Mi chiedo se uno come lui non possa permettersi qualche ora di supplenza in italiano, visto che è pur sempre il fratellino di uno che affastella miliardi. Anzi… miliardi . (Il punto spostato si vede che per lui è un po’ come portare l’orologio sopra il polsino…
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 17 aprile 2023
Grammaticalmente parlando
Saggio Tomaso
Ambiente, chi reprime il dito non vede la luna in estinzione
“IMBRATTATORI” E TOLLERANZA ZERO - Hanno capito che il patrimonio culturale è piegato al modello economico che lo distruggerà. Punirli per questo significa dar loro due volte ragione
DI TOMASO MONTANARI
“Elly Schlein ha detto che chi imbratta i palazzi delle istituzioni va ascoltato perché chiede di ascoltare la scienza. Chi ha imbrattato Palazzo Vecchio non è un seguace della scienza: è un vandalo che fa del male alla cultura, alla bellezza, all’identità di un popolo. Chi vandalizza l’arte non merita di essere ascoltato: merita di essere punito” (tweet di Matteo Renzi, 21 marzo). Non delude mai il nostro Lawrenzi d’Arabia: ha sempre, infallibilmente, torto. E sempre da destra. E la destra – quella nera – è con lui. Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge sulle Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici. Non sono i sei anni di galera che avrebbe voluto qualche altro sansepolcrista, ma “solo” multe fino a 60.000 euro. Di fronte alle campagne culturali e politiche di una generazione che a ragione si definisce l’ultima (fondandosi su evidenze scientifiche rigettate solo da terrapiattisti al soldo dei padroni del vapore), la risposta di tutte le destre italiane è solo una: repressione! Ed è inquietante che anche una parte della magistratura alimenti questo clima di caccia alle streghe, contestando nientemeno che l’associazione a delinquere a chi si associa per ricordarci che siamo vicinissimi alla catastrofe ambientale.
Rispondendo al sopracitato tweet del noto leader saudita, l’account twitter “Jet dei ricchi” (che stima l’impatto ambientale dei voli privati dei ricchi) ha chiesto: “Invece cosa merita chi vandalizza l’ambiente?”. Questo è il punto: la repressione mira a spezzare il dito, ignorando la luna che esso indica. E quella luna è la prossima auto-estinzione dell’umanità. A lor signori non interessa cosa capiterà a Venezia con l’innalzamento del livello dei mari, né cosa succederà alle tavole medioevali delle chiese quando (nel 2050: domani) la temperatura di Milano sarà quella che oggi è a Marrakech. No: il vandalismo sarebbe la vernice lavabile! E sconcerta che anche la benemerita Italia Nostra sia caduta nella trappola, inneggiando ciecamente alla repressione (nessuno può parlare per i morti, ma scommetto che se Antonio Cederna fosse vivo restituirebbe la tessera). “Jet dei ricchi” ha tracciato la pazzesca rete di voli privati che ha scarrozzato riccastri di tutta Italia a Vinitaly: c’è anche chi ha volato a Verona da Milano, Venezia e addirittura da Brescia. Un’orgia di esibizionismo e di ostentata incoscienza ambientale: quale multa dovrebbe colpirne i protagonisti? D’altra parte, se a Vinitaly ci sono anche i piccoli eroi che fanno vini straordinari custodendo paesaggi e ambienti non meno straordinari, la parte del leone la fanno i colossi che non di rado compiono devastanti speculazioni che massacrano paesaggio e ambiente. Come è noto il ministero della Cultura (lo stesso che ha proposto la repressione contro gli attivisti del clima) ha ritenuto di deportare il Bacco di Caravaggio proprio a Vinitaly. E dunque chi è che “destina i beni culturali… ad un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico” (così il disegno di legge)? Chi li usa (lasciandoli incolumi) per una campagna civile dall’indubbio valore scientifico, o chi ne abusa per legittimare il modello economico che porta l’ambiente (e con esso il patrimonio storico e artistico, all’ambiente inestricabilmente fuso) alla rovina? Allora, spero che la prevista sanzione amministrativa “del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 40.000” venga tosto inflitta a direttori generali e direttori di museo che sistematicamente destinano le loro opere “ad un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico”. Un altro articolo prevede che “chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui è̀ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 20.000 a euro 60.000”. È assai discutibile che chi usa vernice lavabile su beni culturali ricada in questa fattispecie: vedremo che succederà in tribunale. Molto meno discutibile è che vi ricadano coloro (vescovi, parroci, dirigenti del Fondo edifici di culto, soprintendenti…) che non rendono fruibili le chiese storiche, tenendole chiuse a centinaia. O coloro che non restaurano e rendono di nuovo fruibili i beni culturali terremotati. O coloro che tengono chiusi archivi e biblioteche. Questa vasta associazione a delinquere sarà finalmente punita? Metteremmo un cero a santa Eteronegesi dei Fini!
Sappiamo bene che il nostro patrimonio culturale è in gran parte abbandonato e negato. E in un’altra parte piegato ad una economia estrattiva (il “petrolio d’Italia”!) che privatizza gli utili e socializza le perdite. Ecco perché i ragazzi e le ragazze di Ultima generazione hanno scelto bene: mentre altri abusano del patrimonio per estrarne soldi e potere, loro lo usano per destarci dal torpore. Punirli per questo significa dar loro doppiamente ragione.
domenica 16 aprile 2023
Click
Dai che ci siamo!
Per chi come me dubitò istantaneamente del personaggio ai tempi dell’Era del Ballismo, queste dichiarazioni post scissione del terzo polo, che poi era il quinto, lasciano il tempo che trovano. Fa parte del personaggio, dell’Egoriferito sempre pronto a papparsi qualsiasi fatto, ad indossare il costume di vittima, di statista, di conferenziere, di neo direttore di giornale, di padre della patria, di pacifista, di fine filosofo, a seconda delle necessità, solo ed esclusivamente per placare l’abnorme appetito dell’io che lo possiede, alterandone la psiche. Responsabile del più grande disastro politico, del ratto dirompente ed annichilente “quella vaga idea di socialismo”, triturante conquiste sociali ottenute col sacrificio di molti eroi del passato, questo signore che starebbe bene in qualsiasi bar di paese ad intrattenere allegramente con le sue panzanate chicchessia in attesa del caffè, terrorizzato dall’idea di rimanere fuori dal parlamento assieme ai suoi sodali, pensò bene di accalappiare un’altra macchietta gironzolante sul proscenio di questa mefitica politica nostrana, mostrandogli ninnoli abbacinanti, futuri luminosi, percentuali da ago della bilancia che solo la fantasia di Salgari avrebbe ipotizzato, ripetendo lo stesso schema della legislatura precedente, con la scissione dal martoriato, da lui medesimo, PD nel post voto, una volta assicuratosi lo scranno grazie ai seggi blindati dall’anti democratica legge elettorale capestro, confezionata da un suo adepto meschino, che consentì pure alla sua bella e fedele compagna di partito, girovaga prima nel Trentino e poi nel sud profondo per ovvie ragioni di simpatia - se avesse provato nella sua Arezzo forse non avrebbe preso neppure una decina di voti - di riottenere la tanto agognata visibilità. Ad ogni nefandezza egocentrica segue una dichiarazione ecumenica, costituzionale, altisonante, quasi scaturente dal francescanesimo, come il canovaccio del suo saltimbanchismo richiede. L‘accortezza in questi frangenti e di non considerarlo minimamente, ben sapendo che riproverà ad attirare l’attenzione dei media con altre imprese, vedasi il ruolo di direttore del Riformista tanto esilarante da sembrar cogitato dai Fratelli Marx, ripercorrendo in toto ciò che l’allegro intrattenitore nei bar locali compie quotidianamente allorché se il dire “ieri sera ho visto De Niro uscire da una macchina in piazzetta” non suscitasse l’ilarità dovuta, lo porterebbe ad asserire che “oggi in trattoria pranzeranno segretamente Macron e Edwige Fenech!”
Quindi serve pazienza e compatimento, con annesse caritatevoli carezze in cervice; vedrete che a breve guarderà finalmente verso i suoi veri lidi natii, le terre arse e riprovevoli di questa destra intenta pedissequamente a fingersi democratica. Trasmigrerà prima o poi nelle braccia della Nera Caciottara e noi, finalmente liberi da cotanta pacchianeria, brinderemo per essercelo tolto definitivamente dalle gonadi!
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