domenica 3 marzo 2024

Pazzia dilagante

 

È tutto già accaduto
di Marco Travaglio
Se non fossimo sull’orlo della terza guerra mondiale, ci sarebbe da scompisciarsi a leggere le analisi delle meglio firme del bigoncio sui rapporti Pd-5Stelle dopo la Sardegna. Ci sono i vedovi inconsolabili del Centro estinto che continuano a vederlo dilagare nelle loro visioni notturne e teorizzano che solo un “moderato” può diventare premier (infatti siamo passati da B. a Meloni, dal Renzi “rottamatore” al Conte del governo gialloverde, il più antiestablishment mai visto). E ci sono gli smemorati, che si domandano angosciati come faranno Pd e M5S a governare insieme. Come se non l’avessero già fatto nel Conte-2, che gestì bene la pandemia, portò 209 miliardi di Pnrr e con investimenti pubblici come il Superbonus ci garantì la maggior crescita dell’Ue post- Covid. Poi il presunto “moderato” Renzi, che nei Paesi seri è considerato uno sfasciacarrozze (il FT lo ribattezzò Demolition Man), rovesciò quel buon governo e mando al potere con Draghi le destre autodistrutte sul Covid. Il resto lo fece quell’altro genio di Letta nel 2022: cacciò i 5Stelle, troppo pacifisti, per conto terzi. E si mise coi bellicisti della fantomatica Agenda Draghi: Calenda (che lo fregò pure), Bonino, Di Maio e altri frequentatori di se stessi. E spianò la strada all’Armata Brancameloni.
Ora Letta è tornato a Parigi a insegnare come si perdono le elezioni e gli elettori dem hanno scelto Schlein perché rivolti il Pd come un calzino. Elly nei fatti non ha ancora osato cambiare rotta sul bellicismo euroatlantista (il Pd ha appena votato la risoluzione von der Leyen “Armi uguale vaccini”), ma almeno a parole ha rotto con la narrativa guerrafondaia di BaioLetta. E ha scelto Conte come partner per battere le destre. La vittoria in Sardegna è solo il primo frutto di quella svolta, che è tutta interna al Pd. Perché è il Pd che deve cambiare politiche e dirigenti (gli stessi che avallarono unanimi le demenziali politiche di Renzi, poi la svolta positiva di Zingaretti, poi la sciagurata retromarcia di Letta). Non i 5S che il rinnovamento ce l’hanno nello Statuto col tetto dei due mandati: infatti sono stati loro a fornire una candidata nuova e credibile in Sardegna e a spingere per il civico D’Amico in Abruzzo. Se l’operazione riuscirà nelle altre elezioni locali, sarà cosa buona e giusta che Pd e M5S corrano uniti. Se invece, come in Basilicata e in Piemonte, il Pd si ostinerà su candidati e programmi di retroguardia, meglio marciare divisi (altrimenti saranno gli elettori a non seguire i leader) e ritrovarsi ai referendum contro le schiforme destronze e poi alle Politiche. Lì l’avversario sarà così mostruoso che anche l’elettore progressista più scettico non avrà dubbi fra il secondo governo Conte e il primo (e si spera ultimo) governo Meloni.

L'Amaca

 

L’ultimo sovversivo
DI MICHELE SERRA
Si legge dell’inchiesta di Perugia sugli “accessi illegittimi” alle vite e ai patrimoni di cosiddetti vip (che sono oramai una moltitudine, una vera e propria classe sociale, come i postelegrafonici) e ci si domanda — a parte il caso specifico — che cosa rimanga del concetto di “vita privata”, un tempo dato per scontato tranne che per le star del cinema braccate dai paparazzi, e poche altre icone della devozione popolare.
Non si illudano i non vip. La tracciabilità delle loro vite oramai è conclamata. Basta la telefonata di un call center che ti chiama per nome («buongiorno signor Michele!») per sapere che la tua vita è tracciabile, passo dopo passo. Sei spiato, classificato per età, per luogo di residenza e per spostamenti, per gusti personali, per reddito e dunque per solvibilità.
Il mercato ti bracca con mezzi e motivazioni infinitamente più potenti di quelle di un magistrato o di un poliziotto. Ognuno di noi è un dossier, perché ognuno di noi è un cliente.
Capisco che diano scandalo le intercettazioni non strettamente necessarie, ma il vero scandalo è una rete mondiale, incontrastata e sovrana, di dati personali in pugno a pochi mercanti con vocazione monopolista: il vero Re del Mondo sarà chi tiene in pugno, come una matassa definitiva, i nomi, gli indirizzi, le abitudini, i bisogni e le debolezze dell’umanità intera, altro che vip. Così che l’assenza, l’anonimato, diventeranno la vera sfida, il vero azzardo esistenziale. Colui che sparisce, colui che non è più tracciabile, sarà l’ultimo sovversivo.
Ma anche nelle foreste dell’Alaska, anche nel fitto della giungla, anche tra i ghiacci dell’Artide, se non hai saputo liberarti del cellulare, sarai raggiunto da un call center. «Buongiorno signor Michele!».

Ad esempio


« L'economia ha come suo dogma la rinuncia a se stessi, la rinuncia alla vita e a tutti i bisogni umani (...) Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.

Tutti i sensi fisici e spirituali sono stati sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti: sostituiti dal senso dell'avere. Tutto ciò che l’economia ti porta via di vita e di umanità, te lo restituisce in denaro e ricchezza, e tutto ciò che tu non puoi, può il tuo denaro, esso può insomma impadronirsi per te di tutto quanto; può tutto comprare: esso è il vero e proprio potere. Ma pur essendo tutto questo, non è in grado di produrre null'altro che se stesso, né di comprare nulla fuor che se stesso.

Quando il denaro diventa il fine ultimo, tutti i beni che non sono di natura economica come l’intelligenza, la cultura, l’arte, la forza, la bellezza, l’amore, per l’avaro cessano di essere valori in sé, perché lo diventano limitatamente alla loro convertibilità in denaro, che, a questo punto, si presenta agli occhi dell’avaro come la forma astratta di tutti i piaceri che tuttavia non vengono goduti. »

Karl Marx, “Manoscritti economico-filosofici”,  1844

Attorno alla violenza

 

Mi ha salvato un bambino immaginario
Un amore tossico, violenze psicologiche, gelosia morbosa e umiliazioni Poi la folgorazione: l’idea di un figlio nelle mani di un uomo del genere La forza di andare via e quella di ricominciare. Con grande fatica

DI BENEDETTA TOBAGI

Avevo poco più di vent’anni, il mio ragazzo di allora una trentina. Era un tipo all’antica: voleva sposarmi, diceva (con gli occhi lucidi e uno sguardo vulnerabile capace di farmi dimenticare ogni altra cosa), voleva dei figli da me. In una delle tante notti insonni, gli occhi fissi sulla parete bianca accanto al letto della mia stanza in affitto, la folgorazione: «Un bambino nelle mani di un uomo del genere? Mai». Non l’avrei permesso. Io non valevo niente, non meritavo niente. Ma non potevo condannare una creatura innocenteall’inferno in cui mi ero cacciata. Pochi giorni dopo, l’ho lasciato.
È stata la mia prima storia importante, durò meno di un anno, ma ne uscii annientata. Il mio Barbablù si mostrava maturo, colto, aveva una professione che lo faceva viaggiare, ma anche una gran cultura musicale, la passione per i film e la fotografia. Mi ero sempre sentita vecchia, dentro, ma lui era un uomo. Mi sentivo diversa, “pesante”: per lui ero speciale. Nel suo desiderio, nell’obiettivo della sua reflex, mi sono vista, per la prima volta, bella. Nei ritratti dei primi tempi rivedo una giovane donna innamorata che gli sorride. Felice, ignara.
È stata una storia di violenza psicologica (che è violenza lo stesso, anche se più difficile da dimostrare). Me ne sarei andata prima, se mi avesse picchiata? Non lo so. Mi aveva drogata: di passione, di attenzioni. Qualunque sia la tua dipendenza segreta, il predatore ha un fiuto infallibile. Ti stordisce abbastanza da impedirti di capire cosa sta succedendo. L’inferno arriva in fretta. La gelosia morbosa. I commenti sprezzanti. Le umiliazioni. Gli sbalzi d’umore. Gli scoppi di rabbia improvvisi — ricordo quelli, soprattutto: vivevo nel terrore di farlo arrabbiare. A scatenarli poteva essere qualunque cosa, ma era sempre colpa mia. Ero io a distruggerel’armonia. Ma lui, misericordioso, perdonava. Stop, rewind, favola, noi due soli ovviamente (gli amici, come da manuale, allontanati). Se mi arrabbiavo, mi faceva sentire in colpa. Ma ho smesso presto. Ero una brava bambina, fino al midollo. Zitta, buona, ho cominciato a strisciare sul fondo, per la mia dose di quella cosa tremenda che chiamavo “amore”.
Poco prima della fine, nella panetteria di un piccolo paese, lui discute con donna al banco, poi ordina anche per me. La donna ci guarda, mi dice: «E tu non ce l’hai la lingua?». Gentile, senza giudizio. Aveva capito tutto. Provo vergogna mista a sollievo. Tante volte, dopo, avrei voluto ringraziarla. Tu stai zitta perché ti vergogni, non ti fidi di te stessa, hai paura.E spesso, intorno, c’è una tribù che vede, ma tace, purtroppo. Per conformismo, per connivenza, per evitare grane. Ma ogni parola, ogni sguardo di riconoscimento, può essere la boccata d’ossigeno che ti rianima, la piccola luce in fondo al tunnel: tenetelo a mente, vi prego. Prima del bambino immaginario, io ho avuto F., amica dai tempi del liceo, la più lucida, che ha avuto il coraggio di scrollarmi: Non mi piace come ti tratta, stai attenta, vattene. Parole di amore vero, quello che vuole il tuo bene, a costo di rischiare la lite. Non ero ancora pronta, ma sentivo la differenza: ha scavato un pezzetto della mia via di fuga. F. è ancora uno dei tesori della mia vita e continuiamo a essere testimoni l’una dell’altra, nella gioia e nel dolore.
Nel punto più basso, ho cominciato a farmi male da sola. Niente di evidente, temevo che lui si sarebbe infuriato o avrebbe riso di me. La notte battevo la testa contro il muro, oppure mi graffiavo con quel che trovavo. Al primo tuffo in mare, l’acqua salata mi tradisce, rivelando i geroglifici rossi sulla pelle. Vedo il suo sguardo compiaciuto. La sua droga era quel potere, credo. Quando l’ho lasciato, infatti, non mi ha più cercata. Ero diventata inutile. Sono stata molto fortunata, solo col tempo ho capito quanto.
Poco dopo, gli aerei entrano nelleTorri gemelle, io sono stesa sul letto e non sento niente, penso solo che il fuori somiglia al dentro. Ho attraversato una lunga depressione. Ma la mia “disperata vitalità” premeva sotto traccia. Lavoravo. Ho finito l’università. Ero così spaventata da quel che avevo lasciato accadere che mi sono trascinata in terapia e la mia dottoressa mi ha salvato la vita. Di nuovo, sono stata fortunata: me la sono potuta permettere. Quante donne non hanno i mezzi e non trovano aiuto nella sanità pubblica? Barbablù era solo un simulacro, lo avevo scambiato per amore perché era ciò che, in diverse forme, conoscevo. La mia radice era un buco nero, il buio di mia madre. La mia intoccabile madre vedova, per cui avrei fatto tutto,da cui avrei accettato qualunque cosa. Come donna, invecchiando, ho imparato a guardarla con compassione. Come figlia, ho dovuto imparare a essere ferma e lucida nel fissare i confini e fortificare gli argini. Alcune grandi scrittrici avevano già trovato parole anche per me. All’inizio, il mio romanzo- talismano è stato Malina di Ingeborg Bachmann, con le sue cronache di assassinii dell’anima; di recente, ho ritrovato con emozione la mia verità di figlia in Lontananza di Vigdis Hjorth. Il bambino immaginario era anche la me stessa che doveva rinascere. Il dolore di qualunque parto è grande. A volte pensi che potrebbe ucciderti. A volte vorresti cavarti gli occhi come Edipo pur di non vedere la cruda realtà del passato. Andare alla radice del problema spesso comporta grande solitudine: per il mondo da cui ti allontani sei pazza, sei malata, sei cattiva e bugiarda. La verità brucia molti ponti. Puoi essere cancellata dalle persone che amavi, dalla tua stessa famiglia, perché hai rotto il patto del silenzio della tribù. Le maledizioni, in questi casi, sono un ottimo segno: sei sulla strada giusta. Ti aspetta la navigazione in mare aperto, un mondo nuovo. Allora potrai trovare la tua famiglia oltre il sangue, in cui amare e amarti (queer o no, come preferite). Sulla strada, servono testimoni: puoi trovarli nell’amicizia, in terapia, nei libri, nell’incontro con altre sopravvissute. Persone che conoscono e riconoscono le dinamiche perverse. Le loro parole sono il luogo in cui specchiarsi e trovare forza e conforto — che è poi il senso di questo progetto. Unite. Come una popolazione di donne dispersa che si ritrova attorno a un fuoco, seguendo il richiamo lontano dei tamburi.

sabato 2 marzo 2024

Fuori di testa

 

Il trio della buona morte
di Marco Travaglio
Ha cominciato Macron, ipotizzando l’invio di soldati della Nato in Ucraina. Ha proseguito la von der Leyen chiamando alle armi l’Europa per investire centinaia di miliardi dei cittadini in ordigni di morte “come con i vaccini” e facendo approvare dall’Europarlamento una demenziale risoluzione votata da tutti, eccetto il M5S (e incluso il Pd), per prepararci a combattere la Russia accanto all’Ucraina fino alla riconquista delle quattro regioni occupate da Putin dopo il 2022 e persino della Crimea annessa nel 2014, cioè in saecula saeculorum. Ieri, a completare il trittico infernale, ha parlato il segretario americano alla Difesa, Lloyd Austin, preannunciando la guerra mondiale Nato-Russia (ovviamente nucleare) perché “se l’Ucraina cade, Putin non si fermerà”. Scenario possibile in Transnistria e altri territori russofoni rivendicati da Mosca, per carità. Ma ad avanzare di più contro l’avversario in questi vent’anni è stata la Nato, tradendo per ben 16 volte l’impegno assunto con Mosca insieme agli Usa e all’Ue nel 1990 di non allargarsi neppure di un palmo a Est della Germania. Dopodiché la Nato passò da 16 a 32 Stati membri e rovesciò gli alleati di Putin in Serbia, Iraq e Libia. E ne fu ripagata della stessa moneta. Il risultato della lunga sfida alla Russia in nome di una pretesa imperiale fuori dal tempo e dalla storia lo vediamo non da due, ma da dieci anni in Ucraina: dal 2014, quando iniziò la lunga guerra civile poi sfociata nel 2022 nell’invasione russa. E in tutto il mondo, con una serie spaventosa di crisi dal Medio Oriente all’Africa, dalla Cina all’America Latina.
Purtroppo, al momento, l’unico leader del mondo a capire la tragedia che rischiamo per gli ultimi colpi di coda dell’impero americano al tramonto in un mondo ormai multipolare è il Papa. Gli attuali governanti degli Usa e dell’Europa al seguito sono un misto di demenza senile, idiozia politica e servaggio alla lobby delle armi. Pur di salvare la faccia e la poltrona, mentono a se stessi e quindi anche a noi, su tutto. Promettono vittorie nel conflitto ormai perso in Ucraina per non ammettere di averla condannata loro al massacro. Abbaiano con Netanyahu senza mordere per non ammettere che le stragi di palestinesi le hanno consentite loro con i veti all’Onu. E, nella loro coazione a ripetere, vaneggiano di guerre alla Cina per Taiwan e mettono su ridicole missioni anti-Houti per non ammettere che i pirati del Mar Rosso sono figli della questione palestinese rimossa anche da Biden, ma soprattutto della guerra saudita in Yemen. Ormai è chiaro che, se resteranno al potere, ci porteranno alla terza guerra mondiale. È questa l’unica vera partita delle elezioni europee e americane: o vengono spazzati via loro o saremo spazzati via noi.

L'Amaca

 

Un solo peso una sola misura
DI MICHELE SERRA
Ogni singola persona che è andata ai funerali di Navalny (emozionanti) ha dimostrato grande forza e grande coraggio. Il mondo è pieno di coraggiosi a costo zero: questi rischiano l’ostracismo e la galera. Leggo con autentica meraviglia opinioni (e ricevo lettere) che contrappongono alla vicenda Navalny questo o quel torto “occidentale” che farebbe da contrappeso. Eh ma anche da noi… Eh ma pure noi… Eh, ma noi con che diritto giudichiamo gli altri… Noi, sia chiaro, siamo pessimi. Dieci, cento volte più inetti e più ipocriti di quanto dovremmo essere. Ma santo cielo, li avete gli occhi per vedere, e il cervello per pensare?
Stiamo parlando della cancellazione fisica del dissenso, della galera e del veleno per gli oppositori. Di ogni pensiero differente reificato in quanto tale. Di giornali e siti chiusi perché non conformi. Di elezioni farsa (come in Iran) nelle quali nessun partito di opposizione ha avuto modo di partecipare alle stesse condizioni del partito al potere. Si è letto addirittura di “offesa ai valori della tradizione” come di un crimine perseguibile: ma io posso scrivere, qui da noi, “che si fotta la tradizione”, e non avrò la polizia politica alla porta.
C’è un solo peso, una sola misura. O l’opposizione è prevista, e sta in Parlamento, e ha giornali e reti televisive nelle quali dire la sua; oppure no. O c’è la democrazia, che prevede molti punti di vista, o c’è l’autocrazia, che ne prevede uno solo. Lo capirebbe anche un bambino. Andate a dirlo al corteo triste e orgoglioso che accompagnava Navalny, che “anche da noi” ci sono dei problemi di libertà.
Vi risponderanno: guardi, venga a dircelo un’altra volta. Oggi non è il giorno giusto.

venerdì 1 marzo 2024

Altri orizzonti



Perché non parlo mai di lui? Sono tante le cose di cui non parlo: durata delle marmellate senza conservanti, dove riporre l’ombrello in auto durante un temporale, le nuove scioline, l’innesto di un pesco, vita notturna di un colibrì, il faggio in Piemonte, la miglior stuoia per meditazioni, durata del frollino in un tè bollente, scrivere Prisencolinensinainciusol con i segnali di fumo… insomma! Ho ben altro a cui pensare!