martedì 24 febbraio 2026

Neroperdisempre

 



Natangelo


 

L'Amaca

 

Se posso farlo allora lo faccio

di Michele Serra

La simpatia che una persona democratica, forse anche solo una persona civile, può provare per il governo teocratico iraniano e per la sua cosiddetta Guida Suprema, Ali Khamenei, è meno di zero. Detto questo, è stupefacente la normalità con la quale mezzo mondo parla della sua eventuale deposizione per assassinio da parte degli Stati Uniti.

È una delle opzioni in campo: farlo fuori, un drone o un missile, chissà. Deciderà il Pentagono. E qualcuno fa notare che tra un bombardamento a tappeto e l’uccisione “chirurgica” del leader, è meno sanguinaria la seconda ipotesi. Resta da chiedersi, e non è una domanda retorica, su quali basi di diritto, e anche solo su quali basi logiche, una nazione può decidere di condannare a morte il capo di un’altra nazione così, per puro arbitrio, per pura auto-investitura. Perché lo ha deciso. Perché può farlo: e siccome può farlo, lo fa.

È appena accaduto in Venezuela, dove il caudillo Maduro è stato rapito e imprigionato dagli americani. Non un mandato di cattura (americano? internazionale? venusiano?), niente di niente. Solo un pensiero e l’atto che ne consegue: questo qui lo leviamo di mezzo. Perché non ci piace. Punto.

Ha rischiato di accadere in Colombia, il cui presidente, democraticamente eletto, poche settimane fa ha raccontato di non disporre (e di non voler disporre) di alcuna milizia personale, e di avere atteso per qualche giorno che un commando americano venisse ad arrestarlo nella sua casa, nel suo paese: fino a che, con una telefonata a Trump, è riuscito a rabbonirlo, e a evitare il peggio. Scusate: ma non è allucinante?

Coerenza

 

Toghe-politici 51 a 12 


di Marco Travaglio 

Anche dopo l’ultimo sondaggio Ixè che dà i No in forte vantaggio, al referendum può ancora accadere di tutto. Ma già questo è un miracolo: due mesi fa la partita pareva persa in partenza. Il merito, oltreché dei giuristi, giornalisti, politici, artisti, attivisti e semplici cittadini che si battono per il No, è anche e soprattutto del governo Meloni e dei trombettieri del Sì. Che spingono a viva forza gli indecisi a bocciare la schiforma costituzionale perché la spacciano per un rimedio contingente per raddrizzare questa o quell’indagine o sentenza a loro sgradita. Come se fosse un regolamento condominiale. Mentono sapendo di mentire e di non essere smentiti (i famosi fact checker, sistemato Barbero, sono andati in ferie). Ma, dopo il frittomisto di balle impunite su Garlasco, Tortora, bimbi nel bosco, algerino in Albania e Sea Watch, hanno pestato il classico merdone. Invocavano un Sì per salvare gli eroici poliziotti-giustizieri alla Cinturrino dalle toghe-pusher e preparavano per costoro un bello scudo penale. “Io sto col poliziotto senza se e senza ma”, sentenziava Salvini 37 minuti dopo i fatti di Rogoredo, attaccando l’indagine “eccessiva, ingenerosa e gratuita” di “quel pm” che apriva un “fascicolo odioso come se l’agente avesse sparato per uccidere”. Poi il pm, grazie al fascicolo odioso, ha scoperto che l’agente aveva sparato proprio per uccidere il tizio disarmato e fabbricato false prove per dimostrare l’opposto. Riecco Salvini dopo la cura: “Non entro nel merito di fatti che non conosco” (ma va?). Ora che Centurrino è stato arrestato, Salvini pretende che “l’agente che sbaglia paghi doppio”: ma lo “sbaglio” l’ha scoperto sempre quel pm proprio perché ha disobbedito ai diktat del governo e agli annunci-minacce di scudo penale.

Anche Piantedosi ora fa il furbo e si vanta di aver sempre escluso scudi per chicchessia. Purtroppo aveva detto l’opposto: e cioè che Cinturrino, con lo scudo del dl Sicurezza, “avrebbe potuto fruire del beneficio dell’inversione dell’onere della prova. Perché è evidente che c’era una causa di giustificazione molto evidente”. Era evidente perché lo diceva lo sparatore, mentre lo sparato non poteva smentirlo perché era morto ammazzato. Ora l’unica cosa evidente è che i fatti è meglio lasciarli accertare dai pm, non dai politici. La parte più interessante del sondaggio Ixè riguarda proprio la fiducia degli italiani nei magistrati (salita al 51% dal 45% dell’anno scorso) e nei politici (12%, contro il 14% di un anno fa). Grazie al governo, anche chi non sa nulla del referendum ha capito che i politici del Sì vogliono fare le indagini e scrivere le sentenze. E i cittadini, anche i più diffidenti verso i magistrati affiderebbero la giustizia a tutti, forse persino a Wanna Marchi: ma mai a un politico.