sabato 25 febbraio 2023

Oh Mike!

 


Orchestrina

 


Un nome, un destino...

 

Finanzierungsgesellschaft für Residenzen Ag.

Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in Residenzzentren

No, non è un gioco e neppure sono impazzito. Riuscite a leggere queste parole? No? Non vi preoccupate, non è questo il nocciolo. Dietro a queste frasi incomprensibili, si nasconde un mistero profondo e, ahimè, terribilmente nocivo per tutta la nostra storia recente. Trattasi infatti di finanziarie svizzere, sempre loro di mezzo quando t'imbatti in mistero e occulti fondi che provengono da chissà dove - ci potrebbe stare anche il lavacro di soldi piovuti dal mondo infame della malavita organizzata - e che mai nessuno riuscirà a capirne la provenienza. Ebbene perché dico che se avessero indagato ai quei tempi, tra il 1967 e il 1975 probabilmente oggi saremmo tutti più liberi e meno imbolsiti. 

Perché grazie a queste finanziarie, l'ho scoperto poc'anzi nel meraviglioso libro di Gianni Barbacetto - Una storia italiana - che vi invito a leggere, la società Edilnord Sas costruì con la prima il villaggio di Brugherio, in Lombardia. Altro socio accomandante, assieme alla finanziaria elvetica, e quindi veri proprietari dell'Edilnord, fu la Banca Rasini ove lavorava il padre di uno degli accomandatari, tale Silvio Berlusconi... e ho detto tutto!  

Con la seconda finanziaria si costruì Milano 2, il futuro premier fonda un'altra società, Edilnord Centri Residenziali Sas di Lidia Borsani e C, una sua cugina. Ma i soldi, al solito, li mette la svizzera Aktiengell etc. etc. di 'sta ceppa!        

Ma guarda un po’!




Come dargli torto?

 


Sfogo

 


Turbinio

 

Vogliamo gli ammiragli
di Marco Travaglio
E niente: siccome ormai i generali sono molto più pacifisti dei politici e della stampa al seguito, le Sturmtruppen si sono giocate pure il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Che ieri ha rilasciato una bella intervista a Marco Menduni per la Stampa, che – in bocca a un altro – sarebbe subito liquidata come propaganda del partito putiniano, o “pacifinto” o “della resa”. Sapendo cos’è la guerra e cosa rischiamo con la folle escalation, mentre già si sdoganano caccia e missili a lunga gittata e magari prossimamente truppe e testate nucleari, l’alto ufficiale mette in fila i fatti. Gli stessi che il suo ex collega Mini certifica da un anno sul Fatto e il suo omologo americano Milley ripete da mesi: la Russia non può (o forse – aggiungiamo noi – non ha mai voluto) prendersi l’intera Ucraina e l’Ucraina non può riprendersi i territori invasi dalla Russia. “Questo è un dato che rimane costante nel tempo. Non esiste una soluzione militare”. Di qui dovrebbe partire ogni scelta politica, non dal mantra ovvio e moralistico “c’è un aggressore e un aggredito”, che andava bene un anno fa e ora, dopo 300 mila morti, 10 milioni di profughi, la devastazione fisica di mezza Ucraina ed economica (e anche etica) di tutta Europa, lascia il tempo che trova.
Se fosse realistica l’idea che, inviando armi sempre più devastanti, Kiev riconquisterà i territori perduti, l’opzione dei bellicisti – per quanto spregevole per chi ritiene sacra ogni vita umana, oltreché la Costituzione – avrebbe almeno un senso. Ma tutti gli esperti veri lo negano. La controffensiva ucraina di settembre è durata poco e ha recuperato minime porzioni delle quattro regioni annesse dai russi a Est e a Sud. E ora Kiev paventa una contro-controffensiva russa con 300 o 500 mila uomini. Dice Cavo Dragone: “Non possiamo permetterci un altro conflitto ‘congelato’ nel cuore dell’Europa”. Serve “una riflessione sul dopo”: non sul ripristino dello status quo ante 2022, ma “sul mondo nuovo che verrà, diverso da quello che era prima dell’invasione. Non ci sono alternative a superare le macerie e il dolore”, per evitarne altri. E per disegnare un futuro di sicurezza per Kiev, ma anche per Mosca e gli altri Stati dell’Est Europa, urge in Occidente “un esame di coscienza” per capire se si fece di tutto per evitare l’invasione di Putin: “Ci sono stati elementi di instabilità che non abbiamo colto prima del 24 febbraio?”. Si poteva fare di più “nel proporre dialogo e inclusione?”. Ora ogni iniziativa negoziale va colta al volo, anche quella cinese: “Non dobbiamo trascurare nulla”. E la domanda è: ma Meloni, Mattarella&C. chi ascoltano prima di decidere se, oltre al Parlamento, ignorano anche il capo di Stato maggiore della Difesa?