Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 2 febbraio 2026
Saggio
Colpa di Trump, ma anche della sinistra che ha tradito
Silenzio ancor più assordante se confrontato con le proteste popolari, che invece non mancano. Sembra quasi che l’opposizione sia ridotta a più o meno illustri esponenti del mondo dello spettacolo (Springsteen, De Niro etc.), pressoché le uniche voci a denunciare con la dovuta nettezza i metodi violenti e squadristi messi in atto dal governo americano. Praticamente un’opposizione ridotta allo spettacolo buono per le visualizzazioni sui social, ma politicamente sterile. Come si spiega?
E dire che sarebbe fin troppo agevole rimarcare le misure liberticide e violente che l’amministrazione Trump sta attuando tanto all’interno della cosiddetta “più grande democrazia del mondo”, quanto in politica estera. Insomma, ci troviamo di fronte a una Destra, non soltanto statunitense, che ben lungi dal promuovere ideali legittimi e tradizionali come la concorrenza mercatistica e la libertà individuale, appare regredita non tanto alla difesa dei monopoli e dei privilegi finanziari, ma del razzismo, del nazionalismo (oggi chiamato sovranismo per fingere di ripulirlo) e dell’imperialismo che un secolo fa condussero al disastro di due guerre mondiali.
Allora come si spiega il silenzio inquietante dei liberal americani, peraltro accompagnato dall’evanescenza politica che attanaglia i partiti democratici e progressisti un po’ di tutto il fu Occidente? Temo ci sia una ragione tanto grave quanto inconfessabile. Più grave perfino della deriva democratica a cui stiamo assistendo soprattutto negli Usa.
Riguarda il fatto che le destre estreme sono tornate in auge e godono della fiducia dell’ormai minoritaria parte di popolo che si reca alle urne, principalmente a causa dei disastri compiuti dagli eredi del socialismo e della cultura di sinistra in genere.
Ossia quei signori che, insieme all’acqua sporca dei regimi totalitari e dei fallimenti ascrivibili alla tradizione marxista-leninista, hanno buttato anche il bambino della giustizia sociale e, in generale, di un sistema keynesiano del welfare state con cui, dal dopoguerra fino agli ultimi anni del Novecento, si è redistribuita la ricchezza, si sono tutelati i diritti dei lavoratori e delle categorie sociali più deboli, anche attraverso un libero mercato temperato dall’intervento politico.
Sì, per accreditarsi all’ormai unico potere neoliberale emerso dopo il 1989, sono stati a cavallo del Millennio, fra gli altri i governi Clinton (Usa), Blair (Inghilterra), Schroeder (Germania) e Prodi (Italia), a smantellare lo stato sociale conquistato attraverso decenni di lotte, privatizzando molti beni pubblici, togliendo diritti e tutele ai lavoratori, deregolarizzando in maniera sconsiderata l’operatività delle banche e della finanza.
Allo stesso modo in cui il capitalismo finanziario aveva sfruttato la destra nazifascista nei primi del Novecento per disinnescare le proteste sociali derivate da un mercato iniquo, lo stesso capitalismo finanziario ha sfruttato i partiti usciti dalla tradizione socialista e progressista per ripristinare un sistema sociale in cui si è nuovamente allargata la forbice sociale della ricchezza, con disuguaglianze e privilegi che hanno riportato milioni di persone sulla soglia della povertà o comunque del disagio.
A fianco di una Sinistra che non aveva elaborato il 1989 e si genufletteva alla dottrina neoliberale, ne emergeva un’altra ammantata di “fighettismo benestante”, che mascherava con l’estremismo dei diritti civili la macelleria sociale a cui aveva contribuito (della serie: non hai di che mangiare, ma difenderò fino alla morte – ovviamente la tua – l’assoluta libertà sessuale che ti appartiene!).
Forte è il dubbio che quel cinquanta per cento e oltre di potenziale elettorato che non si reca più alle urne sia composto da chi si rifiuta di scegliere fra una Destra razzista e violenta, e una Sinistra aristocratica e lontana anni luce dai problemi concreti delle persone comuni. Oltretutto, al netto di una classe politica sempre più composta da figure incompetenti e ignoranti, oltre che a distanza siderale dalla produzione di statisti.
Punto di vista
La sinistra consideri i violenti come le Br
Dopo le selvagge martellate dei criminali di Torino contro l’agente Calista, Giorgia Meloni non ha perso tempo e ha rinfocolato la polemica contro le toghe, giusto a cinquanta giorni dal referendum sulla giustizia: “Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte”. Possibile che la premier abbia capito al volo ciò che la sinistra pigolante solidarietà alle forze dell’ordine continua a non vedere, o a fare finta? Che una volta di più le cosiddette frange violente dei cortei Pro Pal o pro centri sociali, che nell’alveo della sinistra si nascondono, sono un gravissimo pericolo oltre che per i rappresentanti dello Stato in divisa per la stessa sinistra puntualmente processata per colpe che non ha, o che ha. Perché ai tempi del vecchio Pci c’era un rude servizio d’ordine addestrato militarmente che non permetteva neppure a uno spillo di infiltrarsi nelle manifestazioni. Perché ai tempi dell’inutilmente compianto Enrico Berlinguer non fu necessario l’assassinio di Guido Rossa perché il partito mobilitasse il popolo comunista contro i terroristi rossi.
Certo, il confronto tra le Br e i delinquenti di Torino farà storcere il nasino a qualcuno. Soprattutto a quelli che stentano a comprendere (o fanno finta di) che a orientare sempre più vasti settori dell’opinione pubblica non è tanto la potenza di fuoco quanto la sensazione di una piazza allo sbando, di una parte politica alla mercé di gente che massacra il prossimo a colpi di martello, e per miracolo non ci scappa il morto. Continuare a recitare la consolatoria filastrocca secondo cui i pochi a volto coperto non possono cancellare il valore un grande corteo pacifico significa non rendersi conto dello sgomento espresso dai tanti comuni cittadini intervistati dalle tv subito dopo gli scontri. Un campione ristretto ma significativo di una visione delle cose sempre di più improntata a paura e sfiducia. Quelli che la polizia li arresta e i magistrati li mettono fuori, proprio come fa intendere il coro della destra che prende a martellate il No. Ma invece di cambiare spartito e di mobilitarsi seriamente contro il nemico interno, a sinistra ci si balocca con l’affresco dell’angelo con il volto della premier. Terribile!
domenica 1 febbraio 2026
D’accordissimo
Andrea Scanzi ci ricorda quest’intervista:
Questa intervista è del 2008. La fece Andrea Cangini, oggi parlamentare di Forza Italia, a Francesco Cossiga. Suscitò molte polemiche (e te credo). Leggetela bene.
- Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno».
Ossia?
“In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale”.
Ecco: l’intervista era questa. Io me la ricordavo bene. E oggi chissà perché mi è tornata particolarmente in mente.




