martedì 23 settembre 2025

Il folle Aizzatore

 


Premessa: parlavo malissimo di Putin allorché molti beoti lo incensavano, considerandolo un bieco despota anche quando lo ricevevamo con tutti gli onori santificandolo. Era doloroso vederlo assieme al defunto Puttaniere, pomiciare con i cosiddetti grandi d'Europa. 

Che una persona così scaltra e rancorosa sia stata messa in grado di invadere l'Ucraina è responsabilità dei cosiddetti grandi - di 'sta ceppa - che l'hanno accerchiato con la oramai famigerata Nato. 

Ma il personaggio più odioso dell'attuale contesto è l'Aizzatore per antonomasia, l'ex comico ucraino che gode nel vedere la macchina bellica sempre più fuori giri, che spera in un conflitto mondiale per vincere sull'Orso russo, autentica e patetica idiozia questa. 

Con quella caxxo di maglietta nera, sfanculando le elezioni nel suo paese, gira col cappello in mano alla ricerca di armi e trova balordi che ancora glieli consegnano, infoiati come sono al pensiero della ricostruzione. 

Gli ebeti bellici che ci circondano auspicano il conflitto che, come da regola storica, arricchirà sempre più smodatamente i soliti noti e creerà ulteriori poveri in tutto il globo. Ma la guerra è diventata business, lo è sempre stata ma oggi molto più. I media peripatetici al servizio di questi orchi in giacca e cravatta, smaniano nel vedere la demarcazione, la linea rossa da non oltrepassare sempre più vicina. 

L'Aizzatore è una trottola impazzita, la sua smania di provocare danni irreparabili quasi sfiora la psicolabilità. 

In passato fu lui a mandare sabotatori al grande gasdotto sotto il mare, fu lui ad incolpare la Russia per convincere i balordi di cui sopra ad intervenire. 

Ed in virtù di questo, mi sorge il dubbio su questi droni in Danimarca e Svezia. Mi sorge un grande dubbio, forse mi sbaglio ma non posso pensare che il despota russo sia così coglione. 

Ho una certezza però: il comico ucraino è pericoloso quanto Putin, se non di più. 

Fermo restando che l'invasione dell'Ucraina sia da condannare, al di là delle motivazioni, è certo e chiaro che cercare di vincere uno stato che possiede migliaia di testate nucleari ed uno dei più grandi e armati eserciti sia una follia senza alcuna spiegazione plausibile. 

Quello che persegue l'Aizzatore andrebbe fermato senza alcuna ritrosia. Prima che sia troppo tardi, e forse lo è già!   

Triste constatazione

 



I cugini

 



Per quattro imbecilli!

 



Natangelo

 



Rompicapo

 

L’Anti-antimafia
DI MARCO TRAVAGLIO
Finalmente, dopo mesi di scemenze e infamie contro Scarpinato e Natoli, due ex pm che hanno dedicato la vita a indagare sulla mafia, sappiamo cosa si dissero nel 2023 nelle conversazioni intercettate a Caltanissetta e trasmesse all’Antimafia. E diamo il benvenuto ai colleghi che, avendole ricevute illegalmente da parlamentari tenuti al segreto, han violato la legge Nordio-Costa pubblicandole, come facciamo noi per obiezione di coscienza. Inclusi i colleghi dei giornali che la legge liberticida hanno invocato e sostenuto. Se pensavano di sputtanare Scarpinato e Natoli, hanno sortito l’effetto opposto. Finché le chiacchierate erano parafrasate dai giornalisti, si poteva sostenere che i due si accordassero per mentire od omettere qualcosa in Antimafia. Invece ora che escono testuali si capisce che lavoravano per far emergere tutta la verità: cioè il vero movente che nel 1992-’94 spinse Cosa Nostra a mettere a ferro e fuoco l’Italia con una raffica di stragi fino all’arrivo di B.. Invece la commissione Colosimo si occupa solo di via D’Amelio e non degli eccidi precedenti e successivi, per non farne emergere il disegno politico, ignorare i soggetti istituzionali coinvolti in stragi, depistaggi e trattative, e volare basso su un movente ridicolo: Cosa Nostra dichiarò guerra allo Stato, dopo decenni di convivenza, per fermare la mitica inchiesta del Ros Mafia-appalti (che non fu affatto insabbiata, anzi portò a diversi arresti per storie di ordinarie mazzette).
Su quella pista farlocca indaga un’altra volta la Procura nissena, che convoca Natoli per sapere perché chiese di archiviare un filone di Mafia-appalti e, dopo dieci anni, eliminarne gli atti. Lui ricorda che a Palermo era una prassi, nota che la grafia non è la sua e ipotizza sia di un cancelliere. Lo indagano per calunnia del cancelliere (mai nominato) e favoreggiamento. E in quell’inchiesta su fatti prescritti da 20 anni lo intercettano col trojan. Lui mette a fuoco i ricordi di 33 anni fa con Scarpinato, ora senatore M5S in Antimafia, indirettamente intercettato anche lui (figurarsi i “garantisti” all’italiana, se fosse un altro). Questi dice che riempirà la Colosimo di documenti (così magari studia un po’), suggerisce a Natoli di chiedere quelli mancanti al procuratore De Lucia (sperando che, in audizione, si ricordi tutto) e anticipa che gli chiederà della riunione con Borsellino sul filone Mafia-appalti archiviato. I pm ritengono le conversazioni “penalmente irrilevanti”, ma prima di farle distruggere le girano all’Antimafia. Lì la destra ha pronta una legge per cacciare Scarpinato e De Raho per “conflitto d’interessi”. In effetti, per una coalizione fondata 31 anni fa da noti mafiosi e amici dei mafiosi, i due pericolosi antimafiosi sono come l’aglio per i vampiri.

L'Amaca

 

Quelli che rubano le manifestazioni
di MICHELE SERRA
Una persona che brucia, tutte insieme, la bandiera americana, israeliana e dell’Unione Europea, come è accaduto ieri a Milano ai margini della manifestazione per Gaza, deve avere le idee piuttosto confuse. A meno che sia un ammiratore di Putin (ma allora, per coerenza, deve essere anche omofobo, amante del polonio e amico degli oligarchi).
Più probabilmente, si tratta di una persona che sa poco del mondo. Non legge giornali, non vede telegiornali, non clicca su siti di news vagamente attendibili. Vive chiusa nella sua piccola bolla ideologica.
Corrisponde solo con i suoi, e insieme ai suoi ha elaborato, di sé, un’idea eroica e intemerata, unico combattente in mezzo a un gregge di stupidi conformisti: e il resto, gli altri, tutti gli altri, non sono società, non sono umanità, sono solo pavidi spettatori.
Le prime vittime di questi capannelli di appicciafoco sono, appunto, “gli altri”. Sono i cittadini, gli studenti, la gente comune che ha partecipato con civiltà e passione alle manifestazioni contro lo sterminio di Gaza.
La loro manifestazione gli è stata rubata (ed è successo infinite altre volte) dai bruciatori di bandiere e dagli sfasciatori di città, agonisti dello scontro ai quali, degli altri manifestanti e delle loro ragioni, importa un fico. Così che sui giornali del giorno dopo, e nei tigì della sera, quasi tutto lo spazio sarà dedicato agli scontri, e la gente comune, la gente pacifica che era scesa in piazza per una giusta causa, vedrà quella causa infilzata nello spiedo dei fanatici.
La proporzione tra i ladri di corteo e i derubati è, ad essere generosi con i ladri, uno a dieci. Ma il problema degli inermi, dei pacifici, dei democratici è che basta un solo energumeno per sequestrare la scena, chiudere il becco a chi non urla, umiliare chi non fa parte della conventicola dei puri.