulle piattaforme Discovery e Tv Loft). Se hanno dovuto rimuovere il video dal loro servizio è perché l’hanno rubato senza avere il permesso di Discovery e Loft né pagare i diritti che ora verseranno. Vergogniamoci per loro.

L'Amaca

 

Nella festosa cornice
DI MICHELE SERRA
L’arrivo del detenuto Forti nel carcere di Verona è approdato sui media con accenti festosi e surreali, con tanto di selfie, apprezzamenti sul cibo, anzi sul food, e visita amichevole, con grandi manate sulle spalle,dell’ennesimo fascistone, un deputato meloniano grande e grosso, dunque sperabilmente un bonaccione. Ottima l’accoglienza del personale. Non è stato reso noto se abbia avuto luogo il tradizionale drink di benvenuto. Perché il detenuto Forti sia stato platealmente adottato da Fratelli d’Italia e dunque dal governo, l’ho già scritto, per me è un mistero insondabile. Non esiste ragion politica, o logica elementare, che possa spiegarlo. Si aggiunge al mistero primario quello collaterale: il rumoroso gaudio cameratesco con il quale la vicenda si sta sviluppando. Siamo pur sempre di fronte a una condanna all’ergastolo per omicidio, al dramma della detenzione — condizione tra le più penose per qualunque essere umano — , a un caso giudiziario delicato, controverso e doloroso. Parlarne con discrezione e riserbo, e gestire il tutto al riparo dalle pacche sulle spalle e dalle foto celebrative con Giorgia, non sarebbe più savio e, se posso permettermi, anche più educato? Pare che i detenuti non dello stesso rango siano rimasti sgradevolmente colpiti. Come biasimarli?
Si paventano i prossimi sviluppi. La partecipazione a un reality? Un libro a quattro mani con l’avvocato Taormina? Un sottosegretariato? Una ospitata a Sanremo, ora che il festival è stato infine liberato dal giogo comunista, così tipicamente incarnato da Amadeus? Noi siamo qui, in serena attesa. La vicenda è così bizzarra che comincia, quasi, ad appassionarci.

giovedì 23 maggio 2024

Trentaduesimo



Eroi mai dimenticati.

Prima Pagina

 


Ci avevate creduto?

 


Risposta all'attacco

 

Rei con fessi
di Marco Travaglio
Il Fatto che chiama “assassino” un assassino continua a fare scandalo fra i bugiardi incalliti, sinceramente indignati per un giornale che dice la verità. Dopo gli scudi umani meloniani e lo zoo del Chico Forti Fan Club, anche i due presunti comici di Floris hanno gabellato il nostro trafiletto a pag. 14 su Di Maio che annunciava l’estradizione per un editoriale innocentista del direttore, divenuto colpevolista perché ora c’è la Meloni. La prova schiacciante è che, riportando un’agenzia, definivamo Forti “ex produttore ed ex velista… imprenditore trentino… condannato all’ergastolo per omicidio premeditato”. E, com’è noto, gli imprenditori trentini ex velisti ed ex produttori condannati per omicidio sono innocenti perché le tre professioni sono incompatibili con qualsiasi delitto. Risate, applausi, spot, alé!
Intanto, su Italia1, anche le autorevoli Iene ci davano lezioni di coerenza. Pulpito quantomai credibile: denunciano tutti, anche chi frega qualche spicciolo, ma in 27 anni non si sono mai accorte che il loro padrone frodava centinaia di milioni al fisco e finanziava la mafia, oltre a stipendiarle. Gli argomenti della lezione sono inoppugnabili. 1) Un ministro che annuncia l’estradizione di Forti equivale alla premier che lo riceve con tutti gli onori. 2) L’estradizione del pregiudicato perché sconti il residuo pena in Italia, dopo che si è dichiarato colpevole e la Corte d’appello di Verona ha fatto propria quella di Miami senza trovarvi nulla di men che fondato e l’ha trasformato in assassino anche per la giustizia italiana, è un’assoluzione. 3) Forti si dichiara innocente, dunque è innocente: anche se aveva il movente, aveva comprato la pistola intestandola a un altro, era sul luogo del delitto, era fino a poco prima con la vittima di cui ha cancellato le tracce facendo lavare l’auto (ma non il gancio con la sabbia della spiaggia del delitto), ha mentito per depistare l’indagine e si è sempre opposto a divulgare gli atti del processo. Quindi anche Riina, Provenzano&C., i nazisti a Norimberga, Pacciani, la Franzoni e ora la Pifferi, essendosi detti innocenti, lo sono. Si attendono campagne delle Iene anche per loro e non solo per Rosa e Olindo, che invece sono innocenti perché hanno confessato. 4) Forti è innocente perché lo dice un fratello della vittima: infatti nei processi per omicidio, prima di emettere la sentenza, si chiede sempre il permesso ai parenti del morto fino al terzo grado e, se uno non è d’accordo, si lascia perdere. 5) Forse Forti è stato condannato “solo” come mandante dell’omicidio, ergo non si può chiamarlo “assassino” (ma neppure Hitler o Riina). 6) Le sentenze definitive diventano provvisorie se non piacciono alle Iene. 7) L’ultima frontiera dell’audience è spacciare gli omicidi per suicidi e i suicidi per omicidi.

L'Amaca

 

Sabotarsi con le proprie mani
DI MICHELE SERRA
Il candidato Vannacci (gemello diverso del Salvini) promette «il sabotaggio di chi vuole distruggere i valori occidentali, romani e cristiani». Ci fornisca, per cortesia, l’elenco completo dei suddetti valori: così che noi si capisca se saremo o non saremo sabotati. E soprattutto possa capirlo persino lui.
Tra i valori occidentali, per esempio, c’è senza dubbio alcuno la tolleranza, fondamento delle democrazie francese e americana e per li rami di tutte le successive. Se l’intolleranza dovesse essere messa al bando con l’inflessibilità del mondo classico (ed eccoci ai valori romani: multietnici e multisessuali come pochi altri), il Vannacci, in compagnia del Salvini, sarebbe mandato in esilio in Dacia o in Bitinia a fare da servente di qualche capo barbaro, che farebbe capire a questi due vivaci omoni chi somministra gli sganassoni più forti; o in remote regioni germaniche a pescare alborelle, attività comunque ottima per mantenere vivace la pagina Instagram.
Quanto ai valori cristiani, il Vannacci e il Salvini, sbandieratore di rosari, rischiano davvero grosso. Se la parola di Cristo è quella evangelica, praticamente ad ogni rigo il duo è fuori contesto, fuori canone, fuori luogo. Il rischio, ad ogni loro passo, ad ogni loro parola, è quello dell’apostasia: con la religione cristiana, due così, c’entrano quanto Pupo con la Costituzione. Non fosse che il Nuovo Testamento (ecco i valori cristiani) è gentile anche con i meno disposti alla gentilezza. Cristianamente parlando, dunque, il duo Vannacci-Salvini può contare sul perdono. Sui valori occidentali e romani, no, non possono contare. Non ne fanno parte.