martedì 29 ottobre 2024

L'Amaca

 

Le sardine e la balena
DI MICHELE SERRA
Non ho mai spiato nessuno, né ho mai messo nel conto la possibilità di essere spiato.
Questo non favorisce il mio grado di comprensione della gravità di quanto sta accadendo: ammesso che le mie o le vostre analisi del sangue siano finite nel dark-web (come si legge), capisco poco e male i vantaggi che qualcuno potrebbe trarne, e anche gli svantaggi a mio e vostro carico.
Credo di capire, però, che il grado di ricattabilità di ciascuno sia direttamente proporzionale al suo livello di potere. Più hai potere, più sei ricattabile. E dunque l’opera dei ricattatori dovrebbe circoscrivere il bersaglio. Sembra invece che siano milioni i dati “rubati” dagli spioni, una specie di pesca a strascico nella quale si spera che, assieme alle sardine, resti impigliato anche qualche tonno, o addirittura una balena. È un po’ come quando vennero resi pubblici gli elenchi della P2 e insieme ai pezzi grossi (tipo i capoccia dei servizi segreti) si fu costretti a notare che c’erano anche parecchi pirla, incomprensibilmente reclutati da quella lobby maligna. E un poco si sorrise, pur nella gravità del momento.
Nella famosa crisi dei corpi intermedi (i partiti, i sindacati) metterei anche gli spioni. Sono confusi. Non hanno ben chiari i criteri per stabilire chi è classe dirigente, chi ha davvero potere (e dunque vale la pena ricattarlo) e chi invece passava di lì per caso. Spiano all’ingrosso. Sperano di azzeccarci. Ma se nella loro faticosa e raffinata rete fossero davvero finite anche le mie analisi del sangue, vuol dire che di questi tempi nemmeno i cattivi sanno più che pesci pigliare. In ogni modo, per facilitare il compito dei sorveglianti: ho il colesterolo un po’ alto, ma il resto è abbastanza a posto.

Giustissima osservazione

 

Facciamo un gioco
di Marco Travagilio
Facciamo finta che il cranio squarciato come una tela di Fontana e ricucito come una palla da rugby non sia del fratello d’Italia Gennaro Sangiuliano e che a ridurlo così non sia stata Maria Rosaria Boccia, celebrata dall’opinionismo progressista come una brillante “imprenditrice” tradita dal maschio cattivo nella sua legittima aspirazione di emanciparsi allargando il giro d’affari al ministero della Cultura. E immaginiamo che il cranio sia di un ministro di centrosinistra e la ferita sia opera di una sorella d’Italia, tipo un’Isabella Rauti o un’Arianna Meloni. Secondo voi, la feritrice continuerebbe a passare per una povera perseguitata, o qualcuno troverebbe due parole per chiamarla col suo nome, smetterebbe di auscultarla come la Sibilla cumana e solidarizzerebbe con la vera vittima?
Facciamo finta che Jeff Bezos, editore del Washington Post, avesse bloccato un endorsement del suo giornale a favore di Trump contro la Harris a una settimana dalle Presidenziali. Secondo voi la stampa democratica di tutto il mondo griderebbe alla censura, al bavaglio, alla fine della democrazia e al fascismo, come sta facendo ora che Bezos ha bloccato l’endorsement del suo giornale a favore della Harris contro Trump? O celebrerebbe l’eroico editore che difende l’indipendenza della libera stampa dalle ignobili pressioni del puzzone dalla chioma pittata?
Facciamo finta che in Georgia, dove la presidente è filo-occidentale e il premier filo-russo (anzi, neutralista fra Est e Ovest), la coalizione della presidente avesse sonoramente battuto alle elezioni il partito del premier col 54% contro un misero 37% e il premier sbaragliato avesse chiamato la gente in piazza per gridare ai brogli, al golpe, alla truffa e per chiedere di rivotare. Secondo voi Usa, Ue e media al seguito avrebbero accusato di golpe la presidente vincitrice o il premier che rifiuta di riconoscere la sconfitta, come invece stan facendo con la presidente sbaragliata che imita Trump e strilla al golpe contro il vincitore?
Facciamo finta che il mega-scandalo dello spionaggio, delle intercettazioni, degli hackeraggi e dei trojan privati, anziché a un uomo del centrodestra come il presidente della Fiera di Milano Enrico Pazzali, girasse attorno a uno qualsiasi del Pd o, peggio, del M5S. Secondo voi il governo e i suoi media non starebbero già ululando come vergini violate per la conferma alle loro trentennali denunce sulla sinistra politico-mediatico-giudiziaria che congiura contro la povera destra indifesa e perseguitata?
E potremmo continuare all’infinito. Sempre più gente non vota e non legge anche per questo: non ne può più di chi dà ragione agli amici che hanno torto e torto ai nemici che hanno ragione.

lunedì 28 ottobre 2024

Un aiuto



Invece di meravigliarsi ed incoraggiarlo, occorrerebbe che le persone vicine, gli amici, si prestino indefessamente ad aiutarlo. Perché Francesco non concepisce un’altra vita se non sul campo da gioco; non esiste per lui il “c’è dell’altro.”
Molti campioni non si sono rassegnati a vivere fuori dal recinto della gloria che lo sport gli ha riservato; tanti sono finiti male, alcuni malissimo. Totti è un patrimonio universale, le sue gesta hanno esaltato romanisti e non. Ma il tempo scorre per tutti. Psicologicamente va rafforzata in lui la voglia di vivere senza pallone, evitando sciatterie circensi capaci di oltraggiare il campione che fu. 
Circondato dagli affetti il capitano dovrà necessariamente ricollocarsi nel mondo, respirando la normalità della vita che tempi addietro non ha mai conosciuto. Forza Francesco che la vita t’aspetta, lontano dai campi in erba!

Così è!




Armiamo l'Ucraina!!!!

 


Secondo Umberto

 



Saggio

 

Quella “difesa della razza” che ancora agita Meloni&C.
LE ORIGINI DI UN INSULTO DISUMANO - La lingua stravolta. Il libro del filologo Lino Leonardi ricostruisce la derivazione dal francese del termine: che riguarda le mandrie di animali e offende gli uomini
DI TOMASO MONTANARI
Il rapporto della Commissione europea contro il razzismo e ‘l’’intolleranza che ha suscitato la (comprensibile) rabbia dell’estrema destra al governo e (l’incomprensibile) stupore del presidente Mattarella, fotografa un’Italia (e in particolare un apparato di polizia, una politica, un discorso pubblico) ancora razzista: verso i neri, i migranti, gli omosessuali. In generale, poco capace di comprendere il valore della diversità.
Nelle 48 pagine del rapporto, la parola “razza” è sempre scritta tra virgolette: per far capire che la razza non esiste, ma i razzisti, che invece ci credono, esistono eccome. Quando, al contrario, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha detto: “Dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate”, ecco lui le virgolette non le ha usate. E nemmeno Giorgia Meloni le usa quando, nel libro-intervista di Alessandro Sallusti, dice: “la razza è cosa siamo fisicamente, l’etnia è cosa siamo culturalmente”. Si tratta di affermazioni da brividi, innanzitutto sul piano cognitivo.
Perché la genetica e la biologia hanno da tempo dimostrato che le razze umane, semplicemente, non esistono. L’unica specie Homo sapiens, tutta originata da un nucleo primigenio in Africa (!), non conosce suddivisioni genetiche: i caratteri esterni (il colore della pelle, per esempio) non sono il segno di un bagaglio genetico uniforme tra chi li possiede identici. E dunque “razza” è una parola che si può usare per gli animali, ma non per gli umani.
A fare definitivamente luce sull’origine e la storia di questa parola maledetta arriva ora un bel libro di Lino Leonardi (Razza. Preistoria di una parola disumana, il Mulino 2024), che insegna Filologia e linguistica romanza alla Scuola Normale di Pisa. Vi si ricostruisce come, nel 1959, Gianfranco Contini riuscì a stabilire definitivamente che “razza” non deriva dal latino “ratio” (la stessa parola che porta a”‘ragione”), come invece si credeva, ma arriva in Italia (nel Duecento) dal francese “haraz”, che significava mandria, e allevamento, di cavalli. E continuerà a significarlo molto a lungo, come dimostra (tra i tanti esempi citati da Leonardi) il fatto che, all’inizio del Cinquecento, Teofilo Folengo scriva, nel suo meraviglioso latino maccheronico: “Hinc cavallorum bona razza crescit”.
Sarà poi dall’italiano che si diffonderà, nel Quattrocento, in tutte le lingue europee. Lo stesso Contini, soddisfatto, commentava: “Per l’appoggio terminologico di tanta abiezione, ferocia e soprattutto stupidità, quanto è più ricreativo avergli scovata una nascita zoologica, veterinaria, equina!”.
Come scrive Leonardi, si tratta di un “caso formidabile in cui la scoperta dell’origine di una parola può cambiarne la percezione e l’uso, può accompagnare e determinare la sua trasformazione da nobile segno di eccellenza e di distinzione a specifico marchio di bestialità”. E, tuttavia, molti vocabolari delle principali lingue europee non accolgono di fatto ancora oggi questa evidenza scientifica, rimanendo ancorati al superato, e nobile, etimo: “ratio”. Perché? Per la forza inerziale dei vecchi, autorevoli, repertori etimologici, certamente. Ma forse, suggerisce Leonardi, anche “perché il discorso pubblico … non ha più percepito l’urgenza di tornare a ribadire il significato primo e più profondo di quel termine abusato, dando per scontato il superamento dell’abiezione razzista”. Gli studiosi non vivono fuori dalla società, e ciò che era urgente chiarire per un antifascista e partigiano come Contini, lo era assai di meno per la generazione successiva, che immaginò di essersi lasciata per sempre alle spalle tutto quell’abisso di odio, ignoranza, atroce violenza. Per la stessa ragione, oggi il tema torna purtroppo attuale: se la presidente del Consiglio di un grande Paese come il nostro, usa la parola “razza” per definire ciò che siamo fisicamente, è urgente dire che, no, “razza” è una parola che non si usa per definire fisicamente gli umani. Perché è una parola che ha un’origine, e poi un uso, radicalmente “disumani”.
Il libro di Leonardi si chiude con una meravigliosa citazione dal Convivio di Dante – il Dante che questa destra ha provato, tragicomicamente, ad accaparrarsi come padre ideale –, in cui si dice che “sanza dubbio, forte riderebbe Aristotile udendo fare spezie due dell’umana generazione, sì come delli cavalli e delli asini”. Aristotele riderebbe, sì, ma noi abbiamo purtroppo meno da ridere: perché quelli che credono che l’umanità si divida tra chi sta sopra e chi sta sotto per diritto di sangue e per colore della pelle, sono tornati al governo di buona parte dell’Occidente. L’unico modo per sconfiggerli è aprire gli occhi ai nostri concittadini: a ciò serve anche un libro come questo, scientificamente esemplare e civilmente consapevole. Perché, davvero, che razza di idiota deve essere chi sul serio crede che gli umani si dividano in razze?