Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 22 maggio 2026
L'Amaca
Il drone per vedere gli altri
di Michele Serra
Toccano nel profondo le parole di Carmen El Koudri, sorella dell'attentatore di Modena, che non sa darsi pace per il male inferto da suo fratello ad altri esseri umani; e le parole di Davide Cavallo, il ragazzo gravemente leso da suoi coetanei a Milano, che ha espresso pena e partecipazione per la sorte del suo accoltellatore, condannato a vent'anni. Ci toccano nel profondo perché sono parole umane, dunque: comprensive del dolore degli altri. E dunque: insolite, se non addirittura rare.
Sono parole che escono dal recinto dell'io, lo sorvolano come un drone, ampliano il campo visivo e vedono dunque, e finalmente, ciò che gli sta intorno: gli altri.
Attorno ai fatti di nera e alla violenza trionfa implacabile, assordante, il coro dei giudicanti, il derby tra giustizialisti e garantisti, gli anatemi politici costruiti con lo stampino, le mute dei linciatori sui social, i titoli orribili dei giornali che per mestiere allestiscono la forca e preparano il cappio. Come se il lutto fosse solo urla, rabbia, lite, vendetta. Indicazione del colpevole.
Che il lutto possa essere anche occasione di pensiero, e addirittura di fratellanza, non è nei protocolli mediatici e politici correnti. Se ne occupa qualche eroico mediatore di pace, o psichiatra di frontiera, che dalle ferite spera di far rifiorire l'umano — ditemi se c'è utopia più estrema. Carmen e Davide, lei sorella di un colpevole, lui vittima innocente, sono due persone giovani, tramortite da un destino feroce. Non so quanto consapevolmente, e quanto per istinto, si ribellano all'idea che la violenza sia l'ultima pagina del libro. Hanno provato a scriverla loro.
Oltre il dito
Delitto senza castigo
Perché i governi d’Europa e d’Italia denunciassero (a parole) lo sterminio israeliano a Gaza, si dovettero superare i 50mila palestinesi morti ammazzati. Fino a 49.999 tutto bene, poi non più, anche perché a quel punto si poteva dare la colpa a Trump, mentre il primo anno e più di mattanza era in carico a Biden & Harris, quindi tutta roba buona e democratica. Ora, perché i governi d’Europa e d’Italia denunciassero (a chiacchiere) gli orrori del governo israeliano in Israele, abbiamo dovuto aspettare la seconda retata in acque internazionali contro la Flotilla in sette mesi, con un surplus di botte, sevizie, torture, molestie sessuali e macabre gogne ministeriali sugli attivisti presi in ostaggio (nulla in confronto a quello che subiscono i detenuti palestinesi). S’è svegliato persino Mattarella (“trattamento incivile e infimo”), mentre Meloni chiedeva “scuse”, Crosetto parlava di “vergogna” e Tajani usciva dal consueto vocabolario di due parole (“inaccettabile” e “intollerabile”) per cantarle ancor più chiare a quei villanzoni: “Superata la linea rossa”. Tiè, così imparano. Ancora non pervenute le tre grazie europee Von der Leyen, Kallas e Metsola, indaffarate sul ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia per una guerra che non riguarda l’Ue, mentre buona parte degli attivisti della Flotilla sono cittadini Ue.
Ora però dovremmo prendere in parola il nostro governo che scopre miracolosamente la “linea rossa” e chiedere lumi: dov’è situata di preciso? Quali condotte consente e proibisce? E, quando un governo (peggio se nostro alleato) la supera, come lo si punisce, a parte dirgli che l’ha superata? No, perché mentre questi tartufi cercano l’aggettivo più aspro e la faccia di circostanza più truce, la nostra cybersicurezza rimane appaltata a Tel Aviv; il governo non impone sanzioni a Israele, non blocca gli acquisti e le vendite di armi (anzi ieri in Ue ha bocciato la richiesta dei 5Stelle per un embargo immediato); non disdetta le intese commerciali nazionali; si oppone alla sospensione dell’accordo di collaborazione Ue-Israele e financo a sanzioni individuali contro i ministri complici dei coloni in Cisgiordania; rifiuta il riconoscimento, peraltro simbolico, dello Stato palestinese; e continua a non autorizzare la rogatoria chiesta dalla Procura di Roma per individuare e processare i militari israeliani che sequestrarono gli attivisti dell’altra Flotilla. Le uniche iniziative (si fa per dire) sono l’ennesima convocazione dell’ambasciatore e la richiesta all’Ue di sanzionare Ben-Gvir per la truce sceneggiata dell’altroieri. Come se fosse la prima e come se si potesse isolare il sadico fascistone dal resto del governo Netanyahu di cui è l’architrave da anni nella impunità più totale. Troppo tardi, troppo poco, troppo comodo.




