domenica 24 dicembre 2023

Pandoreide

 

Così la pandoreide ha travolto la favola della piccola Chiara
POST CHE MONETIZZANO E LANCI DI MONETINE - Il mito dei soldi. Se ti racconti attraverso il denaro, è il denaro che può distruggerti. A rischio altri contratti come Coca-Cola
DI SELVAGGIA LUCARELLI
Tutti si chiedono cosa stia succedendo in casa Ferragnez, da giorni rinchiusi in una casa nuova di zecca che hanno mostrato senza sosta ai follower fino al giorno prima del Pandoro-gate: la sala cinema per i bambini, la palestra, il box doccia grande quanto il Mar Ligure, la gigantesca cabina armadio di Chiara che Fedez ha battezzato “la Rinascente” e poi quella frase di Fedez: “Il problema di questa casa è che è troppo grande, se ti dimentichi qualcosa devi correre per andare a prenderla”. I problemi, insomma. Lo scollamento dalla realtà aveva raggiunto l’apice mesi fa, quando le prime pagine dei giornali mostravano gli studenti in tenda davanti alle università di Milano per accendere una luce sul caro affitti in città ed esattamente in quei giorni Chiara Ferragni postava le foto della visita nel cantiere del nuovo mega attico con i suoi due figli. Mi ricordo di aver pensato che quell’altezza esibita senza alcuna empatia, era un’altezza da cui se cadi ti schianti. Idem con la nuova casa acquistata sul Lago di Como, altro traguardo di ricchezza raggiunto nel 2023 e da mostrare ai follower come l’ennesimo trofeo di caccia (allo sponsor).
Oggi, mentre i giornali scrivono che Chiara è chiusa in casa da giorni, il web è pieno di battute spietate come è spietato il privilegio esibito: “È chiusa in casa, sta ancora cercando nuove stanze” o “Chiara Ferragni è distrutta, si è murata nel suo attico di Citylife da 6 milioni di euro, su due piani con vista sulla Madonnina, con cabina armadio da 150mq, sala cinema, palestra Technogym, piscina condominiale. Tutta la nostra solidarietà”.
Se ti racconti attraverso il denaro, il denaro è ció che può distruggerti. Se la promozione di te passa attraverso la beneficenza urlata, la demolizione di te passa attraverso la beneficenza opaca. Se la tua ricchezza è alimentata proprio dal racconto della tua ricchezza in una specie di cortocircuito autorigenerante in cui i tuoi contenuti da ricca generano altra ricchezza, non puoi permetterti inciampi sulla gestione del privilegio. Perché non verrai perdonata.
Si disse che la fine di Lele Mora fu sancita dalle fotografie del suo enorme, stracolmo frigorifero in Costa Smeralda, quando era all’apice del successo come agente delle star. Qualcuno iniziò a guardare cosa ci fosse nei suoi conti, oltre che nel frigo. Pochi giorni prima del Pandoro-gate Chiara aveva mostrato ai follower il suo nuovo gigantesco frigorifero hi-tech che non solo era un regalo, ma pure un contenuto pagato, come del resto quasi tutta la sua casa. Molti avevano commentato: “Neppure un frigo si compra”. E in effetti in questi giorni, ai problemi legati all’Antitrust e alle attenzioni delle Procure, si aggiungono diversi problemi commerciali. C’è lo scontento di chi aveva regalato ai Ferragnez i marmi e altri prodotti in casa e vorrebbe la pubblicità promessa (o forse non la vuole più), chi come Safilo ha interrotto gli accordi commerciali, e poi Bmw, Pantene, sembra anche Coca-Cola e tante altre aziende che stanno valutando il da farsi.
Per una sorta di legge del contrappasso, tra l’altro, il Pandoro-gate è scoppiato proprio nel periodo natalizio, ovvero quando storie e post su Instagram generano più profitto.
A ciò va aggiunto che il disastro reputazionale è così enorme da aver travolto tutta la sua famiglia. In fondo è lo stesso destino di Giorgia Meloni: quando coinvolgi tutti i parenti nei tuoi “affari”, l’errore di uno è l’errore di tutti. Non importa che sia politica o business, quando intorno al potere si costruisce un cerchio magico, ogni singolo elemento di quel cerchio, con un brutto inciampo, puó cancellare la magia. Se hai scelto di essere “I Ferragnez” con tuo marito, se hai tirato dentro il business degli ADV su Instagram due sorelle e perfino tua madre che reclamizza palestre e prodotti per la menopausa, poi l’onda travolge tutti. Non a caso in questi giorni gli account di tutte le persone citate sono congelati, fermi in un silenzio surreale, perché anche sotto ogni loro post i commenti sono tutti su Chiara, sul perché non si dissociano da ciò che ha fatto Chiara, sul perché non si vergognano di ciò che ha fatto Chiara.
E, al momento, tra le intromissioni sgangherate di Fedez nella vicenda e i consigli sbagliati (di chi non sappiamo) su quel disgraziato video di scuse, non sembra neppure che Chiara sia consigliata da qualche problem solver di alto livello.
Aspettare la multa dell’Antitrust sperando di passarla liscia non è stata una buona idea. Ferragni avrebbe dovuto riconoscere lo sbaglio appena uscita l’inchiesta, giocare d’anticipo, assumersi le responsabilità e poi pagare la multa senza sconti. Il ricorso, se verrà confermata la multa, la espone a nuova gogna. E ora si aggiungono anche le uova di Pasqua che pure se non si tradurranno in una multa, tradiscono comunque un’abitudine nel mescolare beneficenza e operazioni commerciali. E poi: chi ha deciso di eliminare in fretta i vecchi post sulle uova, mentre stava uscendo la seconda puntata dell’inchiesta sul Fatto? Non depone a favore della buona fede.
Intanto, Ferragni ha cancellato cene aziendali e ha messo a tacere le voci secondo le quali sarebbe saltata la testa del suo manager Fabio D’Amato. Nessun capro espiatorio, ma solo una lunga espiazione che, pare, consisterà in un silenzio social di qualche settimana. La figura del suo manager è fondamentale perché molti, soprattutto nell’ultimo anno, sostengono che Chiara non muova un passo senza consultarlo. Qualcuno ha anche provato ad addossare a lui ogni colpa, ma era davvero difficile capovolgere in un attimo la narrazione della rampante imprenditrice simbolo dell’empowerment femminile in una fanciulla sprovveduta che non sa cosa firma.
C’è chi dice che Ferragni tema di essere finita. Di sicuro, che so, evadere le tasse le sarebbe costato meno: frodare il fisco, un’entità astratta, è meno grave nel giudizio morale del fare i furbi con la beneficenza destinata a bambini malati. Serviranno tempo e intelligenza per aggiustare quel che si può aggiustare, ma certo la Chiara di prima, quella vincente, vanagloriosa e senza macchia, sempre vittima e mai carnefice, non esisterà più. Quel posto, oggi, è vacante.
E Chiara, con il tempo e dei buoni consigli, ne potrà forse occupare un altro. Al momento la caduta è durissima: le piovevano banconote sulla testa e ora le lanciano addosso monetine.
L’unica buona notizia è che i due figli dei Ferragnez trascorreranno le feste di Natale senza i cellulari puntati addosso. Forse.

Commento giusto

 


Tra le strenne

 

Che bei vedovi
di Marco Travaglio
La prematura dipartita del Mes, venuto a mancare all’affetto dei suoi cari proprio per le Sante Feste, sta causando un’alluvione di lacrime di vedove inconsolabili, orfani affranti e prefiche urlanti. “Un Mes senza l’Italia”, “Eurozona meno stabile”, titola Rep listata a lutto, con sondaggio sul “52% degli elettori favorevole alla ratifica del trattato” (ma “l’82% degli italiani dichiara di non sapere esattamente in cosa consista il Mes”: tutto vero). Per Giannini, la Meloni ci lascia senza Mes per via di una lettera di Mussolini a D’Annunzio del 1926 sulla lira a quota 90, il cui nesso col Mes non può sfuggire. I coniugi Bini Smaghi binano e smagano a edicole unificate: il marito su Rep (“Il governo ha perso credibilità. Non si fidano più di noi”: prima invece un casino); la gentil consorte Veronica de Romanis sulla Stampa (“Il salva-Stati serve a noi e all’Ue”, infatti non l’ha mai chiesto nessuno). Il Corriere raccoglie il grido di dolore della Nazione tutta: “Giorgetti scuote la maggioranza”, “Così siamo più fragili”. Franco trema per l’“isolamento” e Furbini perché dai “partner spiazzati” c’è lo “stop alle simulazioni sulle banche” (qualunque cosa significhi). Per Domani “Siamo diventati un paese affondatore della Ue” e “sulla pelle dell’Italia”. Ma il Foglio non dispera: “Meloni può ancora ratificare il Mes con una riserva come in Germania” (un terzino tedesco?). L’unico vedovo extra-italiano che parla è il capo della banca centrale finlandese, l’ex eurofalco Olli Rehn, che vuole usare il Mes “come piano B per l’Ucraina”, tanto per farci qualcosa.
Sempre per l’angolo del buonumore, Renzi accusa FI di “tradire l’eredità culturale e politica di Berlusconi” (testuale), poi se la prende con “Conte e Casalino”. Già, perché ha stato Conte pure stavolta: essendo sempre stato contro questo Mes, ha votato contro questo Mes. Domani lo paragona a “Zelig”. Rep lo accusa di “puntare a superare il 15%” (mentre un vero leader dovrebbe puntare a perdere voti). La Stampa gli imputa una “svolta populista che preoccupa il Pd” (per pensarla come l’ha sempre pensata doveva chiedere il permesso a Elly). Giannini lo accusa di riesumare “la Cricca Gialloverde” e “l’impiastro eurofobico” dei suoi “sgoverni” (quelli dell’elezione di Ursula e dei 209 miliardi di Pnrr, per dire). Purtroppo, mentre Mattarella è sempre findus in freezer (“Quel gelido silenzio europeista al Quirinale”, Sorgi, Stampa), le esequie del Mes non valicano la cinta daziaria: la stampa estera se ne frega e parla di casa Ferragni, lo spread scende, la Borsa sale. E qui nessuno parla della resa di Giorgetta & Giorgetti al Pacco di stabilità e decrescita di Macron & Scholz. Diceva Mark Twain: “È molto più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata”.

sabato 23 dicembre 2023

Auguri!

 




Dixit

 

A "Danza con me" ha dato lezioni di ballo a Roberto Bolle.
"Quando ci siamo messi davanti allo specchio, con il fisico a vista, non riuscivo a credere che appartenessimo alla stessa specie."
(Lillo Petrolo)

Slurp!

 

I Mieloni
di Marco Travaglio
Spiace per Paolo Mieloni, che mercoledì a Ottoemezzo aveva celebrato la trionfale campagna d’Europa di Giorgetta&Giorgetti: “Questa è una vittoria per la Meloni: è riuscita a fare un compromesso, tenere unita la maggioranza, non avere un’opposizione che si impunta su una cosa precisa e presentarsi al resto d’Europa su una traccia”. E spiace per Bruno Vesponi, che aveva trasformato il settimanale Gente nel Cinegiornale Luce: “Grazie alla capacità e all’autorevolezza del Presidente (la Meloni, ndr), l’Italia oggi è centrale e determinante sullo scenario internazionale. Pronta a guidare quel cambiamento in Europa che attendiamo da tempo” (eja eja alalà). I due non avevano ancora riposto le lingue nelle apposite custodie che già in Parlamento finiva a schifio: FdI e Lega contro il Mes, FI pro e il ministro dell’Economia Giorgetti pro Mes che viene sconfessato dalla Lega e dalla premier, annuncia che “l’Ue ce la farà pagare”, ma non se ne va. Fortuna che i 5Stelle han votato contro, sennò sarebbe nata una maggioranza Pd-FI-M5S-Azione-Iv che avrebbe ratificato l’orrendo Mes, salvato la faccia al governo in Ue e consentito a Meloni e Salvini di recitare la parte dei nemici solitari dell’austerità, ai quali invece i sovranisti a sovranità limitata si erano appena arresi ingoiando la vera fregatura: il Patto di stabilità e crescita (si fa per dire) imposto da Germania e Francia, che ci costerà almeno 12,5 miliardi l’anno.
Quello sul Mes era un teatrino per nascondere la disfatta nella vera partita che si era giocata il giorno prima: e il Pd, col solito codazzo dei renzian-calendiani e dei giornaloni, ci è cascato. Il vero problema non è il Mes, che continuerà a tener bloccati i soldi dei contribuenti senza che nessuno li chieda per evitare lo “stigma” e la sfiga: è il ritorno dell’austerità, che penalizza i Paesi più indebitati e un vero governo sovranista avrebbe dovuto contrastare con la diplomazia: stringendo alleanze, giocando di sponda con chi ha interessi convergenti, minacciando veti e offrendo contropartite su altri tavoli. Come fece nel 2020 il neofita Conte nella partita del Recovery, ben più ardua di questa: sia perché erano in ballo 500-750 miliardi di eurobond (mai tentati prima), sia perché rifiutava il Mes che tutti volevano imporgli, sia perché l’Ue sospettava di quel premier indicato dal M5S e dalla Lega, per giunta con un ministro degli Esteri amico dei Gilet gialli. Eppure, in tre mesi di incontri e scontri fino agli ultimi tre giorni e tre notti di battaglia, il 21 luglio si arrivò all’unanimità. E l’Italia ebbe 209 miliardi, oltre 36 in più (l’importo del Mes) di quelli previsti dal piano Von der Leyen. Se sovranismo è fare l’interesse del proprio Paese, quello fu un ottimo esempio di sovranismo. Il primo e l’ultimo.

L'Amaca

 

La coppa dei faraoni
DI MICHELE SERRA
Chi avesse dubbi sulla struttura e le intenzioni della ipotizzata Superlega di calcio può chiarirseli in un paio di minuti: basta leggere l’intervista rilasciata al Corriere dello sport dal presidente del Napoli De Laurentis. Secondo il quale il nuovo campionato dovrebbe chiamarsi Serie E, come élite, e ammettere solo squadre di grandi città, le uniche in grado di garantire un bacino di utenza appetibile per il business.
Niente promozioni o retrocessioni, il merito sportivo è roba vecchia. Se la squadra di una piccola città dovesse vincere tutte le partite, peggio per lei: rimarrà nel limbo sottostante a fregiarsi del titoletto di “regina dei poveri”.
Potrebbe battere il Real Madrid? Non lo sapremo mai, perché non potrà mai incontrarlo. In paradiso, con il posto fisso, solo i ricchi, quelli che ce l’hanno grosso (lo stadio) e possono ripagare gli investimenti. La mobilità sportiva, se le cose dovessero andare come spera De Laurentis, ricalcherebbe dunque la mobilità sociale al tempo dei Faraoni.
La speranza di quelli che vedono un’ipotesi del genere come un detestabile sopruso, anche se il sopruso stesso dovesse favorire la loro squadra (la mia è più grossa di quella di De Laurentis) è che la Superlega deleghi a De Laurentis la sua comunicazione: già il nome proposto, Serie Èlite, quanto a pacchianeria fa ombra a Briatore. Basta che De Laurentis aggiunga un paio di frasi a quelle già pronunciate con schietto disinteresse per lo spirito sportivo, e l’opposizione alla Superlega crescerà impetuosa. Una eventuale discesa di De Laurentis in politica sarebbe una scossa decisiva per ridare vita ed entusiasmo alla sinistra.