domenica 16 marzo 2025

Annunziando


Armarsi un po’
di Marco Travaglio
È un’infame calunnia che la posizione del Pd sul riarmo sia incomprensibile. Basta leggere l’intervista alla Stampa di Lucia Annunziata, quella che mai si sarebbe candidata al Parlamento europeo e ora è parlamentare europea, e subito tutto si illumina. Premessa: “Quello che fanno questi poveri 21 eurodeputati Pd non segna la sorte dell’Europa o dell’Italia”. Non servono a niente, però 15 mila euro netti al mese sono meglio di niente. “Non posso negare che tra noi ci siano state tensioni”: in effetti la segretaria Schlein, il presidente Bonaccini e la Direzione nazionale dicono No e i 21 poveri eurodeputati votano metà Sì (incluso Bonaccini), metà si astengono e nessuno vota No. “È un tema complesso”. Già. Ma attenzione: “Credo che Elly non possa permettersi nessuna ambiguità in politica estera”. Giusto. “Una leader che ambisce ad andare a Palazzo Chigi dev’essere chiara sulla collocazione internazionale”. Parole sante. “Anche a costo di veder andare via dal partito chi la pensa diversamente”. Diversamente da chi? Ovvio: dalla segretaria e dalla Direzione. Ergo, dovrebbe andar via chi, contrariamente alla Schlein, è per il riarmo. Cioè la Annunziata: “Io volevo votare sì”. Infatti ha votato Sì. Poi però ha fatto correggere il suo voto in astensione dicendo di essersi sbagliata. Cosa che le capita spesso: il 18 settembre, sui bombardamenti ucraini in Russia con armi Nato, si astenne, poi disse di essersi sbagliata perché era per il No. Voi non avete idea di quanto sia complicato in Europa astenersi quando ci si vuole astenere, votare Sì quando si vuol votare Sì e votare No quando si vuole votare No.

Domanda ingenua all’eurodeputata che non ammette ambiguità: ma se volevi votare Sì ed eccezionalmente sei riuscita a votare Sì, perché hai detto di esserti sbagliata e ti sei fatta cambiare il voto in astensione? “Per lealtà politica verso la segretaria” (che era per il No). È il suo contributo alla chiarezza “sulla collocazione internazionale”: Sì, ma anche No, ma pure Ni. Che poi nemmeno il Ni le piace granché: “Astenersi non è stato un grande gesto, ma è stato un passo in avanti, visto che all’inizio si pensava addirittura di votare contro”. Ma “si pensava” chi, visto che lei voleva votare Sì? Mistero. Comunque ora quelle 11 astensioni valgono oro, perché siamo rimasti dentro il processo” (qualunque cosa significhi), “abbiamo l’opportunità di modificare e migliorare quello che non va”. Al Parlamento europeo funziona così: non si può votare sul piano riarmo, ma solo su una risoluzione. E lì, se dicono No in 130, non contano. Ma se l’Annunziata si astiene per “rimanere dentro il processo”, Ursula &C. iniziano a tremare, scattano sull’attenti e le cambiano il piano ipso facto. Senza sapere che lei è favorevole. 

sabato 15 marzo 2025

Due foto così…




Ogni tanto....

 


...qualcuno di serio si trova, per fortuna! 

Ricapitolando

 



Natangelo

 



Grande Elena!

 

Unire le forze per una ue veramente democratica
DI ELENA BASILE
Di fronte alla sconfitta di ogni argomentazione razionale e al trionfo del linguaggio bivalente orwelliano (voglio la pace con nuove armi, lotta alla disinformazione per la libertà di informazione, Putin aggressore mentre Bibi si difende, tagliagole buoni e Assad cattivo etc), le migliori boccate di ossigeno regala la satira. Come Nietzsche affermava “il mondo sarà seppellito da una risata”. Per questo gli editoriali del Fatto, a cominciare da quelli del suo direttore, sono naturalmente oscurati in tutte le rassegne stampa di Stato. Ho l’onore di essere anche io oscurata dalla rassegna degli Esteri. Sembrerebbe che un ex Segretario generale abbia urlato nei cupi corridoi ministeriali contro qualche giovane addetto stampa o, più semplicemente, contro l’algoritmo che selezionava anche i miei commenti. Nel pluralismo democratico dell’Europa dei Gentiloni e dei Prodi, chi si permette un pensiero difforme da quello di lorsignori non deve essere letto.
Per quel che riguarda la sottoscritta, l’ostracismo coinvolge indiscriminatamente tutti i media che “contano”, quasi una velina dei servizi fosse passata per farmi considerare nemica della Patria. Poiché l’audience cresceva durante le mie esigue apparizioni in tv, il divieto di invitarmi, seguito alle calunnie e alle diffamazioni contro un’ex ambasciatrice considerata da Cappellini appartenere al grado medio-basso della carriera, resta emblematico di un certo modo di intendere il dibattito “democratico”. Ricordo questi eventi meschini perché danno il polso del degrado dell’ambiente culturale e politico europeo. Non ci dobbiamo stupire, quindi, se in Romania il candidato di destra anti-Ue, Georgescu, è stato estromesso con intimidazioni varie, dall’arresto ad accuse mai provate, perpetrati da organi democraticamente eletti e giurisdizionali, dalle elezioni che lo vedevano favorito. Nell’indifferenza delle altre celebri democrazie europee.
Vecchia storia. Le elezioni sono democratiche solo se portano alla vittoria dei nostri amici. Hamas nel 2007 vinse le elezioni a Gaza. Una politica democratica avrebbe dovuto ammetterlo come interlocutore in un processo virtuoso, già realizzato con l’Olp, per depurarlo dai metodi terroristici e fargli riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele. Naturalmente si è fatto il contrario e, con la scusa di Hamas, un assedio illegale e le più grandi atrocità sono state sostenute dai governi democratici contro la popolazione palestinese. Hamas non riconosceva lo Stato di Israele esattamente come il Likud, partito di centrodestra, non ha mai voluto ammettere l’esistenza dello Stato di Palestina, ma per i benpensanti questi dettagli non hanno rilevanza. Applicano la dialettica amico/nemico di Carl Schmitt, la riduzione della politica alla dimensione del potere, basata sull’arbitrio e il doppio standard. Si dicono liberal e sostenitori di valori democratici, mentre applicano i parametri del realismo politico e del decisionismo arbitrario, base dell’ideologia nazista.
In Siria migliaia di civili sono stati massacrati, bambini e anziani, non terroristi filo-Assad, dai tagliagole saliti al potere protetti dalla Turchia e dall’Europa democratica. L’intellighentia non batte ciglio. Vero è che ormai il 99% è in un limbo mediatico che crea il mondo, fabbrica nemici e individua soluzioni cruente per abbatterli. Sono quindi tutti contenti di celebrare oggi l’Ue bellicista, che definisce la Russia, potenza nucleare, un nemico a cui infliggere una sconfitta storica e ottenere la pace giusta. Parole del laburista Starmer, del liberale Macron e del democristiano Merz: le due destre al potere ben rappresentate dalla corruzione dei politici europei. La premier Meloni e le vere destre capitalizzano i consensi, pur distanziandosi di poco dalla maggioranza Ursula.
Ho purtroppo firmato tanti appelli per la pace. Il dissenso rimane inefficace perché dominato da persone che cercano una grottesca visibilità. Odio le appartenenze alle chiese di turno, a un’ideologia, a un settore contro l’altro del dissenso. Vorrei sostenere un appello unitario, di quei pochi che nel Pd ancora ragionano, dei 5 Stelle, di Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Pace e disarmo, le associazioni del dissenso (che si definiscano come vogliono: comunisti, socialisti, pacifisti), ma che scendano in piazza il 5 aprile per la vera Europa, democratica, sociale, che predilige mediazione e diplomazia, investimenti non nelle armi ma nei beni comuni. La difesa europea non può che essere un derivato dell’unione politica e federale. Altrimenti somiglia a un’impostura. È un braccio armato della Nato, che compra armi statunitensi sulla pelle dei lavoratori, continua una guerra per procura delle lobby delle armi fino all’ultimo ucraino. L’elettorato del centrodestra e del centrosinistra non crede al rischio nucleare? Il comitato di studiosi che ha fermato le lancette a 89 secondi dalla mezzanotte è ovviamente filoputiniano!

Pidinamente no!

 

Il contrario favorevole
di Marco Travaglio
Due anni fa gli elettori del Pd hanno eletto segretaria per cambiare il partito Elly Schlein, che purtroppo ha perso 24 mesi in inutili supercazzole e mediazioni per tener buoni tutti e non scontentare nessuno. Fino alla mossa geniale di spedire al Parlamento europeo i “cacicchi” che aveva promesso di “cacciare”. Risultato: l’altro giorno i 21 eurodeputati dem l’hanno sconfessata: 10 Sì al riarmo e 11 astenuti, mentre lei aveva detto No. Ora gli esegeti pidiologi spiegano che gli astenuti stavano con lei, quindi ha vinto lei. Non scherziamo: l’equazione “astensione=No” si può raccontare giusto nel Paese dove la via più breve tra due punti è l’arabesco (Flaiano). Gli astenuti sono ignavi che non hanno il coraggio delle proprie azioni, infatti Dante li relega nell’Antinferno e li tratta peggio dei più biechi peccatori: “Anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo… Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Che razza di partito è quello in cui l’atto di massimo coraggio è l’ignavia?
Ma lasciamo la Schlein al destino che s’è costruita con le sue mani e occupiamoci di quel bel tomo di Stefano Bonaccini, presidente “unitario” del Pd, che è riuscito a rendersi ancor più ridicolo degli astenuti. Il 4 marzo la Schlein boccia il piano ReArm Europe e Bonaccini lo straboccia: “Guai se i fondi di coesione venissero usati per le armi. Riarmare ogni singolo dei 27 Paesi non aumenterà la sicurezza dell’Europa”. Pensano gli ingenui: la segretaria dice no, il presidente dice no, la direzione nazionale dice no, quindi gli eurodeputati diranno no. Magari. Mercoledì il Parlamento Ue vota non il piano (Ursula aggira l’aula con un trucco da magliari), ma una risoluzione a favore: 11 dem astenuti, nessun No e 10 Sì. Fra questi, indovinate un po’, Bonaccini. Che, per spiegare la sua adesione contraria o la sua opposizione favorevole, diventa il conte Mascetti: “Il nostro voto legge questa contraddizione ancora presente nell’agenda e la tensione che il Pd intende imprimere nel lavoro di correzione e rafforzamento per un’autentica difesa comune”. Come fosse Antani con scappellamento a destra. La risoluzione afferma: “Il futuro dell’Europa sarà deciso sui campi di battaglia ucraini” (ecco, non al tavolo negoziale); “adottare risposte congiunte simili a quelle utilizzate in tempo di guerra”; “sviluppare prove di stress per la legislazione esistente e ridurvi gli ostacoli che compromettono le esigenze della difesa” (tipo l’articolo 11 della Costituzione italiana); “affrontare le evenienze militari più estreme” (la terza guerra mondiale nucleare). Ma Bonaccini ha detto Sì per “imprimere tensione” a non si sa cosa. Vergogniamoci per lui e gli altri venti.