sabato 27 maggio 2023

Precisazioni

 

Logica e armocromia
di Marco Travaglio
Riceviamo dal Comitato per la Tutela della Logica e volentieri pubblichiamo.
I giornaloni dedicano ritratti encomiastici a Henry Kissinger per i suoi 100 anni. Corriere: “Il cervello di Kissinger: come fa, a 100 anni, a essere così lucido (e qualche dritta per fare lo stesso)”. Riotta su Rep: “Il secolo lungo di Kissinger… lo statista”. Messaggero: “Kissinger, la lezione della realpolitik anche per la crisi ucraina”. Siccome Kissinger ripete da 15 mesi che la guerra non è solo colpa di Putin ma anche della Nato, va negoziato un compromesso fra Mosca e Kiev e il conflitto con la Cina è una follia, cioè l’opposto dei giornaloni che lo celebrano mentre danno del “putiniano” e del “pacifinto” a chi la pensa come lui, la domanda è semplice: se lui è lucido, loro sono rincoglioniti?
La Annunziata lascia la Rai perché “non condivido nulla di questo governo”. Calcolando che ha lavorato per la Rai, come conduttrice, direttrice del Tg3 e persino presidente, quasi ininterrottamente dal 1995 all’altroieri, ciò significa che condivideva tutto dei governi Dini, Prodi 1, D’Alema 1 e 2, Amato 2, Berlusconi 2, Prodi 2, Berlusconi 3, Monti, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2 e Draghi? E, nel caso, come faceva?
Leggiamo ovunque che la presidente Rai Marinella Soldi, renziana (sì, il Sesto Pelo ha la presidenza Rai), ha votato contro le “nomine maschiliste e sovraniste” della destra. Poi scopriamo da Dagospia che ha bocciato solo i direttori di Tg1 e Tg2, mentre ha approvato gli altri 25, quasi tutti maschi e lottizzati fra tutti i partiti, soprattutto il Pd (9 contro 7 alla Lega, 5 a FdI, 3 a FI e M5S). Quindi tutti quei maschi diventano femmine, o sono solo fluidi?
Apprendiamo del voto contrario e degli alti lai del Pd contro la Rai “monocolore di destra, senza donne né pluralismo” e domandiamo: ma le 9 direzioni (su 27) vinte dal Pd di che colore sono?
Scopriamo che il Pd è furibondo perché i 5Stelle si sono astenuti in Cda, dove l’astensione equivale al voto contrario, e li accusano di averla barattata con tre succulente direzioni: Rai Parlamento, Cinema e Serie tv, RaiCom (per un soffio hanno perso RaiGulp). Domani rivela addirittura che “Schlein boccia Orfeo e Ammirati”, cioè i suoi direttori di Tg3 e Raifiction, ma anche le altre sue 7 pedine imposte al Pd contro la sua volontà dalla perfida destra per metterlo in cattiva luce. Quindi immaginiamo che ora i dem cederanno le 9 poltrone che tanto schifano a qualcun altro, magari il Tg3 al M5S, che è il terzo partito d’Italia ma non ha tg. Altrimenti qualcuno potrebbe sospettare che i dem abbiano partecipato allegramente all’orrenda spartizione “monocolore di destra, senza donne né pluralismo”: non sarebbe da loro e bisognerebbe affidarli a un bravo armocromista.

Funzionamento ridotto

 


In una serata profumante di estate t'imbatti in questa busta bianca, confezionata con buona carta, quasi profumata; il destinatario è un tuo parente, in alto a sinistra s'apre il baratro: Agenzia delle Entrate-Riscossioni! Parte la musica in cuore, di per sé già in alterazione ritmica; le note che rimbombano alimentando dubbi e psicosi, sono tipiche della tragedia greca; i pensieri corrono come bisonti incazzati nella prateria, le opzioni iniziano ad emergere, spaventose, annichilenti. 

L'apertura della lettera ti lascia basito, pensieroso: hanno, per così dire, scovato un arzigogolo risalente al 2017 nel pagamento dell'Irpef di uno che fa una vitaccia per arrivare ad avere uno stipendio dignitoso. Al 2017 e chiedono per questo ben 330 euro. 

Ti verrebbe da dire: " cavolo lavorano proprio bene! Ammesso che sia giusto il riscontro, quei signori han scoperto un'imperfezione nel 730 del 2017 di un operaio.. ne consegue quindi che stan raggiungendo la perfezione e finalmente... finalmente..." 

E invece no! Sai benissimo che queste sono palesi ed incontrovertibili prese per il culo! Sei certo che sia così altrimenti, altrimenti, di chi kazzo sono i centoventi miliardi che annualmente evaporano per la complicità di un sistema manigoldo che premia evasori e briganti? 

La solerzia degli addetti alla riscossione è indubbia: fanno il loro mestiere. Il risentimento non è da meno, se pensi che molti in questo momento, avendola sfangata, si stan godendo il bottino in qualche amena località, attorniati da schiavi proni alle loro esigenze. 

Ti girano in pratica i coglioni, scusate il francesismo. Avverti sullo sfondo gli sfottò dei balordi incuranti della socialità che godono nel lasciare a te stipendiato fisso, l'onere di mandare avanti scuole, ospedali, illuminazione delle strade; noti che il governo attuale addirittura sta depotenziando le pene, solo sulla carta visto che negli anni precedenti ha pagato veramente lo 0,75% dei grandi evasori, allontanando lo spettro del carcere per chi sfanculerà balzelli; ti viene alla memoria pure l'innalzamento della soglia di omissione voluta da quel Bimbominkia che molti credettero fosse un politico. 

Ti girano i coglioni. Ci stanno da tempo immemore prendendo per il culo; ad ogni nuovo governo tra i punti presentati nel discorso d'insediamento c'è sempre la lotta all'evasione. Una fetecchia insulsa, uno sberleffo altisonante verso chi ancora crede nello stato democratico. No, non siamo tutti uguali in queste lande! Soprattutto in campo fiscale. La solerzia e la pignoleria, sacrosante, sono solo riservate a chi contribuisce col proprio lavoro al bene comune. E sono sempre meno. 

venerdì 26 maggio 2023

Chiarimento




Osho

 


Non sarà che...

 



Interessante

 

Chi guarda il TG1, cosa che non faccio da almeno vent'anni, è un Gasparri!
Chiocci, il segugio che insufflò la patacca di Telekom Serbia
IL PERSONAGGIO - Il nuovo direttore e le bufale di Igor Marini. È legato a Bisignani e agli Angelucci
DI TOMMASO RODANO
Per sapere di cosa parliamo quando parliamo di Gian Marco Chiocci, nuovo direttore del Tg1, conviene partire da un’altra storia e un altro nome: Igor Marini. Figura leggendaria, che pare uscita dalla penna degli sceneggiatori di Boris: vantava sangue blu (ex conte), si spacciava per broker finanziario, s’accreditava un trascorso da stuntman e flirt da cronaca rosa. Più modestamente, aveva lavorato da facchino al mercato ortofrutticolo di Brescia. Attorno al faccendiere Marini è stato costruito uno dei più clamorosi falsi della recente storia d’Italia: la fantasmagorica patacca dello scandalo Telekom Serbia, gonfiata come un palloncino dal Giornale di Silvio Berlusconi e Maurizio Belpietro; un caso di corruzione internazionale che avrebbe coinvolto Romano Prodi, Piero Fassino e Lamberto Dini.
Correva l’anno 2003, Marini era il testimone chiave, quello a cui era stata affidata la responsabilità di denunciare, con documenti farlocchi, il pagamento di 120 milioni di tangenti sui conti inesistenti di “Mortadella” (Prodi), “Cicogna” (Fassino) e “Ranocchio” (Dini). Una campagna immaginifica, sposata per mesi dai parlamentari berlusconiani in un’apposita commissione d’inchiesta e rilanciata con ben trentadue (32) titoli in prima pagina sul Giornale di B. Chi sono i giornalisti che hanno intervistato Igor Marini e raccolto, infiocchettato e propagato le sue menzogne? Le firme erano sempre le stesse tre: Mario Sechi, Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica. Il primo è capoufficio stampa di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il secondo è stato piazzato a dirigere il più importante Tg della Rai.
Chiocci non è solo questo. I suoi mandati alla guida del Tempo (dal 2013) e di AdnKronos (dal 2018) sono considerati un successo. Ha rilanciato lo storico quotidiano della destra romana, che pareva decotto, grazie a una linea editoriale vivace e aggressiva (con le vignette di Osho diventate un marchio riconoscibile). Alla direzione dell’agenzia di stampa di Pippo Marra ha coltivato rapporti trasversali, con un occhio privilegiato alle vicende dei Cinque Stelle di governo. Una copertura che gli ha garantito un rapporto assiduo e certo non ostile con Giuseppe Conte.
Da cronista aveva messo la firma su inchieste pesanti, come quella su “Affittopoli” – che tra le altre cose fece “sloggiare” Massimo D’Alema dall’appartamento di Trastevere, per il quale pagava un canone irrisorio a un ente previdenziale – e soprattutto sulla famigerata “casa di Montecarlo” che ha disintegrato la carriera politica di Gianfranco Fini, poco dopo la rottura con Berlusconi.
È giornalista vero, il nuovo direttore del Tg1, ma pure uomo di relazioni, con una conoscenza profonda del mondo dei servizi segreti e legami solidissimi con la destra di sopra e “di mezzo”. È amico di Denis Verdini, come del re delle cliniche private (e dell’editoria destrorsa), Antonio Angelucci. Nota anche la frequentazione con Luigi Bisignani: ai pm di Napoli dell’inchiesta sulla P4, il faccendiere disse che Chiocci era usato da “informatore giudiziario” (come ha ricordato Lirio Abbate su Repubblica). Poi ci sono stati gli incontri – di natura giornalistica, ha spiegato lui – con Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, protagonisti di “Mafia Capitale”: il direttore del Tg1 fu indagato per favoreggiamento, il gup dichiarò il non luogo a procedere . Una vita fa: ora si sono spalancate le porte della Rai.

Non fa una piega!

 

Non fa una piega, sembra diventato meloniano invece è soltanto realista; si ricorda le cose che accaddero, i misfatti piccoli e grandi dell'Era del Ballismo, di cui ancora ne paghiamo le conseguenze.
Non una lacrima
di Marco Travaglio
Vorremmo anche noi appassionarci, come tanti neopartigiani da terrazza, per la Rai “sovranista”, “fascista” e altre parole senza senso (almeno applicate alla Rai). Ma purtroppo conserviamo un briciolo di memoria, dignità e sense of humour. Ce la mettiamo tutta per piangere anche noi a dirotto sul battaglione di lottizzati che sostituisce il precedente. Ma niente: non ci escono proprio le lacrime. Le abbiamo consumate per le vere tragedie, tipo i 300-400mila morti ucraini e russi nella guerra che anche l’Italia ha contribuito a falciare e ora si prodiga a moltiplicare a suon di armi e proiettili. Di tragico la Rai non ha nulla: è solo farsa da avanspettacolo e non fa neppure ridere (salvo quando l’irpino Pionati, già mezzobusto demitiano e poi politico neodemocristiano, riciccia in quota Lega). E sempre lo sarà finché non cambierà la legge Gasparri riveduta e corrotta dalla legge Renzi, che consegnò al Parlamento e poi al governo un bene comune così prezioso che la politica non dovrebbe neppure sfiorarlo: il servizio pubblico radiotelevisivo. Ogni protesta, ammutinamento, stracciamento di vesti a destra (quando lottizza la sinistra) e a sinistra (quando lottizza la destra) è ipocrisia pura: una fiera del tartufo e un’esca per gonzi.
Se oggi il governo Meloni “si prende la Rai”, non è perché è arrivato il fascismo: è perché lo dice la legge scritta a quattro mani dal berlusconismo e dal renzismo. Anzi, questa destra riesce persino a sembrare meno peggio del renzismo: Renzi si prese le tre reti e i tre tg, da cui furono cacciati Berlinguer (dal Tg3), Gabanelli, Giannini, Giletti e Porro (dalla Rai); Meloni dà 5 posti a FdI, 7 alla Lega, 3 a FI, 3 al M5S, ben 9 al Pd. E fa meno peggio anche di Draghi, che riuscì nel capolavoro di regalare tre quarti della Rai al Pd che non ha mai vinto un’elezione da quand’è nato, di escludere dal Cda l’unico partito di opposizione (FdI) e da tutte le reti e i tg il partito di maggioranza relativa che aveva vinto le elezioni: i 5Stelle. Renzi renzizzò, Draghi draghizzò, Meloni non melonizza. E Fazio e Annunziata sono usciti con le loro gambette, senza che nessuno li cacciasse. La lottizzazione non è il pluralismo: ne è una triste parodia, perché premia gli uomini di partito anziché gli uomini liberi (i più bravi, perché stanno in piedi da soli senza bisogno di tessere). Ma, per dire come siamo ridotti, è la cosa che più si avvicina al pluralismo con la legge vigente. Il Pd sale sull’Aventino contro la “lottizzazione selvaggia”? Benvenuto fra noi: ma prima dovrebbe risparmiarci il chiagni e fotti e rinunciare al Tg3 e alle altre sue otto poltronissime selvaggiamente lottizzate (o le sue le ha portate la cicogna?). Poi chiedere scusa e battersi per cambiare la sua legge, anziché votare contro chi la applica.