giovedì 28 maggio 2026

Gran pezzo!

 

La sindrome di Dash 


di Marco Travaglio 

In fondo è sempre la stessa sindrome a dannare la cosiddetta sinistra: crede di rappresentare il Bene e il Giusto, dunque tutto le è dovuto, tutto le è permesso e nulla deve esserle rimproverato, incluso ciò che imputa alla destra brutta, sporca e cattiva. A Venezia si vota quel che passa il convento del Pd per “mandare a casa la Meloni” e, se il candidato è sbagliato, non è colpa di chi l’ha imposto, ma dei “traditori” a 5Stelle che stanno a casa o addirittura votano Venturini perché sembra più nuovo o meno vecchio (e ci vuol poco): come se gli elettori non fossero esseri liberi e pensanti, ma mandrie di buoi di proprietà dei partiti. In Spagna il guru dei socialisti, il compagno Zapatero (autore a suo tempo di un’ottima legge sulla tv pubblica, giustamente elogiata in Italia), tiene in casa un tesoro di orologi, gioielli, rubini e smeraldi per quasi 3 milioni, traffica con società in Venezuela e conti a Dubai, prepara la fuga a Caracas, ma tutti zitti perché dall’altra parte c’è Vox alleato della Meloni. Idem per gli altri scandali del Psoe: 9 inchieste con 36 indagati, fra cui la moglie del premier Sánchez. Che va elogiato per le posizioni coraggiose su Gaza e sul riarmo, ma andrebbe criticato per il suo sistema di potere partitico e familiare. Elly Schlein, che ieri l’ha incontrato dopo l’udienza in Vaticano, dovrebbe forse dire qualcosa, prima che gli sviluppi delle indagini spagnole mettano in imbarazzo anche lei. Come dovrebbe dire qualcosa sui Dem americani, tipo i Clinton, gli Obama, Biden e Harris, che continuano inspiegabilmente a risiedere nel il Pantheon del Pd malgrado tutte le guerre che hanno sulla coscienza e di cui l’Europa paga ancora il conto: molte più di quelle scatenate da Trump, che ora viene descritto come l’unico presidente Usa guerrafondaio.

Immaginate cosa direbbero i Buoni e i Giusti se un leader italiano di destra accettasse la prescrizione dopo una condanna in primo grado per concussione nel maxiprocesso Ilva e se la tirasse pure da martire perseguitato: invece lo fa Vendola e tutti zitti, anzi avercene. E figuratevi che gazzarra se un leader di destra avesse spifferato un decreto in anteprima a De Benedetti per le sue speculazioni in Borsa e poi avesse fatturato milioni dal regime patibolare dell’Arabia Saudita finché una legge non gli ha chiuso la cassa: invece l’ha fatto Renzi nel silenzio generale e ora siede addirittura alla destra di Elly a capotavola del cosiddetto Campo Largo, spiegando come si vincono le elezioni dopo averle perse e fatte perdere tutte negli ultimi 10 anni. Ecco: la sindrome di Dash, che lava così bianco che più bianco non si può, in politica non funziona. Soprattutto se si vuole riportare alle urne chi ha votato al referendum con una strana idea per la testa: che la legge sia uguale per tutti.

Calcoli

 


Intanto...

 


Intanto il Boia Pirata Sionista continua a farsi i kazzacci suoi tra l’indifferenza vigliacca del cosiddetto mondo evoluto e democratico, di stokkaxxo!




mercoledì 27 maggio 2026

Nessuna sorpresa!

 


Questa è la presenza della destra in parlamento per la dedica dello scranno, su cui non si siederà più nessuno, a Giacomo Matteotti, che equivale a dirci, se ve ne fosse ancora bisogno: “Non possiamo partecipare a una manifestazione antifascista perché fondamentalmente siamo ancora fascisti!” 

Nessuno ne dubita, tranquilli!

Forse ha ragione

 



Ellekappa

 



Robecchi

 

IA. Solo il Papa parla di tecnologia e “necrosfera” che ormai è già qui 


di Alessandro Robecchi 

Alla fine (o all’inizio, le cose si toccano), dell’Intelligenza artificiale si deve occupare il Papa. La politica non se ne occupa, o lo fa solo per vedere quanto può guadagnarci in termini di dominio, l’economia applaude i nuovi clamorosi profitti, i militari festeggiano che qualcuno possa ammazzare senza troppe remore o problemi etici, i lavoratori perdono il lavoro o vengono relegati in nuovi inquadramenti schiavistici, gli scienziati, in maggioranza, collaborano. Su una cosa sono tutti d’accordo: siamo all’inizio, e tra una ventina di anni guarderemo all’intelligenza artificiale di oggi come oggi guardiamo a un telefono grigio con il filo e la rotella per i numeri: preistoria.

Se qualcosa è possibile tecnicamente, l’uomo lo farà, e i dilemmi morali ed etici verranno dopo – se verranno – ed è stato così per ogni tecnologia dalla scoperta del fuoco in poi. Con moltissime analogie e alcune differenze, tra cui, evidentissima, quella che ad avere in mano le sorti dell’umanità sono oggi una decina di persone – persone fisiche, con nome e cognome – più potenti di qualunque Stato nazionale, organizzazione collettiva, istituzione democratica, e quindi senza alcun controllo. Dobbiamo fare i conti, dunque, con una specie di fantascienza reale, effettiva, tangibile, che si svolge qui e ora, non in un ipotetico futuro, non in uno scenario lontano e fantastico, ma nella vita di oggi. I sistemi di guerra gestiti dall’IA valutano quanti civili possono morire in un attacco e accettano la barbarie, decide l’algoritmo, così come l’algoritmo decide le consegne delle nostre pizze portate da uno schiavo in bicicletta, il nostro rendimento sul lavoro, quali contenuti possiamo leggere sui social media e tutto il resto. Il capitalismo estremo (che è poi il capitalismo tout-court adattato alle possibilità tecnologiche) resta quello che è, un’indefessa azione contro la dignità dell’uomo.

Nel 1964 uno scrittore polacco, Stanislaw Lem (quello di Solaris, capolavoro assoluto) pubblicò il romanzo L’invincibile in cui immaginava un pianeta, Regis III, dominato da strane macchine, capaci di ripararsi da sole, di progredire, di imparare, di sconfiggere chiunque le sfidasse, compresi gli umani, ovviamente: un ecosistema non biologico, quindi con l’inestimabile vantaggio tattico di non avere coscienza né freni morali. È un grande romanzo e come accade ai grandi romanzi inventò una parola: “Necrosfera”, per descrivere quell’inferno di computer, calcoli, algoritmi (ancora non esisteva il termine): qualcosa di simile a un potere divino che era, in realtà, il potere di macchine intelligenti. Sessant’anni dopo (un battito di ciglia), eccoci tutti a guardare la necrosfera che avanza, un po’ increduli, un po’ ammirati, un po’ affascinati da certi processi matematici che sanno di magia, e non ancora spaventati a dovere. Che il profitto di pochi (oggi pochissimi) sia la schiavitù di molti (in prospettiva: quasi tutti) ce lo aveva detto Marx, così come oggi ce lo dice il Papa, speriamo con esiti migliori sul risultato finale, ma è lecito dubitarne. E siccome un sentimento umanissimo è il pessimismo (da cui l’algoritmo è immune), conviene prepararsi al peggio, a una società globale privata di ogni capacità decisionale, dove a decidere tutto è una macchina senza bilanciamenti e contropoteri, costruita e alimentata in gloria di una decina di divinità ultra-miliardarie che ci farà dire di nuovo, tra poco “Socialismo o barbarie” o, se preferite “Socialismo o necrosfera”. Benvenuti su Regis III, nel 1964.