sabato 25 maggio 2024

Sing!



Mi sono commosso al messaggio d’addio del presidente della seconda squadra di milano, attualmente cartonata. 
In pratica, traducendo dal cinese arzigogolato ha detto:

“Ho fatto un sacco di puffi alterando il campionato, poi quando è arrivato il momento di pagare mi han portato via lo società perché sono insolvente!” 
Ma va a cagher!

Perché no?

 


Rimbotto

 

La scomparsa dei fatti
di Marco Travaglio
La scomparsa dei fatti si rende necessaria quando disturbano le opinioni e i pregiudizi del pensiero unico. Quello occidentale e atlantista ha speso 27 mesi a tentar di convincere le sue opinioni pubbliche sempre più scettiche che era Putin a non voler trattare sull’Ucraina, non l’asse Usa-Nato-Kiev. Poi Zelensky proibì per decreto i negoziati con Mosca, ma si fece finta di niente. Poi l’ex premier israeliano Bennett e il presidente turco Erdogan, ma anche Putin e alti diplomatici ucraini confermarono che nel marzo del 2022, poche settimane dopo l’invasione russa, in Turchia le delegazioni di Mosca e Kiev avevano raggiunto un accordo sul cessate il fuoco che prevedeva: ritiro dei russi, integrità del governo Zelensky, autonomia del Donbass e neutralità dell’Ucraina, che non sarebbe entrata nella Nato, semmai nell’Ue (Zelensky lo disse tre volte in un mese). Poi Johnson, spalleggiato da Biden, si precipitò a Kiev per intimare a Zelensky di non firmare la tregua e seguitare a combattere per sconfiggere la Russia e abbattere Putin. Ora, dopo mezzo milione di morti, Putin ripete a ogni piè sospinto di essere pronto a un accordo sulla bozza turca. In passato si obiettava: per forza, le sta buscando (era falso, ma questo raccontava la propaganda). Ora non c’è un osservatore in possesso delle facoltà mentali che osi più ripetere quella panzana, visto il flop della controffensiva ucraina del 2023 e la marcia dei russi su Kharkiv, seconda città del Paese.
Si potrebbe rispondere che Putin bluffa, ma bisognerebbe almeno riportare le sue parole. E spiegare perché non si appronta un tavolo per invitare anche lui e andare a vedere l’eventuale bluff. Invece anche ieri – come sette giorni prima, quando l’autocrate parlò dalla Cina, i grandi media occidentali (e soprattutto italiani) nascosero le sue aperture al negoziato e nessun governo Nato le commentò – silenzio di tomba. A parte la solita giaculatoria di quel poveretto di Scholz: “La guerra finisce quando i russi si ritirano” (ci parla lui). Al confronto Orbán sembra lucido: “L’Ue si prepara ad attaccare la Russia”. Intanto la Francia fa esercitazioni e test nucleari, ma nessuno titola: “La Francia minaccia l’atomica” (quelli sono titoli riservati a Mosca quando fa altrettanto). Già che c’è, quel disperato di Macron pensa di celebrare lo sbarco in Normandia senza i russi (che per battere il nazismo sacrificarono 29 milioni di morti), ma con gli ucraini (che stavano con Hitler). E sbarca in Nuova Caledonia, “territorio d’Oltremare francese” ricco di nichel, con mille soldati. Ma i colonialisti e gli imperialisti sono solo i russi e i cinesi. E poi dicono che le elezioni europee non sono importanti: se già servissero a spazzare via questi manigoldi, sarebbero tutta manna dal cielo.

L'Amaca

 

Le mamme i papà e i parà
DI MICHELE SERRA
Il Salvini è tornato al suo cavallo di battaglia, il pezzo più eseguito del suo repertorio: le mamme! I papà! Contro il logorio della vita moderna: la famiglia come ai bei tempi, mica come la vorrebbe l’Europa corrotta e debosciata! Nell’Italia centrale non esiste nemmeno un papà, si dice babbo, ma sono lande infestate da comunisti, e poi “i babbi” non suonerebbe schioppettante e lieto come “i papà”. E il Vannacci, l’altro omone del tandem leghista, apprezzerà anche l’assonanza tra papà e parà.
Quanto alle mamme, oh, le mamme! Scampate ai poetastri, alle canzoni mielose, alle feste della mamma, a un carico retorico che schianterebbe una portaerei, alla chiusura dei reparti maternità di mezza Italia, alla penuria di asili nido, alla lacerazione tra lavoro e prole, ai buoni maternità che fanno venire in mente i punti-premio del supermercato (questi ultimi, però, più attendibili e puntuali), al recente stigma contro la limitata produttività (signora, non si vergogna di fare solo 1,3 figli? Arrivi almeno a due!), ora sono pure chiamate, ultimo oltraggio, a fare da testimonial del Salvini e del Vannacci.
Nella campagna elettorale della Lega sono contrapposte, insieme ai papà, a una figura-fake, un giovanotto identico al Gesù di Zeffirelli però incinto, con la barba ma anche un po’ di tette, e in grembo un bambinello (l’intero presepe in un corpo solo). Come è noto, il problema degli uomini incinti è uno dei più sentiti e discussi, in vista delle elezioni europee. Nelle case, nei bar, nei posti di lavoro non si parla d’altro, malgrado i poteri forti vogliano nascondere alle mamme e ai papà, ma anche alle nonne, ai cognati, agli zii, la durezza dei tempi che corrono.

Impercettibili differenze