domenica 15 febbraio 2026

Prepariamoci!

 

Referendum e materassi alle finestre


di Antonio Padellaro 

Se fosse capace di correggere i propri errori, l’opposizione di sinistra dovrebbe leggere con attenzione l’articolo di un avversario come Marcello Veneziani (“La Verità” dell’11 febbraio scorso), là dove l’autorevole firma di destra scrive che “la principale fonte di consenso per Giorgia Meloni e il suo governo è la sinistra, ciò che dice, ciò che fa, ciò che odia, ciò che disprezza”. Tanto più quando il “vittimismo” diventa “un’arma politica che la Meloni e i suoi usano con disinvolta frequenza, pure come distrazione dai fatti reali e dai problemi incombenti”. Un “uso spregiudicato e furbo del vittimismo che tuttavia risale a fatti e opinioni realmente espressi dalla parte avversa”. Siamo invece meno d’accordo quando Veneziani scrive che “TeleMeloni la fanno Floris, la Gruber e compagni”, poiché si tratta di trasmissioni dove la voce della destra è sempre garantita (e se risulta poco efficace non è colpa dei conduttori, vedi la recente figuraccia di Matteo Salvini a “Otto e mezzo”). Ma, soprattutto, perché quei format si rivolgono a un pubblico vasto e consolidato generalmente ostile all’attuale governo e senza avere la pretesa di convincere i fan della destra ad abbracciare l’opposizione. Così come, al contrario, sul fronte della destra televisiva, Rete 4 si rivolge a un pubblico favorevole alle posizioni di FdI, Lega e Forza Italia pur ospitando politici e commentatori che così non la pensano.

Insomma, a ciascuno il suo programma, anche se a una quarantina di giorni dal referendum sulla giustizia sarebbe più interessante capire in che modo sia il Sì che il No, quasi appaiati nei sondaggi, siano in grado di convincere quel 20 per cento circa di indecisi, assolutamente decisivi. Di cui, probabilmente, Veneziani coglie il disagio astensionista quando si dice disgustato dalla visione “di quella caricatura di guerra civile, agguati e vittimismi, più tanta fuffa e muffa”. Una “giostra cinica, umiliante, feroce”, sulla quale sono in tanti coloro che non vogliono salire. Si tratterebbe di spiegare ai cittadini, soprattutto a quelli in bilico, il merito del referendum anche se il tema della separazione delle carriere appare ai più distante, se non addirittura incomprensibile. Ovvio che con la tecnica del partito preso non si fa altro, a destra come a sinistra, che convincere chi è già convinto, le cosiddette tifoserie. A meno che, nei giorni che mancano, il quesito non venga ulteriormente “politicizzato”, da entrambe le parti. Sarà allora che la battaglia divamperà tra chi, attraverso il Sì, intende surclassare Pd, M5S e Avs, oltre a sottomettere la magistratura. E l’esercito del No che con una vittoria darebbe una spallata al governo Meloni dalle conseguenze imprevedibili. È probabile che andrà a finire così, ragion per cui alla potenza di fuoco del Sì pronto a manipolare perfino i sospiri, il No dovrebbe evitare di fornire munizioni polemiche e di cadere nelle trappole mediatiche. In ogni caso, prepariamoci a mettere i materassi alle finestre.

Ahi Ahi!

 Lingue innevate 

di Marco Travaglio 

“Brignone nella leggenda. È oro davanti a Mattarella” (Rep). “Mattarella il talismano, l’abbraccio al traguardo: ‘Sono io il fortunato’” (Rep). “Mattarella il talismano: ‘Medaglie degli atleti’” (Messaggero). Uno legge i titoli e si domanda: ci sarà un nesso causale fra la presenza di Talismano Mattarella sulle nevi di Cortina e l’oro della Brignone nel SuperG? E dove si sarebbe piazzata la poveretta se, per disgrazia, Mattarella non fosse stato “davanti” o, Dio non voglia, “dietro”? E se gli sciatori olimpici di ogni nazione avessero “davanti” i rispettivi capi di Stato, vincerebbero tutti l’oro ex aequo? E non bisognerebbe dividere a metà le medaglie d’oro (vista fra l’altro la loro friabilità) per ripartirle equamente tra i vincitori azzurri e il Presidente Amuleto? Lui, temendo che la cascata di bava si ghiacci, precisa che non scia e quindi non può vincere nulla: “Mattarella, sorrisi e abbracci: ‘Le medaglie sono degli atleti’” (Corriere). E così vince l’oro nell’Altruismo. Ma i cortigiani, essendo la lingua un muscolo involontario come quell’altro, non riescono a fermarla. Infatti ripetono a manetta che il Talismano è “il più amato dagli italiani”, come se ci fosse un campionato dei presidenti della Repubblica italiani e lui da 11 anni arrivasse sempre primo (su uno). Anzi, ora che ha visto pure i cantanti di Sanremo, c’è il caso che vinca il Festival pur avendo rivelato: “Canto senza emettere suoni dall’asilo”. Che poi si chiama playback e l’hanno usato la Carey e forse la Pausini alla cerimonia olimpica: che problema c’è.

Torna in mente un altro talismano, Mario Draghi il Migliore, che con la famosa Agenda portafortuna vinceva tutte le kermesse a cui non partecipava (l’unica a cui si iscrisse, il Festival del Quirinale, la perse malamente). Quando nel 2022 la Nazionale vinse gli Europei sotto il suo decisivo governo, il Messaggero titolò “Italia campione, effetto Draghi: calcio, tennis e musica, così il Paese è tornato protagonista”: “Effetto Draghi nel pallone. Super Mario aiuta Super Mancio. Il premier lo zampino nella vittoria della Nazionale l’ha messo così: creando un contesto internazionale favorevole all’Italia come Paese serio e credibile… Lui ha preparato il terreno, Mancini e i suoi ragazzi l’hanno calpestato da campioni e il gioco è fatto”. Senza contare gli effetti balsamici sulle performance di Berrettini a Wimbledon e dei Måneskin all’Eurovision. Rep confermò: “Financial Times celebra Draghi… La vittoria dei Måneskin all’Eurovision al trionfo azzurro agli Europei al medagliere più ricco di sempre alle Olimpiadi: è il momento dell’Italia, divenuta grazie al premier un modello per la Ue”. Ci fu persino chi lo intravide trionfare alle Paralimpiadi, fingendo di zoppicare.


sabato 14 febbraio 2026

L'Amaca

 


Oltre l'Atlantico c'è il mondo 

di Michele Serra 

Dalla fine della seconda guerra mondiale sono passati ottantuno anni. In termini antropologici, tre generazioni. In termini politici, un evo intero. Nel frattempo è nata l’Unione Europea, è sprofondata l’Unione Sovietica, la Cina da paese poverissimo è diventata la prima potenza mondiale, la Persia è una teocrazia, l’Africa subsahariana conosce una crescita demografica ed economica semplicemente inimmaginabile nello scorso millennio; e una lunga lista di altri mutamenti e sconquassi.

Chi ancora evoca l’atlantismo come una specie di «obbligo democratico» forse non riesce a mettere a fuoco che il mondo non è più quello di Jalta e non è più quello della bipolarità comunismo/capitalismo. Nemmeno più quello di un’economia forte concentrata in America ed Europa, e di un altrove «in via di sviluppo» (sembrano trascorsi secoli da quando si parlava di «Paesi del terzo mondo»).

Dal vertice di Monaco arriva qualche segnale confortante: come se il mondo nuovo cominciasse a sembrare più determinante di quello vecchio. Quando il cancelliere tedesco Merz dice che «l’Europa deve risolvere il problema della sua dipendenza autoinflitta dagli Stati Uniti», prende atto non solamente della nuova ostilità di Trump; anche della vecchia e pigra abitudine di vivere sotto la protezione armata (e la vigilanza politica) degli americani, come se ancora fossimo l’Europa della ricostruzione, del piano Marshall, della guerra fredda e del muro di Berlino.

Tutto congiura nel «costringere» l’Unione Europea a una nuova autonomia politica, che vuol dire anche una nuova libertà di azione. E uno sguardo più largo sul mondo. Milioni di cittadini europei si sentono coinvolti nelle decisioni dei loro capi di governo (noi italiani con qualche illusione in meno). La speranza è che siano in arrivo tempi nuovi.

Sbaglio o….


Sbaglio o questa signora è quella che si mise insieme nel 2000 a quel miliardario di 45 anni più vecchio di lei, che un tempo pagava tangenti alla mafia e che fondò un partito grazie ad un grande amico condannato per concorso esterno alla mafia e riuscì ad imbambolare una nazione intera con le sue televisioni che vivono alla grande ancor oggi grazie ad un’opposizione servile e prona? Chiedo per un amico… 

Speranza morbidezza

 


Visto che con quello natalizio di Bruneo ho avuto qualche difficoltà essendo di carta ruvida, per questo non mi aspetto certamente i tre veli, spero però nella morbidezza del doppio strato, quelli dei rotoloni che non finiscono mai…

Verso il dirupo

 



Cattiveria